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sabato 24 ottobre 2020

Il tempo dei Crop Circles

In questo post illustro una scoperta fatta diverso tempo fa, che non ho mai reso evidente, se non in alcune chiacchierate informali. Per carità, nulla di rivoluzionario, ma sicuramente si tratta di qualcosa di curioso, in merito ad un tema che a me ha sempre affascinato: quello dei "cerchi nel grano".


Arcana Ricordo


Già li vedo, quelli che storcono in naso ... i cerchi nel grano, la bufala degli anni '90! Personalmente, ho una certa avversità a chi utilizza i termini "bufala" o "fake news", o tutte le amenità del genere vomitate dai TG addosso agli spettatori. La verità ha sempre molte sfaccettature e nessuno ha gli elementi per poterle cogliere tutte. Non sto dicendo che non esistano le "fake news", ossia che non esistano figure che in buona o cattiva fede, divulgano notizie false o errate.


Il problema è che troppo spesso, chi utilizza i termini "fake news" o "bufala", lo fa in maniera superficiale, senza davvero verificare la rispondenza al vero delle argomentazioni che qualifica come false. La verifica delle affermazioni dovrebbe sempre avvenire, in qualunque contesto. I crop circles sono stati oggetto di aspri dibattiti tra chi sosteneva una loro origine "anomala" e chi invece li qualificava come opere realizzate da personaggi un po' estrosi, ma assolutamente umani.


Il mio personale parere è che l'argomento non è mai stato affrontato in maniera seria: numerose testimonianze in tutto il mondo hanno associato il fenomeno dei crop circles alla presenza di "bowls", le sfere luminose; in alcuni casi, sono stati prelevati campioni di spighe recanti segni di bruciatura in corrispondenza dei punti di piegatura; in parecchi casi, testimoni oculari hanno affermato di aver trovato nei crop circles resti di insetti carbonizzati; in una elevata percentuale di casi, le spighe a terra sono risultate intrecciate, rivelando una tecnica di allettamento tutt'altro che scontata. Tutte queste evidenze sono state semplicemente derubricate a suggestioni e l'evidente riduzione del fenomeno nel corso degli anni, in termini qualitativi e quantitativi, ha consentito la diffusione delle più confortevoli e tranquillizzanti posizioni "ortodosse".


In vita mia, mi è capitato una sola volta di addentrarmi all'interno di una formazione: era il 20 Giugno 2015. Durante la visita, non ho avuto particolari sensazioni, non ho visto segni di bruciatura su spighe o insetti, non ho provato sensazioni particolari o giramenti di testa. Ma ho potuto constatare la cura con cui era stato realizzato il disegno, il fatto che nessuna delle spighe a terra era stata spezzata (almeno fino all'arrivo dei visitatori come me): erano state tutte garbatamente piegate e intrecciate, in maniera più o meno regolare.


Bordi del disegno piuttosto precisi
(cliccare per ingrandire)


Spiche Intrecciate
(cliccare per ingrandire)


Spiche piegate e non spezzate
(cliccare per ingrandire)


La qualità dell'opera non era tale da escludere una fattura umana, tuttavia mi pareva che la teoria delle "corde e assi" fosse poco convincente: mi sembrava improbabile - non significa impossibile - che un simile risultato potesse essere ottenuto con semplici metodi meccanici. Lo ammetto, questa visita non ha risolto nessuno dei miei interrogativi; semmai, ne ha creati di nuovi. Faccio i più vivi complimenti a chi nel corso degli anni si è prodigato per dimostrare che un crop circle può essere realizzato da esseri umani, attraverso strumenti più o meno complessi, ma contesto la posizione di chi utilizza questa dimostrazione per asserire che nessuna formazione può aver avuto una origine anomala. Ogni caso è un caso a sé e va esaminato senza pregiudizio.


Ma alla fine, che cosa c'entra tutto questo discorso con i temi di cui ci occupiamo solitamente? Che c'entrano i cerchi nel grano con i moti celesti, i Vangeli e la precessione degli equinozi? Il punto di congiunzione viene osservando un dato statistico, generato da chi nel corso degli anni ha tenuto conto del numero di formazioni apparse in tutto il mondo e le ha pazientemente catalogate: il sito web www.cropcirclecenter.com. Secondo questa fonte, primario riferimento degli appassionati del settore, i cerchi nel grano sono un fenomeno piuttosto antico, tuttavia il loro numero ha subìto una evidente intensificazione tra gli anni '80 e '90, per poi iniziare a ridursi sensibilmente. Mi sono preoccupato di prelevare dal sito il numero totale di crop circles apparsi durante gli anni e ho ottenuto il grafico seguente:


fonte: www.cropcirclecenter.com


L'anno in cui è stato registrato il maggior numero di formazioni è senz'altro il 1991, quando il fenomeno era diventato di costume ed imperversava il dibattito sulle origini delle formazioni. Tuttavia la curva tendenziale in rosso, che esclude i massimi e i minimi locali, evidenzia come la diffusione del fenomeno abbia raggiunto il proprio apice nell'anno 1998. A mio avviso, il 1998 è stato - più o meno - anche l'anno in cui le formazioni hanno raggiunto la loro massima complessità ed estensione.


E' possibile che il numero di formazioni rilevate che superano la soglia indicata dalla curva di andamento tendenziale sia costituito da quelle generate sicuramente da esseri umani (considerati quindi "non autentici")? Potrebbe essere, considerato che negli anni '90 molti si divertivano a creare formazioni assolutamente sgraziate, rendendo evidente una fattura con metodi molto rozzi. I dati relativi agli anni '80 invece potrebbero essere incompleti, dal momento che il fenomeno, benché conosciuto, era ritenuto poco interessante (consultando l'archivio di Crop Circle Center ci si accorge che le formazioni di quegli anni erano estremamente semplici: per la maggior parte costituite da un semplice cerchio) e non veniva ancora attuata una raccolta sistematica delle segnalazioni.


La curva tendenziale rivela una correlazione con l'altro fenomeno di cui abbiamo ampiamente parlato in questa sede: l'allineamento solstiziale degli anni 1980-2020. I lettori ricorderanno come nel 1997, l'astronomo belga Jean Meeus, abbia raccolto nel volume "mathematical astronomy morsels" una serie di studi, fra i quali compariva il seguente "Ecliptic and galactic equator", che riporto in forma integrale.






Il calcolo mette in evidenza come il punto solstiziale si sia perfettamente allineato con l'equatore galattico nell'anno 1998. Questo significa che se noi avessimo proiettato il disco solare in corrispondenza della "croce celeste" formata da eclittica ed equatore galattico, il sole equinoziale avrebbe iniziato a sovrapporsi al disco nel 1980 e avrebbe terminato nel 2016.


Nel 1998 il sole solstiziale ha raggiunto
il massimo allineamento con la croce celeste





Il disco grigio (A) rappresenta la proiezione del disco solare, centrata sul punto di intersezione tra eclittica ed equatore galattico. Il disco giallo (B) rappresenta la posizione del Sole nel giorno del solstizio. Nel corso degli anni, il punto solstiziale si è mosso lungo l'eclittica, raggiungendo e superando il punto di intersezione. La curva in figura, descritta dalle due funzioni sulla destra, rappresenta l'area dell'intersezione tra il disco (A) ed il disco (B) in funzione della posizione x del disco B. Per semplificazione di calcolo, si è assunto che i dischi (A) e (B) abbiano raggio unitario. Il punto di coordinata zero corrisponde all'anno 1998.



La curva di sovrapposizione solstiziale e la statistica di comparizione dei crop circle hanno alcune caratteristiche in comune. Entrambi i fenomeni hanno raggiunto il proprio apice nel 1998 e le loro code si propagano in un intervallo temporale di più di 40 anni. Questo lungo periodo di tempo è stato contrassegnato da cambiamenti importanti, che hanno rivoluzionato il nostro modo di vivere, come mai era accaduto in precedenza. I cerchi nel grano hanno sottolineato questi cambiamenti, entrando nell'immaginario collettivo e generando una risposta spontanea dai "crop creators", che hanno arricchito la collezione delle formazioni autentiche con altre altrettanto affascinanti. A questo punto, a me la domanda sorge spontanea: esiste una relazione tra il fenomeno dei cerchi nel grano e l'allineamento solstiziale col centro galattico?


La domanda è destinata a restare senza risposta ancora per parecchio tempo, ma apre prospettive assolutamente affascinanti: siamo proprio sicuri di voler categoricamente escludere la possibilità che i cerchi nel grano, i loro splendidi disegni, che fanno sempre riferimento all'armonia delle forme, siano messaggi generati da una intelligenza superiore a noi? Intendiamoci, non sto necessariamente parlando di alieni qui ... ma di una forma di intelligenza che potrebbe aver sede nei fenomeni naturali che diamo per scontati: il Cielo e la Terra. Sappiamo già che l'interazione del vento solare con il campo magnetico terrestre è in grado di generare quel fenomeno così raro quanto meraviglioso che è l'aurora boreale. Siamo così certi di aver maturato conoscenze scientifiche tali da poter ragionevolmente escludere la possibilità che alterazioni locali del campo magnetico non possano generare queste forme, tanto armoniose e complesse? E nel caso, saremmo disposti ad ammettere che con ogni probabilità, quegli astri che tendiamo a ritenere corpi inerti non possono invece non avere una intelligenza e forse ... un'anima?

giovedì 28 dicembre 2017

Spade e Mantelli

Premessa: l'inizio dell'Era dell'Acquario


Nel post precedente, è stato mostrato il funzionamento del moto di precessione degli Equinozi. Il video "Precession of equinoxes" mette in evidenza come la rotazione dell'asse terrestre determini lo spostamento lungo l'eclittica del "Punto Vernale" (il punto geometrico dove il Sole viene a trovarsi nel giorno dell'Equinozio di Primavera).

Il video, mostra il susseguirsi delle Ere Astrologiche presenti nell'emiciclo precessionale che sta per concludersi: Leone, Cancro, Gemelli, Toro, Ariete e Pesci. L'estensione temporale delle Ere proposta nel video, è leggermente diversa da quella suggerita dal Prof. Zecharia Sitchin nel libro "Il Pianeta degli Dei". Secondo il Professore, il passaggio dall'Era dell'Acquario all'Era dei Pesci dovrebbe verificarsi nell'anno 2.100 D.C., come si evince dalla mappa seguente:
Calendario precessionale secondo Z. Sitchin ed Altri
(cliccare per ingrandire)
Purtroppo, il prof. Sitchin non precisa quali siano le fonti a cui attinge per generare il proprio calendario:

"[...] anche se non è possibile, oggi, accertare dove esattamente i Sumeri ponevano l'inizio di una casa zodiacale, possiamo comunque basarci sulla seguente tabella, considerata generalmente attendibile:

10860 a.C. - 8700 a.C. - Era del Leone."
[Z. Sitchin, "Il Pianeta degli Dei", cap. XIV]


Secondo la mia ipotesi, l'Era del Leone si estende dal 10.960 A. C. all'8.800 A.C.; il che porta ad identificare la transizione verso l'Era dell'Acquario negli anni che stiamo vivendo. Come avevo già mostrato nel video "L'Eclissi del 21 Giugno 2020 - Parte Prima", il periodo di transizione "è iniziato nel 1980, ha raggiunto l'apice nel Maggio 1998 e si sta lentamente esaurendo":



Dal punto di vista strettamente astronomico, l'Era dei Pesci termina dunque nell'anno 2016, ma poichè questo limite temporale è determinato da una misura che gli antichi eseguivano con strumenti ottici non precisi quanto quelli attuali, possiamo ipotizzare che le profezie cristiane abbiano identificato l'anno 2021 come il primo anno dell'Era dell'Acquario: i 40 anni compresi tra il 1980 ed il 2020 sarebbero quindi gli anni di transizione, in cui le due Ere coesistono.


Spade e Mantelli: riferimento al Cambio d'Era?



Il Vangelo di Luca riporta un passo che contiene una forte simbologia di carattere astronomico/astrologico. Nel passo, Gesù sta rivolgendo le ultime raccomandazioni agli Apostoli, perchè siano preparati quando il suo destino verrà a compiersi. Per quei tempi, profetizza, si verificheranno disordini:


Poi disse loro:
«Quando vi mandai senza borsa,
senza sacca da viaggio e senza calzari,
vi è forse mancato qualcosa?»

Essi risposero: «Niente».

Ed egli disse loro:
«Ma ora, chi ha una borsa, la prenda; così pure una sacca;
e chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una.

Perché io vi dico che in me
dev'essere adempiuto ciò che è scritto:
"Egli è stato contato tra i malfattori".

Infatti, le cose che si riferiscono a me,
stanno per compiersi».

Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade!»
Ma egli disse loro: «Basta!»



[Lc. 22,35-38]

Generalmente, si attribuisce a Pietro la proprietà di una spada, in quanto esiste, nel Vangelo di Giovanni, un passo in cui si riferisce che Pietro estrasse una spada per tagliare l'orecchio al servo del Sommo Sacerdote (in quell'occasione, il Signore interverrà guarendo la ferita inferta al servo).

Volendo trovare un senso alternativo alla lettura letterale, ci si può accorgere che nel passo appena presentato i termini "mantello" e "spada" sono termini tecnici, che fanno riferimento a due entità puramente geometriche, ben visibili nel video mostrato nel post precedente:
  • le spade sono i confini delle Ere Astrologiche, che nel video - e nell'immagine seguente - sono rappresentati come linee verdi verticali; corrispondono ai periodi di transizione tra le Ere;
  • i mantelli sono le estensioni delle Ere Astrologiche, vale a dire gli spazi (ma si potrebbe dire anche "i periodi") compresi tra due spade.

Verso il Termine dell'Era dei Pesci

Non soltanto Pietro, ma tutti gli Apostoli, essendo Ere Astrologiche, posseggono una spada ed un mantello! Non è un caso se i periodi di transizione sono identificati dal termine “spada”: sono periodi turbolenti, in cui ogni cosa cambia: nulla a che fare con la relativa tranquillità che si può sperimentare nel corso di ciascuna Era! Ecco perché, approssimandosi al cambio d’Era, Gesù invita i suoi a liberarsi dei mantelli, ossia delle tranquille e consolidate abitudini guadagnate nel corso dei secoli, per dotarsi di una spada, preparandosi così all’inevitabile cambiamento.


L'evangelista Luca offre un quadro altamente suggestivo, in cui ciascuna delle Ere mostra al Signore i propri confini, ossia i propri limiti, sottoponendo alla sua attenzione le proprie date di inizio e termine. Come per l’essere umano le date di nascita e morte costituiscono il confine, il limite temporale di tutte le opere che egli può compiere nel corso della vita, così le date di inizio e di termine di un’Era costituiscono i limiti estremi di tutte le innovazioni e le scoperte che essa è in grado di portare.


Le date di nascita e morte di un individuo costituiscono i “bordi” del contenitore entro cui è racchiusa sua la vita, e per questo motivo diventano simbolo di tutto ciò che quell’individuo ha compiuto in vita e di tutta la consapevolezza che è riuscito a generare per sé stesso e per gli altri. Analogamente, ciascuna Era astrologica, giunte al termine del proprio tempo, offre a Gesù l’insieme di tutti gli eventi avvenuti e di tutte le esperienze accumulate nel corso dei secoli che hanno costituito il proprio periodo di “reggenza”, attraverso la simbolica consegna delle due “spade” che costituiscono i limiti temporali di quel periodo.


Nel passo appena letto non è specificato chi sia l’Apostolo che pronuncia la frase “ecco qui due spade”, ma possiamo sentirci autorizzati a ritenere che il discepolo che sta parlando stia consegnando le proprie armi, esortando nel contempo gli altri a fare lo stesso . Gli Apostoli-Ere rispondono silenziosamente, dando così vita ad un rito solenne: le esistenze di intere generazioni vengono affidate a Gesù, affinché Lui possa trasformarle da semplici sequenze di eventi a frammenti di un unico destino, finalizzato a compiere la Volontà di Dio.


La brusca risposta di Gesù va interpretata in questo caso come un vigoroso ordine con cui il Maestro mette fine al rito di presentazione delle spade, dando seguito al sacrificio e alle speranze degli Apostoli. Il “Basta!” non è rivolto ai discepoli, che umilmente hanno eseguito la volontà di Gesù e del Padre, bensì al tempo precessionale: strumento della Volontà Divina, che è stato utile al fine di facilitare l’acquisizione di consapevolezza, ma che è ora destinato alla dismissione, per consentire l’ingresso nella dimensione atemporale del Regno dei Cieli.

lunedì 14 novembre 2016

Piatta!

La moda del momento è la corsa alla negazione delle scoperte scientifiche più significative della Storia. C'era da aspettarselo, del resto, il numero di bugie che circolano nel mondo moderno è ormai insostenibile e le possibilità a disposizione del singolo individuo per assicurarsi della veridicità di ogni affermazione, sono sempre più limitate.

La sfericità della Terra è un concetto estremamente antico, ne parlò Aristotele, il quale osservò come le costellazioni cambino osservando il cielo da luoghi diversi e come le eclissi di Luna siano caratterizzate dalla formazione di una zona d'ombra, avente i confini leggermente incurvati.

Eclissi di Luna

Il modello geocentrico, utilizzato per millenni dagli studiosi di ogni epoca, fino all'avvento di Keplero, è alla base di tutte le nostre cognizioni non soltanto scientifiche, ma come evidenziamo nei post di questo blog, anche religiose. Inoltre, la sfericità della Terrà ha una precisa valenza simbolica: in molti sostengono che la Terra sia la matrix divina, ricollegandosi all'idea, ben espressa nel film Matrix, della virtualità del mondo in cui viviamo, che sembrerebbe essere stato creato apposta per consentire all'umanità di intraprendere il proprio percorso evolutivo in un ambiente, diciamo controllato.

Il "Caduceo" di James Muir

In latino, matrix significa anche "utero", oltre che "matrice": la Terra, la nostra realtà, è in effetti un incubatore, un uovo, nel quale la specie umana evolve come un unico essere, formato da cellule che sono i singoli individui. Al termine della gestazione, l'essere completamente formato è destinato a liberarsi e a manifestarsi all'universo. Il parto non sarà semplice, ed è per questo che i sapienti di ogni epoca hanno studiato formule più o meno efficaci per guidare gli uomini negli ultimi istanti di questo processo evolutivo: gli anni che stiamo vivendo.

Ma tutto ciò non sembra essere interessante per i sostenitori dell'ultima conspiracy theory: quella della Terra Piatta, per cui la forma discoidale della superficie terrestre potrebbe essere la soluzione a tanti interrogativi irrisolti, antichi e moderni.

Il tema della flat Earth non è privo di fascino, soprattutto quando accostato ad una serie di tematiche che, ad una indagine smaliziata, non cessano di destare perplessità, come ad esempio le missioni "Apollo" della NASA. Le argomentazioni fornite nel documentario sono un invito ad osservare il mondo che ci circonda e a porsi delle domande e anche solo per questo vale la pena spendere il tempo necessario per guardarlo.

Tuttavia, a mio avviso, la soluzione proposta, crea più problemi di quelli che risolve. E' possibile che i sostenitori della teoria "terra piatta" non abbiano ancora tutte le risposte ai propri quesiti e siano pertanto in attesa di perfezionare il proprio modello, ma alcune tra le spiegazioni fornite sono decisamente insoddisfacenti. Tanto per dirne una, il modello illustrato al tempo 39:24 del filmato, non spiega come mai il Sole non sia visibile in ogni istante da ogni punto della Terra, e come mai la sua luce risulti concentrata soltanto su una porzione della superficie terrestre. Non spiega come mai la porzione di cielo visibile cambi sostanzialmente spostandosi sulla superficie terrestre (alle latitudini europee, ad esempio, la costellazione dello Scorpione non è mai interamente visibile, ai nostri giorni), nè il motivo per cui la luce che rischiara la parte illuminata della Luna sembra sempre provenire dal basso ...

E' inoltre abbastanza degradante realizzare che questo incomprensibile modello del cielo, sostanzialmente statico e dipinto su una cupola, con il Sole che compie il girotondo attorno al polo nord, è mutuata da idee sviluppate negli Stati Uniti, che sono state assimilate acriticamente, senza alcun tentativo di perfezionamento, in maniera del tutto analoga al modo in cui le "masse" accettano il modello eliocentrico tradizionale. Il tutto, sembrerebbe, nel tentativo di recuperare la visione "biblica" dell'universo.

Il passo biblico a cui i terrapiattisti si ispirano per corroborare la propria idea è il seguente:

Il diavolo lo condusse in alto, 
gli mostrò in un attimo 
tutti i regni del mondo e gli disse: 

«Ti darò tutta questa potenza 
e la gloria di questi regni; 
perché essa mi è stata data, 
e la do a chi voglio. 

Se dunque tu ti prostri ad adorarmi, 
sarà tutta tua».



L'argomentazione è che Gesù non avrebbe potuto vedere tutti i regni del mondo insieme, se la Terra non fosse stata piatta. Ma abbiamo già visto che l'elemento naturale che corrisponde a Gesù nella realtà materiale è il Sole, che dal suo "alto monte", vale a dire l'Eclittica, osserva con compassione i regni del mondo. La rotazione terrestre permette l'osservazione contemporanea di tutte le terre emerse, nel corso del tempo.

Gesù non è certo stato il primo Dio a fare "alpinismo": uno degli appellativi del Dio della Bibbia, El Shaddai, può essere tradotto con "Dio della montagna". Anche a Sumer, il Dio supremo amava le altitudini e veniva spesso ritratto tra due monti, espressioni delle due vette impervie formate dall'eclittica durante i solstizi, destinate ad essere scalate, la prima dal Sole (che nel solstizio estivo raggiunge la sua massima elevazione) e la seconda dalla Luna (che quando è piena, raggiunge la sua massima elevazione nel solstizio invernale). Dunque mi pare che l'appiattimento della Terra e la conseguente deformazione del cielo costituisca un allontanamento dalla visione biblica, anche quando il testo viene interpretato in maniera non convenzionale, come sono solito fare in questo spazio.

Il Dio di Sumer si manifesta ai contadini tra i due monti

Insomma: Terra Piatta, tutto da rifare. Tuttavia, a parte le numerose incongruenze, anche questa idea deve nascondere un fondo di verità, altrimenti non sarebbe (ri)diventata così rapidamente tanto popolare. E non è un caso se diversi blockbuster cinematografici la ripropongano, con una certa frequenza, in maniera piú o meno velata. Francamente, credo che il nocciolo del problema non sia la forma della Terra, quanto l'esistenza di un suo limite, di un confine, che bisogna varcare per accedere a quella realta piú grande e completa, che a volte riusciamo a percepire interiormente, di cui il nostro mondo é soltanto l'ombra.

Io mi annovero tra quei sognatori che pensano ancora che questo confine esista anche nel mondo materiale; portebbe essere la porta di Shamballa o di Agharta, o un varco inter-dimensionale, o chissá che altro. Il Vangelo descrive questo limite come il velo del tempio, destinato a nell'ora della morte di Gesú, che avverrá - si badi bene, "avverrá", al futuro - nell'ultimo giorno, rivelando la natura nascosta dello spazio-tempo.

Ma per credere all'esistenza di questo confine, non é necessario appiattire la Terra! Forse il tentativo di ridurre la realtá ad un piano è connesso con il recupero del punto di vista personale e soggettivo dell'individuo, in opposizione ai tanti punti di vista one pax, pronti all'uso, che vengono proposti, quando non imposti, dall'esterno. E d'altra parte, ridurre il cielo ad una vasca capovolta, nel modo piú letterale possibile, è forse connesso alla necessità di riportare ad una dimensione più umana l'universo, inutilmente sconfinato, della scienza ufficiale, recuperando un certo grado di familiarità col proprio ambiente.

giovedì 25 agosto 2016

Petrus Romanus, qui pascet oves

Tempo fa, avevo pubblicato un post re/lativo alla profezia di Malachia, in cui concludevo che l'attuale pontefice, Mario Bergoglio, poteva essere identificato con l'ultimo vicario terreno di Cristo, identificato dalla profezia, come "Petrus Romanus". Approfondendo gli studi relativi all'interpretazione astronomica delle Scritture, sono arrivato ad un cambio di opinione, che mi ha indotto a rimuovere il post su Bergoglio e a fornire una diversa chiave di lettura dell'ultimo motto della profezia.


La profezia di Malachia



Come forse i lettori sapranno, il testo conosciuto come "profezia di Malachia" è un documento che San Malachia dovrebbe aver scritto nell'anno 1140, contenente un elenco di 111 motti in latino, corrispondenti ai 111 futuri pontefici. Il condizionale è dovuto al fatto che storicamente, il testo fece la sua comparsa nel 1595 e numerosi osservatori evidenziano come i motti latini siano estremamente precisi per i Papi precedenti quell'epoca e descrivano quelli successivi con maggiore approssimazione.


Tra le critiche più interessanti ed argomentate sollevate a questo testo, segnalo l'eccellente volume "La Profezia di Malachia" di Natale Lanza, curatore del blog "CodiceNostradamus". Personalmente non condivido le conclusioni di Lanza, pur avendo grande considerazione del suo lavoro. Riconosco che i motti siano ben lontani dal qualificare ciascun pontefice in maniera esaustiva, tuttavia trovo che ogni motto ponga in evidenza una caratteristica che può essere attribuita soltanto al Papa a cui essa è riferita.


Una semplice verifica può essere fatta esaminando i papi vissuti in epoca più recente:

107°) Giovanni XXIII (1958-1963): "Pastor et Nauta"
Egli (n. 25/11/1881 m. 3/6/1963) fu patriarca di Venezia prima di diventare Papa, donde "pastore e marinaio".

108°) Paolo VI (1963-1978): "Flos florum"
Papa Montini (n. 26/9/1897 m. 6/8/1978) era il "fiore dei fiori", e infatti la famiglia Montini aveva tre gigli nel proprio stemma.

109°) Giovanni Paolo I (1978): "De medietate lunae"
La Profezia di San Malachia ("della metà della luna") sembra aver previsto in modo impressionante, anche nel caso di Papa Luciani (n. 17/10/1912 m. 28/9/1978), il fatto che il suo brevissimo pontificato (che durò appena 33 giorni) iniziò e terminò quando la Luna era visibile esattamente a metà.

110°) Giovanni Paolo II (1978-2005): "De labore solis"
Il motto attribuito a Papa Wojtyla (n. 18/5/1920 m. 2/4/2005), "della fatica del Sole", è un riferimento al fatto che egli nacque del giorno di un'eclisse solare: un evento astronomico che si verificò anche nel giorno suo funerale.

111°) Benedetto XI (2005-regnante): "De gloria olivae"
Il motto di Papa Ratzinger (n. 16/4/1927), "la gloria dell'olivo", sembra un chiaro riferimento al nome Benedetto, poiché i membri dell'ordine benedettino sono anche noti come gli Olivetani, il cui stemma è proprio un ramo d'olivo. Inoltre, egli è nato nel Sabato Santo del 1927, il 16 aprile, al culmine del periodo Pasquale, e tutto il periodo è notoriamente sotto il segno dell'ulivo.

[Fonte ed approfondimenti: http://www.lultimopapa.it/profezia.htm]



L'elenco di 111 motti si conclude con quello dedicato a Benedetto XVI, che dunque secondo la profezia dovrebbe essere l'ultimo Papa. Il documento tuttavia non termina con l'ultimo motto, ma riporta una considerazione finale, avente un carattere marcatamente escatologico, contenente un riferimento ad un certo "Petrus Romanus", identificabile come il Papa degli Ultimi Tempi:



In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae
sedebit Petrus Romanus,
qui pascet oves in multis tribulationibus;
 
quibus transactis,
civitas septis collis diruetur,
et Judex tremendus iudicabit populum suum.
 
Finis.



" Nell'estrema persecuzione della Santa Chiesa Romana
siederà Pietro Romano,
che pasce gli agnelli in molte tribolazioni;
 
passate queste,
la città dei sette colli sarà distrutta,
ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo.
 
Fine ."  


All'epoca dell'elezione di Mario Bergoglio, molti commentatori indipendenti - me compreso - identificarono il nuovo pontefice con Petrus Romanus: a tal proposito, furono particolarmente significative le parole "Hanno preso il vescovo Roma alla fine del mondo" con cui Francesco si presentò ai fedeli. Oggi l'accostamento tra Petrus Romanus e Papa Bergoglio mi pare improprio per diversi motivi, anche se è sotto gli occhi di tutti l'"estrema tribolazione" che la Chiesa sta attraversando, testimoniata dalle polemiche suscitate da diversi provvedimenti presi dal pontefice in carica.


Chi conosce un minimo di storia della Chiesa, sa che dopo San Pietro nessun pontefice ha mai adottato il suo nome: è legittimo attendersi che l'ultimo Papa debba chiamarsi come il primo pontefice della Storia? E' questo il motivo per cui il nome di questo papa è riportato per esteso? E nel caso, come mai l'ipotetico Pietro II viene definito Romanus? E ancora: come mai il motto si concentra più sulla sua opera (pasce gli agnelli in molte tribolazioni), piuttosto che non delinarne le caratteristiche come avviene per tutti i motti precedenti?


A mio avviso, l'appellativo "Romanus" serve ad informare il lettore che la persona di cui si sta parlando è proprio San Pietro, il primo Papa, vissuto in epoca romana e deceduto a Roma, perlomeno secondo la tradizione. Il riferimento è tanto più preciso, se si ricorda che l'Apostolo Pietro è colui al quale il Cristo ha affidato l'incarico di "pascere gli agnelli":



Quand'ebbero fatto colazione,
Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?»
Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene».
Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli».

Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?»
Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene».
Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore».

Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?»
Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?»
E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene».
Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore».



Per tre volte il Signore chiede a Pietro se riesce a ricambiare il Suo amore e per tre volte Pietro confessa la propria incapacità a provare un sentimento cristallino. Di fronte ad una tale povertà di cuore, che Pietro ha se non altro il coraggio di riuscire ad ammettere, il Signore si dimostra benevolo ed assegna a Pietro l'incarico di "sorvegliare il gregge". E' senz'altro un incarico delicato, ma non di grande prestigio: non si tratta di glorificare l'unione tra Spirito e Materia a cui Gesù aspirerebbe, ma "soltanto" di prendersi cura dell'umanità fino al ritorno del Cristo.


Nella trasposizione astronomica dei Vangeli, Pietro rappresenta l'Era dei Pesci, iniziata nel 160 A.C. circa e prossima alla conclusione. Pietro è quindi un lungo periodo di tempo, iniziato all'epoca di Cristo e che perdura tutt'oggi, in cui l'Umanità ha vissuto in attesa dell'avvento dell'Era messianica e del ritorno del Cristo.


Il paragrafo successivo "Richiami di Astronomia" fornisce alcuni riferimenti utili per comprendere meglio questa affermazione. Chi invece ritiene di disporre già di tutte le cognizioni necessarie, o preferisce semplicemente saltare alle conclusioni, può procedere speditamente verso il paragrafo "L'Era dei Pesci"


Richiami di astronomia



L'esegesi astronomica del Vangelo porta ad identificare Pietro, così come i dodici Apostoli, come un Eone, o Era Astrologica, vale a dire i dodici periodi di uguale durata, in cui è suddiviso il Grande Anno, o Anno Platonico, determinato dal ciclo precessionale:

Gli estimatori dello studioso Zecharia Sitchin, generalmente utilizzano un criterio di ripartizione delle Ere che lo studioso riporta nel libro "Il Pianeta degli Dei", dove è riportata la seguente mappa cronologica, basata sull'assunto che l'Anno Platonico duri 25.920 anni:


Calendario precessionale secondo Z. Sitchin ed Altri
(cliccare per ingrandire)
Purtroppo, il prof. Sitchin non precisa quali siano le fonti a cui attinge per generare il proprio calendario:

"[...] anche se non è possibile, oggi, accertare dove esattamente i Sumeri ponevano l'inizio di una casa zodiacale, possiamo comunque basarci sulla seguente tabella, considerata generalmente attendibile:

10860 a.C. - 8700 a.C. - Era del Leone."

[Z. Sitchin, "Il Pianeta degli Dei", cap. XIV]

Il problema dell'identificazione del punto di "inizio di una casa zodiacale" accennato da Sitchin nasconde il problema dell'identificazione del "Punto Zero precessionale", ossia del punto a partire dal quale sono state definite le 12 porzioni di eclittica corrispondenti alle 12 Ere.


Secondo la nuova teoria, il Punto Zero si trova tra le costellazioni di Toro e Gemelli, nel punto esatto in cui si intersecano eclittica ed equatore galattico. La misura esatta del cambio d'era è avvenuta pertanto nel Maggio del 1998, quando secondo l'astronomia ufficiale, è avvenuto l'allineamento tra l'asse solstiziale e l'Equatore Galattico:


L'ipotesi di identificazione del Punto Zero ricavata attraverso la nuova teoria porta alla generazione di una mappa leggermente differente da quella proposta da Sitchin. Lo scostamento tra le due mappe è pari a 100 anni, corrispondenti a poco più di un grado angolare:


Calendario Precessionale realizzato utilizzando la nuova ipotesi
relativa alla posizione del "Punto Zero"

(cliccare per ingrandire)

Dal punto di vista astronomico, il periodo di transizione tra ciascuna Era e la successiva dura 36 anni, la transizione tra Era dei Pesci ed Era dell'Acquario ha avuto inizio nel 1980 e si conclude nel 2016. Viceversa, le Scritture sembrano suggerire che la transizione tra le Ere duri 40 anni e l'ingresso nell'Era dell'Acquario, iniziato nel 1980, deva terminare nell'anno 2020.


Le considerazioni precedenti portano ad una serie di osservazioni di sicuro interesse.


L'Era dei Pesci


Che informazioni possiamo ottenere dalla "profezia di Malachia", se rileggiamo l'ultimo motto alla luce del fatto che Pietro non è soltanto il primo pontefice, ma è anche un Eone, un periodo di tempo, che ha "pasciuto gli agnelli" dai tempi di Cristo ai nostri giorni? La prima e più importante conclusione è che nei tempi finali, ci dice Malachia, Petrus Romanus sarà ancora "in carica" (sedebit): il che significa che la Fine dei Tempi deve avvenire prima della conclusione dell'Era dei Pesci.

"Nell'epoca dell'estrema persecuzione della Santa Chiesa Romana

sarà ancora in corso l'Era dei Pesci,

che pasce gli agnelli in molte tribolazioni."

Questo fatto non ci sorprende completamente, anzi risulta più che altro una conferma. Se Petrus Romanus è l'Era dei Pesci, allora ha senso identificare in lui il "Papa Santo" delle profezie, che durante il periodo di transizione d'Era, "governa" il mondo insieme al "Grande Monarca": colui che "in pace e in vita non sarà a lungo", cioè l'Era dell'Acquario.


Dall’universo sarà fatto un Monarca,
Che in pace e vita non sarà a lungo:
Allora si perderà la barca del pescatore,
Sarà retta nel più grande detrimento.

[Nostradamus, Centurie, I-IV]



Al momento in cui scrivo il presente aggiornamento al post, nell'Agosto del 2021, Papa Benedetto XVI sta conducendo una vita ritirata entro le mura vaticane, in difficili condizioni di salute. La profezia di Malachia non chiarisce chi guiderà la barca del pescatore quando il Signore lo chiamerà a Se: conferma soltanto l'avvento di un tempo di grande tribolazione. Tuttavia, la chiave di lettura che abbiamo proposto, inevitabilmente porta a concludere che "Petrus Romanus" non abbia mai cessato di "pascere gli agnelli", affrontando numerose tribolazioni: se fosse così, significherebbe che le difficoltà degli ultimi tempi potrebbero assomigliare a quelle che gli agnelli hanno affrontato sin dall'inizio dell'Era ... il che è in un certo senso confortante.


domenica 18 gennaio 2015

Il Punto Zero Precessionale

Lo Zodiaco Tradizionale e l'Era dell'Acquario

Il calendario precessionale è il principale riferimento per fornire una adeguata interpretazione alla mitologia evangelica di matrice astronomica ed astrologica. Il moto precessionale deriva dalla lenta rotazione dell'asse terrestre attorno ad un asse, chiamato asse precessionale, passante per il centro della Terra e perpendicolare all'Eclittica. Il tempo necessario perchè l'asse terrestre compia una rotazione precessionale completa è pari a 25.960 anni circa: questo periodo di tempo è convenzionalmente chiamato Anno Platonico, o Grande Anno.

Lo Stellario

Il trascorrere del Grande Anno viene osservato misurando lo spostamento sull'eclittica del Punto Vernale, il punto che identifica la posizione del Sole nel giorno dell'equinozio di Primavera. Questo spostamento è pari a circa 1/72 di grado angolare all'anno. Gli antichi conoscevano questo fenomeno: la Storia attribuisce la scoperta del moto precessionale a Ipparco di Nicea, vissuto nel II sec. A.C., ma esistono evidenze, soprattutto di carattere culturale e antropologico, che potrebbero indurre ad anteporre anche di parecchi millenni la scoperta della precessione degli equinozi.

Come l'anno solare tradizionale, il Grande Anno è suddiviso in dodici porzioni: i mesi dell'Anno Platonico prendono il nome di Ere Astrologiche e vengono generalmente messi in relazione con i segni zodiacali. Il segno zodiacale in corrispondenza del quale viene a trovarsi il Punto Vernale dà il nome all'Era Astrologica corrente. Attualmente, il Punto Vernale si trova in corrispondenza della costellazione dei Pesci: ci troviamo pertanto nell'Era dei Pesci. Poichè lo scostamento del Punto Vernale è retrogrado, ossia rivolto in direzione contraria al moto convenzionale del Sole nel corso dell'anno, l'Era precedente a quella dei Pesci è stata quella dell'Ariete, mentre la prossima dovrebbe essere quella dell'Acquario (l'uso del condizionale si riferisce alla possibilità, evinta dalle Sacre Scritture, ed esplorata su questo Blog, che nella transizione dall'Era dei Pesci a quella dell'Acquario si potrebbe verificare una significativa alterazione del moto precessionale ordinario).

Nel Vangelo sono presenti numerosi riferimenti all'Era Astrologica corrente: il termine greco usato da Gesù per indicare questo periodo di tempo è "αἰῶν" (Aeon, "Eone"), spesso tradotto con "mondo".
καὶ ἰδοὺ ἐγὼ μεθ' ὑμῶν εἰμι πάσας τὰς
ἡμέρας ἕως τῆς συντελείας τοῦ αἰῶνος
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, 
fino alla fine dell'Era
[Mt. 28, 20]

Uno dei problemi che la moderna astrologia non è ormai più in grado di risolvere è determinare esattamente i confini di ciascuna Era Astrologica. Gli astrologi moderni non sono nemmeno concordi in merito alla durata delle Ere: alcuni sostengono che tutte abbiano uguale durata; altri invece sostengono che la durata di ciascuna Era sia proporzionale all'estensione della proiezione sulle eclittica della corrispondente costellazione zodiacale. Secondo quest'ultima ipotesi, l'Era della Vergine, la più estesa costellazione zodiacale, avrebbe una durata significativamente maggiore rispetto all'Era della piccola costellazione della Bilancia.

L'ipotesi sostenuta in questo blog è che tutte le ere astrologiche abbiano uguale durata, e possano quindi essere rappresentate come altrettante porzioni di eclittica, ciascuna delle quali ha una estensione di 30° gradi angolari (360° / 12). Nella figura seguente, l'eclittica ed i dodici segmenti sono rappresentati in giallo. Il cerchio lilla rappresenta l'Equatore Celeste, ossia la proiezione sulla sfera celeste dell'equatore terrestre. L'intersezione di questa linea con l'eclittica individua i punti equinoziali: in rosso è evidenziato il Punto Vernale, ossia il punto corrispondente all'equinozio di primavera. Il cerchio azzurro rappresenta invece la Via Lattea, definita da Cicerone (102 - 49 A.C.) "Orbis Lacteus", ossia l'intersezione del Piano Galattico con sfera celeste.

Assetto del Sistema Solare

Secondo il modello appena esposto, ciascuna Era Astrologica ha una durata di circa 2.160 anni (25.920 anni / 12) ed è sufficiente sapere quale sia il punto di congiunzione tra due qualsiasi Ere consecutive, per conoscere gli esatti punti di inizio e di fine di ciascuna di esse. Fra i dodici punti di separazione fra le Ere che questa configurazione consente di individuare, se ne può identificare uno particolare, che prende il nome di Punto Zero, e che definisce il punto di inizio dello Zodiaco precessionale.

L'uomo conosce ed utilizza lo Zodiaco da millenni, per scopi molto differenti fra loro: la misura del tempo, l'orientamento, la divinazione. Le prove archeologiche dimostrano che lo zodiaco conosciuto dagli Egizi fosse sostanzialmente identico a quello moderno. Non è tuttavia irragionevole pensare che lo Zodiaco non sia nato in Egitto, ma risalga ad un'epoca molto anteriore, e che fosse conosciuto anche dalle civiltà Babilonese e Sumera. Lo studioso Zecharia Sitchin sostiene esattamente questa ipotesi, asserendo che il meccanismo delle Ere Astrologiche trovi precisi riscontri nelle tavolette Sumere del V millennio A.C.

La definizione di un Punto Zero capace di resistere alla prova del tempo non è una impresa da poco: il punto zero ideale deve rispettare tre condizioni essenziali:
  • deve trovarsi sull'eclittica;
  • deve essere facilmente identificabile, e quindi essere possibilmente un oggetto luminoso;
  • deve muoversi il meno possibile, anche nel corso dei millenni.
Delle tre condizioni l'ultima è la più difficile da soddisfare, poichè nel corso dei millenni, le distanze reciproche tra le stelle variano sensibilmente. Le stelle sono infatti contraddistinte da un "moto proprio", dovuto all'effettivo spostamento della stella rispetto al centro di massa solare. L'effetto del moto proprio è tutt'altro che trascurabile: se da un lato, l'esigenza di rendere il Punto Zero facilmente identificabile porterebbe a porlo in corrispondenza delle stelle più brillanti, il requisito di inamovibilità porta ad escludere innanzitutto proprio quelle stelle, dal momento che la luminosità apparente di una stella è fortemente influenzata dalla sua vicinanza e le stelle più vicine sono contraddistinte da un moto proprio più evidente.

La soluzione che personalmente ritengo che gli antichi devano aver adottato, dopo aver sperimentato numerosi tentativi, è utilizzare come Punto Zero il punto di intersezione tra l'eclittica e la Via Lattea. La Via Lattea è infatti costituita da milioni di stelle molto lontane: la loro luminosità è dovuta non alla loro distanza, che è decisamente elevata, ma al loro numero. La distanza elevata fa sì che gli effetti del moto proprio siano sostanzialmente trascurabili.

La Via Lattea interseca l'eclittica in due punti: tra le costellazioni del Sagittario e dello Scorpione, e tra le costellazioni dei Gemelli e del Toro. Il primo di questi due punti identifica grosso modo la direzione in cui si trova, secondo i modelli astronomici moderni, il Centro Galattico. 

 
Il Punto Zero precessionale, tra le costellazioni dei Gemelli e del Toro
Il secondo punto è quello precessionalmente più prossimo alla nostra epoca, ed è il miglior candidato a fungere da Punto Zero zodiacale. Ciascuno dei due punti di intersezione forma una Croce Celeste, su cui il Sole viene ogni anno a trovarsi. Nel periodo compreso tra il 1980 ed il 2016, i due punti vengono a coincidere con i Solstizi invernale ed estivo, facendo apparire l'eclittica come un monte molto regolare, del tutto simile al Calvario.

giovedì 5 dicembre 2013

L'Allineamento Galattico del 1980 - 2016

Come promesso, ci accingiamo a chiudere l'argomento iniziato nel post a carattere didattico: "Eclittica e Precessione degli Equinozi".

Dopo aver spiegato l'architettura del Sistema Solare, e aver spiegato cosa sia l'Eclittica, e come funziona il moto di precessione degli equinozi, dobbiamo spiegare quale è la posizione che il Sistema Solare occupa nella nostra Galassia, la Via Lattea, quindi andare ad esaminare la configurazione dell'allineamento per i solstizi invernali nel periodo 1980 - 2016.

La Via Lattea è quella porzione del cielo notturno che appare come una striscia biancastra nelle notti limpide e senza Luna. E' un insieme di miriadi di stelle, tanto distanti e tanto numerose da apparire ai nostri occhi come granelli di polvere che insieme costituiscono una specie di nuvola. In realtà la forma di questa nuvola, ci dicono gli scienziati, è molto probabilmente discoidale, con bracci più densi che si avvolgono a spirale attorno ad un nucleo luminosissimo, dove si concentra il maggior numero di stelle. Le loro deduzioni si basano sull'osservazione di altre galassie, diverse dalla nostra.

Via Lattea


La Via Lattea è insomma una Galassia a Spirale. Il Sistema solare si trova all'interno di questa spirale, ad una distanza stimata dal centro della Galassia pari a circa 2/3 del suo raggio. Con ogni probabilità, il Sistema Solare appartiene ad uno dei bracci di questa spirale. Poichè il Sole è immerso in uno dei bracci, la Galassia non è visibile a noi come "disco"; noi la vediamo "di taglio": ecco perchè nei nostri cieli non appare un disco di stelle, ma una striscia.

Configurazione del Sistema Solare
durante l'Allineamento Galattico


Dal momento che la Galassia ha forma discoidale, è possibile individuare un suo "equatore", che coincide con il bordo più esterno. Il piano equatoriale galattico è il piano geometrico che passa per il centro della Galassia e che contiene il suo equatore. Il piano galattico è inclinato di 60° circa rispetto al piano dell'eclittica: proiettando i due piani sulla "volta celeste", ossia su quella sfera centrata sul pianeta Terra e dimensioni sufficienti a contenere l'intero universo, questi individuano su di essa due cerchi, che si intersecano in due punti. Le intersezioni dei cerchi determinano le due croci celesti: una si trova nella costellazione dell'Ofiuco; l'altra si trova nella costellazione dei Gemelli.

Chi fosse interessato può scaricare gratuitamente il modello del Sistema Solare durante l'allineamento, creato con Google Sketchup, ottimo programma free per grafica 3D.

Un osservatore che si trovasse nell'emisfero boreale terrestre il giorno del solstizio d'inverno e che decidesse di osservare il Sole a mezzogiorno esatto, dovrebbe rivolgere il proprio sguardo verso sud. Troverebbe il Sole piuttosto basso sull'orizzonte. Se l'Eclittica fosse visibile, in questo istante apparirebbe in direzione Sud come una curva che si alza dall'orizzonte fino ad attraversare il centro del Sole a mezzogiorno. Questo fenomeno si ripete ad ogni solstizio d'inverno.

Se il nostro osservatore decidesse di guardare il cielo a mezziogiorno in un qualsiasi altro periodo dell'anno, l'eclittica gli apparirebbe come un arco alto nel cielo, che si estende da orizzonte ad orizzonte. Solo durante il solstizio d'inverno l'arco è molto basso.

Allineamento Galattico del 2013
visto dall'Emisfero Boreale

Quello che accade negli anni compresi tra il 1980 ed il 2016(1)(2) è che nel giorno e nell'ora esatta del solstizio d'inverno, il Sole si trova allineato con la croce celeste dell'Ofiuco. Il che accade solo ogni 25.800 anni.

Anche quest'anno, quindi, la configurazione che gli astri assumono durante il solstizio d'inverno, è quella della Santa Croce: sono riconoscibili il Golgota (l'Eclittica), il Cristo (il Sole), la croce (formata dalla stessa Eclittica e dal Piano Galattico) e i due ladroni (i pianeti: quest'anno Saturno e Venere). La stessa configurazione si ripeterà, come abbiamo più volte sottolineato, soltanto fino al 2016.
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(1): Jean Meeus, Ecliptic and galactic equator in Mathematical Astronomy Morsels, Richmod, Virginia, Willmann-Bell, 1997, Pp. 301-303. ISBN 978-0-943396-51-4

(2): è mia personale convinzione che Ipparco di Nicea e gli astronomi che lo precedettero fossero a conoscenza di questo fenomeno e che ne avessero stimato la durata in 40 anni circa (dal 1980 al 2020). Questo potrebbe spiegare la ricorrenza del numero 40 nelle Scritture.