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sabato 18 gennaio 2020

Chiarimenti


Il passaparola mediatico sta facendo aumentare in maniera sensibile il numero degli iscritti al canale youtube e dei lettori del blog (nulla di epocale, siamo nell'ordine delle poche centinaia di persone in tutto), forse perché si cercano risposte concrete ad una incertezza geopolitica, culturale e sociale sempre crescente.

L'invito personale che rivolgo da fondatore del canale e del blog è di dedicare energie alla lettura dei Vangeli, svolta in piena autonomia: sono testi per certi versi più avanzati di tante guide spirituali moderne e offrono risposte inattese, anche se a volte difficilmente interpretabili. Occorre assimilarli, digerirli e avere la pazienza di aspettare che il significato di certe espressioni emerga pian piano al livello della coscienza.

_________

Ciò detto, mi preme dare una risposta esaustiva ad un lettore, Yesterday's Man, che fra i commenti del suggestivo post di Fabio "Noah: il Diluvio tra le Stelle", ha fatto un certo sforzo analitico, per proporre una serie di idee alternative rispetto a quelle che abbiamo illustrato nel corso del tempo su queste pagine.


Arcana Ricordo



Chiarimenti

E' abbastanza difficile affrontare la sfida di rispondere in maniera esaustiva e completa a Yesterday's Man, perché la conversazione si è mossa in parecchie direzioni. Cerco di riportare tutti i commenti che sono stati postati e poi di dare una risposta puntuale agli aspetti che mi sembrano più interessanti. Fabio mi perdonerà se non ho ripreso anche i suoi, ma mi premeva rispondere sull'aspetto più strettamente simbolico.

Una premessa mi sembra d'obbligo: qui non abbiamo certezze! Per quanto mi riguarda, mi piace di più osservare la consistenza e la bellezza del quadro d'insieme, che non la sua effettiva rispondenza a fatti reali. Mi spiego meglio: tra i commenti che ho ricevuto, ce ne sono stati di piuttosto aspri, per una mia presunta disinvoltura a parlare di "catastrofi" naturali.

La mia personale opinione in questo caso è che noi giudichiamo sempre sulla base dell'esperienza. Intendiamoci, la nostra capacità di osservazione dell'universo che ci circonda - che si esprime nella sua veste più elevata attraverso la scienza moderna - è tutt'altro che trascurabile: l'evoluzione tecnologica ha ampliato i nostri orizzonti percettivi a livelli che fino a pochi anni fa erano impensabili. Eppure, quella stessa scienza che gioca quotidianamente a smontare le nostre certezze, non è sufficiente a rimuovere la nostra convinzione che determinati eventi astronomici debbano necessariamente provocare immani "catastrofi". Lo stesso termine "catastrofe" implica l'espressione di un giudizio, che se eliminato trasformerebbe la parola in semplice "cambiamento". Gli antichi non la pensavano così: tra poco lo vedremo insieme.

Ma torniamo al nostro amico. Ho riportato di seguito i commenti scritti in data 4, 9 e 10 Gennaio. A ciascuna sezione diamo un titolo, per comodità di riferimento.





  Sig Arcana,

  Sono un ammiratore del Mulino d’Amleto e di conseguenza mi ha fatto molto piacere scoprire il suo blog e sapere che c’è ancora qualcuno che “prosegue ed amplia questo tipo di ricerche.

  Anche se ammetto di non essere sempre d’accordo con le sue interpretazioni, in linea di massima concordo con le sue conclusioni. Un esempio in cui non concordo pienamente con le sue conclusioni si trova nel primo significato qui sopra. Il fatto che “il sole sorse due volte dove ora tramonta ecc.” non necessita obbligatoriamente situazioni catastrofiche (e bisognose di energie colossali) quali il ribaltamento dell’asse di rotazione. Continuando a utilizzare la precessione degli equinozi il sole può benissimo sorgere due volte nello stesso punto dopo 25920 anni - necessitando appunto “di un lunghissimo periodo di tempo” come precisa Erodoto.



Partiamo dal testo di Erodoto: il brano completo potrebbe piacere a Fabio, vista la ricchezza di cifre e di conti che riporta.



"Così gli Egiziani ed i loro sacerdoti narrarono. Ed essi mostrarono che vi erano state trecentoquarantuno [341] generazioni di uomini, dal primo re all'ultimo, il sacerdote di Efesto. Ed in quelle generazioni vi erano anche molti altri sacerdoti e re. Ora trecento generazioni [300] di uomini corrispondono a diecimila [10.000] anni, perché tre generazioni di uomini corrispondono a cento anni [3 generazioni = 100 anni]. E nelle quarantuno [41] generazioni che restano da sommare alle trecento, vi sono altri milletrecento e quaranta anni [1.340]. Così dissero che in undicimila trecento quaranta anni [11.340] nessun dio dalla forma umana era stato re. Non solo. Ma negavano che alcunché di simile fosse avvenuto prima e dopo fra i re che continuarono a susseguirsi in Egitto. Aggiunsero che durante questo periodo il sole cambiò quattro volte il suo oriente: levandosi due volte dove ora tramonta e tramontando due dove ora sorge, senza che nell'Egitto avvenisse alcun mutamento: né nella sua vita agricola, né nei suoi fenomeni fluviali, né per le malattie, né per le morti.".


[Erodoto - Le Storie, Libro II, Capitolo 142]

La teoria che ho proposto suggerisce che una alterazione del moto precessionale possa avvenire con frequenza di un emiciclo, avente una durata pari a 13.000 anni. Se i calcoli di Erodoto sono esatti (alcuni commentatori contestano la sua ipotesi di considerare 3 generazioni = 100 anni), gli sconvolgimenti solari sono avvenuti in un periodo inferiore alla durata di un emiciclo precessionale; inoltre, il resoconto ottenuto dai sacerdoti egiziani non specifica in quali tempi avvennero i diversi sconvolgimenti.

Tuttavia mi sembra molto interessante il fatto che i sacerdoti abbiano tenuto a precisare che le importanti variazioni all'ordine cosmico non abbiano causato alcuna "catastrofe" in Egitto, lasciando che i cicli naturali potessero procedere inalterati. Si tratta di una precisazione importante, che a mio avviso dimostra come sia Erodoto, sia i Sacerdoti egizi, ritenessero che l'affermazione "il sole cambiò quattro volte il suo oriente: levandosi due volte dove ora tramonta e tramontando due dove ora sorge" non potesse essere riferita a variazioni dei moti celesti di tipo convenzionale, destinate a verificarsi nel lungo periodo, ma a variazioni sostanzialmente improvvise.

D'altra parte, Erodoto non è l'unica fonte in tal senso. Nel "Politico", Platone suggerisce un concetto assolutamente analogo:


[Platone - Il Politico, Capitolo 269]

D'altra parte, mi pare anche che l'interpretazione più conservativa, che interpreta il "luogo" in cui il Sole sorge o tramonta come un riferimento zodiacale, ponga più problemi di quelli che risolve:

  • innanzitutto, il "luogo" zodiacale dove il Sole sorge cambia - prima che per il moto precessionale - per il normale moto di rivoluzione terrestre; in questa ottica, le osservazioni di Platone ed Erodoto in quest'ottica diverrebbero semplici costatazioni di una quotidianità che non ha alcun motivo per essere ricordata come realtà appartenente ad epoche lontane;
  • in secondo luogo, leggendo per intero i brani proposti, mi pare evidente che nessuno dei partecipanti alle conversazioni qui riportate si stesse riferendo al cielo stellato: stavano parlando di fenomeni osservabili da chiunque, ed assolutamente extra-ordinari.

Pur con tutte le cautele del caso, necessarie quando si ha a che fare con racconti pseudo-mitologici, sembra che i testi antichi ammettano in effetti la possibilità che una inversione dei moti celesti possa avvenire e soprattutto che non debba necessariamente essere foriera di una catastrofe naturale sulla Terra. Una ipotesi che invece i testi antichi non confermano è che le alterazioni di moto precessionale debbano avvenire periodicamente. In effetti, i Sacerdoti Egizi riferiscono ad Erodoto che questi eventi accadono, senza chiarire tempistiche e periodicità. Per quanto mi riguarda, posso soltanto affermare che in effetti, i testi non forniscono una efficace smentita a questa ipotesi.


Ripartiamo quindi con le interessanti osservazioni di Yesterday's Man.




  Il vostro lavoro è impressionante perché andate in dettagli che non avrei neppure immaginato. E le vostre intuizioni sembrano incastrarsi le une nelle altre con una semplicità disarmante.

  Ecco perché talvolta resto stupito quando sembrano poter esistere (forse, non ho la pretesa di aver ragione) spiegazioni più semplici di quelle che implicano una catastrofe cosmica, ma vengono ignorate. Attenzione, non nego che una catastrofe possa avere avuto un posto di primo piano nella storia dell’umanità. Anzi la mia teoria è proprio che dovremmo guardare con attenzione quella che secondo gli ultimi studi geologici avrebbe interessato la terra nel Dryas recente.


  Controllando le date di questa catastrofe che pose fine all’era glaciale, esse paiono coincidere col periodo in cui i miti posizionano il Diluvio Universale. Nello stesso periodo osserviamo il livello marino salire di 120m in circa 1000 anni: su piane marittime come l’antico Adriatico e l’attuale Camargue francese questo innalzamento rubava un po’ più di 1 m. di spiaggia all’anno!

  Come voi, penso anch’io che questa catastrofe (descritta con dovizia di particolari nel mito di Fetonte ed ancor di più nell’Apocalissi di Giovanni), segni un punto importante nel calcolo del ciclo precessionale. E proprio per questo, anche se non escludo che certi indizi precessionali “giochino a prevedere il futuro”, mi sembra che la maggior parte siano piuttosto studiati per ricordare all’uomo del futuro ciò che successe in quel lontano passato.

  La mia ipotesi è che queste “profezie” servano a dimostrare il grado di conoscenza della meccanica celeste di queste culture arcaiche, e non a prevedere un non identificato cataclisma prossimo venturo.


I complimenti sono sempre apprezzati, anche se non necessari. In ogni caso grazie! Grazie anche per i preziosi indizi geologici che non conoscevo: in effetti, sembrano confermare l'ipotesi che qualcosa sia avvenuto, in corrispondenza del passaggio da Era della Vergine ad Era del Leone. Nella migliore tradizione materialista, gli articoli segnalati individuano le cause di quelle "catastrofi" in impatti cometari; è possibile, senz'altro, ma io non escluderei cause meno ovvie.


L'ultima affermazione di Yesterday's Man è preceduta da una interessante domanda: "perché esistono queste profezie?"; o per dirla in maniera più completa: "per quale motivo la simbologia evangelica si presta ad una interpretazione in chiave astronomica? ed è possibile che la rilettura dei testi in questa chiave consenta di anticipare eventi di portata planetaria che dovrebbero accadere in un futuro più o meno remoto?".


In parte, ho già risposto a questa domanda in un post precedente. Ma proviamo a seguire il ragionamento di Yesterday's Man. Ok, ammettiamo che sia vero che "queste “profezie” servano a dimostrare il grado di conoscenza della meccanica celeste di queste culture arcaiche"; la mia domanda è: "che gliene importava a queste culture di dimostrarci la loro competenza tecnica?". Dare prova di una approfondita conoscenza del mondo? Ma non c'era proprio altro modo che non fosse quello di seminare indizi simbolici nel più Sacro dei libri Sacri?


Ognuno ha il sacrosanto diritto di esprimere le proprie opinioni e seguire la strada che gli sembra più ragionevole, ma secondo me la simbologia evangelica ha un altro scopo: come il messaggio di Cristo si propone di accrescere l'uomo, rendendolo capace di maggiore consapevolezza di sé e di conoscere meglio se stesso, così la simbologia astronomica ha lo scopo di aiutare il lettore.


Personalmente, interpreto questo aiuto come un supporto concreto rivolto ad una particolare generazione futura che potrebbe interpretare i fatti che si verificano nella propria realtà come causa di grande preoccupazione.


Insomma, se il Sole si spegnesse, quanti rimarrebbero tranquilli? Eppure sono convinto che tutti richiamerebbero alla mente il concetto del Dio che muore, ma che poi risorge. Questo antico messaggio, ripetuto continuamente nei millenni fino a diventare una intima parte di noi stessi, ci sarebbe di enorme conforto. La simbologia astronomica garantisce che tutto era già noto in precedenza (un altro aspetto confortante) e che tutto è destinato a svolgersi in un certo modo.




  Prendiamo l’apocalisse per esempio.


"E i re sono sette: i primi cinque sono caduti; uno è ancora in vita, l’altro non è ancora venuto e, quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco. La bestia, che era e non è più, è l’ottavo re e anche uno dei sette, ma va verso la rovina."

  Se ho ben capito la vostra teoria il testo descriverebbe una durata temporale ridotta del passaggio del sole nella casa dell’Acquario a causa di una catastrofe. Anche questa volta siamo quasi completamente d’accordo ;-)

  In effetti, mi trovate d’accordo con quasi tutta l’interpretazione: i primi cinque sono i cicli precessionali passati in cui ciascuna costellazione è “re”, il re in vita è il ciclo precessionale in corso, quello che durerà poco invece non penso sia l’Acquario.


Ci ho pensato anche io ... alla possibilità che i Re fossero cicli precessionali, ma ci sono diversi elementi che non tornano, per cui ho dovuto tornare all'ipotesi degli emi-cicli precessionali.


Per gli antichi, la sola idea di percorrere interamente un ciclo precessionale pone problemi forse maggiori di quelli che si presentano con una inversione. Il ciclo completo prevede infatti l'attraversamento del quadrante oscuro dello Scorpione, che comprende i tre segni zodiacali corrispondenti ai quattro cavalieri dell'Apocalisse, di cui ho parlato in coda a questo post. Gesù spiega che la protezione divina consente agli uomini di evitare i pericoli di questo oscuro quadrante (come vedremo tra breve, il serpente è una parte della costellazione dell'Ofiuco, accanto allo Scorpione):


Ecco, io vi ho dato il potere
di camminare sopra
serpenti e scorpioni

e su tutta la potenza del nemico;
nulla potrà farvi del male.



Parole di conforto, che fanno sicuramente piacere, ma non permettono di capire se ci viene data la possibilità di attraversare il quadrante oscuro senza conseguenze, o se per qualche motivo non avremo bisogno di farlo ...


Anche la vicenda dei Magi evidenzia un percorso emi-ciclico. Ne ho parlato nel video "Il Presepe Celeste - Parte IV", che contiene una inedita interpretazione della famosissima "adorazione dei Magi" di Leonardo da Vinci.




Ci sono anche altri simboli: saranno oggetti di futuri post e video; per ora serve un po' di pazienza ...





  Posso sbagliare, ma sono convinto che occorra guardare da un’altra parte della croce precessionale: non una parte a caso, ma quella che si trova a 90 gradi a nord rispetto al percorso odierno del sole: il re del ciclo attuale allora è il Sagittario e non i Pesci.

  Dopo il Sagittario c’è una costellazione che nessuno vuol vedere perché sarebbe la tredicesima: l’Ofiuco.

  Ofiuco: la tredicesima costellazione

  Questa costellazione è più piccola della altre e di conseguenza durerà meno. Solo in questo modo l’ottavo Re (lo Scorpione) può essere nello stesso tempo la ottavo e uno dei sette.


Della precessione sappiamo poco. I libri di astronomia spiegano in dettaglio le cause presunte (è bene dire che non esiste una dimostrazione definitiva in questo ambito) del moto di precessione degli equinozi e si soffermano talvolta a esporre le varie ipotesi circa la sua durata. I volumi di astrologia riferiscono che il riferimento per riconoscere l'Era corrente è il Punto Vernale: per sapere quale sia l'Era Astrologica corrente è quindi necessario capire quale sia il segno zodiacale che si trova "alle spalle" del Sole, durante l'equinozio di primavera. L'Era Astrologica attuale è associata al segno dei Pesci e poiché la rotazione precessionale avviene in moto retrogrado, la prossima Era sarà associata al segno precessionale che precede i Pesci nell'ordine zodiacale, cioè l'Acquario.


In effetti è vero che l'Ofiuco, pur essendo una costellazione immensa, individua sull'eclittica un piccolo settore circolare. Ma l'Ofiuco non è un segno zodiacale e non dà il proprio nome ad un'Era Astrologica. I motivi non sono da ricercarsi in una particolare antipatia per il numero 13, bensì in aspetti molto più "tecnici". Ne evidenzierò un paio.


Il primo, è che l'Ofiuco, nella sua veste moderna, è una costellazione composta dal serpente e dall'uomo che lo tiene fra le mani. La porzione di costellazione che taglia l'eclittica è costituita dalla parte inferiore dell'uomo: nella raffigurazione che segue, la porzione interessata comprende parte delle gambe.


L'Ofiuco Moderno


Ma non è sempre stato così. In epoca egizia, la costellazione era rappresentata come una divinità che naviga sulle acque dell'emisfero australe celeste con una imbarcazione. Questa rappresentazione non tagliava l'eclittica. In questo modo viene per esempio rappresentata nello Zodiaco Egiziano di Dendera, dove l'Ofiuco è ben visibile appena sopra lo Scorpione (qui evidenziato in verde):


Lo Zodiaco di Dendera: 500 A. C.


Il secondo aspetto è che nell'antichità le Ere Astrologiche non potevano essere delimitate dai confini delle costellazioni zodiacali (come erroneamente riporta Wikipedia); se così fosse stato, i confini delle Ere sarebbero stati variabili, dal momento che l'estensione delle costellazioni dipende dalla posizione delle stelle che le compongono. Gli antichi sapevano infatti che le stelle non sono immobili le une rispetto alle altre e che quindi le costellazioni potevano cambiare forma ed estensione nel corso del tempo. Meglio allora impiegare estensioni d'Era di lunghezza fissa, misurate partendo da un punto di riferimento che risulti assolutamente immobile.


La ricerca di riferimenti immobili anche nel lungo periodo ha portato gli antichi sapienti ad identificare le due sole zone dell'eclittica in cui gli effetti del moto stellare sono trascurabili: le due intersezioni con la Via Lattea (rimando al post il Punto Zero, dove parlo diffusamente di questo tema). Partendo da questi due punti, che sono opposti, ragioni di comodità di calcolo e di misura hanno portato alla individuazione di dodici segmenti circolari, che sono in seguito stati associati ai dodici segni.


Dal blog appunti di astrologia (fonte anche delle belle immagini precedenti):



I SEGNI ZODIACALI E LO ZODIACO ASTROLOGICO

[...] I segni zodiacali sono suddivisioni SIMBOLICHE della fascia zodiacale in 12 parti uguali e hanno solo preso il nome e l'ordine delle 12 costellazioni principali che da sempre la intersecano, e non tengono conto della loro effettiva posizione lungo l'eclittica e della loro ampiezza, anche gli antichi astrologi sapevano bene che le costellazioni non erano tutte grandi uguali!

Perché dodici segni e non 11 o 13 oppure 8 ??...diciamo che il calendario babilonese al tempo della nascita dell'astrologia prevedeva che un anno solare fosse formato da 12 mesi lunari di 30 giorni e la corrispondenza è già abbastanza significativa, ma è molto più probabile che sia la suddivisione dello zodiaco in 12 segni di 30 gradi che l'anno in 12 mesi di 30 giorni abbiano avuto la stessa origine e cioè la ricerca di una maggiore facilità nei calcoli astrologici e computo del tempo (calendario).

Ecc. ecc.





  Provando a riassumere:

  più di 8000 anni fa c’è stato un impatto cometario che ha messo fine all’ultima glaciazione e dato origine al mito/realtà del diluvio universale. Questa catastrofe è stata registrata per i posteri grazie al computo dei cicli precessionali da una società arcaica che ne ha voluto mantenerne il ricordo.

  Ogni ciclo precessionale è formato da una croce processionale est-ovest e nord-sud. La stessa su cui è stato e resta inchiodato Gesù/sole per 2160 anni.

  La narrativa cristiana ha messo in avanti soprattutto l’asse est-ovest di un Gesù che nasce dalla Vergine (casa del pane; spica/spiga) all’alba e giunge in terra come pesce/pescatore (simbolo delle catacombe) al tramonto.

  L’iconografia cristiana invece ha mantenuto entrambi gli assi della croce, ma per indicare il ritorno di Cristo nella prossima croce precessionale: Leone-Acquario, Toro-Scorpione (*)

  La prossima era precessionale dell’Acquario non può esistere pienamente prima che sia passata l’era dell’Ofiuco: il tredicesimo incomodo che avrà però “breve” durata.

  ___________________

  (*) in moltissime chiese e altari Gesù è raffigurato in compagnia dei 4 evangelisti rappresentati simbolicamente da un:
  • Leone
  • Toro
  • Aquila (la coda dello Scorpione era anche raffigurata come la testa di un’aquila)
  • Angelo o uomo (l’uomo con la brocca, l’Acquario)

Sono gli stessi quattro personaggi che aprono il libro di Ezechiele e che gli ufologi confondono con gli alieni. Eppure Ezechiele mette ben in chiaro che essi appaiono quando si aprono i cieli, hanno gambe dritte di bronzo (spade), procedono insieme in avanti senza mai tornare indietro, le ruote che li muovono (meccanismo celeste) sono tappezzate di occhi/stelle, e tutti e quattro si stagliano su un firmamento di cristallo...


La conclusione è coraggiosa: denota spirito di osservazione e voglia di capire. Purtroppo non sono sicuro di capirla e se devo essere sincero, quel che ne capisco non mi convince ...


Per quanto riguarda la geometria delle croci:

  • 2.160 anni è la durata approssimativa di un'Era Astrologica, non di una condizione di allineamento con una croce.  Il tempo che il Sole precessionale impiega per superare un singolo punto sull'eclittica è pari a 36 anni, pertanto l'allineamento con una croce celeste non può essere maggiore.
  • La "Croce eclittica" è centrata sulla Terra e ha quattro bracci che puntano verso i 4 segni fissi: Leone, Toro, Scorpione e Acquario (ne parlo nel filmato "Il Presepe Celeste - Parte IV", oltre che in un breve accenno verso la fine di questo post). In un certo senso, essa può essere identificata con il ciclo precessionale completo, la cui durata è pari a 25.920 anni.

Forse il nostro lettore intendeva dire che l'evento predetto dal Vangelo è semplicemente il naturale completamento del ciclo precessionale, al termine del quale il Sole (equinoziale e solstiziale) avrà toccato tutti e quattro i bracci della croce eclittica. Si tratta certamente di una ipotesi, che non mi trova d'accordo per i motivi esposti in precedenza.


L'espressione "La prossima era precessionale dell’Acquario non può esistere pienamente prima che sia passata l’era dell’Ofiuco" credo sia inesatta, dal momento che la costellazione dell'Ofiuco interseca l'eclittica tra Scorpione e Sagittario, ben lontano dall'Acquario. Dunque, se esistesse una "Era dell'Ofiuco", essa non potrebbe precedere quella dell'Acquario, ma sarebbe molto successiva.


Per concludere: la maggiore difficoltà nel trovare costruzioni alternative è che esiste una correlazione profonda tra elementi simbolici diversi, che sembra puntare sempre alla stessa conclusione. Smontare un frammento significa dover rivedere tutto il castello, il quale si dovrebbe adattare integralmente alla nuova ipotesi. Tuttavia, l'esercizio interpretativo è sempre utile e sempre apprezzato quindi ... grazie!

venerdì 1 novembre 2019

Noah, il diluvio fra le stelle.


Work in progress: Esperimento Fallito!

Ci occuperemo in questo post del Diluvio Universale e della vicenda di Noè, decimo discendente adamitico. Nonostante la complessità dell’argomento non impiegheremo più la sub-rubrica ‘Work in progress’, poiché l’utilizzo del mezzo come tavolo di lavoro ha causato problemi col medium Blogger, ma anche e soprattutto perché questa modalità operativa non ha incontrato il favore dei lettori provocando, all’opposto, diffidenze e incomprensioni. Dichiaro quindi, l’esperimento Work in progress ufficialmente chiuso!

Nel post "Confronto fra criteri differenti", ho considerato la possibilità di applicare tre diversi approcci d’indagine alle versioni canoniche dei testi:
  1. uno esegetico (religioso), 
  2. uno letterale e realistico, 
  3. uno simbolico matematico. 

L’ultimo dei tre criteri, quello denominato ‘simbolico matematico’, ha determinato una serie di fraintendimenti da parte di esegeti dell’area clericale ma anche degli analisti laici, mostratisi poco avvezzi a immaginare una lettura che si discostasse troppo dal conformismo teologico. E anche i matematici e i filosofi, quelli perlomeno che abbiamo cercato di coinvolgere nella nostra ricerca, hanno fornito sempre la stessa, deludente risposta: ‘…le sue osservazioni non rientrano nel bagaglio delle nostre competenze.’ Così Massimo Introvigne (editorialista e storico), Cardinale G. Ravasi, Corrado Augias, Alessandro Barbero (storico), tanto per citare alcuni fra i nomi più conosciuti di quelli che sono riuscito a contattare per via telematica.

Mi è sembrato dunque opportuno, vista tanta, dichiarata ‘supponenza’ degli studiosi di area umanistica (su questioni, in fondo rilevanti della filologia biblica), interpellare categorie di specialisti di estrazione opposta, matematici o scienziati i quali, ancora una volta, non mi hanno riservato migliori incoraggiamenti. Con un tantino di superbia mi son permesso allora di pensare che, forse, la novità non può rientrare nel periplo di competenze canoniche e conformi a tracce, o categorie preesistenti, proprio perché di ‘nuovo’ da dire, secondo certi superati approcci, nulla più rimane.

La gente (ignorante) prima nega una cosa; poi la minimizza; infine decide che la sapeva già da tempo

Alexander von Humboldt

Tornando all’oggetto di questo contributo su Noè, ho trovato particolarmente interessante studiare la struttura delle narrazioni bibliche per poi provare a formulare una rappresentazione astronomica, un po’ sulla falsariga delle belle clip a cui ci ha abituato l’autore di questo sito. Mi chiedevo se egli avesse già pensato di realizzare un video sulla vicenda di Noè, in caso di risposta negativa gli rivolgo un invito esplicito, nella certezza di trovare l’approvazione dei più assidui frequentatori di questo spazio. Nel caso di una risposta affermativa, ci prepareremo al confronto con gli altri criteri (1, 2), lasciando poi alla matematica il compito di suggellare eventuali conferme.

Fabio Painnet Blade





Noah, il diluvio fra le stelle
di Fabio Painnet Blade


   In piena sintonia con quanto argomentato da Giorgio de Santillana, evinciamo che anche la storia di Noè possa esser stata scritta secondo i canoni del linguaggio mitico, tipico delle culture arcaiche che hanno preceduto l’ebraismo. Se così fosse, dovremmo aspettarci di ritrovare robuste correlazioni cifrate riferite al contesto astronomico. Per quanto concerne, invece, il criterio teologico, bisogna osservare che la vicenda del celebre patriarca e del suo formidabile natante, sia stata sempre trattata in maniera ambivalente, a metà strada fra simbolismo spiritualistico e la raffigurazione realistica di un uomo in carne ed ossa, modello di devozione e tipo decisamente avverso a un mondo popolato da genti scellerate, inclini al peccato. 

   Nel primo caso le associazioni addotte dalla catechesi giudaico-cattolica ci risuonano abbastanza familiari: il diluvio ha sempre rappresentato il castigo divino, il patriarca il primo bacillo di una nuova colonizzazione degli umani, risorti dalle ceneri della corruzione, sotto nuovi e più rassicuranti auspici; nella colomba siamo invece stati abituati a identificare il simbolo della pace, nella montagna sacra (Ararat) il Tempio, e via dicendo. Tutti queste analogie sono state suffragate inoltre, da analoghi modelli orientali (Testi Veda, induismo) e mesopotamici, dai quali proviene l’epopea di Gilgamesh

  Fin qui, roba di tutto rispetto, siamo d’accordo, ma già sentita. Ciò che tuttavia può aver suscitato una logica ilarità è la faccia degli eminenti teologi, quando si son trovati a doversi confrontare con la spiccata immaginazione delle varianti classiche e delle loro colorate analogie che avevano sostituito il sacro Enoch (Colui che camminava fra gli dei) con un singolare folletto dai piedi alati. E non devono aver reagito tanto bene nemmeno dinanzi al soggetto ambiguo partorito in seno alla tradizione gnostica, quel tale detto Tre volte grande, che gli antichi faraoni veneravano altresì come il dio Tooth. Ma la loro indignazione deve aver toccato l’apice solo in tempi recenti, quando alcuni traduttori letterali hanno coniato un nuovo modo di intendere le venerabili scritture degli avi: un ‘nuovo sistema’ di traduzione, a loro dire. Sotto il gonfalone del prode sabaudo Mauro Biglino e del suo motto ‘facciam finta che tutto sia vero’, il buon vecchio che avevamo pensato nei panni di un cocciuto marinaio dai propositi umanitari, con la scusa della sua singolarità somatica (la tradizione descrive il piccolo Noè come un biondo fanciullo dalla pelle slavata, assai diverso dai suoi fratelli.), si è trasformato in un reietto alieno; chissà che botta per i rabbini quando hanno capito che l’origine divina del loro immortale patriarca la si era barattata con quella di strani tipetti verdi col naso a trombetta. Nessuno si scandalizzi dunque se, un domani neanche tanto lontano, un qualche genetista in cerca di fama, fosse pronto a giurare, con la puntuale benedizione della Harvard University, che la sporgenza malleolare ai lati del piede non foss’altro che il rimasuglio atrofizzato di una minuta articolazione in cui, al tempo in cui eravamo poco più che scimmie, avrebbero trovato innesto un bel paio di piccole ali. 

   Vabbè, bando alle spiritosaggini, ora credo sia meglio dedicare spazio a tematiche più serie. 

   Per non discostarci troppo dal campo delle più ardite raffigurazioni, vorrei oggi proporne una di sicuro effetto: il Grande Diluvio visto come la rappresentazione simbolica della fertilità. In virtù di questa immagine, credo non sia difficile pensare alla terra come un immenso utero cosmico, pronto ad essere fecondato. In questa metafora, l’arca biblica sarebbe potrebbe allora esser vista come il seme fecondante, immerso nel liquido seminale (l’acqua, l’inondazione), ricolmo dei suoi migliori cromosomi, capaci di replicare infinite copie della specie umana e solo animale. La Genesi, con la sua lista dei discendenti adamitici ci aveva fatto capire, assai esplicitamente, quale fosse il ruolo biologico dell’ultimo dei patriarchi antidiluviani, ed allora, gli esegeti non se la prendano se, per questa volta, la prospettiva dei traduttori letterali, dei quali si è abbondantemente parlato, ci è sembrata quella più vicina alla allegoria della Grande Inseminazione. I due passaggi della Genesi sembrano sotto questo profilo, concatenarsi perfettamente. Abbiamo più volte invocato la matematica per districare certi nodi, tuttavia ci sembra oggi opportuno soffermarci su un’altra suggestiva traduzione, quella del padre Fernand Crombette (che di numeri non tratta), non tanto per attribuirgli cieca fiducia, quanto per analizzare alcune sue traduzioni dal copto antico che, dato il periodo e la larga approssimazione documentale della sua opera, possiamo considerare immuni dagli specifici condizionamenti culturali delle successive epoche. 

  Egli insomma, non poteva saper nulla di ingegneria genetica, in un periodo in cui con tale appellativo venivano intese soprattutto le combinazioni coi piselli del dottor Mendel; eppure, alcuni vocaboli tradotti dal copto e poi sommate a straordinarie assonanze con la radice latina della parola ‘Dio’, ci hanno indotto a credere che le tracce documentali di un’antichissima sperimentazione di mescola genetica, possa esse davvero stata descritta nella Bibbia.

  Ovviamente, è possibile che ci si limitasse alla tecnica degli incroci generazionali, non essendo fruibile altro tipo di tecnologia. Sia chiaro che queste riflessioni, per quanto suggestive non hanno alcun carattere probatorio, possono casomai trasmettere indizi, sui quali ci è parso del tutto congruo riflettere meglio. Ad esempio, su certe assonanze fonetiche o su determinati parallelismi metaforici riguardo le analogie con la fertilità e la fecondazione: tutto insomma degno di esser meglio valutato, non ora però. Magari in un prossimo appuntamento.


L'Mda 45

  Mettendo da parte gli efficaci indizi delle metafore biologiche, abbiamo ritenuto di dover segnalare all’attenzione dei lettori anche la presenza di numerose tracce nell’etimologia del vocabolo ‘Dio’, al quale tutti noi, come latini, siamo particolarmente affezionati. Ancora una volta ci siamo ritrovati a dover confutare le tesi dei dotti, per i quali non vi sono, né mai vi son stati, dubbi sul termine ellenico da cui la radice del termine ‘Dio’ era stata tratta. Proprio per questo motivo, siamo dovuti ricorrere a testi alquanto discussi in seno all’esegesi rabbinica, quelli del monaco transalpino Fernand Crombette, senza tralasciare la formula ghematrica calcolata per l’Adam biblico la cui somma riporta al numero 45. Questi elementi ci permetteranno in seguito di descrivere i riscontri matematici ricavati dalle traduzioni dal copto antico. 

Fernand Crombette (1880 - 1970)
Foto del Marzo 1958


  Dalla "Genesi" di padre F. Crombette:

Saggiamente, Ehelohidjm chiamò questi spazi diversi, la grande parte dove faceva giorno: l'inno di gloria innalzato dagli angeli (o il giorno solenne), e la parte circostante rimasta nelle tenebre: la grande inoccupata (o la grande notte) che ha fine nel sistema consistente.
Ciò che, prima della Parola, era nascosto all'inizio, fu, dopo la Parola, ciò che era visto alla fine. La generazione così prodotta era la prima.

  Di questi versetti ci è sembrato corretto sottolineare il termine Ehelohidjm usato da padre Crombette per indicare ‘Dio’ . La parola Djiou, più familiare a noi latini, è stata tradotta con ‘generazione’, ‘seme’ o ‘germe’. Abbiamo invece osservato che Adam (o anche solo l’acronimo ADM), non sia stato tenuto in minima considerazione, avendo lo stesso Crombette preferito utilizzare il nome di Hahôdôm che vuol dire: colui che è stato generato dalla terra ‘rossa’ (argilla?).

  Nella tabella n° 1 abbiamo cercato di schematizzare l’ analisi di questi elementi linguistici.


Tab. 1 da "Rivelazione I", pag. 137
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  Diciamo subito che la parola Djoou è tradotta da padre Fernand Crombette come ‘generazione’. All'ultima lettera di questa parola, M, viene dato il significato di fare, nel senso di produrre.

  Pertanto, Djooum si può scomporre in lingua copta in due parti: Djôou M = generazione prodotta.

  Nel versetto 4 del capitolo II° del Libro della Genesi, che S. Girolamo ha tradotto: "Iste sunt generationes cæli e terræ", viene ribadito il precedente concetto, cioè: ‘Queste sono le generazioni/origini del cielo e della terra…’. La parola ebraica è qui Thooueldoouth, ma questo termine è composto da Thoou equivalente a Djoou, Generatio, e da El-Doouth, in copto el toot = (El-Toot) Facere, Manus = Creare. In definitiva, la locuzione "Generazione creata" non è poi tanto diverso da "Generazione prodotta"



Corrispondenze e Relazioni

  In fede al metodo che ci siamo imposti di osservare in questa serie di articoli, cercheremo ora di addentrarci nel mondo dei numeri veri e propri, mettendo da parte la rappresentazione ghematrica dalla quale tuttavia, abbiamo preso spunto per ricollegarci al numero dell’Adam.

  La sorprendente analogia fra racconto biblico del Diluvio Universale e dinamica dell’atto fecondativo (biologico), ci ha consentito di cogliere alcuni simbolismi numerici. Il numero 40, ad esempio, risulta in questo parallelo metaforico-biologico altamente significativo, poiché i quaranta giorni in cui l’arca vagava per mare, possono essere intesi come un tempo di grande incertezza dovuta al rischio che i flutti se l’ingoiassero con tutto il suo (eccezionale) contenuto. Se ci volgessimo ad osservare la dinamica del processo biologico potrebbero balzare all’occhio sorprendenti analogie: le adolescenti dei nostri tempi dopo un rapporto (completo, ma non calcolato) con un coetaneo non attendono con trepidazione il trascorrere dei fatidici quaranta giorni prima di tirare un sospiro di sollievo e certificare così di non aver innescato una gravidanza? Il differente atteggiamento epocale e generazionale, fa riflettere sul mutamento delle società e dei valori: quello che un tempo era un gioioso auspicio oggi è diventato un turbamento dai contorni drammatici, e traumatici in molti casi. Valutiamo inoltre un’altra analogia interessante nei quaranta giorni del Cristo nel deserto, luogo mistico per eccellenza in cui, ancora una volta, viene messa in gioco la possibilità che la tentazione satanica, rappresentazione eloquente della negazione salvifica, prenda il sopravvento sulla sua vittima, che poi è l’umanità intera. I quaranta giorni possono allora esser visti, in tutti i casi, come un intervallo di imprevedibilità rispetto al futuro.

  Venendo adesso a ciò che più si preme considerare, prenderemo in esame i tre numeri che corrispondono all’ acronimo Adam. Per meglio capire proveremo a schematizzare le tre lettere in senso inverso cosicché il nome Adm sia leggibile come Mda, in cui M (40) rappresenti il ciclo lunare, D(4) quello precessionale e A (1) il ciclo terrestre. Moltiplicheremo questi coefficienti per il corrispettivo trecentosessantesimo in relazione ad ogni specifico ciclo, cosicché il 40 sia relazionato, attraverso una moltiplicazione, a un 360° (1,8 ore solari) del ciclo lunare di 28 giorni, il 4 sia relazionato/moltiplicato per il valore di un 360° del ciclo precessionale (72 anni) e 1 per un 360° del ciclo terrestre intorno al sole (un giorno).

  In questa uguaglianza potremmo leggere così rispettivamente il risultato di 72 ore (40 x 1,8 ore) = 3 giorni, 280 anni (4 x 72 anni) e infine un giorno = 1 gravidanza. Le seguenti cifre potrebbero così essere interpretate come una scala di relazioni indicante tre giorni solari (luna) e 280 anni solari (ciclo precessionale). Su quest’ultimo dato forniremo il seguente approfondimento.

  Abbiamo visto che le smisurate età degli adamitici hanno portato alla rilevazione di un codice/coefficiente = 7,145 (ma sull’operazione ci dilungheremo con dovizia di particolari in un successivo articolo).. Ciò spiegherebbe inoltre perché gli autori biblici, assieme ad ogni discendente, avrebbero riportato anche l’età in cui ognuno di loro sarebbe diventato padre per la prima volta. Questo fattore aggiunto nel testo, faciliterebbe l’operazione di somma necessaria a conoscere il tempo trascorso fra il primo e l’ultimo discendente adamitico..



I riscontri numerici

  Luna. La cifra di 72 ore ci riporta immediatamente al significato dei tre giorni della resurrezione di Gesù, un lasso di tempo che può esser tranquillamente paragonato ad una gravidanza, sebbene non di tipo uterino. La nuova Vita di Gesù Risorto sarebbe perciò rimasta in gestazione tre giorni prima di ascendere ai Cieli. Il richiamo alla luna seguirebbe, entro quest’ottica interpretativa, i simboli di una tradizione arcaica proto-cristiana* dimenticata nel successivo Cristianesimo ed annichilita del tutto dal Cattolicesimo.

  Precessione degli Equinozi. A questo sistema cosmico si riferisce invece la cifra di 280 anni. Per concepire questa soluzione abbiamo inteso che il tempo fra il primo uomo (Adamo) e l’ultimo dei suoi discendenti (Noè) fosse la ovvia rappre-sentazione di un periodo di ‘gestazione’ precessionale, ovvero una gravidanza rapportata ai riferimenti temporali degli dèi, dato che i tempi degli déi si misurano in relazione all’anno perfetto (ciclo precessionale). Con una semplice addizione abbiamo pertanto potuto rilevare che questo periodo copre un arco di 2006 anni che, relazionato (divisione aritmetica) al coefficiente 7,145 (coefficiente cioè che potrebbe rivelare l’età effettiva di ogni patriarca) ci ha fornito il, quasi, coincidente, risultato di 280,75... anni.



Altre corrispondenze, indizialmente deboli.

  Ma le analogie non finiscono qui! Infatti se ponessimo come valore di riferimento (terrestre) la durata biologica di una gravidanza uterina, cioè 280 giorni solari, e stavolta la relazionassimo con una divisione, ai due numeri dell’acronimo ADM, ci troveremmo davanti a risultati altrettanto significativi, sia in relazione al ciclo lunare che a quello precessionale. In questo caso la cifra 280 dovrà essere divisa per i suoi due valori lunare e precessionale, cioè il 40 e il 4 da cui si otterranno le soluzioni 7 (280 giorni/40) e 70 (280 giorni/4) da intendersi inequivocabilmente come gradi angolari da valutare in relazione ai cicli di riferimento lunare e precessionale. Sul risultato di quest’ultima operazione 70 x 71 anni solari = 4970 anni solari (70 x 72 = 5040) ci sarebbe in realtà da discutere, preferiamo pertanto rimandare gli eventuali approfondimenti al commentario di questo post.

  Tuttavia, rispetto al ciclo lunare la soluzione ci è parsa molto più precisa ed altamente significativa:7 x 1,86 ore (13,02-06 ore). Ai lettori, adesso, il compito di scoprire questo riferimento alla luna. Per coloro che non dovessero riuscirci mettiamo a disposizione la successiva tabella. 

Durata della Luna nel Cielo
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