Video

Ultimi Commenti

A differenza di quanto accade nei blog di news in tempo reale, dove il rapido invecchiamento delle notizie fa sì che l'argomento del giorno sia destinato ad essere ben presto archiviato, qui ci muoviamo in maniera differente: i post trattano "argomenti" su cui è possibile riflettere e di cui è possibile discutere: per questo motivo non è raro che un post venga aggiornato, o venga integrato attraverso i commenti degli autori o dei visitatori. L'obiettivo è arrivare alla costruzione di un quadro generale sempre più accurato e sempre più preciso. Un grazie a chi vorrà partecipare con commenti ed osservazioni.

ULTIMI COMMENTI APPARSI SUL BLOG:
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query elenchi. Ordina per data Mostra tutti i post
Visualizzazione dei post in ordine di pertinenza per la query elenchi. Ordina per data Mostra tutti i post

sabato 20 agosto 2016

Lo Zodiaco, le Ere, Pietro e Giuda

Nell'allegoria celeste presente nel Vangelo, gli Apostoli (dal greco απόστολος, 'inviato', 'messo') rappresentano >Ere Astrologiche, o Eoni: 12 periodi di tempo, aventi ciascuno durata di 2.160 anni circa, che scandiscono le diverse fasi del ciclo precessionale.


La Precessione. Per effetto della rotazione precessionale , l'asse terrestre cambia il proprio orientamento, puntando via via ad un diverso punto della Sfera Celeste. Il piano equatoriale, perpendicolare all'asse terrestre, varia conseguentemente la propria inclinazione, causando uno spostamento lungo l'eclittica dei punti equinoziali ( collocati nell'intersezione tra il piano equatoriale e l'eclittica ) e solstiziali ( collocati nell'intersezione tra l'eclittica ed il piano perpendicolare alla retta che congiunge i punti equinoziali ). La moderna astronomia riferisce che, nel corso dei circa 25.920 anni che formano un ciclo precessionale completo, ciascuno di questi punti traccia sull'eclittica un arco di 360°: la percorre cioè interamente, ritornando al punto di partenza.


La suddivisione del ciclo precessionale in 12 parti, consente di individuare altrettanti periodi - le Ere Astrologiche appunto - in cui il " Punto Vernale " si sposta di 30° circa lungo l'eclittica. E' pertanto possibile suddividere l'Eclittica in 12 frammenti, di uguale estensione, entro i quali il Punto Vernale viene a trovarsi nel corso di ciascuna Era. Le 12 Ere ed i 12 framemnti eclittici corrispondenti, possono essere messe in diretta corrispondenza con i 12 segni zodiacali: ciascuna prende il nome del segno zodiacale più prossimo.


Le 12 Ere Astrologiche
(cliccare per ingrandire)


Il frammento eclittico in cui si trova il Punto Vernale definisce l'Era Astrologica attuale: per determinarla con certezza, è sufficiente misurare l'ampiezza in gradi dell'arco eclittico che separa il Punto Vernale dal Punto Zero precessionale .


Avvento dell'Era dell'Acquario. Ai tempi in cui i testi del Vangelo furono scritti, l'Era Astrologica in corso era l'Era dei Pesci. Questa informazione può essere desunta direttamente dal testo, dove viene espressa in maniera simbolica:


Il primo giorno degli Azzimi,
quando si sacrificava la Pasqua
i suoi discepoli gli dissero:
«Dove vuoi che andiamo a preparare
perché tu possa mangiare la Pasqua?»

Egli mandò due dei suoi discepoli e
disse loro: «Andate in città,
e vi verrà incontro un uomo
che porta una brocca d'acqua

seguitelo.

[Mc.14,12-13]


Il passo del Vangelo di Marco è uno dei pochissimi in cui si trova una indicazione di carattere cronologico. Il testo indica che l'evento si svolge nel " primo giorno degli Azzimi ". La festa degli Azzimi, che si tiene durante il tempo Pasquale, è vicina all'equinozio di primavera, quando il Sole viene a trovarsi in prossimità del Punto Vernale. In questi giorni, osservando la posizione del Sole rispetto allo Zodiaco, è possibile verificare quale sia l'Era Corrente.


L'invito ad "andare in Città", che Gesù rivolge ai discepoli, va inteso come una esortazione a portare l'attenzione al cielo: spesso, nel Vangelo, la città di Gerusalemme rappresenta la realtà, l' orizzonte percettivo del discepolo, e quindi del lettore. Di tutti gli elementi presenti in tale orizzonte percettivo, a Gesù interessa ovviamente il cielo, in quanto simbolo di ciò che è divino.


" Osservando la posizione del Sole durante il tempo pasquale ", dice Gesù, vi accorgerete di trovarvi di anno in anno più vicini all'Era dell'" uomo che porta una brocca d'acqua ", ossia dell'Acquario. L'ordine di "seguire" l'uomo con la brocca, e dunque di entrare prima o poi, nell'Era dell'Acquario, rappresenta, come tutte le istruzioni e tutti i comandi impartiti da Gesù , una azione a cui è del tutto impossibile trasgredire , perchè determinata dalle Leggi universali, in questo caso dalle leggi del moto celeste, che obbligano le Ere a susseguirsi in un ordine stabilito. Il fatto che l'Era dell'Acquario si stia avvicinando, ma non sia ancora iniziata porta a concludere che l'Era attuale - quella in cui vivono i destinatari del messaggio evangelico - sia quella dei Pesci


L'Era dei Pesci. L'Era dei Pesci è associata a Simone, detto Pietro. Uomo pragmatico e di buona volontà, Pietro sembra adatto ad incarnare l’Era contemporanea: ben sviluppata dal punto di vista della dell’esperienza materiale, ma scarsamente attenta ai sottili percorsi dello spirito. A lui, Gesù si rivolge con queste parole:


tu sei Pietro, e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa,
e le porte dell'Ades non la potranno vincere


[Mt. 16,18]


Nell'originale greco, la parola utilizzata al posto del nome Pietro è Πέτρος , che significa "roccia", "sasso": espressioni che ribadiscono la natura grezza e materiale della generazione attuale, che costituirà tuttavia, il fondamento per la costituzione della nuova Chiesa, l'"assemblea". Da sempre, la Chiesa utilizza il Pesce come simbolo dello stesso Gesù, rafforzando l'idea di una correlazione tra Pietro e l'Era dei Pesci:


ησοῦς Χ ριστός Θ εoῦ Υ ιός Σ ωτήρ: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore


Pietro non ha una importanza superiore agli altri Apostoli. Anzi, in numerose occasioni, Gesù esorta espressamente ciascuno degli Apostoli a non considerare sè stesso più grande o più importante degli altri:


chi è il più grande tra voi
diventi come il più piccolo


[Lc. 22, 26]


Ciononostante, gli elenchi degli Apostoli presenti nei Vangeli di Matteo , Luca e Marco , sono concordi nel nominare Pietro per primo e Giuda per ultimo: un fatto che potrebbe erroneamente indurre ad attribuire una diversa importanza ai dodici. A mio avviso, la Pole Position di Pietro negli elenchi evangelici può essere spiegata soltanto trasponendo l'elenco fra le stelle, dove a ciascun Apostolo corrisponde un segno zodiacale.


Il Primo Segno. Anticamente, il segno associato all'Era Precessionale corrente assumeva il ruolo di primo segno dello Zodiaco: al tempo dei Sumeri, vissuti in piena Era del Toro (III millennio A.C.), il primo segno dello Zodiaco (o segno guida ) era il Toro (1) , l'ultimo era l'Ariete. Nell'Impero Babilonese (600 A.C.), durante l'Era dell'Ariete, il Toro passò in seconda posizione, cedendo il ruolo di primo segno all'Ariete. Se le antiche tradizioni fossero state mantenute anche in epoca Romana, al tempo di Gesù i Pesci avrebbero dovuto assumere il ruolo di segno guida dello Zodiaco, facendo scalare Ariete e Toro rispettivamente in seconda e terza posizione.


Nonostante questa variazione non sia stata introdotta dagli astrologi del tempo, il Vangelo sembra rispettare la tradizione antica. Considerare Pietro "primo tra gli Apostoli" equivale esattamente a considerare i Pesci l'attuale segno guida . E' possibile che il mancato aggiornamento del segno guida ed i mancati adeguamenti asstrologici che avrebbero dovuto discenderne, siano alla base delle numerose incompatibilità esistenti tra l'astronomia e l'astrologia moderne: sarebbe interessante approfondire, ma non è questa la sede.


Ciò che è interessante è invece notare come il ruolo di segno guida venga sempre assunto dal segno che fino all'Era precedente chiudeva lo Zodiaco. Questo fatto sembra essere una applicazione pratica della Legge espressa da Gesù secondo cui:


gli ultimi saranno primi e i primi ultimi


[Mt. 20,16]


L'Elenco degli Apostoli. Partendo da Pietro, è possibile individuare delle corrispondenze tra i segni zodiacali e gli Apostoli, seguendo le indicazioni del Vangelo di Marco, quello che maggiormente, tra i Sinottici, contiene riferimenti di carattere astronomico ed astrologico:


Costituì dunque i dodici, cioè:
Simone, al quale mise nome Pietro;
Giacomo, figlio di Zebedeo e
Giovanni, fratello di Giacomo,
ai quali pose nome Boanerges, che vuol dire figli del tuono;
Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo,
Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo,
Simone il Cananeo
e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.


[Mc. 3,16-19]


L'elenco dei dodici va letto tenendo presente che l'ordine di lettura è quello corrispondente al ciclo ordinario di percorrenza dello Zodiaco da parte del Sole. Quindi se Pietro corrisponde ai Pesci, Giacomo è l'Ariete e Giovanni il Toro. Questi primi tre discepoli, che comprendono un quarto di Zodiaco, sono coloro che vengono ammessi ad assistere alla trasfigurazione di Gesù sul monte e che "regnano" per un periodo di 6.480 anni circa: dall'apparizione biblica di Adamo sulla Terra ai giorni nostri.


L'Ultimo Apostolo. Giuda, che chiude l'elenco dei dodici, è evidentemente l'Acquario. Nell'Ultima Cena, Leonardo da Vinci coglie il senso allegorico dell'elenco degli Apostoli, accostando le figure di Pietro e di Giuda, e mostrando così che se gli estremi dell'elenco si toccano, è proprio perchè l'elenco è circolare::


L'ultima Cena: Pietro siede accanto a Giuda
(cliccare per ingrandire)


Nel Cenacolo, Leonardo rappresenta lo Zodiaco come se fosse una pergamena "srotolata", in modo da poter rappresentare la rotazione precessionale come un moto lineare. Il piano del tavolo rappresenta l'Eclittica, sulla quale il Punto Vernale si sposta da sinistra verso destra. Due soli vassoi contenenti pietanze sono visibili sulla tavola: un piatto di pani, sulla destra, posizionato di fronte a Matteo (Era della Vergine) ed un piatto di pesci, posto proprio davanti a Pietro (Era dei Pesci).


Torneremo in futuro sul significato dei molti dettagli che Leonardo include nel dipinto, spiegando come mai Giuda è parzialmente voltato di spalle, come mai Pietro lo scavalca per parlare con Giovanni, perchè Pietro tiene in mano un coltello e perchè Giacomo alza le mani, in apparente segno di resa ...


________

(1): cfr. Alfred Jeremias, " The Old Testament in the Light of the Ancient East - VOL I ", pag. 73, "Age of Taurus" - Williams & Norgate, 1911.

martedì 4 giugno 2019

La lista dei re dei regni di Giuda e Israele


Mi perdonerà, spero, il buon Fabio, se pubblico con colpevole ritardo questo suo pregevole contenuto. Alcune contingenze mi hanno impedito di seguire il blog con la necessaria attenzione ed alcuni incovenienti tecnici, mi stavano pericolosamente portando ad ipotizzare una revisione ed ammodernamento di questo spazio .... che (per fortuna) non vedrà mai la luce! Per il momento, mi limito a riportare il frutto del lavoro di Fabio, augurando a tutti buona lettura!
Arcana Ricordo



La lista dei re dei regni di Giuda e Israele 
Dieci gradi esatti del ciclo precessionale degli equinozi
 
di Fabio Painnet Blade
a cura di Maria Atzori


Gli storici non devono aver faticato troppo per ricomporre la cifra indicante la durata dei Regni di Giuda e Israele dall’epoca di Davide a quella di Nabucodonosor, il sovrano babilonese noto per la deportazione del popolo ebraico. Una volta tanto, l’anonimo autore, ammesso che sia stato il solo, non si è ingegnato a comporre e decomporre sommatorie complicate, a costringere il lettore a esercizi di conversione di pesi e valori monetari in sottomisure, multipli e sottomultipli: niente di tutto ciò! Pare proprio che stavolta le somme trascritte abbiano rappresentato esattamente quantità temporali, per la gioia dei posteri e degli accademici che, con disinvoltura, hanno potuto proporre le loro soluzioni con un margine d’errore minimo. Ne sono scaturite datazioni perfino attendibili che ci fanno supporre un inizio e una fine del lasso di tempo in cui si sono alternati i regni di Giuda a sud, e di Israele a nord dell’antico territorio ebraico. 

Le nostre valutazioni finali tuttavia hanno portato a conclusioni diverse e soprattutto a comprendere il senso di sviste ed errori tanto banali da lasciare intatto il sospetto che non fossero frutto di distrazione. Non ci è parso infatti che qualcuno si sia dannato l’anima a cercare quel valore, il settantadue, che a noi è parso risolutivo rispetto molti elementi controversi. Ebbene, a quanto pare, anche in siffatti conteggi di anni, il numero settantadue torna tondo e non-eludibile in forma di multiplo, come 720. 

Questa importante cifra, nella misura di gradi angolari, rivela fra le altre cose, anche la durata di due terzi del fenomeno legato all’oscillazione dell’asse terrestre conosciuto oggi come Obliquità dell’eclittica (in relazione all’angolo dell’asse della terra rispetto alla perpendicolare al piano dell’orbita della terra rispetto al sole) il cui valore cambia ciclicamente di un ampiezza compresa fra i 22,5° e i 24,5° in un periodo di circa 40.000 anni solari. 

Nell’anno 2000 l’inclinazione dell’eclittica aveva raggiunto i 23° 26’. L’autore dei testi pertanto, deve aver fatto in modo che, le cifre degli anni andassero a sommarsi in modo esatto per ottenere la quantità che gli interessava celare, il settecentoventi, e già questo semplice dato suggerisce che nel primo e nel secondo libro dei Re, si sia voluto indicare la durata - in anni - di un arco temporale corrispondente, in gradi, a ben due anni platonici. 

La nostra riflessione finale è che, in tutta probabilità, i valori riportati nel testo possano anche conservare l’attendibilità storica, benché nulla ci vieta di pensare che in fondo qualche ‘aggiustamento’, il nostro anonimo autore, debba pur averlo fatto. Ciò che importava tenere in memoria era quindi il risultato della sommatoria finale, non tanto la corrispondenza della singola durata dei regni, a dimostrazione del fatto che egli, in fondo, qualche nozione astronomica doveva pur averla ricevuta da qualcuno e che perciò, per quanto sconosciuto, egli sarebbe potuto benissimo appartenere a una classe di esperti sapienti che conoscevano i significati astronomico-matematici dei libri precedenti e soprattutto erano a conoscenza del linguaggio con cui esprimersi. Non si trattava quindi di uno scribacchino qualunque e semmai lo fosse stato, di sicuro si era avvalso di consulenti molto preparati. 

Messa da parte l’ironia, ci siamo proposti di analizzare i dati secondo il criterio applicato fino ad ora. Nelle due seguenti cartelle riassuntive scaricate dalla rete, ciascuno potrà, calcolatrice alla mano, eseguire liberamente i propri conteggi, non lasciandosi sviare dalla prolissità di ignari commentatori, o dalle imbeccate di personalità dotte il cui interesse, per loro stessa ammissione, si è soffermato soprattutto sulla porzione alfabetica del testo. 


Re di Giuda
[cliccare per ingrandire]

Re di Israele
[cliccare per ingrandire]



L’ ‘errore’ calcolato

Nei due elenchi, nella prima colonna a destra del nome sono indicati gli anni in cui ha governato ogni sovrano dei regni di Giuda e di Israele. Le sommatorie complete registrano 398,5 anni per i re di Giuda e Gerusalemme e 236 anni, sette mesi e sette giorni di governo per i re di Israele. La somma aritmetica delle due quantità fornisce una prima, indicativa soluzione: 635 anni, un mese e sette giorni solari. Il valore del tempo ottenuto sembrerà, a primo acchito, poco significativo, se però ad esso provassimo ad aggiungere gli anni di regno di Davide e di Salomone, rispettivamente trentatre e quaranta, ecco che il risultato, settecento e otto anni, comincerebbe a suggerire qualcosa di familiare.
 

Lungi dall’accogliere senza riserve una simile soluzione abbiamo tuttavia spinto il nostro scetticismo molto più avanti di quanto i computi ufficiali volessero indicare, ed allora ci siamo avventurati nei contenuti più reconditi del testo canonico, versetto per versetto. Solo allora il nodo, cioè l’approssimazione di comodo, è venuta al pettine con un dato che, difficilmente, un occhio distratto avrebbe potuto notare.

Soffermandoci quindi con maggior puntigliosità su ogni singolo passaggio dei vari capitoli e dei racconti riportati nei testi di 1Re e 2Re, abbiamo verificato che, laddove è scritto “nell’anno ventisettesimo di Geroboamo (II) re d’Israele” (2Re 15: 1) , l’autore sembra commettere un errore (Errore rilevato peraltro anche da Martin Anstey nel suo libro The romance of the Bible chronology*). Il regno di Emazia, in realtà, sarebbe stato lungo ben ventinove anni, partendo infatti dal secondo anno di regno di Ioas (re d’Israele), la fine sarebbe dovuta coincidere quindi col quindicesimo anno di re Geroboamo II e non col ventisettesimo anno del suo regno, come riporta l’autore biblico.

Questo buco di dodici anni sommato ai settecento e otto anni della somma complessiva dà come risultato 720 gradi, corrispondenti alla misura in ampiezza dell’oscillazione completa dell’asse terrestre sulla perpendicolare dell’eclittica; questa misura viene riproposta anche nel capitolo ottavo del Libro di Esdra (Esdra 8: 26), dove la quantità di preziosi espressa in talenti e dàrici d’oro (720) appare ancora una volta indicativa. Da questo momento in poi, la base settantadue (al posto di quella più precisa rilevata in Genesi), verrà continuamente riproposta nei passi dei testi biblici, sia del Vecchio quanto del Nuovo Testamento, come base della cifra dalla quale si sono calcolati i 720 gradi angolari di cui abbiamo già spiegato il significato astronomico.

Non sembrerebbero sussistere ulteriori dubbi pertanto, rispetto al vero risultato che l’autore, sebbene in forma celata, avesse voluto indicare. Ecco i numeri - dichiarati da fonte autoriale - a cui attenersi per svolgere il conteggio finale: 



  • Durata regno Giuda                = anni 398,5
  • Durata regno di Israele e Samaria = anni 236,5 + 37 giorni
  • Durata regno di Davide            = anni 33
  • Durata regno Salomone             = anni 40 
  • Intervallo/errore (2Re 15: 1)     = anni 12
                               Totale = anni 720 + 37 giorni
 

Gli anni possono avere valore di anni solari e rappresentare un arco temporale di dieci gradi precessionali, oppure rappresentano gradi angolari ed allora la durata è quella di due anni platonici ( 51.840 anni solari ). 

Non crediamo, quindi, di aver esagerato nel ritenere lo sconosciuto autore dei due libri dei Re non meno acuto e ingegnoso dei suoi predecessori e bisogna persino riconoscere quanto, anche lui, in fede ai magisteri di un antica casta sacerdotale (rabbinica), sia stato estremamente abile nell’ architettare un efficace diversivo per sviare i comuni lettori. E bisogna anche ammettere che ci sia riuscito egregiamente, dal momento che i cosiddetti esperti in materia, a distanza di (probabili) millenni brancolano ancora nel buio, tacciando di inattendibilità resoconti che - contro il parere di altri importanti Autori - non sono stati redatti allo scopo di fornire dati storici, ma più propriamente, come questo nostro lavoro ha finora cercato di certificare, al fine di trasmettere in un linguaggio tecnico (che Giorgio de Santillana ha definito ‘arcaico’),informazioni scientifiche di importanza capitale per la civiltà e la cultura ebraica dell’epoca. 

Il numero settantadue ci fornisce allora la pietra di paragone per eccellenza, il numero emblematico con cui avallare i caratteri di un linguaggio (arcaico, mitico) piuttosto ‘distratto’ quando si è trattato di fornire cronache , racconti realistici e operazioni di calcolo di quantità fittizie, ma attentissimo e scrupoloso quando si è trattato di riportare, simboleggiare e criptare, nozioni scientifiche spesso riferite a cicli temporali astronomici. Anche in questo caso dei due Libri dei Re abbiamo visto e tristemente constatato come i solerti cattedratici non si siano astenuti dal negare che ogni errore aveva una precisa funzione criptica e ogni risultato, alla fine, riportava regolarmente alle somme e soluzioni tarate sui valori di riferimento, di cui il settantadue ha rappresentato la cifra principe. 

In chiusura di capitolo riportiamo il parere egli accademici di professione. Per dovere di laconicità abbiamo voluto limitare una lista che si sarebbe presentata molto lunga e noiosa, a questi pochi critici di riconosciuta fama: William Albright, Gershon Galil, Martin Anstey, Mario Liverani e Marco Nobile. 

William Albright nel saggio The chronology of the divided monarchy of Israel  sostiene di aver dimostrato l’inattendibilità cronologica  dei libri citati avendo evidenziato, in un punto particolare della cronologia dei Re, una grave incongruenza. In particolare egli ritiene che sommando gli anni da Jeu a Facee, re d’Israele, dovremmo ottenere una cifra di anni identica a quella dei re di Giuda, cioè 114 anni perché, Jeu (Israele) e Atalia (Giuda) iniziano a regnare lo stesso anno e lo stesso dicasi di Facee (Israele) e Jotam (Giuda) dando luogo a un perfetta sintonia, che però Albright non rintraccia poiché per Giuda calcola 128 anni, mentre per Israele, come abbiamo detto, 114. Da questa constatazione egli formula il suo giudizio di inaffidabilità dei testi biblici. 

Anche Gershon Galil scrive che la cronologia dei Re presenta gravi incongruenze. Lo studioso al Cap. 2 pag. 12 di The chronology of the Kings of Israel and Judah riporta due casi: Il primo fa riferimento agli anni che intercorrono da Geroboamo alla morte di Joram, entrambi re d’Israele e quelli che passano dall’incoronazione di Roboamo alla morte di Ocozia, re di Giuda. 

Egli sostiene che dovrebbero essere espressi da una cifra identica, mentre ciò non accade.

Martin Anstey * nel il suo lavoro del 1913 The romance of the Bible chronology per avallare la tesi dell’inaffidabilità degli autori biblici  mette in evidenza fonti che potremmo riassumere così: consideriamo per esempio 2Re 15,1 dove ci viene detto che Azaria cominciò a regnare in Giuda il 27° anno del regno di Geroboamo II° d’Israele. Questo è un problema perché 2Re 14,23 dice che Geroboamo II° divenne re d’Israele nel 15° anno di Amazia di Giuda ed Amasia ha regnato solo 29 anni (2Re 14,2).

Ciò significa che Amasia è morto intorno al 15° anno di Geroboamo d’Israele, generando un vuoto di 12 anni tra la morte di Amasia e l’ascesa di Ozia. Anstey fornisce delle spiegazioni per dire che gli anni erano 11 e rafforzare così la sua sfiducia sulla precisione della Bibbia. 

Il titolo del libro di Mario Liverani Oltre la Bibbia invita il lettore ad andare oltre il testo sacro che di sacro per l’autore non ha niente. Colpisce la veemenza del giudizio che dà sui due Libri dei Re: “...la cronologia è confusa e i 40 anni per i regni di Giuda e Israele sono ovviamente fittizi.” Sembra proprio che tale affermazione nasca dalla semplice constatazione che, ricorrendo per due volte il numero 40, è giocoforza pensare che siano cifre messe lì a casaccio. Con Albright, Galil e Dunstey, egli trova ovvio sostenere l’inattendibilità della cronologia dei Re sulla base di un calcolo di seconda mano e per giunta sbagliato. 

Secondo Marco Nobile, autore di 1-2 Re, la costruzione teologica è qualcosa che si discosta profondamente dal metodo storico, perché il redattore ha come scopo principale “…l’ interpretazione della storia alla luce della sua fede jahavista: in breve, egli - per Nobile - voleva fare della teologia biblica. Per raggiungere questo scopo, egli ha usato come modalità lo strumentario idoneo per un’operazione storiografica come si concepiva in antico: raccolta e selezione di fonti, rimaneggiamento del materiale a disposizione e forte intervento manipolativo per piegare detto materiale alla sua tesi. Questo modo di lavorare si può tuttavia definire ‘ideologico’ e tanto basta a Liverani per formulare i suoi duri giudizi sul valore storico dei testi biblici. 

Conclusioni 

Dopo aver letto questi pareri ci chiediamo se è possibile che illustri professori si siano sbilanciati in pareri tanto audaci e, a nostro modo di intendere, persino un tantino supponenti: “cronologia fittizia” ; “cifre buttate lì a casaccio.”; “gravi incongruenze”; “inaffidabilità dei redattori”. Questo è il gergo a loro più congeniale nell’ emettere pareri che di tutto tengono conto eccetto che della loro reiterata incapacità critica. 

Possibile che abbiano scritto saggi così apprezzati senza aver tenuto conto che il linguaggio arcaico non è affatto un espediente per scrivere racconti di fantasia? Possibile che spesso si siano avvalsi di ricostruzioni cronologiche a dir poco cervellotiche, precludendo ai più la possibilità di accedervi?