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venerdì 5 agosto 2016

Storia (ipotetica) del Vangelo nelle Stelle

L'esistenza di corrispondenze tra il testo evangelico ed eventi astronomici è stata per lungo tempo scartata dai critici letterari. Ancora adesso viene demonizzata, spesso senza aver indagato realmente le possibilità che questa nuova visione è in grado di aprire.

Dal punto di vista storico, esiste una sottile linea che consente di ricostruire la genesi del Vangelo astronomico, che ha inizio in tempi remotissimi. Tracce di antiche conoscenze sono riscontrabili nei miti, come quello di Ercole, la cui vita può essere interpretata come una allegoria di un intero ciclo precessionale.



Ma non è l'unico: anche Dioniso, il Dio greco della vita e della spontaneità, della creatività del riso, ha una genesi stellare. Nasce dall'unione di Zeus e Semele ed in alcune versioni del mito, in seguito alla morte prematura della sua giovane madre, avvenuta prima che Dioniso nascesse, il piccolo viene salvato da Zeus, che lo nasconde nella propria coscia, consentendo al feto di svilupparsi ed in seguito di nascere.

A mio avviso è estremamente significativo che la forma della costellazione dell'Acquario assomigli ad una figura umana che tiene in un braccio un oggetto segmentato, simile ad una saetta, facendo assomigliare l'Acquario al Sovrano degli Dei, domatore di saette. Ed è ancora più significativo che l'eclittica, ossia il percorso celeste del Sole, tagli la costellazione dell'Acquario-Zeus, esattamente all'altezza della coscia, permettendo di intravedere anche nel mito di Dioniso, un antico evento di "genesi", o meglio "rigenerazione solare". Non a caso, alcune versioni del mito chiariscono come, al pari di per Ercole, anche Dioniso nacque durante un temporaneo oscuramento del Sole.

Il Sole in Acquario - l'Incubazione di Dioniso


Un personaggio storico che non poteva non conoscere i miti e le loro correlazioni astronomiche è sicuramente Eratostene di Cirene: astronomo di fama mondiale, vissuto nel II - III sec. A.C., è noto soprattutto per essere stato il primo uomo a documentare un metodo per stimare la lunghezza del meridiano terrestre. Nato a Cirene, nell'odierna Libia, era un animo dal multiforme ingegno e dagli infiniti interessi: studiò astronomia, fisica, matematica, geografia, scrisse poesie e si interessò, appunto di mitologia stellare, documentando alcune proprie scoperte nei suoi "catasterismi".

Mi sembra che attorno ad Eratostene possa essere ricostruita una storia, forse fantastica, ma sicuramente affascinante, che ha portato alla nascita del Vangelo astronomico. Nel seguito provo a proporre una ricostruzione storica, utilizzando il corsivo, per evidenziare le frasi che sono frutto di ipotesi, e mantenendo i caratteri tradizionali per i fatti storici documentati.



Eratostene divenne Direttore dell'istituzione culturale più importante e più ricca del suo tempo: l'antica Biblioteca di Alessandria, la quale gli diede accesso a conoscenze tramandate da civiltà molto più antiche, oggi in gran parte andate perdute, in seguito all'incendio che devastò la biblioteca nei primi secoli dopo Cristo. Personalmente, ritengo che l'interesse reale che portò Eratostene a studiare le scienze astronomiche fu ciò che nel Vangelo di Giuda viene chiamato "l'Errore delle Stelle":

Gesù rispose dicendo: 

“Giuda, [...] io ti ho spiegato 
i misteri del regno 
e insegnato ciò che riguarda 
l’errore delle stelle 
e la verità sui dodici Eoni.”

[Vangelo di Giuda]

L'"Errore delle Stelle" è una irregolarità ciclica del moto precessionale, capace di alterare la sequenza ordinaria di avvicendamento delle Ere Astrologiche (i dodici Eoni), causato da un evento di "rigenerazione solare".


Secondo i testi gnostici, così come nei miti, gli eventi di "rigenerazione solare" sono connessi strettamente ad una fase di rinnovamento dell'umanità: le possibilità che gli uomini hanno di poter superare questa difficile prova, sono legate alle capacità che ogni individuo ha di approfondire la conoscenza di Sè stesso, affrontando e risolvendo i propri traumi interiori. Questi aspetti, tramandati da tutte le religioni del mondo e recepiti anche dalle recenti correnti new-age, sono in realtà estremamente antichi, e vista la loro diffusione in tutte le culture di ogni epoca, potrebbero non essere stati ignoti anche ad Eratostene e ai suoi contemporanei.

Eratostene comunque approfondì gli aspetti legati alla natura cosmica e ciclica dell'evento di oscuramento e successiva "rigenerazione solare" e si industriò per scoprire quando avrebbe dovuto ripresentarsiAvendo scoperto che la frequenza di tale evento era legato al moto precessionale e che sarebbe stato anticipato da una eclissi, egli studiò la meccanica celeste determinando le condizioni in cui tale evento avrebbe potuto verificarsi. Stimò il diametro lunare, la distanza Terra-Luna e Terra-Sole, con metodi basati su un intelligente uso delle ombre. Con queste informazioni, è possibile che Eratostene sia arrivato addirittura a costruire il primo rudimentale calendario delle eclissi.



Non è noto se Eratostene conoscesse il moto di precessione: la Storia ufficiale suggerisce che lo scopritore ufficiale sia stato Ipparco di Nicea, vissuto nel II sec. D.C., realizzatore, tra l'altro, del primo catalogo stellare della Storia giunto fino a noi. E' invece possibile che Ipparco abbia proseguito le ricerche di Eratostene, studiando la precessione con l'obiettivo di determinare in maniera più esatta la data dell'evento. Soltanto disponendo di una misura esatta del moto precessionale, sarebbe stato possibile datare l'evento di rigenerazione cosmica.

Le conoscenze raccolte da Eratostene ed Ipparco, oltre alle scoperte realizzate da altri insigni scienziati dell'antichità, furono raccolte con grande scrupolo da un importante vescovo cristiano, Eusebio di Cesarea, vissuto nel III sec. D.C., all'epoca dell'imperatore romano Costantino. Eusebio contribuì a modo proprio alla diffusione dell'opera di Eratostene, ma tenne per sé le ipotesi più coraggiose circa all'evento di rigenerazione cosmica. Avendo compreso che la divulgazione dell'incombenza di tale evento avrebbe da un lato depresso le coscienze, evidenziando il rischio di un possibile trauma planetario nel futuro e dall'altro avrebbe impedito una reale opera di preparazione, fondata sull'approfondimento delle qualità interiori.



Eusebio decise quindi di tramandare ai posteri il messaggio del futuro evento di rigenerazione, in forma allegorica, nascondendolo accuratamente in quelli che sarebbero divenuti i testi sacri della nascente Religione Cristiana. Indisse così il primo, importantissimo, Concilio Ecumenico della Storia della Chiesa, che si tenne nell'anno 325 D.C. a Nicea, città natale di Ipparco. La scelta di organizzare il Concilio proprio a Nicea, in Turchia, sottolinea l'esistenza di una linea di conoscenze che, avendo radici nelle discipline scientifiche del mondo greco antico, si sarebbero tramandate nel futuro Occidente cristianizzato.

Durante il Concilio, vennero attentamente esaminati tutti i Vangeli allora esistenti e vennero selezionati i quattro cosiddetti "Canonici", che divennero allora il fondamento della futura cultura cristiana. Tutti gli altri testi furono scartati e dichiarati eretici. Una caratteristica comune ai testi "ufficiali" è che includevano il racconto della morte e resurrezione del Cristo: una vicenda che gran parte dei testi gnostici allora esistenti, come ad esempio il Vangelo di Tommaso, non riportavano. Per la prima volta, la crocifissione di Cristo veniva ad assumere una importanza straordinaria, ben superiore all'insegnamento interiore che lo stesso Gesù aveva tramandato, proprio perché essa rappresentava il modo in cui in un lontano futuro il Sole sarebbe stato "crocifisso".

Nel Vangelo di Marco, il testo che più degli altri privilegiava la narrazione simbolica a sfondo astronomico, vennero addirittura inseriti riferimenti aventi lo scopo di aiutare i posteri a ricostruire il significato allegorico del testo e la sua genesi:

Costrinsero a portare la croce di lui 
un certo Simone di Cirene, 
padre di Alessandro e di Rufo, 
che passava di là, tornando dai campi.

[Mc. 15, 21]

Durante l'eclissi, il Sole crocifisso sarebbe stato "aiutato", ossia affiancato dalla Luna, che viene qui chiamata "Simone di Cirene". Simone è il nome originale di Pietro, che rappresenta l'Era dei Pesci, la generazione di uomini che assisterà all'oscuramento solare:


«Una generazione perversa 
e adultera pretende un segno! 
Ma nessun segno le sarà dato, 
se non il segno di Giona profeta. 
Come infatti Giona rimase tre giorni 
e tre notti nel ventre del pesce, 
così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni 
e tre notti nel cuore della terra.

[Mt. 12, 39-40]

Cirene è la città natale di Eratostene, che tanto si dedicò allo studio degli astri e delle eclissi. I figli del Cireneo, Alessandro Rufo, potrebbero costituire dei riferimenti alle città di Alessandria d'Egitto Roha, le due località dell'antico Egitto che Eratostene utilizzò per condurre il proprio esperimento di misura della lunghezza del meridiano terrestre (si tratta di una mia ipotesi, in quanto, benché non esistano prove documentali certe, la tradizione vuole che la seconda località scelta da Eratostene non fosse Roha, bensì la città di Siene, vicino all'attuale Assuan).

Gli eventi della vita di Gesù, vennero adeguatamente reinterpretati e raccontati in modo da arrivare ad assomigliare sempre più a ciò che si sarebbe verificato nei cieli, in occasione della "rigenerazione solare". La vicenda del Dio incarnato in un corpo mortale, che operò il bene e che per questo subì una terribile passione, che lo portò a morire sulla croce per poi risorgere miracolosamente, si è radicata profondissimamente nelle coscienze e negli animi di tutte le civiltà del mondo, arrivando a costituire un nuovo archetipo.



La speranza di Eusebio era che arrivati nel difficile giorno in cui il Sole avrebbe cessato di illuminare la Terra, gli uomini avrebbero istintivamente richiamato alla mente quell'antico racconto, riconoscendo nel proprio astro il Dio che in capo a tre giorni sarebbe rinato. Questa consapevolezza istintiva, avrebbe dovuto, secondo Eusebio, aiutare gli uomini a non perdere le speranze nel momento più terribile e più buio. Per ottenere questo scopo, Eusebio e gli altri partecipanti al Concilio di Nicea indussero l'Imperatore Costantino, di religione pagana, ad adottare il Cristianesimo come Religione ufficiale dell'Impero Romano.

A mio avviso, Costantino non avrebbe mai accettato di introdurre la religione cristiana a Roma se non avesse intravisto delle ragioni di sicurezza nazionale. Forse, messo al corrente da Eusebio dei risultati delle ricerche di Eratostene ed Ipparco, Costantino valutò che un possibile oscuramento solare, ancorché temporaneo, avrebbe potuto causare la fine della civiltà e di Roma ed accettò di contribuire attivamente al piano di Eusebio per scongiurarne la distruzione. Nel corso dei secoli ,i prosecutori del piano di Eusebio fecero sì che il Cristianesimo venisse diffuso in ogni angolo del globo, con l'obiettivo del tutto particolare di mettere a conoscenza quante più persone possibile dei fondamenti della religione cristiana. Oggi quei fondamenti sono noti anche alla maggior parte della popolazione mondiale: una condizione che rientra chiaramente nel piano originale:

E prima bisogna che il vangelo
sia predicato fra tutte le genti

[Mc. 13, 10]

Se questa favola si rivelasse vera, forse si potrebbe trovare mille argomentazioni contro i metodi adottati da Eusebio e dalle più alte gerarchie della Chiesa, ma di certo non si potrebbe provare una profondissima ammirazione per il senso di responsabilità che questa istituzione ha sentito di voler sostenere, portando a compimento un piano di altissimo valore, in difesa dell'umanità e della vita.

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