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venerdì 14 giugno 2019

Il Tesoro del Pesce Australe


Sono anni, ormai, che riconcorro il tempo, senza riuscire a completare il libro in cui ho cercato di riporre in bell'ordine le idee sparse in questo blog e nei video. E sono tutt'ora in cerca del supporto di un buon volonteroso che, rendendosi disponibile a lavorare come correttore di bozze, voglia provare a cimentarsi con le aspre tematiche che affrontiamo qui, aiutandomi a trovare e a risolvere le incongruenze in cui sono inevitabilmente incorso.

Rispolverando il manoscritto, ho trovato un contenuto che mi sembra particolarmente interessante, se visto alla luce delle scoperte di Fabio. In effetti, caro Fabio, devo confessarti che il calcolo che hai abilimente esemplificato nel post "Cosa Nasconde la Bibbia" mi ha destato diverse perplessità, soprattutto perchè consideri la figura di Gesù come il "marcatore" di un istante temporale, corrispondente con l'inizio dell'Era dei Pesci. La mia visione è che Gesù non può essere considerato un marcatore temporale, dal momento che Egli rappresenta un periodo: la Sua intera esistenza, può essere mappata sulla Volta Celeste. Più precisamente, Egli si estende attraverso l'ultimo emiciclo precessionale, che ha avuto inizio con la conclusione dell'Era della Vergine, avvenuta circa 13.000 anni fa.

Eppure, quanto riporto nel seguito, sembra spezzare una lancia in favore della tua ipotesi, che prevede una interruzione della linea del tempo al 19° dell'Era dell'Acquario. Ci ritroviamo al termine della lettura per commentare!



Il Tesoro del Pesce Australe
 estratto dall'inedito "Il Salto dell'Era dell'Acquario"

di Arcana Ricordo

Durante una tornata di riscossione delle tasse, gli esattori richiedono a Pietro di pagare i tributi. Gesù insegna all’apostolo un metodo efficace, ma a dir poco sorprendente, per recuperare il denaro necessario a superare l’incombenza:

"Va' al mare, getta l'amo
e prendi il primo pesce che verrà su.

Aprigli la bocca: troverai uno statère.

Prendilo, e dallo loro per me e per te".



Si tratta di uno dei numerosi episodi evangelici in cui Gesù impartisce un preciso "comando". Le istruzioni vengono fornite in maniera spiccia, senza entrare nei dettagli e dando al lettore l’impressione che il destinatario dell’ordine sappia di che cosa Gesù stia parlando. Il tono di Gesù è semplice, ma autorevole. Sembrano le istruzioni per imbastire uno strano rituale, che gli esegeti normalmente tralasciano di spiegare.


Il Contesto

Come al solito, occorre innanzitutto contestualizzare il comando, esponendo ed analizzando la situazione in cui viene impartito. Ecco il passo del Vangelo di Matteo in versione integrale:

Quando furono giunti a Capernaum,
quelli che riscotevano le didramme
si avvicinarono a Pietro e dissero:

"Il vostro maestro non paga le didramme?"

Egli rispose: "Sì".

Quando fu entrato in casa,
Gesù lo prevenne e gli disse:
"Che te ne pare, Simone?
I re della terra da chi prendono i tributi o l'imposta?
Dai loro figli o dagli stranieri?"

"Dagli stranieri", rispose Pietro.

Gesù gli disse: "I figli, dunque, ne sono esenti.

Ma, per non scandalizzarli, va' al mare,
getta l'amo e prendi il primo pesce che verrà su.
Aprigli la bocca: troverai uno statère.
Prendilo, e dàllo loro per me e per te".



L’episodio è un’ottima base di sperimentazione per verificare l’attitudine della mente ad intraprendere tutte le “vie di fuga” possibili, rinunciando ad una vera comprensione del testo. Non è infatti possibile trovare una spiegazione del comando che sia coerente con l’esperienza: la perplessità diventa quasi sconcerto, sia per la stranezza dell’istruzione, sia per la sicurezza con cui viene espressa. Sicuramente il Maestro sta usando un modo molto indiretto per suggerire ai discepoli di avere fiducia nelle possibilità offerte dalla vita, e a non farsi mai scoraggiare dalle difficoltà. Tuttavia potevano esserci migliaia di modi per esprimere il medesimo concetto in forma analoga; Gesù ne ha scelta una che si distingue per originalità. Come mai?



L'Insegnamento

Prima di entrare nel merito della spiegazione, vorrei soffermarmi su un aspetto forse marginale, ma di sicuro interesse: il tema del rapporto tra Gesù e la spartizione delle risorse materiali. Il quadro narrativo si apre con la presentazione di un potenziale problema: il pagamento delle tasse. Appare subito evidente che, stranamente, né Gesù, né tantomeno Pietro, hanno soldi per pagare [1]: se così non fosse, Gesù non avrebbe alcun bisogno di suggerire a Pietro la linea di condotta che il discepolo seguirà. Insomma, un problema terribilmente attuale! Tanto attuale da far pensare che i problemi economici siano una parte costante della vita, a cui nemmeno Gesù può sottrarsi. Ma sarebbe limitativo fermarsi a questo punto.

In realtà, questo passo offre una occasione per riflettere sulla natura dell’insegnamento di Gesù. Intraprendendo una direzione diametralmente opposta, rispetto alle visioni olistiche orientali ed indiane, che celebrano la vita dei guru, totalmente distaccati dal mondo della materia ed immersi nella disciplina dello spirito, Gesù dimostra di essere un Dio pienamente incarnato, che vive e si confronta con i problemi della vita quotidiana, tipici sia della cultura occidentale, sia dell’epoca contemporanea.

Forse è un Esseno, dispone di conoscenze esoteriche straordinarie e senza ombra di dubbio il suo costante riferimento è lo spirito, ma la sua missione si compie nel cuore della materia. Il che lo porta a confrontarsi con le evidenti sproporzioni che esistono nel mondo materiale: nello specifico, osserva come i figli dei Re, pur essendo ricchi, siano esentati dal pagare le tasse, mentre gli stranieri, poveri o ricchi che siano, non possono sottrarvisi.

A fronte di una simile ingiustizia, la Sua reazione è sorprendentemente pacata: anziché condannare il comportamento dei sovrani terreni e le loro leggi ad personam, si limita ad accettare le condizioni che sono state imposte a Lui e ai Suoi discepoli: non si lamenta, né incolpa il destino per averlo costretto a subire le pretese degli esattori fiscali, in un momento non particolarmente florido dal punto di vista economico.

Se i medesimi atteggiamenti venissero adottati da tutti nell’Italia attuale, sparirebbero all’istante quelle innumerevoli polemiche che quotidianamente nascono su ogni aspetto della vita pubblica e privata, sottraendo immense energie a processi creativi e agli scopi più nobili. Per Gesù, la polemica, il dissenso, la lotta, armata o pacifica, non sono funzionali allo scopo. Lui ragiona sempre in termini finalistici: per Lui, il motivo per cui un determinato evento si verifica è la nuova direzione che quell’evento riesce ad imprimere alla vita.

Il suo pensiero a questo proposito emerge limpidamente in un famoso passo del Vangelo di Giovanni:

Passando vide un uomo cieco dalla nascita.
I suoi discepoli lo interrogarono, dicendo:

"Maestro, chi ha peccato,
lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?"

Gesù rispose:
"Né lui ha peccato, né i suoi genitori;
ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui”.


Le malattie, insegna Gesù, così come le esperienze difficili della vita, e quindi anche i problemi economici, hanno lo scopo di fornire all’uomo un’occasione per riconsiderare la propria esistenza, e se necessario rifondarla su nuovi principi. La cecità non deriva da responsabilità individuabili nel passato, o da colpe proprie o dei congiunti: non ha alcuna causa. Ha invece un preciso scopo, che è favorire il ricongiungimento con Dio, ossia con la propria più profonda essenza. Allora, e soltanto allora, la cecità svanisce, come un ostacolo che non è più necessario affrontare. Così era avvenuto anche per Bartimeo, cieco mendicante, guarito fuori dalle mura di Gerico, che seppe trovare la in sé la forza di chiamare Gesù.

Le tasse, i doveri e persino le ingiustizie del mondo, sono stati creati, non perché l’uomo si opponga ad essi, ma per stimolare l’uomo a trovare rispetto ad essi nuove soluzioni, che Dio è sempre pronto a mostrare. Ed infatti a Pietro viene offerta una semplice soluzione al problema: una fonte di ricchezza inaspettata, utile per far fronte alla necessità. La distribuzione della ricchezza non è quindi mai un problema, perché la ricchezza raggiunge chi sa accoglierla.


Il Riferimento Celeste

Non resta a questo punto che addentrarsi nell’analisi celeste dell’episodio evangelico. Nel cielo sono presenti numerose costellazioni di carattere ittico, ma soltanto una reca una moneta in bocca. Si tratta della costellazione del Pesce Australe, posta ai piedi dell’Acquario, nella cui “bocca”, si trova la luminosa stella Formalhaut, una delle quattro stelle regali, di cui ho estesamente parlato nel video "Il Presepe Celeste".



Il Pesce Australe è una costellazione molto antica, inclusa nel catalogo di Tolomeo, e molto ben delineata. È la costellazione australe a carattere ittico più vicina all’eclittica: la linea che nell'immaginario degli antichi osservatori celesti rappresenta l'orizzonte (essa infatti separa l'emisfero boreale celeste, dove fra le costellazioni sono presenti numerose creature volanti - Aquila, Cigno, Pesce Volante, ecc. - dall'emisfero australe celeste, dove fra le costellazioni troviamo numerose creature marine - Balena, Idra, Pesce Australe, ecc.). La posizione del Pesce Australe, così vicina all'eclittica, lo fa apparire vicino al pelo dell'acqua: in questo, esso è proprio “il primo pesce che verrà su”.

La figura del pesce è uno dei tanti simboli di Cristo, usata soprattutto dalle antiche comunità cristiane, ai tempi delle persecuzioni romane. La parola greca ΙΧΘΥΣ, letteralmente traducibile in italiano con pesce, divenne nell’Era Imperiale l’acronimo di “Ίησοῦς Χριστός, Θεοῦ Υἱός, Σωτήρ”, ossia “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore”. Il simbolo del pesce e l’acronimo sono ampiamente rintracciabili nelle catacombe cristiane dell’antica Roma.

Formalhaut è una stella molto particolare, di colore azzurro, che ai radiotelescopi appare contornata da una radiazione che gli astronomi ipotizzano generata da un anello di gas e polveri, una caratteristica piuttosto rara, che la stella condivide con Vega e poche altre. Il suo nome deriva dall'arabo: Fom al-Hut, che significa "la bocca della balena". L’allineamento del punto vernale con la stella Formalhaut avverrà in piena Era dell’Acquario. Precisamente, se si assume come riferimento la griglia eclittica J2000, dovrebbe avvenire al 21° dell'Acquario.

La simbologia della stella regale, unita a quella del pesce, rimando diretto a Cristo, sembra indicare che il momento dell’allineamento a Formalhaut fosse ritenuto particolarmente significativo dai redattori del Vangelo. L’episodio del pagamento delle tasse sembra indicare una possibilità di “pareggiare i conti” con il destino, come se l’universo fosse programmato per fornire una occasione di riscatto.
___
 

[1] Numerosi commentatori osservano come Gesù ed i discepoli potessero contare su risorse economiche non trascurabili. Lo sembrano indicare dettagli come la barca di Pietro: un bene di lusso, considerando il valore che il legno poteva assumere in zone aride come la Galilea; o l’unguento con cui Maria cosparge i piedi di Gesù [Gv. 12,1-8].



Ed eccoci di ritorno dall'immersione, è il caso di dirlo, per i commenti sui numeri!

L'impagabile Stellarium ci informa che Formalhaut si trova a 21° 17' 57" eclittici. Eccola allineata al Sole dell'Equinozio di Primavera dell'anno 3.900!


L'Allineamento di Formalhaut
[Cliccare per Ingrandire]

Che ne dici, Fabio, gli antichi utilizzavano proprio la griglia eclittica J2000?



Arcana Ricordo

lunedì 27 maggio 2019

Il Giovane col Lenzuolo

Questa volta la nostra Carmen mi ha decisamente battuto. Avevo scritto questo post per fornire risposta ad una domanda pervenuta tramite Youtube, ma ero andato completamente fuori tema. Carmen mi ha salvato tramite email e ci tengo a riportare il contenuto integrale del suo messaggio, che spiega il reale significato del simbolo. Lascio comunque il post originale nell'immediato seguito, per la cronaca. Grazie Carmen!


Arcana Ricordo


Vorrei rispondere ad una interessante domanda comparsa su youtube, che riporto qui nel seguito:


Innanzitutto ringrazio Yul Brynner per l'interessante spunto. La domanda si riferisce ad un episodio che secondo il Vangelo di Marco, avviene durante la cattura di Gesù:

Gesù, rivolto a loro, disse: 
«Siete usciti con spade e bastoni 
come per prendere un brigante. 

Ogni giorno ero in mezzo a voi 
insegnando nel tempio e voi non mi avete preso; 
ma questo è avvenuto 
affinché le Scritture fossero adempiute».

Allora tutti, lasciatolo, se ne fuggirono.
 
Un giovane lo seguiva,
coperto soltanto con un lenzuolo; 
e lo afferrarono; 
ma egli, lasciando andare il lenzuolo, 
se ne fuggì nudo. 

[Mc. 14, 48-52]

In effetti si tratta di un dettaglio che non é evidenziato nel video "Acquario, l'Era di Giuda", ma che vale la pena esaminare.



Giuseppe Cesari, Cattura di Cristo






Oggi siamo abituati ad intendere il concetto di Tempo come una entità univoca: una dimensione del crono-topo, che prosegue inesorabile in una sola direzione, con una "velocità" che riteniamo costante. Nell'antichità non era così: il tempo era infatti associato a due entità distinte:

  • il Krónos (il “tempo cronologico”, legato all’esperienza profana) e
  • il Kairós (il “tempo opportuno”, legato all’esperienza del sacro).

Mentre il primo termine si riferisce al tempo cronologico e sequenziale, un tempo sterile e privo di sorprese, il secondo indica un “tempo nel mezzo”, un periodo indeterminato in cui accade “qualcosa di speciale”.

Nell’iconografia, il Chrónos viene rappresentato come un vecchio munito di clessidra, tutt’altro che bonario, il quale, nella sua incessante ciclicità, divora uomini e perfino statue; è la raffigurazione del tempo che corrompe la materia. La rappresentazione del tempo cronologico che, però, ha goduto di maggior successo è ouroboros: il serpente che si morde la coda a significare la ciclicità inesorabile del tempo e la velenosità di riperterlo. 

Il Kairós, invece, è rappresentato da un giovane nudo, coperto solo da un lenzuolo, che corre.
Il tempo Kairós è spesso percepito come un momento di crisi, che è sinonimo sia di pericolo che di opportunità. È, infatti, un tempo durante il quale si ha la possibilità di costruire qualcosa di nuovo da qualcosa di vecchio.

A Traù (l'antica Tragurium romana), Croazia, nel convento delle suore benedettine, c'era uno straordinario bassorilievo che rappresentava il Kairós dal III secolo a.C., vi era raffigurato un giovane nudo, che correva. Il bassorilievo ora si trova al Museo Municipale di Traù. Per gli antichi, Kairós è infatti un ragazzo alato dalla nuca rasata (in modo che, una volta passato, non lo si possa afferrare per la chioma), che corre di continuo, tenendo in equilibrio una bilancia sulla lama di un rasoio. Solo chi è pronto e accorto può afferrare Kairós, il quale, come si è già detto, porta con sé la possibilità del cambiamento.

Antiche fonti letterarie ci parlano di una statua, realizzata dal famoso artista greco Lisippo (IV sec. a.C.), rappresentante la giovane divinità del tempo, alla quale un certo Posidippo di Pella (310-240 a.C.) dedicò un breve componimento. Nel comporre il testo, strutturato come un dialogo, Posidippo immagina che un uomo, entrando in una casa, si imbatta nella statua di Kairós e inizi ad interrogarla sul suo aspetto.

- Di dov'era lo scultore?
- Di Sicione.
- Ed il suo nome?
- Lisippo.
- E tu chi sei?
- Il Momento, signore di ogni cosa.
- Perché stai in punta di piedi?
- Corro sempre veloce.
- Perché hai due ali ai piedi?
- Io volo col vento.
- Perché tieni un rasoio nella destra?
- Come segno, per gli uomini, che io sono più tagliente di ogni lama affilata.
- E perché hai la chioma sul volto?
- Per chi viene incontro, che l'afferri, per Zeus.
- E per quale motivo non hai capelli dietro?
- Una volta che io gli sia sfrecciato accanto sugli alati piedi, nessuno, per quanto lo brami, mi afferrerà da dietro.
- Perché lo scultore ti ha modellato?
- Nel vostro interesse, o straniero, e nell'atrio m'ha posto come ammaestramento.






La risposta di Carmen ci guida correttamente verso la decodifica del Simbolo. La percezione del tempo è altamente soggettiva: in effetti, il tempo della "crisi" trascorre con una progressione del tutto differente rispetto al tempo delle attività: ci avvolge e ci isola, avvicinandoci alla dimensione isocrona propria dell'anima. Il tempo cronologico nei momenti di raccoglimento perde quasi completamente di significato: sembra quasi che il lenzuolo di Kairós ci avvolga separandoci dalla realtà circostante. E' molto dolce coccolarci in questi istanti di perfetto isolamento cronologico; si può meditare e addentrarsi nelle profondità dell'anima; talvolta si può anche guarire. Il Krónos ricompare soltanto quando un evento esterno, o un pensiero "meccanico" ci riporta alla realtà percepita, rompendo l'incantesimo.


Nell'istante esatto della cattura di Gesù, Kairós perde il lenzuolo: si tratta di un segnale confortante ed allarmante allo stesso tempo. Allarmante, perché rivela che da questo istante, l'accesso alla dimensione isocrona viene chiuso. Nel periodo di ascesa delle "bestie", gli equilibri psichici vengono sconvolti: l'anima, che in condizioni normali è permanentemente connessa all'intelligenza suprema che governa l'universo attraverso un segnale elettromagnetico, viene improvvisamente disconnessa e resta isolata entro i confini del corpo fisico individuale. Non si tratta di un processo semplice: può causare un immenso senso di solitudine ed abbandono: «Elì, Elì, lamà sabactàni?». Tuttavia è un processo ampiamente descritto e confermato nei Vangeli: proprio a questo fenomeno allude Cristo, quando annuncia che il vino, ossia lo Spirito che è stato offerto a tutti i discepoli durante le nozze di Canaan, è destinato a venire a mancare:


Vi dico che da ora in poi
non berrò più di questo frutto della vigna,
fino al giorno che lo berrò nuovo con voi
nel regno del Padre mio.



Non si tratta di un brutto dispetto del Padre Eterno: come vedremo nei post futuri, si tratta di un passo avanti indispensabile nel processo di ingresso nel "Regno dei Mille Anni".


Il contatto con la Verità può essere altamente distruttivo, a causa delle elevate energie in gioco: come chi è stato per lungo tempo chiuso in una caverna oscura viene momentaneamente accecato quando, uscendo dalla caverna, percepisce lo splendore della luce esterna, così saremo noi, vissuti per lungo tempo sotto i sette veli di Maya che ci hanno riparato dallo splendore della Verità celeste. Le anime più torbide potrebbero non tollerare la potentissima luce divina ed essere incenerite; la loro incapacità di tollerare tutta quell'energia in una sola volta, le porterebbe a supplicare il Padre di esporli a minori quantità di energia. Ma non essendo ormai più possibile ripristinare il velo di Maya, il Padre potrà solo consentire loro di estendere la loro percezione personale dello scorrere del tempo. In questo modo, la quantità di energia a cui saranno sottoposte istante per istante risulterà inferiore; ma all'interno della loro bolla temporale, quelle anime vivranno la sofferenza eterna: il fuoco della Geena a cui fa riferimento il Cristo.


La perdita del lenzuolo rappresenta un meccanismo analogo: con la cattura di Gesù, Kairós perde il proprio tratto distintivo e Krónos resta l'unica entità a misurare lo scorrere del tempo. Questo significa che da un lato, nessun essere umano potrà più rifugiarsi all'ombra del suo lenzuolo per entrare in contatto con la realtà divina; dall'altro, chi avrà lavorato a sufficienza e sarà riuscito a risuonare con le nuove energie universali, riuscirà a dialogare con la Luce senza bisogno di seguire le indicazioni che Dio stesso a fornito a Mosé: "Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi [...] Mosè allora si nascose la faccia", cioè "esci da Krónos (fermati), abbandona tutti i tuoi ruoli e tutte le idee riguardo a te stesso (togliti i calzari) e non pretendere di farmi domande dirette, perché per proteggerti dalla Mia energia, Io risponderò utilizzando simboli ed archetipi (copriti il volto)". In altre parole ci saranno persone in grado di sopportare la prova del #GrandeAvvertimento ed entrare in una nuova dimensione del colloquio con Dio.



sabato 13 ottobre 2018

Sull'allineamento del 23 Settembre 2017

Ritorno, per portare ulteriore chiarezza, sull'allineamento del 23 Settembre 2017: quello in occasione del quale, secondo alcuni, si sarebbe verificato un evento astronomico unico (almeno secondo loro), un allineamento straordinario (sempre secondo loro), riassunto nell'immagine seguente:



Configurazione Astronomica del 23 Settembre 2017


In buona sostanza, l'unicità dell'evento starebbe nelle seguenti considerazioni:
  • la Vergine posa il proprio piede sul serpente;
  • la Vergine è abbigliata di Sole, dal momento che il Sole si trova nella costellazione;
  • la somma delle 9 stelle del Leone e dei 3 pianeti interni (Mercurio, Venere e Marte), dà luogo ad una "corona di 12 stelle";
  • Giove permane nel grembo della Vergine 9 mesi, per poi esserne generato.
La composizione astronomica richiamerebbe l'immagine della "donna vestita di Sole" dell'Apocalisse:

E un gran prodigio fu veduto nel cielo:
una donna vestita di sole,
e la luna sotto i piedi di lei,
e sulla testa di lei una corona di dodici stelle:

Ed essendo gravida gridava,
pe' dolori del parto,
patendo travaglio nel partorire.

[Apocalisse 12:1-2]

C'è chi ha voluto vedere in questo evento, l'evidenza di una prossima fine dei tempi. Vincendo un sostanziale scetticismo, ho voluto fare alcune verifiche. Nel seguito, cerco di condividere i risultati di questa breve ricerca.



In effetti, la composizione astronomica del 23/9/2017 è bella, e forse non troppo comune, ma il tamtam che si è creato attorno ad essa appare decisamente sproporzionato, se la si esamina con senso critico:

  • L'immagine riportata poco sopra è uno screenshot dell'applicazione "stellarium". In questa particolare rappresentazione, il piede della Vergine e la testa del serpente dell'Ofiuco si trovano in effetti vicini: tuttavia, la maggior parte delle mappe antiche del cielo, mostrano i piedi della Vergine poggiare sulla Bilancia (es.: qui).
  • Nell'Apocalisse, la donna che schiaccia la testa del serpente non c'è: questo è un segno di Genesi 3.15, il cui significato simbolico, del tutto slegato da quello dell'Apocalisse, è stato trasposto anche sulla figura della Madonna. Nel 1997, Giovanni Paolo II intervenne su questo tema, ricordando che l'immagine della SS. Vergine che poggia il piede sul serpente deriva da un errore di traduzione.
  • Giove ha un periodo orbitale di 11 anni, quindi attraversa la Vergine con una certa frequenza.
  • Giove permane mediamente in Vergine per un periodo di circa 16 mesi (la Vergine è molto estesa): in questo periodo, il pianeta retrograda almeno una volta, pertanto la permanenza di circa 9 mesi nella zona testa/torso della costellazione potrebbe non essere un evento tanto raro. La presenza del "figlio nel grembo della madre", non è un evento unico.
  • Il Sole attraversa la Vergine (ovvio) una volta all'anno, pertanto è quasi certo che nei sedici mesi in cui Giove permane nei pressi della costellazione della Vergine, il Sole si trovi a passargli accanto.
  • pianeti interni, avendo orbite "piccole", appaiono sempre a breve distanza dal Sole, quindi non è insolito che quando Giove ed il Sole si incontrano nella costellazione della Vergine, i pianeti interni vengano a trovarsi in Leone, o giù di lì ...
  • La "visione" funziona soltanto se si considerano i pianeti interni come stelle.

In definitiva, la probabilità che si ottenga una configurazione come quella evidenziata non è altissima, ma nemmeno nulla. Ho trovato un articolo, dove si precisa che configurazioni simili (con Giove e Sole in Vergine e i pianeti interni in Leone) si sono verificate almeno 4 volte negli ultimi 1.000 anni: nel 1827, 1483, 1293, e 1056:


Mi sono preso la briga di verificare con Stellarium la precisione di quelle configurazioni, nelle date in cui si sono verificate: non sono così belle e "precise" come quella del 2017, ma lo sono abbastanza da potervi intravedere - volendo - la donna di Apocalisse 12.



Una convinzione che mi sono fatto studiando astroteologia, è che la simbologia stellare, sia stata introdotta nei Vangeli in maniera assolutamente non casuale. Nei Vangeli, si precisa molto spesso che Gesù compì gesti ed organizzò azioni, in modo tale che queste risultassero conformi alle predizioni dei profeti. Ebbene, tutte quelle predizioni richiamano simboli celesti (Betlemme, i Magi, l'asinello, il tradimento di Giuda, la Passione e la morte in Croce).


Come i Magi, gli Evangelisti erano sia astronomi, sia astrologi, in possesso delle più alte cognizioni scientifiche del loro tempo. Questo ha consentito di predire con secoli di anticipo gli eventi astronomici e di correlarli ad eventi sacri, attraverso immagini simboliche. Fra queste cognizioni, spiccava con assoluta chiarezza la distinzione basilare tra stelle fisse (asteres aplanis) e pianeti (asteres planetes). Nella seconda categoria, ricordiamo, rientravano i pianeti conosciuti, il Sole e la Luna.


La "visione" in questione, invece, "funziona" soltanto se considerano i tre pianeti interni come stelle. Il che mi sembra un errore grossolano, inaccettabile, che i redattori dei testi (perfettamente consapevoli della simbologia che stavano proponendo) non avrebbero mai commesso. Al contrario, penso che costoro pensassero che l'arrivo del Messia avrebbe dovuto essere annunciato da un evento inequivocabile, non somigliante ad alcun altro evento del passato.


La precessione degli equinozi, col suo ciclo di 26000 anni (ufficialmente scoperta da Ipparco di Nicea, 200 anni prima di Cristo), dava le garanzie migliori di poter identificare in maniera univoca gli eventi astronomici a venire. La definizione di una simbologia in grado di codificare quegli eventi e l'organizzazione dei simboli in un contesto religioso, avrebbe permesso di trasmettere il messaggio a millenni di distanza, anche se le cognizioni scientifiche fossero scomparse (i costumi religiosi sopravvivono molto meglio delle cognizioni scientifiche a guerre, carestie e pestilenze). Il Vangelo divenne quindi non soltanto espressione in parola della Legge Divina, intesa come espressione in forma narrativa delle forze che governano l'Universo, ma anche uno strumento per la trasmissione di un messaggio nascosto, avente come oggetto la descrizione accurata di ciò che avviene alla "fine dei tempi" e la chiave di decifrazione per determinarne la data esatta.



L'Apocalisse è un testo simbolicamente molto oscuro, ma i richiami al cielo non mancano. Ad esempio:

  • i 4 esseri occhiuti ed alati di Apocalisse 4.7, rimandano ai segni fissi: Leone, Toro, Aquario (Angelo) e Scorpione (Aquila), che simboleggiano l'Ordine Celeste, i cicli cosmici e lo scorrere del tempo ordinario.
  • i 4 cavalieri di Apocalisse 6,1-8, corrispondono al "quadrante oscuro" dello Zodiaco:

      - l'arma del primo cavaliere, l'arco, è un riferimento al Sagittario,
      - l'arma del secondo, la spada ricurva (μάχαιρα - màcaira), rimanda all'aculeo dello Scorpione,
      - l'arma del terzo cavaliere è la Bilancia che rimanda all'omonimo segno,
      - il quarto cavaliere, Morte, rimanda al quadrante stesso, contenente i tre segni.

Il quadrante oscuro è misterioso, in quanto avvolge il mistero della vita, legato ad Hunab-Ku, il buco nero al centro della Galassia, che si trova tra Scorpione e Sagittario, proprio al centro del quadrante. In Luca 10.19, Gesù riferisce che questo quadrante, che contiene anche il già citato serpente dell'Ofiuco, non sarà più attraversato dal Punto Vernale: la precessione degli equinozi evolverà in maniera differente ed inattesa.


Del quadrante oscuro abbiamo parlato anche nel video: "Il Presepe Celeste - Parte IV: I Doni dei Magi". Nell'Adorazione dei Magi di Leonardo, il quadrante è rappresentato dal quarto Re Magio, che non offre doni al bambino, ma lo scruta attentamente, proteggendosi gli occhi con la mano.



A cosa potrebbe riferirsi dunque, la "donna vestita di Sole"?


Purtroppo non ho una risposta soddisfacente a questa domanda, ma se essa esiste, penso che deva essere cercata in fenomeni legati al moto precessionale.

martedì 10 aprile 2018

L'Era Legale

Voglio dare una risposta esaustiva ad un lettore che mi ha posto una domanda relativa ai tempi affrontati nel filmato "Acquario: l'Era di Giuda - Parte 3 - La Profezia". La domanda, che ho molto apprezzato, è la seguente:
E se, invece, il non trascorrere significasse lo smettere di trascorrere e, quindi, che l'era dell'acquario si sposta in avanti e l'era dei pesci dura il doppio??
M. B.

Innanzitutto, grazie del commento! Prima di rispondere, colgo l'occasione per riportare un breve chiarimento, relativo alla rotazione dell'asse terrestre illustrata nel filmato:



Il Punto Vernale è la "lancetta" dell'orologio cosmico, che illustra l'avanzamento della Precessione degli Equinozi. Il quadrante di questo orologio cosmico è il piano eclittico e le "tacche" corrispondenti alle ore, sono i confini d'Era, le "spade". 

La posizione del Punto Vernale, è data dall'intersezione tra eclittica ed equatore terrestre. Poichè l'equatore è perpendicolare all'asse terrestre, qualsiasi movimento dell'asse determina analoghi spostamenti del Punto Vernale.

Una rotazione come quella illustrata nel filmato, causerebbe un veloce spostamento del Punto Vernale da un confine all'altro dell'Era dell'Acquario. Come risultato, l'Era dell'Acquario non potrebbe più trascorrere. Naturalmente, questo fenomeno, non altererebbe in alcun modo lo scorrere del tempo: cambierebbe soltanto il nostro modo di misurarlo.

Una cosa del tutto analoga, accade quando entra in vigore l'ora legale. Alle 2.00 di notte, le lancette dell'orologio vengono spostate sulle 3.00. Come risultato, l'ora compresa tra le 2.00 e le 3.00 di notte non può più trascorrere ... ma ciò non ha minimamente alterato lo scorrere del tempo!

Nel nostro caso, l'alterazione precessionale viene determinata da un evento che interessa il Sole, in relazione al quale non è possibile, per il momento, fornire ulteriori dettagli.

Volutamente, nel filmato non viene affrontato il problema del "... e dopo che cosa succede? Torna tutto come prima?". Nel Vangelo, la risposta a questa domanda c'è, ma non è correlata alla simbologia di Giuda, che era l'oggetto della "trilogia dell'Acquario".

Nel post: Spade e Mantelli ho già accennato a quale sia il busillis, ovvero la volontà divina di eliminare il tempo cronologico, che a volte nel Vangelo assume la forma di un fico, la cui creazione non ha, secondo Gesù,

Chiarito questo punto, veniamo al nocciolo della domanda.

I confini d'Era sono riferimenti fissi sulla volta celeste, che non possono essere spostati, nello stesso modo in cui sono fisse le "tacche" orarie sul quadrante dell'orologio. Pertanto, per ottenere una durata doppia dell'Era dei Pesci (che, ricordiamo, è prossima al termine), sarebbe necessario rallentare il moto precessionale, oppure invertire il moto precessionale.

Nel primo caso, tuttavia, non vedo motivo per cui l'Era dell'Acquario non dovrebbe - prima o poi - trascorrere regolarmente.

Il secondo caso è più complicato, perchè ricadiamo nel problema del "... e dopo che cosa succede?".