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A differenza di quanto accade nei blog di news in tempo reale, dove il rapido invecchiamento delle notizie fa sì che l'argomento del giorno sia destinato ad essere ben presto archiviato, qui ci muoviamo in maniera differente: i post trattano "argomenti" su cui è possibile riflettere e di cui è possibile discutere: per questo motivo non è raro che un post venga aggiornato, o venga integrato attraverso i commenti degli autori o dei visitatori. L'obiettivo è arrivare alla costruzione di un quadro generale sempre più accurato e sempre più preciso. Un grazie a chi vorrà partecipare con commenti ed osservazioni.

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sabato 20 agosto 2016

Lo Zodiaco, le Ere, Pietro e Giuda

Nell'allegoria celeste presente nel Vangelo, gli Apostoli (dal greco απόστολος, 'inviato', 'messo') rappresentano >Ere Astrologiche, o Eoni: 12 periodi di tempo, aventi ciascuno durata di 2.160 anni circa, che scandiscono le diverse fasi del ciclo precessionale.


La Precessione. Per effetto della rotazione precessionale , l'asse terrestre cambia il proprio orientamento, puntando via via ad un diverso punto della Sfera Celeste. Il piano equatoriale, perpendicolare all'asse terrestre, varia conseguentemente la propria inclinazione, causando uno spostamento lungo l'eclittica dei punti equinoziali ( collocati nell'intersezione tra il piano equatoriale e l'eclittica ) e solstiziali ( collocati nell'intersezione tra l'eclittica ed il piano perpendicolare alla retta che congiunge i punti equinoziali ). La moderna astronomia riferisce che, nel corso dei circa 25.920 anni che formano un ciclo precessionale completo, ciascuno di questi punti traccia sull'eclittica un arco di 360°: la percorre cioè interamente, ritornando al punto di partenza.


La suddivisione del ciclo precessionale in 12 parti, consente di individuare altrettanti periodi - le Ere Astrologiche appunto - in cui il " Punto Vernale " si sposta di 30° circa lungo l'eclittica. E' pertanto possibile suddividere l'Eclittica in 12 frammenti, di uguale estensione, entro i quali il Punto Vernale viene a trovarsi nel corso di ciascuna Era. Le 12 Ere ed i 12 framemnti eclittici corrispondenti, possono essere messe in diretta corrispondenza con i 12 segni zodiacali: ciascuna prende il nome del segno zodiacale più prossimo.


Le 12 Ere Astrologiche
(cliccare per ingrandire)


Il frammento eclittico in cui si trova il Punto Vernale definisce l'Era Astrologica attuale: per determinarla con certezza, è sufficiente misurare l'ampiezza in gradi dell'arco eclittico che separa il Punto Vernale dal Punto Zero precessionale .


Avvento dell'Era dell'Acquario. Ai tempi in cui i testi del Vangelo furono scritti, l'Era Astrologica in corso era l'Era dei Pesci. Questa informazione può essere desunta direttamente dal testo, dove viene espressa in maniera simbolica:


Il primo giorno degli Azzimi,
quando si sacrificava la Pasqua
i suoi discepoli gli dissero:
«Dove vuoi che andiamo a preparare
perché tu possa mangiare la Pasqua?»

Egli mandò due dei suoi discepoli e
disse loro: «Andate in città,
e vi verrà incontro un uomo
che porta una brocca d'acqua

seguitelo.

[Mc.14,12-13]


Il passo del Vangelo di Marco è uno dei pochissimi in cui si trova una indicazione di carattere cronologico. Il testo indica che l'evento si svolge nel " primo giorno degli Azzimi ". La festa degli Azzimi, che si tiene durante il tempo Pasquale, è vicina all'equinozio di primavera, quando il Sole viene a trovarsi in prossimità del Punto Vernale. In questi giorni, osservando la posizione del Sole rispetto allo Zodiaco, è possibile verificare quale sia l'Era Corrente.


L'invito ad "andare in Città", che Gesù rivolge ai discepoli, va inteso come una esortazione a portare l'attenzione al cielo: spesso, nel Vangelo, la città di Gerusalemme rappresenta la realtà, l' orizzonte percettivo del discepolo, e quindi del lettore. Di tutti gli elementi presenti in tale orizzonte percettivo, a Gesù interessa ovviamente il cielo, in quanto simbolo di ciò che è divino.


" Osservando la posizione del Sole durante il tempo pasquale ", dice Gesù, vi accorgerete di trovarvi di anno in anno più vicini all'Era dell'" uomo che porta una brocca d'acqua ", ossia dell'Acquario. L'ordine di "seguire" l'uomo con la brocca, e dunque di entrare prima o poi, nell'Era dell'Acquario, rappresenta, come tutte le istruzioni e tutti i comandi impartiti da Gesù , una azione a cui è del tutto impossibile trasgredire , perchè determinata dalle Leggi universali, in questo caso dalle leggi del moto celeste, che obbligano le Ere a susseguirsi in un ordine stabilito. Il fatto che l'Era dell'Acquario si stia avvicinando, ma non sia ancora iniziata porta a concludere che l'Era attuale - quella in cui vivono i destinatari del messaggio evangelico - sia quella dei Pesci


L'Era dei Pesci. L'Era dei Pesci è associata a Simone, detto Pietro. Uomo pragmatico e di buona volontà, Pietro sembra adatto ad incarnare l’Era contemporanea: ben sviluppata dal punto di vista della dell’esperienza materiale, ma scarsamente attenta ai sottili percorsi dello spirito. A lui, Gesù si rivolge con queste parole:


tu sei Pietro, e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa,
e le porte dell'Ades non la potranno vincere


[Mt. 16,18]


Nell'originale greco, la parola utilizzata al posto del nome Pietro è Πέτρος , che significa "roccia", "sasso": espressioni che ribadiscono la natura grezza e materiale della generazione attuale, che costituirà tuttavia, il fondamento per la costituzione della nuova Chiesa, l'"assemblea". Da sempre, la Chiesa utilizza il Pesce come simbolo dello stesso Gesù, rafforzando l'idea di una correlazione tra Pietro e l'Era dei Pesci:


'Ι ησοῦς Χ ριστός Θ εoῦ Υ ιός Σ ωτήρ: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore


Pietro non ha una importanza superiore agli altri Apostoli. Anzi, in numerose occasioni, Gesù esorta espressamente ciascuno degli Apostoli a non considerare sè stesso più grande o più importante degli altri:


chi è il più grande tra voi
diventi come il più piccolo


[Lc. 22, 26]


Ciononostante, gli elenchi degli Apostoli presenti nei Vangeli di Matteo , Luca e Marco , sono concordi nel nominare Pietro per primo e Giuda per ultimo: un fatto che potrebbe erroneamente indurre ad attribuire una diversa importanza ai dodici. A mio avviso, la Pole Position di Pietro negli elenchi evangelici può essere spiegata soltanto trasponendo l'elenco fra le stelle, dove a ciascun Apostolo corrisponde un segno zodiacale.


Il Primo Segno. Anticamente, il segno associato all'Era Precessionale corrente assumeva il ruolo di primo segno dello Zodiaco: al tempo dei Sumeri, vissuti in piena Era del Toro (III millennio A.C.), il primo segno dello Zodiaco (o segno guida ) era il Toro (1) , l'ultimo era l'Ariete. Nell'Impero Babilonese (600 A.C.), durante l'Era dell'Ariete, il Toro passò in seconda posizione, cedendo il ruolo di primo segno all'Ariete. Se le antiche tradizioni fossero state mantenute anche in epoca Romana, al tempo di Gesù i Pesci avrebbero dovuto assumere il ruolo di segno guida dello Zodiaco, facendo scalare Ariete e Toro rispettivamente in seconda e terza posizione.


Nonostante questa variazione non sia stata introdotta dagli astrologi del tempo, il Vangelo sembra rispettare la tradizione antica. Considerare Pietro "primo tra gli Apostoli" equivale esattamente a considerare i Pesci l'attuale segno guida . E' possibile che il mancato aggiornamento del segno guida ed i mancati adeguamenti asstrologici che avrebbero dovuto discenderne, siano alla base delle numerose incompatibilità esistenti tra l'astronomia e l'astrologia moderne: sarebbe interessante approfondire, ma non è questa la sede.


Ciò che è interessante è invece notare come il ruolo di segno guida venga sempre assunto dal segno che fino all'Era precedente chiudeva lo Zodiaco. Questo fatto sembra essere una applicazione pratica della Legge espressa da Gesù secondo cui:


gli ultimi saranno primi e i primi ultimi


[Mt. 20,16]


L'Elenco degli Apostoli. Partendo da Pietro, è possibile individuare delle corrispondenze tra i segni zodiacali e gli Apostoli, seguendo le indicazioni del Vangelo di Marco, quello che maggiormente, tra i Sinottici, contiene riferimenti di carattere astronomico ed astrologico:


Costituì dunque i dodici, cioè:
Simone, al quale mise nome Pietro;
Giacomo, figlio di Zebedeo e
Giovanni, fratello di Giacomo,
ai quali pose nome Boanerges, che vuol dire figli del tuono;
Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo,
Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo,
Simone il Cananeo
e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.


[Mc. 3,16-19]


L'elenco dei dodici va letto tenendo presente che l'ordine di lettura è quello corrispondente al ciclo ordinario di percorrenza dello Zodiaco da parte del Sole. Quindi se Pietro corrisponde ai Pesci, Giacomo è l'Ariete e Giovanni il Toro. Questi primi tre discepoli, che comprendono un quarto di Zodiaco, sono coloro che vengono ammessi ad assistere alla trasfigurazione di Gesù sul monte e che "regnano" per un periodo di 6.480 anni circa: dall'apparizione biblica di Adamo sulla Terra ai giorni nostri.


L'Ultimo Apostolo. Giuda, che chiude l'elenco dei dodici, è evidentemente l'Acquario. Nell'Ultima Cena, Leonardo da Vinci coglie il senso allegorico dell'elenco degli Apostoli, accostando le figure di Pietro e di Giuda, e mostrando così che se gli estremi dell'elenco si toccano, è proprio perchè l'elenco è circolare::


L'ultima Cena: Pietro siede accanto a Giuda
(cliccare per ingrandire)


Nel Cenacolo, Leonardo rappresenta lo Zodiaco come se fosse una pergamena "srotolata", in modo da poter rappresentare la rotazione precessionale come un moto lineare. Il piano del tavolo rappresenta l'Eclittica, sulla quale il Punto Vernale si sposta da sinistra verso destra. Due soli vassoi contenenti pietanze sono visibili sulla tavola: un piatto di pani, sulla destra, posizionato di fronte a Matteo (Era della Vergine) ed un piatto di pesci, posto proprio davanti a Pietro (Era dei Pesci).


Torneremo in futuro sul significato dei molti dettagli che Leonardo include nel dipinto, spiegando come mai Giuda è parzialmente voltato di spalle, come mai Pietro lo scavalca per parlare con Giovanni, perchè Pietro tiene in mano un coltello e perchè Giacomo alza le mani, in apparente segno di resa ...


________

(1): cfr. Alfred Jeremias, " The Old Testament in the Light of the Ancient East - VOL I ", pag. 73, "Age of Taurus" - Williams & Norgate, 1911.

venerdì 5 agosto 2016

Storia (ipotetica) del Vangelo nelle Stelle

L'esistenza di corrispondenze tra il testo evangelico ed eventi astronomici è stata per lungo tempo scartata dai critici letterari. Ancora adesso viene demonizzata, spesso senza aver indagato realmente le possibilità che questa nuova visione è in grado di aprire.

Dal punto di vista storico, esiste una sottile linea che consente di ricostruire la genesi del Vangelo astronomico, che ha inizio in tempi remotissimi. Tracce di antiche conoscenze sono riscontrabili nei miti, come quello di Ercole, la cui vita può essere interpretata come una allegoria di un intero ciclo precessionale.



Ma non è l'unico: anche Dioniso, il Dio greco della vita e della spontaneità, della creatività del riso, ha una genesi stellare. Nasce dall'unione di Zeus e Semele ed in alcune versioni del mito, in seguito alla morte prematura della sua giovane madre, avvenuta prima che Dioniso nascesse, il piccolo viene salvato da Zeus, che lo nasconde nella propria coscia, consentendo al feto di svilupparsi ed in seguito di nascere.

A mio avviso è estremamente significativo che la forma della costellazione dell'Acquario assomigli ad una figura umana che tiene in un braccio un oggetto segmentato, simile ad una saetta, facendo assomigliare l'Acquario al Sovrano degli Dei, domatore di saette. Ed è ancora più significativo che l'eclittica, ossia il percorso celeste del Sole, tagli la costellazione dell'Acquario-Zeus, esattamente all'altezza della coscia, permettendo di intravedere anche nel mito di Dioniso, un antico evento di "genesi", o meglio "rigenerazione solare". Non a caso, alcune versioni del mito chiariscono come, al pari di per Ercole, anche Dioniso nacque durante un temporaneo oscuramento del Sole.

Il Sole in Acquario - l'Incubazione di Dioniso


Un personaggio storico che non poteva non conoscere i miti e le loro correlazioni astronomiche è sicuramente Eratostene di Cirene: astronomo di fama mondiale, vissuto nel II - III sec. A.C., è noto soprattutto per essere stato il primo uomo a documentare un metodo per stimare la lunghezza del meridiano terrestre. Nato a Cirene, nell'odierna Libia, era un animo dal multiforme ingegno e dagli infiniti interessi: studiò astronomia, fisica, matematica, geografia, scrisse poesie e si interessò, appunto di mitologia stellare, documentando alcune proprie scoperte nei suoi "catasterismi".

Mi sembra che attorno ad Eratostene possa essere ricostruita una storia, forse fantastica, ma sicuramente affascinante, che ha portato alla nascita del Vangelo astronomico. Nel seguito provo a proporre una ricostruzione storica, utilizzando il corsivo, per evidenziare le frasi che sono frutto di ipotesi, e mantenendo i caratteri tradizionali per i fatti storici documentati.



Eratostene divenne Direttore dell'istituzione culturale più importante e più ricca del suo tempo: l'antica Biblioteca di Alessandria, la quale gli diede accesso a conoscenze tramandate da civiltà molto più antiche, oggi in gran parte andate perdute, in seguito all'incendio che devastò la biblioteca nei primi secoli dopo Cristo. Personalmente, ritengo che l'interesse reale che portò Eratostene a studiare le scienze astronomiche fu ciò che nel Vangelo di Giuda viene chiamato "l'Errore delle Stelle":

Gesù rispose dicendo: 

“Giuda, [...] io ti ho spiegato 
i misteri del regno 
e insegnato ciò che riguarda 
l’errore delle stelle 
e la verità sui dodici Eoni.”

[Vangelo di Giuda]

L'"Errore delle Stelle" è una irregolarità ciclica del moto precessionale, capace di alterare la sequenza ordinaria di avvicendamento delle Ere Astrologiche (i dodici Eoni), causato da un evento di "rigenerazione solare".


Secondo i testi gnostici, così come nei miti, gli eventi di "rigenerazione solare" sono connessi strettamente ad una fase di rinnovamento dell'umanità: le possibilità che gli uomini hanno di poter superare questa difficile prova, sono legate alle capacità che ogni individuo ha di approfondire la conoscenza di Sè stesso, affrontando e risolvendo i propri traumi interiori. Questi aspetti, tramandati da tutte le religioni del mondo e recepiti anche dalle recenti correnti new-age, sono in realtà estremamente antichi, e vista la loro diffusione in tutte le culture di ogni epoca, potrebbero non essere stati ignoti anche ad Eratostene e ai suoi contemporanei.

Eratostene comunque approfondì gli aspetti legati alla natura cosmica e ciclica dell'evento di oscuramento e successiva "rigenerazione solare" e si industriò per scoprire quando avrebbe dovuto ripresentarsi. Avendo scoperto che la frequenza di tale evento era legato al moto precessionale e che sarebbe stato anticipato da una eclissi, egli studiò la meccanica celeste determinando le condizioni in cui tale evento avrebbe potuto verificarsi. Stimò il diametro lunare, la distanza Terra-Luna e Terra-Sole, con metodi basati su un intelligente uso delle ombre. Con queste informazioni, è possibile che Eratostene sia arrivato addirittura a costruire il primo rudimentale calendario delle eclissi.



Non è noto se Eratostene conoscesse il moto di precessione: la Storia ufficiale suggerisce che lo scopritore ufficiale sia stato Ipparco di Nicea, vissuto nel II sec. D.C., realizzatore, tra l'altro, del primo catalogo stellare della Storia giunto fino a noi. E' invece possibile che Ipparco abbia proseguito le ricerche di Eratostene, studiando la precessione con l'obiettivo di determinare in maniera più esatta la data dell'evento. Soltanto disponendo di una misura esatta del moto precessionale, sarebbe stato possibile datare l'evento di rigenerazione cosmica.

Le conoscenze raccolte da Eratostene ed Ipparco, oltre alle scoperte realizzate da altri insigni scienziati dell'antichità, furono raccolte con grande scrupolo da un importante vescovo cristiano, Eusebio di Cesarea, vissuto nel III sec. D.C., all'epoca dell'imperatore romano Costantino. Eusebio contribuì a modo proprio alla diffusione dell'opera di Eratostene, ma tenne per sé le ipotesi più coraggiose circa all'evento di rigenerazione cosmica. Avendo compreso che la divulgazione dell'incombenza di tale evento avrebbe da un lato depresso le coscienze, evidenziando il rischio di un possibile trauma planetario nel futuro e dall'altro avrebbe impedito una reale opera di preparazione, fondata sull'approfondimento delle qualità interiori.



Eusebio decise quindi di tramandare ai posteri il messaggio del futuro evento di rigenerazione, in forma allegorica, nascondendolo accuratamente in quelli che sarebbero divenuti i testi sacri della nascente Religione Cristiana. Indisse così il primo, importantissimo, Concilio Ecumenico della Storia della Chiesa, che si tenne nell'anno 325 D.C. a Nicea, città natale di Ipparco. La scelta di organizzare il Concilio proprio a Nicea, in Turchia, sottolinea l'esistenza di una linea di conoscenze che, avendo radici nelle discipline scientifiche del mondo greco antico, si sarebbero tramandate nel futuro Occidente cristianizzato.

Durante il Concilio, vennero attentamente esaminati tutti i Vangeli allora esistenti e vennero selezionati i quattro cosiddetti "Canonici", che divennero allora il fondamento della futura cultura cristiana. Tutti gli altri testi furono scartati e dichiarati eretici. Una caratteristica comune ai testi "ufficiali" è che includevano il racconto della morte e resurrezione del Cristo: una vicenda che gran parte dei testi gnostici allora esistenti, come ad esempio il Vangelo di Tommaso, non riportavano. Per la prima volta, la crocifissione di Cristo veniva ad assumere una importanza straordinaria, ben superiore all'insegnamento interiore che lo stesso Gesù aveva tramandato, proprio perché essa rappresentava il modo in cui in un lontano futuro il Sole sarebbe stato "crocifisso".

Nel Vangelo di Marco, il testo che più degli altri privilegiava la narrazione simbolica a sfondo astronomico, vennero addirittura inseriti riferimenti aventi lo scopo di aiutare i posteri a ricostruire il significato allegorico del testo e la sua genesi:

Costrinsero a portare la croce di lui 
un certo Simone di Cirene, 
padre di Alessandro e di Rufo, 
che passava di là, tornando dai campi.

[Mc. 15, 21]

Durante l'eclissi, il Sole crocifisso sarebbe stato "aiutato", ossia affiancato dalla Luna, che viene qui chiamata "Simone di Cirene". Simone è il nome originale di Pietro, che rappresenta l'Era dei Pesci, la generazione di uomini che assisterà all'oscuramento solare:


«Una generazione perversa 
e adultera pretende un segno! 
Ma nessun segno le sarà dato, 
se non il segno di Giona profeta. 
Come infatti Giona rimase tre giorni 
e tre notti nel ventre del pesce, 
così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni 
e tre notti nel cuore della terra.

[Mt. 12, 39-40]

Cirene è la città natale di Eratostene, che tanto si dedicò allo studio degli astri e delle eclissi. I figli del Cireneo, Alessandro e Rufo, potrebbero costituire dei riferimenti alle città di Alessandria d'Egitto e Roha, le due località dell'antico Egitto che Eratostene utilizzò per condurre il proprio esperimento di misura della lunghezza del meridiano terrestre (si tratta di una mia ipotesi, in quanto, benché non esistano prove documentali certe, la tradizione vuole che la seconda località scelta da Eratostene non fosse Roha, bensì la città di Siene, vicino all'attuale Assuan).

Gli eventi della vita di Gesù, vennero adeguatamente reinterpretati e raccontati in modo da arrivare ad assomigliare sempre più a ciò che si sarebbe verificato nei cieli, in occasione della "rigenerazione solare". La vicenda del Dio incarnato in un corpo mortale, che operò il bene e che per questo subì una terribile passione, che lo portò a morire sulla croce per poi risorgere miracolosamente, si è radicata profondissimamente nelle coscienze e negli animi di tutte le civiltà del mondo, arrivando a costituire un nuovo archetipo.



La speranza di Eusebio era che arrivati nel difficile giorno in cui il Sole avrebbe cessato di illuminare la Terra, gli uomini avrebbero istintivamente richiamato alla mente quell'antico racconto, riconoscendo nel proprio astro il Dio che in capo a tre giorni sarebbe rinato. Questa consapevolezza istintiva, avrebbe dovuto, secondo Eusebio, aiutare gli uomini a non perdere le speranze nel momento più terribile e più buio. Per ottenere questo scopo, Eusebio e gli altri partecipanti al Concilio di Nicea indussero l'Imperatore Costantino, di religione pagana, ad adottare il Cristianesimo come Religione ufficiale dell'Impero Romano.

A mio avviso, Costantino non avrebbe mai accettato di introdurre la religione cristiana a Roma se non avesse intravisto delle ragioni di sicurezza nazionale. Forse, messo al corrente da Eusebio dei risultati delle ricerche di Eratostene ed Ipparco, Costantino valutò che un possibile oscuramento solare, ancorché temporaneo, avrebbe potuto causare la fine della civiltà e di Roma ed accettò di contribuire attivamente al piano di Eusebio per scongiurarne la distruzione. Nel corso dei secoli ,i prosecutori del piano di Eusebio fecero sì che il Cristianesimo venisse diffuso in ogni angolo del globo, con l'obiettivo del tutto particolare di mettere a conoscenza quante più persone possibile dei fondamenti della religione cristiana. Oggi quei fondamenti sono noti anche alla maggior parte della popolazione mondiale: una condizione che rientra chiaramente nel piano originale:

E prima bisogna che il vangelo
sia predicato fra tutte le genti

[Mc. 13, 10]

Se questa favola si rivelasse vera, forse si potrebbe trovare mille argomentazioni contro i metodi adottati da Eusebio e dalle più alte gerarchie della Chiesa, ma di certo non si potrebbe provare una profondissima ammirazione per il senso di responsabilità che questa istituzione ha sentito di voler sostenere, portando a compimento un piano di altissimo valore, in difesa dell'umanità e della vita.

sabato 30 luglio 2016

Ercole

Ercole - il Semidio


Ercole è un semidio: nasce dall'unione di Zeus con la regina Alcmena, consorte del Re Anfitrione, partito per una lunga campagna di battaglie. Per potersi unire alla Regina, Zeus inscena un imprevisto rientro in patria del Sovrano, assumendone le sembianze.


Il termine semidio viene oggigiorno utilizzato per identificare la condizione di molti personaggi appartenenti ai miti pagani, nati in condizioni molto simili a quelle in cui venne concepito e messo al mondo Ercole. 

Eppure l'espressione semidio si potrebbe adattare molto bene anche a Gesù, che definisce sè stesso sia "Figlio di Dio", sia "Figlio dell'Uomo".

Così come Gesù, Ercole ha forma umana, e sperimenta su sè stesso i limiti imposti da una esistenza incarnata, affrontando prove ed ostacoli, ed incontrando numerosi avversari. Al termine della sua esistenza, Ercole ottiene la libertà, mentre Gesù ascende al Cielo: in entrambi i casi, i due uomini divini si affrancano dalle fatiche e dalle prove terrene.

Il Mito Solare


Naturalmente anche il mito di Ercole ha una corrispondenza astronomica: appena nato, per permettere al piccolo di fortificarsi ed assumere la ben nota forza che lo renderà invincibile, Zeus lo accosta al seno della moglie Hera addormentata, in modo che questa possa nutrirlo con latte divino. Il busto di Hera è una delle forme che possono essere intraviste nella via Lattea, in opportune condizioni di osservazione.


La Via Lattea - Il Busto di Hera


Il seno della Dea è costituito da due nebulose: forse la trifida e la laguna nella costellazione del Sagittario, vicino al Centro Galattico.

Secondo una delle versioni del mito la Dea, svegliandosi all'improvviso, si liberò del piccolo e lasciò che il latte fluisse liberamente dal suo petto, depositandosi sulla sfera celeste e dando così origine alla Via Lattea. Nel libro "le Fatiche di Ercole", Alice Baley ha cercato di dimostrare come la vita del semidio costituisca un percorso iniziatico, in cui ciascuna impresa può essere messa in relazione con un segno zodiacale.

Ercole non è che uno dei numerosissimi semidei la cui storia può essere scritta sulla volta celeste e ricollegata direttamente alla rotazione precessionale. Un altro validissimo esempio è Dioniso, che vedremo in un post futuro. Il mito racconta innumerevoli volte di come il Sole sia noto, morto e rinato, dando origine ad eventi che hanno modificato gli assetti e gli equilibri del Sistema Solare. 

I Tre Giorni di Buio (di nuovo!)


Ogni volta, e questo caso non fa eccezione, il mito riporta come un evento di "rigenerazione solare" sia stato preceduto da un periodo di buio assoluto - in cui presumibilmente il Sole è stato temporanamente offuscato - avente la durata di tre giorni. La leggenda dei "tre giorni di buio" è presente anche nella vicenda di Ercole: Zeus trascorse infatti insieme ad Alcmena una "notte lunga tre giorni" ed in quel periodo concepì il proprio figlio.

Mi pare evidente che il mito riporta continuamente elementi di monito, di avviso per l'umanità: il Sole non ha un comportamento stabile, ma è ciclicamente soggetto a fenomeni di improvviso rinnovamento, preceduti da un momento di temporanea - come chiamarla ... - "disattivazione". L'evoluzione solare implica sensibili alterazioni dello spettro, che contribuiscono a generare nuove epoche sulla Terra e a stimolare l'evoluzione della vita.

venerdì 22 luglio 2016

Il Grande Monarca e la Fine di Pietro

[Nostradamus, Centurie, I-IV]

Nostradamus


Chiariamo subito un dubbio: non sono un "esperto" di Nostradamus - ammesso che al mondo possa esistere qualcuno che possa definirsi tale, in un ambito tanto controverso - ma sono rimasto estremamente affascinato dal lavoro di questo straordinario personaggio. Gran parte del merito di avermi fatto apprezzare la formidabile opera di cesellatura e incastonamento letterario presente nelle "Centurie", va a Natale Lanza, che nel suo Blog " Codice Nostradamus ", così come nei suoi libri, svela parte delle tecniche di encryption , utilizzate dal Maestro Michel de Notre-Dame per codificare un messaggio cifrato.


Le quartine scritte nelle Centurio sono di due tipi: quelle che contengono il "vero" messaggio del Maestro, accuratamente celato, e quelle - la maggior parte - che contengono le istruzioni per la decifrazione, che cambiano di continuo ed utilizzano riferimenti incrociati tra le diverse opere. Naturalmente i due tipi di quartine sono miscelati e sta al lettore "sapiente" ricostruire il messaggio originale, a prima vista indecifrabile. Tutte queste informazioni sono mascherate in modo da apparire al lettore inesperto come generiche "profezie". Tuttavia, il senso ultimo delle Centurie non è fornire ai posteri previsioni sugli eventi futuri, ma mascherare un preciso messaggio, rivolto, sostiene lo stesso Lanza, ai Templari , o ai loro discendenti. Si tratta della rivelazione di alcuni aspetti ed eventi relativi agli ultimi tempi, al Grande Monarca e al Santo Graal.


Il Grande Monarca

Questo doveroso inciso era indispensabile per introdurre il tema del giorno. Il Grande Monarca è una figura presente in moltissime profezie cristiane :

"un Grande Re sorgerà
per combattere i nemici di Dio.

Egli li sconfiggerà,
verrà concessa al mondo la pace
e la Chiesa sarà liberata dalle sue angosce."

[ III-IV secolo, profezia di San Metodio]

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"Il Grande Monarca sarà in guerra
fino all’età di 40 anni;

un Re del Casato del Giglio,
egli radunerà grandi eserciti
per scacciare i tiranni dal suo impero... "

[ VI secolo, profezia di San Cataldo di Taranto ]

Secondo N. Lanza, il "Grande Monarca" citato nelle "Centurie", é un personaggio reale, un uomo in carne e ossa. Personalmente, non concordo con questa idea e tendo ad identificare questo misterio so sovrano con qualcos'altro . La quartina I-IV che apre il post, può essere tradotta in questo modo:

Dall’universo sarà fatto un Monarca,
Che in pace e vita non sarà a lungo:
Allora si perderà la barca del pescatore,
Sarà retta nel più grande detrimento.

[Nostradamus, Centurie, I-IV]


Aggregando le informazioni ottenute dalle diverse fonti, si apprende che il Grande Monarca è un Re, che combatte 40 anni prima di salire al trono, e che è costretto a soffrire diversi tormenti nel suo breve periodo di regno. L'allusione ad un grande re destinato a regnare per un breve periodo è presente anche nell'Apocalisse di Giovanni ( qui il brano in versione integrale ):

"Le sette teste sono i sette colli
sui quali è seduta la donna;
e sono anche sette re.

I primi cinque sono caduti,
ne resta uno ancora in vita,
l'altro non è ancora venuto
e quando sarà venuto, dovrà rimanere per poco. "

[Apocalisse, 17, 9-10]

Il Calcolo Astronomico


Facciamo un breve calcolo. Il fatto che Gesù sia nato a Betlemme, dal punto di vista astronomico / astrologico puó significare che la civiltà, il kosmos attuale, inteso come modo comune di percepire l'universo, è nato nell' Era della Vergine : quando cioè l'equinozio di primavera era allineato con la porzione eclittica dedicata a questo segno.

La Vergine, anticamente chiamata "casa del Pane"

Da quell'epoca, trascorsa circa 13.000 anni fa, la  precessione degli equinozi  ha fatto sí che il Punto Vernale , ossia il punto sull'Eclittica in corrispondenza del quale si trova l'Equinozio di Primavera, percorresse lo Zodiaco in senso Orario, raggiungendo la porzione eclittica dedicata ai Pesci, dove si trova oggi.


Scostamento del Punto Vernale nel corso degli ultimi 13.000 anni circa
per effetto della Precessione degli Equinozi.


Quando l'Apocalisse fu scritta, nel primo secolo D.C., l'Era dei Pesci era appena cominciata: pertanto cinque Re (Leone, Cancro, Gemelli, Toro ed Ariete) erano "caduti", uno (Pesci) era "ancora in vita" e l'altro (Acquario) sarebbe dovuto venire. Ecco perchè San Giovanni scrive:

I primi cinque sono caduti,
ne resta uno ancora in vita,
l'altro non è ancora venuto

[Apocalisse, 17, 10]

Come abbiamo già avuto modo di spiegare , l'Era dell'Acquario non seguirà un iter regolare come le precedenti. Anzi, è destinata, proprio nei primissimi anni , a stravolgere completamente le aspettative dell'umanità, che attendono un nuovo periodo di pace e fratellanza, con un evento in grado di alterare la successione precessionale, generando di fatto un "salto". Proprio il salto dell'Era è il motivo per cui il settimo re ...


... quando sarà venuto,
dovrà rimanere per poco.

[Apocalisse, 17, 10]

in pace e vita non sarà a lungo


[Nostradamus, Centurie, I-IV]


Il fatto che il Grande Monarca sia una Era Astrologica rende giustizia all'affermazione di Nostradamus, che lo dipinge come un Sovrano che prende il trono per volere delli stesso universo:

Dall’universo sarà fatto un monarca


[ Nostradamus, Centurie, I-IV ]

Proprio come avviene nel Vangelo, Nostradamus non "profetizza" - a mio avviso - nel vero e proprio senso del termine, ma spiega quali saranno i fenomeni di carattere astronomico - e quindi astrologico - che si devono presentare in futuro. In questo caso, egli anticipa semplicemente il cambio d'Era, ossia un fenomeno naturale, dovuto alla precessione degli equinozi.

Anche i 40 anni di battaglia citati nella profezia di San Cataldo sono facilmente spiegabili. Le Ere Astrologiche hanno infatti una durata complessiva di 2160 anni (1/12 della durata complessiva di un ciclo precessionale, pari a 25.920 anni). Il passaggio da un'Era alla successiva non è un evento immediato, ma un fenomeno astronomico avente una durata di circa 40 anni (36, secondo l'astronomia moderna), in cui l' Era precedente e la succes siva "combattono metaforicamente per il trono".

Il tema della durata del "cambio d'Era è già stato affrontato diverso tempo fa, tuttavia mi sembra utile richiamare alcuni concetti astronomici, fondamentali per capire la particolarissima condizione in cui ci troviamo. La rotazione precessionale fa sì che Punto Vernale percorra lo zodiaco in senso orario ad una velocità di circa 1/72° di grado d'arco all'anno. In maniera del tutto equivalente, sono soggetti al medesimo scostamento gli altri punti equinoziali e solstiziali.

Nel 1997, la più autorevole voce esistente al mondo in fatto di moti celesti, vale a dire l'astronomo belga Jean Meeus , collaboratore della Nasa e riferimento di primissimo piano per chi realizza software di modellazione astronomica e per il controllo numerico dei telescopi, ha pubblicato il volume " Mathematical Astronomy Morsels ", nel quale ha dimostrato che nel Maggio 1998, i punti equinoziali e solstiziali sono stati perfettamente allineati con l'Equatore Galattico: una configurazione che si verifica ogni 13.000 anni circa.



[Jean Meeus, Mathematical Astronomy Morsels , 1997]

Come è stato evidenziato nel post precedente , è ragionevole ipotizzare che le popolazioni antiche considerassero il punto A di incrocio tra Eclittica ed Equatore Galattico , che si trova vicino alla costellazione dei Gemelli, come il Punto Zero precessionale. Il che significa che a partire da quel punto, era possibile disegnare all'interno del cerchio eclittico un dodecagono regolare, i cui vertici costituivano gli estremi di ciascuna Era Astrologica. L'epoca in cui ci troviamo, caratterizzata dall'attraversamento del Punto Zero da parte di un punto solstiziale, é quindi a tutti gli effetti un importante momento di transizione. Ma tutto questo cosa c'entra coi 40 anni di passaggio da una Era alla successiva?


C'entra perchè anche se l'allineamento tra punti solstiziali ed equatore galattico è avvenuto nel solo anno 1998, bisogna considerare che il Sole non ha dimensioni puntiformi: visto dalla Terra, il Sole appare come un disco avente una ampiezza pari a 1/2 grado angolare. Pertanto, negli anni appena precedenti ed appena successivi al 1998, osservando il Sole nell'esatto istante del Solstizio, si sarebbe potuto notare che il punto A, appariva all'interno del disco solare. Questa condizione è perdurata dal 1980, in cui il punto A si trovavva nella posizione A', al 2016, in cui il punto A occupa la posizione A": 36 anni in totale.


40 anni




Gli antichi, non disponendo di strumenti ottici troppo precisi (stiamo parlando di frazioni di grado angolare), devono aver approssimato la durata di questo periodo di "interregno" stimandolo in 40 anni: ammettendo che il Punto Zero coincidesse davvero con la Croce Celeste, questi 40 anni si dovrebbero estendere dal 1980 al 2020. Durante questo periodo, il disco solare nell'esatto istante del solstizio, appare diviso tra segmenti eclittici appartenenti ad Ere differenti, originando il mito della "battaglia" per il Regno che dura per 40 anni. Le profezie relative al Grande Monarca descrivono questo periodo come un turbolento intervallo temporale in cui il Grande Monarca (Era dell'Acquario) ed il Papa Santo (Era dei Pesci), governano insieme il mondo.

Da un punto di vista strettamente astronomico, l'attesa del Grande Monarca è dunque finita, perchè dalla primavera del 2017 avrà ufficialmente inizio l'Era dell'Acquario. Tuttavia, gli antichi ci informano che in realtà dovremo attendere fino al 2020, quando il giorno del solstizio si verificherà un'eclissi assolutamente unica ... Ma di questo parleremo in futuro.

domenica 18 gennaio 2015

Il Punto Zero Precessionale

Lo Zodiaco Tradizionale e l'Era dell'Acquario

Il calendario precessionale è il principale riferimento per fornire una adeguata interpretazione alla mitologia evangelica di matrice astronomica ed astrologica. Il moto precessionale deriva dalla lenta rotazione dell'asse terrestre attorno ad un asse, chiamato asse precessionale, passante per il centro della Terra e perpendicolare all'Eclittica. Il tempo necessario perchè l'asse terrestre compia una rotazione precessionale completa è pari a 25.960 anni circa: questo periodo di tempo è convenzionalmente chiamato Anno Platonico, o Grande Anno.

Lo Stellario

Il trascorrere del Grande Anno viene osservato misurando lo spostamento sull'eclittica del Punto Vernale, il punto che identifica la posizione del Sole nel giorno dell'equinozio di Primavera. Questo spostamento è pari a circa 1/72 di grado angolare all'anno. Gli antichi conoscevano questo fenomeno: la Storia attribuisce la scoperta del moto precessionale a Ipparco di Nicea, vissuto nel II sec. A.C., ma esistono evidenze, soprattutto di carattere culturale e antropologico, che potrebbero indurre ad anteporre anche di parecchi millenni la scoperta della precessione degli equinozi.

Come l'anno solare tradizionale, il Grande Anno è suddiviso in dodici porzioni: i mesi dell'Anno Platonico prendono il nome di Ere Astrologiche e vengono generalmente messi in relazione con i segni zodiacali. Il segno zodiacale in corrispondenza del quale viene a trovarsi il Punto Vernale dà il nome all'Era Astrologica corrente. Attualmente, il Punto Vernale si trova in corrispondenza della costellazione dei Pesci: ci troviamo pertanto nell'Era dei Pesci. Poichè lo scostamento del Punto Vernale è retrogrado, ossia rivolto in direzione contraria al moto convenzionale del Sole nel corso dell'anno, l'Era precedente a quella dei Pesci è stata quella dell'Ariete, mentre la prossima dovrebbe essere quella dell'Acquario (l'uso del condizionale si riferisce alla possibilità, evinta dalle Sacre Scritture, ed esplorata su questo Blog, che nella transizione dall'Era dei Pesci a quella dell'Acquario si potrebbe verificare una significativa alterazione del moto precessionale ordinario).

Nel Vangelo sono presenti numerosi riferimenti all'Era Astrologica corrente: il termine greco usato da Gesù per indicare questo periodo di tempo è "αἰῶν" (Aeon, "Eone"), spesso tradotto con "mondo".
καὶ ἰδοὺ ἐγὼ μεθ' ὑμῶν εἰμι πάσας τὰς
ἡμέρας ἕως τῆς συντελείας τοῦ αἰῶνος
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, 
fino alla fine dell'Era
[Mt. 28, 20]

Uno dei problemi che la moderna astrologia non è ormai più in grado di risolvere è determinare esattamente i confini di ciascuna Era Astrologica. Gli astrologi moderni non sono nemmeno concordi in merito alla durata delle Ere: alcuni sostengono che tutte abbiano uguale durata; altri invece sostengono che la durata di ciascuna Era sia proporzionale all'estensione della proiezione sulle eclittica della corrispondente costellazione zodiacale. Secondo quest'ultima ipotesi, l'Era della Vergine, la più estesa costellazione zodiacale, avrebbe una durata significativamente maggiore rispetto all'Era della piccola costellazione della Bilancia.

L'ipotesi sostenuta in questo blog è che tutte le ere astrologiche abbiano uguale durata, e possano quindi essere rappresentate come altrettante porzioni di eclittica, ciascuna delle quali ha una estensione di 30° gradi angolari (360° / 12). Nella figura seguente, l'eclittica ed i dodici segmenti sono rappresentati in giallo. Il cerchio lilla rappresenta l'Equatore Celeste, ossia la proiezione sulla sfera celeste dell'equatore terrestre. L'intersezione di questa linea con l'eclittica individua i punti equinoziali: in rosso è evidenziato il Punto Vernale, ossia il punto corrispondente all'equinozio di primavera. Il cerchio azzurro rappresenta invece la Via Lattea, definita da Cicerone (102 - 49 A.C.) "Orbis Lacteus", ossia l'intersezione del Piano Galattico con sfera celeste.

Assetto del Sistema Solare

Secondo il modello appena esposto, ciascuna Era Astrologica ha una durata di circa 2.160 anni (25.920 anni / 12) ed è sufficiente sapere quale sia il punto di congiunzione tra due qualsiasi Ere consecutive, per conoscere gli esatti punti di inizio e di fine di ciascuna di esse. Fra i dodici punti di separazione fra le Ere che questa configurazione consente di individuare, se ne può identificare uno particolare, che prende il nome di Punto Zero, e che definisce il punto di inizio dello Zodiaco precessionale.

L'uomo conosce ed utilizza lo Zodiaco da millenni, per scopi molto differenti fra loro: la misura del tempo, l'orientamento, la divinazione. Le prove archeologiche dimostrano che lo zodiaco conosciuto dagli Egizi fosse sostanzialmente identico a quello moderno. Non è tuttavia irragionevole pensare che lo Zodiaco non sia nato in Egitto, ma risalga ad un'epoca molto anteriore, e che fosse conosciuto anche dalle civiltà Babilonese e Sumera. Lo studioso Zecharia Sitchin sostiene esattamente questa ipotesi, asserendo che il meccanismo delle Ere Astrologiche trovi precisi riscontri nelle tavolette Sumere del V millennio A.C.

La definizione di un Punto Zero capace di resistere alla prova del tempo non è una impresa da poco: il punto zero ideale deve rispettare tre condizioni essenziali:
  • deve trovarsi sull'eclittica;
  • deve essere facilmente identificabile, e quindi essere possibilmente un oggetto luminoso;
  • deve muoversi il meno possibile, anche nel corso dei millenni.
Delle tre condizioni l'ultima è la più difficile da soddisfare, poichè nel corso dei millenni, le distanze reciproche tra le stelle variano sensibilmente. Le stelle sono infatti contraddistinte da un "moto proprio", dovuto all'effettivo spostamento della stella rispetto al centro di massa solare. L'effetto del moto proprio è tutt'altro che trascurabile: se da un lato, l'esigenza di rendere il Punto Zero facilmente identificabile porterebbe a porlo in corrispondenza delle stelle più brillanti, il requisito di inamovibilità porta ad escludere innanzitutto proprio quelle stelle, dal momento che la luminosità apparente di una stella è fortemente influenzata dalla sua vicinanza e le stelle più vicine sono contraddistinte da un moto proprio più evidente.

La soluzione che personalmente ritengo che gli antichi devano aver adottato, dopo aver sperimentato numerosi tentativi, è utilizzare come Punto Zero il punto di intersezione tra l'eclittica e la Via Lattea. La Via Lattea è infatti costituita da milioni di stelle molto lontane: la loro luminosità è dovuta non alla loro distanza, che è decisamente elevata, ma al loro numero. La distanza elevata fa sì che gli effetti del moto proprio siano sostanzialmente trascurabili.

La Via Lattea interseca l'eclittica in due punti: tra le costellazioni del Sagittario e dello Scorpione, e tra le costellazioni dei Gemelli e del Toro. Il primo di questi due punti identifica grosso modo la direzione in cui si trova, secondo i modelli astronomici moderni, il Centro Galattico. 

 
Il Punto Zero precessionale, tra le costellazioni dei Gemelli e del Toro
Il secondo punto è quello precessionalmente più prossimo alla nostra epoca, ed è il miglior candidato a fungere da Punto Zero zodiacale. Ciascuno dei due punti di intersezione forma una Croce Celeste, su cui il Sole viene ogni anno a trovarsi. Nel periodo compreso tra il 1980 ed il 2016, i due punti vengono a coincidere con i Solstizi invernale ed estivo, facendo apparire l'eclittica come un monte molto regolare, del tutto simile al Calvario.

lunedì 26 maggio 2014

Bartimeo

Il passo che stavo leggendo quel giorno era la guarigione di Bartimeo, fuori dalle mura di Gerico. Vale la pena riportarlo per intero.

Poi giunsero a Gerico. E come Gesù usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una gran folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante, sedeva presso la strada. Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire: "Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!" E molti lo sgridavano perché tacesse, ma quello gridava più forte: "Figlio di Davide, abbi pietà di me!"
Gesù, fermatosi, disse: "Chiamatelo!" E chiamarono il cieco, dicendogli: "Coraggio, alzati! Egli ti chiama". Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. E Gesù, rivolgendosi a lui, gli disse: "Che cosa vuoi che ti faccia?" Il cieco gli rispose: "Rabbunì, che io ricuperi la vista".
Gesù gli disse: "Va', la tua fede ti ha salvato". In quell'istante egli ricuperò la vista e seguiva Gesù per la via.


[Mc. 10, 46-52]

La prosa è scarna, quasi elementare, ed il contesto tratteggiato soltanto a grandi linee. Ma questi sono punti di forza, non di debolezza: il testo riporta solo ed esclusivamente gli elementi essenziali a cogliere il succo della vicenda, e la modalità espressiva semplice evita che l’attenzione del lettore si concentri su inutili fronzoli stilistici.

La scena si svolge ai tempi di Cristo, ma potrebbe essere benissimo ambientata nei sobborghi di una delle nostre città, popolate da moltitudini di sfortunati, che spesso richiamano l’attenzione dei passanti con urla, che per alcuni sono fonte di grande irritazione.
Ad una prima lettura è facile incorrere nell’errore di accontentarsi della mera esposizione dei fatti: potremmo limitarci ad apprendere che due millenni fa, il Figlio di Dio si fece uomo e, con grande umiltà e compassione, portò il proprio amore e la propria benedizione ai reietti della società. Potremmo incamerare questa nozione ed al limite interrogarci circa il nostro atteggiamento nei confronti dei tanti sfortunati a noi contemporanei: avremmo già ottenuto un buon risultato. Ma gli autori dei Vangeli non hanno scritto questo passo soltanto per indurre i lettori a mantenere un atteggiamento più comprensivo verso le persone più disagiate.

C’è un particolare, un piccolo dettaglio che fornisce la primissima indicazione su quale potesse essere il loro scopo principale: il cieco guarito ha un nome, si chiama Bartimeo. Che strano: tanti altri miracolati fanno la loro comparsa nel Vangelo, per un attimo, poi spariscono per sempre, e di nessuno di loro si conosce il nome. Si potrebbe essere indotti a pensare che Bartimeo sia in qualche modo più importante, o che goda di qualche privilegio particolare, ma così non è: come gli altri miracolati, quest’uomo compare di fronte a Gesù, espone al Signore i propri problemi, e non appena questi lo guarisce esce rapidamente di scena. Non ricomparirà più.

Come mai Bartimeo viene ricordato ancora oggi, dopo 2.000 anni? In effetti il Vangelo non si accontenta di riferire il nome di quest’uomo, ma ci informa esplicitamente su chi fosse suo padre: un tale di nome Timeo. Sicuramente è curioso il fatto che Timeo, in latino, significhi “Io temo”, “Io ho paura”: una espressione che ricorda, nel senso che ne sembra l’opposto, il potentissimo “Io sono” pronunciato da Gesù, che atterrisce le guardie dei Farisei mandate a catturarlo la sera del suo arresto:


Appena Gesù ebbe detto loro: “Io sono”, indietreggiarono e caddero in terra.


[Gv. 18, 6]


Se la frase “Io sono” è la manifestazione più compiuta e totale del sé, l’espressione “io temo” è la negazione stessa di tale manifestazione: la tendenza a non fare e a non essere, per paura delle conseguenze.

Anche la modalità di presentazione dei personaggi è particolare: innanzitutto perché la citazione del nome del padre di Timeo potrebbe apparire pleonastica, dal momento che in aramaico, il prefisso Bar- significa “figlio di”, dunque Bartimeo significa già “figlio di Timeo”; in secondo luogo perché nella frase “il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante”, i nomi del padre e del figlio sono citati uno di seguito all’altro, separati solo da una virgola. Le due figure, così affiancate, tendono a sovrapporsi nella mente del lettore, a diventare inscindibili. Ad entrambi sembra essere riferita l’impietosa definizione di “cieco mendicante”, quasi come se la menomazione fisica, o la condizione di indigenza si fossero trasmesse per via ereditaria.

Entrambi sono costretti a portare il peso di un nome che significa paura: una paura che traspare anche dalla loro stessa esistenza, e che sembra pervadere tutto il loro essere. Forse è paura delle persone, o del proprio futuro, o forse è la paura di essere abbandonati o giudicati: non c’è modo di saperlo, dal momento che il Vangelo non lo dice, né riferisce alcunché circa i trascorsi dei due uomini.

Però chiarisce quale sia il loro futuro: o meglio, non si ha notizia di come se la passi Timeo, ma c’è la certezza che ad un certo punto Bartimeo guarisce, gettando via, insieme al proprio mantello, tutta la propria vita precedente. Traducendo i nomi simbolici in italiano corrente, si può affermare che mentre Timeo – “io ho paura” cessa di esistere, almeno nella percezione del lettore, non appena il suo nome viene letto, suo figlio Bartimeo – “figlio di io ho paura”, riesce ad esercitare la professione di cieco mendicante per una riga e mezza soltanto, quindi incontra Gesù e guarisce completamente.

Cosa significa essere figli della propria paura? Nel linguaggio del Vangelo, il “figlio” è colui che rinasce in sé stesso, che riesce cioè a superare completamente un proprio limite o una propria debolezza, trasformandosi in un individuo completamente nuovo, libero dai limiti che affliggevano la versione precedente di sé. Gesù definisce sé stesso sia “Figlio di Dio”, sia “Figlio dell’Uomo”, esattamente come un bambino si autodefinirebbe figlio di un padre e di una madre. L’unione dell’uomo con Dio, metafora dell’unione tra lo Spirito e la Materia, è in grado di generare una nuova stirpe di individui, ossia di esseri indivisi in sé stessi, perfettamente integri, e quindi del tutto simili a Lui. Gesù rappresenta a tutti gli effetti il prototipo di una nuova specie umana.

Anche gli individui evolvono, esattamente come le specie viventi, ed ogni cambiamento costituisce una vera e propria rinascita, un miglioramento, una evoluzione rispetto al proprio passato. È proprio di evoluzione che si sta parlando qui: ad un certo punto Timeo cessa di essere, e Bartimeo comincia ad esistere. I due nomi simbolici si trasformano da nomi propri di persona a soprannomi della stessa persona, o forse addirittura ad aggettivi qualificativi, che descrivono due diversi stili di vita del medesimo individuo: Timeo è il nomignolo che diamo al nostro protagonista finché esercita come mendicante, Bartimeo è la persona che Timeo diventa quando finalmente riesce a superare la propria paura, imprimendo una svolta epocale ad una esistenza che sembrava segnata.

Nel momento in cui la paura viene superata, il miracolo si compie: Timeo trova il coraggio di chiamare a gran voce Gesù. È già consapevole, mentre lo fa, che la sua richiesta di riacquistare la vista verrà accontentata, perché in quel medesimo istante, Timeo sta compiendo un balzo evolutivo, diventando l’essere darwinianamente più evoluto di sé stesso, che rinascerà alla vita come Bartimeo.

La figura del figlio della paura, che abbandonando le proprie paure salva innanzitutto sé stesso, e poi l’umanità intera, è un concetto archetipico, largamente utilizzato nella narrativa, nei fumetti, nel cinema:

Lord Vader: Obi-Wan non ti ha mai detto cosa accadde a tuo padre!
Luke Skywalker: Mi ha detto abbastanza: che sei stato tu ad ucciderlo!
Lord Vader: No, io sono tuo padre!

[“L’Impero Colpisce Ancora”, G. Lucas, 1980]

Il testo dell’evangelista Marco, raccontando di Timeo, sta in realtà parlando al lettore, suggerendogli che Timeo è la sua immagine vista allo specchio: è lui, il lettore, l’uomo che ha paura di riconoscere la miseria della propria vita e di cambiarla. Ed è lui che ha la possibilità di trasformarsi in Bartimeo quando decide di non avere più paura, e di “chiamare Gesù” in suo soccorso. Il momento della chiamata coincide con la piena assunzione di responsabilità della propria esistenza, dopo che la guarigione sarà avvenuta:


Ra?s al-Ghul: Hai paura del tuo potere, della tua rabbia, che spinge a compiere gesti grandiosi o terribili.


[Batman Begins, C. Nolan, 2005]

Quante persone malate, anche in senso metaforico, hanno paura della propria guarigione? Quante temono a tal punto la propria malattia da non riuscire a guardarla, a riconoscerla, ad accettarla? Si dice che le malattie, come ogni esperienza traumatica, siano messaggi che l’anima, per troppo tempo inascoltata, ha dovuto inviare, attraverso il corpo, ad una mente perennemente occupata dalle contingenze del quotidiano: cosa cambierebbe nella nostra vita se anche solo per esercizio decidessimo di dare credito a questa idea?

Oggi temiamo a tal punto di ribellarci ad abitudini che non esprimono nulla di noi stessi, che preferiamo in molti casi poterci ammalare, per poter così ottenere la comprensione delle persone che ci stanno intorno: le stesse che, con le loro aspettative, ci inducono a mantenere quelle abitudini. L’incapacità di guarire, spesso nasconde la paura di come la vita potrebbe essere se fossimo sani: dei doveri cui dovremmo adempiere e delle prove che dovremmo sostenere se non avessimo più l’attenuante della malattia.

Bartimeo insegna quale è la via d’uscita: occorre chiamare a gran voce Gesù, ossia seguire con fiducia le indicazioni che l’anima ci invia su come condurre la propria vita, senza temere il giudizio altrui, senza paura delle conseguenze. Bartimeo avrà sicuramente considerato il fatto che guarendo non avrebbe più suscitato pietà nei suoi simili: un sentimento che per lui costituiva una pur minima fonte di reddito; nonostante ciò ha preferito rischiare, sfidando l’ignoto con tutta la fiducia che aveva a disposizione. Non aveva la più pallida idea di che cosa avrebbe fatto una volta guarito.

Lo stesso mi sentivo chiamato a fare io stesso, leggendo la sua storia: desideravo finalmente partire alla ricerca di ciò che realmente volevo, con buona pace delle aspettative altrui. Desideravo imparare a vedere. Ecco la verità di fronte a cui mi trovavo, la verità di cui ci si può soltanto accorgere: Bartimeo ero io.

Forse, lo scopo che San Marco volle raggiungere inserendo l’episodio di Bartimeo nel proprio Vangelo era proprio questo: far comprendere ai lettori di ogni tempo, che il più forte impedimento al cambiamento della propria vita è proprio la paura del cambiamento.
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