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lunedì 2 agosto 2021

L'Ascesa di Dioniso


Avete ragione, sono stato un po' "latitante". D'altra parte scrivere è inutile quando non si ha nulla di interessante da dire. Adesso lo spunto viene dalla fine del mese delle "parate" dedicate all'orgoglio omosessuale e tematiche annesse. Un tempo erano fenomeni sporadici, nati dalla volontà di reprimere un dissenso verso alcune consuetudini sociali; adesso sono un fenomeno planetario, protetto e benedetto, quando non apertamente sponsorizzato, dai governi occidentali e potentemente sfruttato dalle multinazionali.

Quest'anno, l'invadenza di tale fenomeno è stata particolarmente invasiva, anche perché le manifestazioni "arcobaleno" sono diventate il teatro dove mettere in scena episodi in grado di dividere l'opinione pubblica e l'elettorato, garantendo al potere la propria sopravvivenza.

Ciò che a noi interessa è l'origine, nobilissima, del fenomeno, che come ogni aspetto della nostra vita obbedisce a schemi opportunamente disegnati attraverso le stelle.

Arcana Ricordo


Le stelle custodiscono i segreti della nostra intera esistenza. Pianificano tempi e modi con cui manifestare certi fenomeni sulla terra, orientano le nostre reazioni e le nostre scelte. No, non sto dicendo che il "Libero Arbitrio" non esiste: sto dicendo che noi siamo chiamati ad utilizzare il nostro Libero Arbitrio all'interno di un corso degli eventi che ha un andamento ciclico e che è in gran parte predeterminato. Le scelte migliori, quelle più alte, le più nobili, hanno la proprietà di spezzare l'incantesimo ed orientare gli eventi verso percorsi nuovi, evitando il ripetersi di esperienze spiacevoli. Questo processo prende il nome di "acquisizione di consapevolezza".


Secondo la teoria che ho esposto in questi scritti e nei video pubblicati sul canale ArcanaRicordo, i cicli evolutivi umani hanno una base che è intrinsecamente connessa al ciclo precessionale, avente durata indicativa di 25.920 anni e legato alla variazione di orientamento dell'asse terrestre. Ogni ciclo si sviluppa nel corso di un emiciclo precessionale, al termine del quale uno "sconvolgimento" di portata planetaria determina un nuovo assetto del pianeta e delle creature che lo popolano.



Secondo Rudolf Steiner il percorso evolutivo umano può essere diviso in sette "razze radicali": Polari, Iperborei, Lemuri, Atlanti, Ariani (la razza attuale), a cui si aggiungono due razze future. Ciascuna razza radicale è suddivisa in sette "sottorazze". Ciascuna razza radice ha caratteristiche molto particolari, sia in termini fisici, sia in termini di intelletto. Le razze nostre antenate erano costituite da creature molto "poco materiali": i loro corpi erano più simili a sostanze gassose, poi liquide. Il tempo ha permesso un progressivo consolidamento verso lo stato solido ed una corrispondente evoluzione delle facoltà: ad esempio, gli Atlanti erano del tutto privi di un intelletto razionale, ma disponevano di una spiccata memoria; facoltà del tutto ignota ai Lemuri, vissuti prima di loro. Per chi volesse approfondire segnalo il suo volume "Cronaca dell'Akasha", pubblicato nel 1953.


Gli scritti teosofici a cui Steiner fa riferimento non riportano una cronologia degli eventi che hanno scandito l'evoluzione umana, sia perché l'ambiente dove i nostri antenati vivevano era profondamente diverso dal nostro, sia perché quegli "uomini" non disponevano ancora di facoltà che consentissero di misurare lo scorrere del tempo. Non essendo chiaro quanto possa vivere una razza, è complicato fare qualunque parallelo con il ciclo precessionale. Tuttavia mi pare interessante che secondo Steiner l'evoluzione da una razza alla successiva non sia avvenuta grazie ad un processo lineare ed omogeneo, ma abbia avuto più che altro le caratteristiche di una speciazione, un mutamento relativamente improvviso verso una razza del tutto diversa dalla precedente, che ha finito poi per soppiantarla. Buona parte degli evoluzionisti moderni sostiene che i processi speciativi siano in realtà quelli più comuni in natura. Nel caso delle razze, la speciazione è stata agevolata, a volte addirittura indotta, proprio da eventi catastrofici avvenuti periodicamente sul nostro pianeta.


Steiner non è particolarmente sensibile al tema delle datazioni. Anzi, ben consapevole del fatto che la Storia che emerge dai "registri akashici" si trovi spesso in contrasto con le evidenze fossili, arriva a dichiarare che:

La scienza e il ragionamento logico non potranno mai, in virtù della loro natura, stabilire che cosa sia possibile o impossibile; il loro compito è soltanto di spiegare quello che l'esperimento e l'osservazione hanno accertato.
[Cronache dell'Akasha, Parte I]

Tuttavia, nell'introduzione al volume ricorda l'idea di Platone che l'Atlantide si sia inabissata nel 9.600 A.C.: a tal proposito scrive:

È di ieri la tappa geologica che determinò la scomparsa dell'Atlantide. Demetrio Merezkovski (Atlantide-Europa), sulla scorta di Fred Finch Strong, di Spence e dello stesso Termier, ricorda che al microscopio è visibile la differenza tra la lava che si solidifica all'aria e quella che si rapprende subito nell'acqua; inoltre, c'è un periodo di tempo, di circa 15.000 anni, dopo il quale i cristalli lavici, sotto l'azione dell'acqua marina, si sgretolano. Latachilite (lava vitrea), pescata nel 1898 al largo delle Azzorre, a circa 900 chilometri dalle isole, risulta formata all'aria, e non sott'acqua, né si è sgretolata.

La sua età è dunque inferiore a 15.000 anni e si può far coincidere con la fine dell'Atlantide che, secondo Platone, risale a 9.600 anni avanti Cristo

[R. Steiner, "Cronache dell'Akasha", Nota all'Introduzione]



La transizione tra Era della Vergine ed Era del Leone, in cui a nostro avviso si è verificato l'ultimo "cataclisma precessionale" (con ogni probabilità quello del diluvio) si situa proprio tra le date indicate, intorno all'anno 11.000 A.C.. Dal punto di vista archeologico, questa datazione combacia con il ritrovamento dei più antichi reperti esistenti al mondo, ritrovati in Turchia nel sito di Gobekli Tepe, che risalgono proprio a quell'epoca.



Ciclo Precessionale
(cliccare per ingrandire)


Diversi fattori quindi concorrono ad identificare l'11.000 A.C. come il periodo storico che potremmo considerare come l'inizio dei "nostri tempi". Del resto, non disponiamo di documenti storici precedenti a questa data. La lettura dei Vangeli in chiave astrologico-precessionale porta una ulteriore conferma, indicando la "Vergine" e la rispettiva Era come un periodo di incubazione che precede la nascita del ciclo che stiamo vivendo. L'Era del Leone è invece il primo vero periodo storico, in cui il pianeta - e l'umanità con esso - ha iniziato il proprio percorso sul piano evolutivo che stiamo tutt'ora sperimentando. Ne abbiamo parlato diffusamente nel ciclo di video "Il Presepe Celeste".


Una lettura basata sui medesimi criteri porta ad identificare il limite superiore del ciclo nella transizione d'Era Pesci-Acquario, che sappiamo essere prossima, se non addirittura in corso. Purtroppo non disponiamo di molti riferimenti astronomici per convalidare questa affermazione, dal momento che come sappiamo non disponiamo di informazioni sufficienti per determinare con sicurezza la posizione del Punto Zero. Tuttavia sappiamo che la durata della transizione d'Era è pari a 40 anni circa, perlomeno dal punto di vista strettamente astronomico; dal punto di vista sociale, le "code" della transizione si possono avvertire anche a diverse centinaia di anni di distanza. D'altra parte, l'equazione "come in Cielo, così in Terra" non è completamente biunivoca: la precedenza data al termine "Cielo" rispetto alla parola "Terra" sembra voler indicare che è necessario del tempo perché ciò che accade in Cielo si possa riflettere sulla Terra.


Il periodo storico che stiamo vivendo è estremamente complesso perché ai cambiamenti dovuti alla transizione Pesci-Acquario, si affiancano quelli derivanti dall'avvicinarsi della fine dell'emiciclo. I cambiamenti d'Era sono sempre traumatici, dal momento che tendono a cambiare gli elementi fondanti delle civiltà che entro i confini di ciascuna Era si sviluppano e prosperano. La transizione tende a sconvolgere usi, costumi e consuetudini perché cambia l'idea di ciò che viene considerato socialmente utile ed accettabile. Tuttavia, le transizioni sono generalmente governate da un sostanziale equilibrio, che permette di vedere sempre un lato positivo nel cambiamento. La conclusione di un emi-ciclo è invece una esperienza totalmente destabilizzante e catartica, che agisce profondamente sia a livello individuale, sia a livello collettivo. La nascita del nuovo ciclo richiede un abbandono completo e totale dei criteri fondanti dell'esistenza stessa, che deve ricostruirsi su principi totalmente nuovi. Indubbiamente, la sovrapposizione di questi due fenomeni ha un effetto dirompente sulla società attuale, che sperimenta una sempre crescente polarizzazione delle posizioni su tutti i temi dell'attualità.



Le ultime tre Ere Astrologiche vissute dall'umanità sono state Toro, Ariete e Pesci. Il Toro, segno di terra, ha visto l'espansione di civiltà territoriali, abili nella costruzione di pesanti edifici in pietra. In Sardegna, lo si ritrova nelle tombe ipogee soprannominate "Domus de Janas", risalenti al 4.000 A.C. Nella Bibbia, quest'epoca è simbolicamente rappresentata dalla prigionia degli Ebrei in Egitto, condannati a costruire mattoni. E' un'epoca di sofferenza, ma di certezze, che gli Ebrei arrivano persino a rimpiangere, durante l'Esodo, quando in assenza di Mosé forgiano ed iniziano ad adorare un Vitello d'Oro, suscitando l'ira del Signore.


L'Ariete è segno di fuoco. Rispetto al periodo precedente, le civiltà di quest'Era attribuiscono maggior valore ai beni mobili, come mobile è il fuoco. L'Oro sfolgorante come fiamma adorna i templi greci, ebraici e babilonesi. Si sviluppano sempre più l'economia ed il commercio. In Egitto le mastodontiche piramidi lasciano il posto ad edifici costruiti per celebrare la Luce: nel tempio di Abu Simbel, un raggio di luce solare illumina anche le stanze più interne in particolari giorni dell'anno; ad Alessandria, una potente luce artificiale segnala la presenza del porto, a naviganti distanti anche parecchie decine di kilometri. Nelle Scritture, l'Agnello impersona la purezza dello Spirito e la disponibilità al sacrificio per la salvezza dei molti.


I Pesci sono segno d'acqua e "acqua" significa "mente". Mai prima d'ora il mare ha rappresentato una frontiera da esplorare, in grado di condurre verso terre lontane. In architettura, le pietre delle cattedrali gotiche, sembrano quasi galleggiare, sospese come sono ad altezza vertiginosa; i nuovi materiali estendono gli edifici verso l'alto, facendoli sembrare più leggeri. Le guerre vengono sempre più combattute non tanto per il territorio, né per le ricchezze, ma per poter sfruttare le risorse, che generano ricchezza in maniera indiretta, attraverso il commercio. Le capacità di astrazione della mente portano ad uno sviluppo senza precedenti delle scienze. In medicina si assiste alla nascita della psicologia: l'indagine della mente, condotta attraverso la mente. Nasce la finanza, che trasforma la ricchezza in un concetto astratto, senza la necessità di un riscontro diretto fatto di beni materiali. Fra i cristiani, il Pesce diventa il Simbolo del Cristo.



Questi sono soltanto spunti, suggestioni, sicuramente incompleti. Mi sono limitato ad esporre gli effetti visibili, ma è evidente che l'influenza dell'Era si avverte anche e soprattutto nei costumi e nelle convenzioni sociali, nell'economia e nel culto per la divinità. Seguendo tuttavia la direttrice appena tracciata, possiamo dire che l'Acquario è un segno d'aria. Evidentemente, l'influenza dell'Acquario ha contribuito alla nascita dei veicoli volanti, che promettono di diventare un metodo sempre più abituale per spostarsi. Si sviluppa l'esplorazione spaziale anche e soprattutto con nuovi strumenti di osservazione, che permettono di esplorare l'universo come mai in precedenza. Mai come ora gli edifici sono stati tanto grandi e tanto leggeri; leggera è anche la ricchezza, che diventa addirittura virtuale, trasferita com'è nelle memorie dei computer. La medicina si specializza in tecniche sempre meno invasive. Le tecnologie di comunicazione annullano le distanze e portano il mondo dentro casa, senza necessità di spostarsi. Nasce la sensibilità verso l'ambiente. La religione cristiana, offre la possibilità di una nuova vita nel Regno dei Cieli.


I cambiamenti introdotti dall'Era dell'Acquario spostano i valori verso tutto ciò che è etereo e leggero. Tutto tende verso l'invisibile, l'impalpabile, e forse non è un caso che ci troviamo a combattere con un minuscolo virus; è vero, i virus sono sempre esistiti, ma a differenza del passato, adesso siamo portati a temere i portatori asintomatici: coloro che sono infetti, ma non lo sanno e possono propagare l'infezione. Potete lanciare le vostre invettive verso l'Era dell'Acquario se non riuscite ad attivare lo SPID, perché quasi sicuramente, le energie della nuova Era hanno influenzato anche il processo di virtualizzazione della Pubblica Amministrazione.



Ma l'Acquario è anche altro, infatti abbiamo detto che segna il termine dell'emiciclo. Non a caso, nel mito assume un ruolo analogo a quello della Vergine: è addirittura il Segno che genera un Dio. Non stiamo parlando del Dio cristiano, ovviamente, ma di un altro dio, che arriva dalla tradizione greco-romana. Si tratta di Dioniso: il dio


"figlio di Zeus e di una donna mortale, ucciso e risorto, predicatore tra gli umani e gli animali, innamorato più dei mortali che degli Dei, attorniato da discepoli e da donne, amante (anche in questo è simile a Gesù) del vino, inteso come simbolo intensissimo e non solo come bevanda inebriante."
[I. Sibaldi, "Dioniso", Prefazione]



Bacco (Dioniso), Leonardo da Vinci


Igor Sibaldi è uno degli autori che ha dedicato maggior attenzione a questo particolarissimo dio. A costo di una digressione un po' lunga, penso sia utile riportare alcune pagine del suo volume "Il Libro della Creazione", che danno un ritratto secondo me molto esauriente di Dioniso, presentato come "il dio della zōḗ (ζωή)":


"ζωή. Non lo si può tradurre «vita», perché «vita» nelle nostre lingue vuol dire soprattutto «durata di un’esistenza» – e «durata di un’esistenza» è, in greco, bíos; un essere quando muore termina solo il suo bíos. La zōḗ invece è in tutto ciò che vive e che dà vita, ed è una, in ciascun individuo, in ciascuna specie e nell’intero universo; non si sa né si può immaginare quando sia incominciata o quando potrà terminare: semplicemente è e diviene, infinita – o, come la chiama Gesù nei Vangeli, aiṓnios, «eterna», e cioè: appartenente a un’altra dimensione temporale (aiṓn) incommensurabile con il tempo a noi familiare."

[I. Sibaldi, "Il Libro della Creazione", Parte Prima - "Oltremare"]


Ed ecco Dioniso:

"Tratto fondamentale di questo Dio è il suo essere straniero, esotico. [...] Dioniso era estraneo non soltanto alla Grecia, ma a tutto. Fin dalla nascita. Il padre era Zeus, il Dio supremo; la madre era Persefone, Dea dell’Oltretomba. Fu generato nelle profondità dell’Hades, dove non nacque mai nessun altro Dio: Zeus assunse l’aspetto di un serpente per fecondare Persefone, e il parto avvenne in una grotta profonda. Da qui uno degli appellativi di Dioniso: Khthónios, il «Sotterraneo». Ma un altro suo appellativo era Dimḗtōr, «Colui che ha due madri».

C’è infatti un’altra versione secondo la quale la madre di Dioniso fu una donna terrena, Semele (nome d’origine frigia, il cui significato pare fosse, di nuovo, «Sotterranea»). E non lo partorì: le fu tolto dal grembo al sesto mese, quando Semele morì orribilmente, per aver voluto conoscere troppo. Avvenne così: Zeus le si era sempre mostrato sotto l’aspetto di un bellissimo giovane, e Semele desiderò vederlo almeno una volta qual era davvero, in tutto il suo fulgore: insistette, pregò, benché sapesse che la luce irradiata da Zeus era troppo intensa per i mortali. Zeus acconsentì, le si mostrò, e in un attimo lei ne fu incenerita. Solo l’addome di Semele rimase intero, grazie a una pianta d’edera che in quell’attimo era tra lei e il Dio. Zeus vide il feto che si agitava nei resti dell’amante, e decise di portare a termine lui la gravidanza. Si incise una coscia, sistemò il feto nella ferita, la cucì. Riuscì a tener nascosta la cosa alla sua gelosissima consorte, Hera, che di certo avrebbe ucciso il bambino, se l’avesse saputo.

Quale di queste due versioni della nascita di Dioniso sia la più vera, non è domanda da porsi. Scopo dei miti che, nel corso dei secoli, si accumularono intorno a qualunque Dio greco non era costituire una biografia verosimile, tale cioè da soddisfare ai criteri logici che valgono per le biografie umane; scopo dei miti era esprimere con precisione tutto ciò che si era intuito e scoperto di un Dio e di ciò in cui il Dio si manifestava. Qui l’argomento è la zōḗ, che è Dioniso; e i miti della nascita di Dioniso narrano il nascere della zōḗ. La zōḗ ha una gestazione sotterranea: come le energie vegetali che durante l’inverno si preparano, sottoterra, alla nascita primaverile. Ma la sua gestazione può essere anche nei muscoli d’un maschio: perché anche il vigore è zōḗ. E il maschio qui è Zeus, ed è importante che vi sia in lui una ferita perché Dioniso nasca. Zeus è il Dio del potere, della capacità di dominare, ed è anche il più greco degli Dei. La Grecia era allora l’Occidente. E Dioniso è la sua ferita segreta, nascosta, amata.

Ciò valga anche per noi. Di certo, ognuno ama ciò che rimuove. È difficile ammetterlo, ma non basta il timore del cambiamento a spiegare la capacità dei nevrotici di sopportare i danni, il dolore che la rimozione produce. Li sopportano come circostanze di un amore difficile, al quale non vogliono rinunciare ma che non osano confessare. Così anche l’Occidente, in fondo, ha sempre amato in segreto ciò che ha nascosto a se stesso. È importante anche sapere a chi la si debba nascondere: a Hera, che è la Dea dell’ordine costituito, delle norme che regolamentano tutto ciò che già esiste. Hera odierà sempre Dioniso. Hera è – lo vedremo – il contrario di quel bambino. Nel Vangelo di Matteo, questa stessa avversione per un bambino si reincarna in Erode – nome greco, che significa appunto «figlio di Hera» o «consacrato a Hera». E lì la parte di Zeus tocca al falegname Giuseppe, che porta il bambino lontano, in Egitto: va dove Erode non può giungere. Cammina. Il che si connette al fatto che la ferita gestatoria sia proprio nella coscia di Zeus. Anche l’Esodo degli ebrei fu un camminare, per sfuggire all’ordine costituito, che là era il faraone; e quel camminare fu una gestazione di Israele, del nuovo popolo di diversi, di estranei, che stava formandosi.

Appena il bimbo nacque, Hera lo venne a sapere e incaricò i Titani di ucciderlo. I Titani compaiono spesso nei miti greci, in funzione di killer: sono personaggi cupi, ottusi, feroci, più antichi di Zeus e degli altri Dei dell’Olimpo. Rappresentano il passato, o meglio, tutto ciò che nel passato è torpido e distruttivo è i Titani. [...] Di Dioniso, quegli inviati di Hera non ebbero pietà. Il piccolo si era appena guardato allo specchio (molte immagini su vasi e cammei lo raffigurano in quest’atto) quando venne afferrato da dodici Titani, e smembrato. E lo stavano mangiando, quando Zeus piombò loro addosso e li incenerì con le sue folgori. Così, nella prospettiva espressa per la prima volta in Dioniso, accadrebbe ogni volta che riuscissimo a far fare al nostro passato la fine dei Titani. Cogliendolo sul fatto, mentre divora ciò che in noi è vivo, e brucerebbe come bruciano i vampiri alla luce del sole. Dei Titani rimase soltanto fuliggine. E da questa fuliggine presero poi forma gli esseri umani. Olimpiodoro, filosofo e alchimista del V secolo d.C., la commentava così: Il nostro corpo è dionisiaco. Siamo comunque una parte di lui, poiché siamo nati dalla fuliggine dei Titani che avevano mangiato la sua carne. [...] Vennero cioè sublimati anche loro, e diventarono individui nuovi e «corpo di Cristo».

Ma il corpo del piccolo Dioniso non venne divorato per intero. Si narra che un’altra figlia di Zeus, Atena, si avvicinò di soppiatto ai Titani intenti a sbranarlo, e riuscì a portarne via qualcosa – i più dicono il cuore – nascosto in un cesto per il frumento. [...] Tra quel cuore e il fallo perduto di Osiride il legame è più stretto di quel che sembra. Il «cuore» di Dioniso era soltanto una metafora pudica: una delle cerimonie principali sia del culto di Dioniso sia del culto di Osiride era la falloforia, cioè la processione durante la quale veniva mostrato il fallo del Dio, scolpito in legno; nelle processioni greche lo si portava in un cesto per il frumento. Anche il significato del fallo perduto di Osiride è lo stesso di quello del «cuore» ritrovato dopo lo scempio del piccolo Dioniso. Nel mito dionisiaco gli uomini nascono dalla «fuliggine» di Titani che si sono cibati del corpo del Dio, ma non del suo cuore-fallo: e ciò significa che nelle fibre dell’umanità vi è qualcosa di Dioniso, ma non la sua potenza generativa, il «cuore» stesso della zōḗ. Quel «cuore» è tornato nella terra, e ha prodotto la vite: nel succo della vite, nel vino, lo si può ritrovare e reintegrare. Nel mito egiziano, Iside riesce a ricostituire il corpo di Osiride: ma il suo fallo è nel Nilo, le cui piene costituivano una manifestazione colossale della zōḗ; e la potenza di quel fallo assimilato al Nilo è ciò che feconda Iside, così come le piene del fiume fecondavano ogni anno l’Egitto. Sia in un caso sia nell’altro, perché il ritrovamento del Dio sia completo occorre che qualcuno – gli uomini o Iside – si aprano alla zōḗ, siano in grado di accoglierla. Così ritrovano ciò che in loro manca di Dioniso o di Osiride, e in tal modo annientano del tutto l’azione distruttrice di Hera e di Seth.

Come non riconoscere l’attendibilità psicologica, la precisione di questi miti? Il fallo eretto è ancor oggi il tabù principale nelle arti figurative dell’Occidente. Nessun altro aspetto del corpo umano è tanto nascosto; e non compare se non in pornografia, cioè in contesti marchiati da ossessione, perversione, e dunque per principio sconfitti. Che cosa è temuto a tal punto nel fallo eretto? Forse il fatto che l’erezione non possa fingersi in alcun caso. E che sia semplice; ed esultante; e individuale. E perciò temibile più di ogni altra cosa, nella civiltà occidentale. Nelle falloforie veniva mostrato, come a dire: «Perché lo temete in voi stessi? Quanto state nascondendo di voi come nascondete questo?» E oggi avrebbe il medesimo senso: come immagine della potenza festosa dell’individuo, che i «noi» trovano inguardabile, proprio perché per loro anche l’individuo lo è. Così le due sorellastre volevano che fosse inguardabile Cenerentola, perché troppo bella, e la trovavano oscena.

La vite, poi, congiunge strettamente Dioniso a Mosè e a Gesù. [...] Nella Genesi, Noè si diede alla coltivazione della vite, subito dopo il Diluvio, distillò il vino e «ne bevve fino a ubriacarsi». Mentre Gesù diceva di sé: Io sono la vera vite. Io sono la vite e voi i tralci. Rimanete in me e io in voi. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla. Dioniso avrebbe potuto dire la stessa cosa. La vite è emblema della zōḗ. La raffigura, nel suo salire dalla terra aderendo a ogni superficie, abbracciando tutto ciò che tocca, tenace; dal suo frutto si ottiene il vino, che inebria, libera e conduce la mente altrove, via dalle sue regole e limiti consueti, cari a Hera. [...]

Inoltre la fermentazione del vino chiuso nelle botti (ma anticamente in recipienti di pietra, o in otri) ricorda sia la gestazione sotterranea di Dioniso, sia la sua gestazione nella gamba di Zeus, cucita come un otre. Ma nel leggere i miti conviene diffidare delle interpretazioni naturalistico-alimentari – poiché rischiano di finire in un «nient’altro che». La vite è anche un simbolo di sapienza. Dioniso, nelle sue immagini più celebri, ha la fronte adorna di tralci, oltre che dell’altra sua pianta prediletta, l’edera. Anche le sapienze, le dottrine – espressioni di una zōḗ dello Spirito – crescono aderendo alla realtà e ramificandosi di luogo in luogo. La zōḗ si esprime, anche nella vitalità dei movimenti spirituali. Così fu per i culti dionisiaci, che si diffusero lungo le coste del Mediterraneo, rampicando nelle menti e nelle anime.

Strettamente associata alla vite, nel culto di Dioniso, è l’immagine del serpente. Secondo alcuni miti, fu da un serpente che Dioniso apprese la bontà dell’uva: e, con tutto ciò che stiamo scoprendo, se ne potrebbe dedurre che, più della mela, il grappolo d’uva avrebbe avuto diritto di apparire nell’immagine popolare come il frutto proibito dell’Eden, che un serpente insegnò a cogliere. E siate saggi come serpenti, raccomandava Gesù, intendendo il serpente come un maestro. Nella pittura vascolare o parietale, e su medaglie e monete cretesi e greche, i serpenti compaiono spesso attorcigliati alle braccia delle seguaci di Dioniso, oppure accanto a loro, sulla terra, su alberi, o addirittura librati in aria. Rappresentano anch’essi immagini di una conoscenza che si diffonde: sono simboli di vie, di itinerari, agilissimi, cauti serpenti-strade – e vanno immaginati molto lunghi, come ora vedremo.

Benché ucciso e divorato da bambino, Dioniso riappare adulto in miti densissimi. Ciò non è meno paradossale del fatto che Gesù, dopo essere morto sulla croce, insegnasse ancora ai discepoli: i teologi cristiani provarono a giustificare il paradosso costruendo l’idea, abbastanza complicata, di una resurrezione di Gesù a breve distanza dalla morte, invece che nell’Ultimo Giorno del mondo. Nei miti greci non sembrò indispensabile giustificare la ricomparsa di Dioniso. Il senso ne era già abbastanza chiaro di per sé: ciò che di Dioniso è bambino, viene ucciso dai Titani del passato; poi Dioniso compie molte imprese memorabili, perché vi è in lui qualcosa che i Titani del passato non possono uccidere. Non è poi così paradossale; è una cosa che avviene, in realtà, a chiunque compia imprese memorabili. Proprio perché da bambini si è stati uccisi, divorati dal passato, e si ha nell’anima tale dolore, e lo si è superato, si può trovare in se stessi la forza di compiere imprese memorabili, nelle quali in realtà (come non accorgersene?) è sempre quel nostro bambino interiore ad agire di nuovo. Chi invece ha dimenticato, chi non sa più di essere stato divorato da bambino, è divenuto soltanto un titano qualunque, divoratore di altri bambini.

Da adulto, Dioniso è raffigurato con barba e lunghi capelli neri, ricciuti, gesti morbidi, sguardo incuriosito. Dioniso viaggia molto – come Mosè e Gesù. Il suo viaggiare si doveva ancor sempre all’ostilità di Hera: stizzita al vederlo ancora vivo e vegeto, la Dea dell’ordine costituito lo colpì con la follia – cioè con una ferita alla mente, dopo aver spinto i Titani a colpirlo nel corpo. Ed era la follia, a spingerlo a vagare. Mainoménos Diōnýsos, « Dioniso il folle », lo chiama Omero, ed è un altro suo famoso appellativo. Il senso di tale manía («follia», in greco) è ben chiaro: per Hera, per tutto ciò che nel mondo è herodiano, Dioniso è follia e la follia è Dioniso, il quale viene perciò emarginato, respinto lontano.

È, tra gli Dei greci, l’outsider per eccellenza: il Dio degli outsider."

[I. Sibaldi, "Il Libro della Creazione", Parte Prima - "Dioniso"]




In buona sostanza, Dioniso è il dio che riconcilia l'esistenza con il senso della vita. Al pari di Gesù, Dioniso rappresenta un rinnovamento dello spirito che segue un percorso imprevisto e come Lui può suscitare una notevole avversione in chi non ha ancora familiarizzato con il suo messaggio. Come Gesù, Dioniso è annunciatore e portatore di una nuova libertà, innanzitutto di pensiero; di un nuovo modo di essere, che va oltre le regole del mondo costituito e come Gesù, è pronto a sovvertire tale ordine agendo financo nei fondamenti della società, mettendo in discussione usanze, consuetudini, regole e leggi. Gesù propone un approccio alla vita fondato sull'amore per il prossimo, un termine che identifica innanzitutto le persone con cui entriamo in contatto, indipendentemente dal fatto che quel prossimo si presenti come "amico" o "nemico"; Dioniso sembra dare compimento a questa proposta, invitando tutti quanti, amici e nemici, alla celebrazione festosa della vita.


La figura di Dioniso è totalmente incompatibile il carattere competitivo delle ultime Ere Astrologiche: questo Dio vive la virilità in modo gioioso e spontaneo, in armonia con il creato. La falloforia celebra il maschile in quanto attore della Volontà celeste, laddove il femminile rappresenta la purezza dell'accettazione dell'atto, che dà luogo alla sua realizzazione e completa il processo di Creazione divina. Nell'unione sublime dei due aspetti si potrebbero risolvere parecchi traumi di una umanità eccessivamente immersa nell'illusione della separazione, riequilibrando le disarmonie interiori individuali, che si riflettono nei numerosi squilibri sociali che stiamo vivendo. Ma un epilogo di questo tipo non è sufficiente per dare pieno compimento alla Volontà divina. La nuova società nascente da questa "piccola rivoluzione" affonderebbe ancora le proprie radici nell'attuale "generazione malvagia e perversa", che popola il pianeta dall'ultimo sconvolgimento precessionale, avvenuto nell'Era della Vergine.



Come abbiamo già avuto modo di spiegare, Dioniso è esattamente il dio che viene portato in gestazione durante la breve Era dell'Acquario. La costellazione dell'Acquario è l'uomo zodiacale, contrapposto alla Vergine che è la figura femminile. All'inizio dell'attuale emiciclo precessionale, il segno della Vergine mantenne in gestazione il nuovo Sole precessionale (precisamente il punto vernale) in attesa della sua nascita, avvenuta in corrispondenza dell'inizio dell'Era del Leone. Tracce di questa gestazione sono presenti nel nome della città natale di Gesù Cristo, Bèth-le-hèm, che in ebraico significa "casa del pane": un appellativo comunemente attribuito alla casa astrologica della Vergine.


Il Sole Equinoziale durante l'Era della Vergine


In maniera del tutto analoga, l'Acquario si appresta ad avviare la gestazione del nuovo Dio: l'astro il cui movimento scandirà le Ere future. La costellazione dell'Acquario rappresenta un uomo in posizione eretta che riversa l'acqua contenuta in una anfora. In epoche passate, questa costellazione ha rappresentato anche Zeus, intento a scagliare un dardo verso la Terra: la forma a zig-zag in cui noi vediamo lo scroscio dell'acqua riversata dall'anfora (si vede meglio qui), ben si presta a rappresentare anche una saetta.


Il Sole Equinoziale durante l'Era dell'Acquario
- si noti come l'eclittica attraversi esattamente la coscia della costellazione -


Come abbiamo cercato di spiegare anche nei filmati disponibili sul canale youtube, quella che chiamiamo "Era della Vergine" è un periodo di tempo che in realtà non è mai trascorso compiutamente. Al pari di quando è in procinto di avvenire nell'imminente Era dell'Acquario, questi due segni marcano i confini di un emiciclo precessionale composto dai segni Leone, Cancro, Gemelli, Toro, Ariete e Pesci. Nel corso dei millenni, il punto vernale percorre questi sei segni soltanto, avanti e indietro, avanti e indietro. La Vergine e l'Acquario costituiscono quindi soltanto i punti di arrivo e ripartenza del punto vernale, ma non danno luogo a vere e proprie Ere. Nel libro dell'Apocalisse, ciascun emiciclo viene chiamato con il nome di Bestia: non a caso, ogni bestia ha sette teste (o sette corna): una per ogni Era completa più una testa (corno) per l'Era di inversione. Come abbiamo visto in post precedenti, le inversioni precessionali sono testimoniate da testi molto antichi, che riportano come in epoche molto remote, il Sole sorgesse ad Ovest e tramontasse ad Est.



Emiciclo Precessionale Corrente - I Vangeli d'Infanzia
(cliccare per ingrandire)



Emiciclo Precessionale Corrente - 
Conclusione del Ciclo
(cliccare per ingrandire)


Questo continuo palleggio ha caratterizzato l'ultimo centinaio di migliaia di anni ... ma non è detto che debba procedere ulteriormente!



Con ogni probabilità, i tempi sono maturi per una rivoluzione molto più radicale, che punti a ridefinire l'illusione della separazione. La "separazione" è la condizione in cui il divino è venuto a trovarsi appena era stato intrapreso il percorso di acquisizione di coscienza, ben raccontato, seppur in forma simbolica, nel libro della Genesi. A quel tempo l'umanità viveva in una condizione di sublime inconsapevolezza, in comunione con tutto il creato. Nulla era necessario chiedere e nulla si poteva desiderare, in quanto l'universo provvedeva a tutti i possibili bisogni. Ma una simile, idilliaca condizione, non era adatta all'instaurazione di un processo di crescita; per questo motivo la Bibbia racconta che Adamo ed Eva decisero di nutrirsi del frutto della conoscenza del bene e del male. L'assimilazione del frutto, e la conseguente cacciata dal "paradiso terrestre", è ciò che nei miti orientali corrisponde alla creazione dei "sette veli" che rivestono Maya, cioè la realtà in cui siamo immersi. Il mito suggerisce che i veli furono creati per nascondere lo splendore divino ai nostri occhi; una descrizione che meglio si adatta ai nostri scopi è che i veli ricoprono in realtà la scintilla divina presente in ciascuno di noi e fanno sì che ciascuno di noi possa percepire gli altri come esseri separati. Di questi veli, il più interessante è il tempo cronologico: la dimensione che consente di separare la verità dalla coscienza, favorendo l'instaurazione del processo di assunzione di consapevolezza.


Il tempo è rappresentato nei Vangeli dall'albero di fico, che Gesù maledice poco prima di offrirsi alla propria passione. Avvicinandosi il momento del proprio sacrificio, Gesù constata come il tempo non sia più uno strumento utile all'acquisizione di consapevolezza (l'albero non dà più frutto) e pone le basi per un nuovo assetto della realtà, che dovrebbe rivoluzionare non soltanto l'assetto planetario, ma addirittura il modo in cui noi possiamo percepire l'universo. Questa grande rivoluzione comporta una prova pesantissima, ben descritta nei capitoli 12 e 13 dell'Apocalisse, dove si parla delle due "bestie" e della persecuzione della "donna inondata di Sole", che si dice essere prossima al parto. La nascita del bambino, corrispondente all'avvento della nuova realtà, viene ferocemente osteggiata dalle bestie, che rappresentano le energie che devono il proprio potere all'esistenza della separazione e della attuale modalità di scorrimento del tempo. Lo scontro, eccezionalmente potente, si risolve a favore della donna e del nascituro: la sua venuta al mondo non corrisponde alla sparizione totale del tempo e della separazione, ma ad una loro decisa ridefinizione.


Questo processo si sovrappone all'avvento dell'Era dell'Acquario ed in un certo senso lo soppianta, pur venendone influenzato. Il carattere mite e festoso di Dioniso è chiaramente presente nella "generazione grande e santa" che vive al di là di questo profondo trauma planetario, ma è allo stesso tempo "trasfigurato" al suo più elevato livello simbolico. In questa nuova condizione, che la Vergine Maria non si stanca di descrivere ai veggenti che canalizzano i Suoi messaggi in varie parti del mondo, l'uomo viene messo in condizioni di percepire "nuovi cieli e nuova terra": un universo di meraviglie che i nostri sensi attuali sono inadatti anche soltanto ad immaginare. E' evidente che il processo per giungere ad una simile condizione non può limitarsi a quanto già avvenuto in passato, durante le precedenti transizioni d'Era: è necessario minare profondamente ogni aspetto dell'esistenza materiale, in modo che l'uomo sia pronto ad abbandonarla senza rimpianto e a proiettarsi carico di energia verso la nuova realtà. Ecco perché nell'Apocalisse si fa riferimento ad una potente azione distruttrice, che viene manifestata durante gli ultimi giorni.



Proprio la distruzione è ciò che da tempo pervade ogni aspetto della nostra vita, contaminando sia lo splendore dei risultati che abbiamo raggiunto, sia la purezza delle nostre possibilità future. Nelle manifestazioni l.g.b.t. troviamo importanti tracce della presenza di Dioniso: i continui accenni alla gestazione maschile sono il carattere più marcatamente dionisiaco, ma lo sono anche le manifestazioni "gay-pride", caratterizzate - dicono i partecipanti - sia da un eccezionale livello di "inclusività", sia da un clima di festante riconciliazione con la sessualità, che viene in queste occasioni viene non soltanto vissuta, ma esibita ed ostentata, proprio come accadeva durante le antiche falloforie.


Purtroppo, la dissoluzione legata all'inversione precessionale altera fortemente il carattere liberatorio della festa dionisiaca. Cessata l'epoca in cui le bandiere arcobaleno simboleggiavano la "pace" tra i popoli e un invito a porre fine ad ogni forma di discriminazione, ora le stesse bandiere rappresentano il moto di orgoglio di chi le porta, in spregio a tutti gli altri. A proposito delle falloforie e altre celebrazioni molto simili, come i baccanali, gli antichi latini dicevano: "semel in anno licet insanire" (a volte, nel corso dell'anno, è legittimo fare follie). Ora l'orgoglio omosessuale pretende di estendere l'ostentazione dei propri eccessi a tutte le fasi della quotidianità ordinaria: toglie legittimità ai principi fondanti della società attuale, chiede l'inserimento di didattica specifica nelle scuole, pretende di sanzionare il dissenso nei suoi confronti. Ciò che era in origine un principio liberatorio diventa uno strumento vessatorio.


La meravigliosa simbologia dionisiaca di riconciliazione dei sessi era stata concepita per riportare equilibrio nell'essere umano: uomini capaci di riscoprire la propria dolcezza e passività femminile, insieme a donne capaci di riconoscere la propria forza e volontà maschile, avrebbero potuto portare alla risoluzione di parecchi traumi individuali e sociali, con un sensibile miglioramento delle condizioni di vita. Ma questo principio di riconciliazione dei sessi è stato completamente frainteso e stravolto: reinterpretato come la necessità immediata di manifestare una differente sessualità sul piano materiale, ricorrendo alla chirurgia. La follia festante della manifestazione carnevalesca di Dioniso, che in antichità costituiva una valvola di sfogo rispetto alle tensioni della quotidianità, viene prolungata indefinitamente: il gay-pride permanente promette di trasformare il mondo in un perenne "paese dei balocchi", dove dimenticare una volta per tutte disciplina e senso di responsabilità. Ma sappiamo bene che fine ha fatto Pinocchio ...


L'inversione precessionale ed la conseguente dissoluzione esistenziale che stiamo iniziando a vivere non fagocita ovviamente solo la rivoluzione dionisiaca. La medicina, arrivata a fornire cure specialistiche avanzate per quasi ogni malattia esistente, si rifugia in protocolli collettivi eccessivamente astratti (altro carattere acquariano), che prescindono dalla reale condizione psico-fisica del soggetto, ed in ultima analisi dalla necessità di guarirlo. La finanza escogita strumenti sempre più efficaci di estrazione pneumatica di ricchezza dalla povertà e dal debito, mentre la tecnologia, che prometteva di liberare l'uomo da una serie di vincoli spazio-temporali, si sta lentamente trasformando nel più efficiente strumento di controllo e privazione mai progettato.


Il futuro che stiamo per vivere potrebbe essere caratterizzato da controlli spasmodici su ogni nostra attività e tassazione sistematica di ogni azione, come del resto avviene già in Cina. Le monete, le valute nazionali ed internazionali, potrebbero ben presto sostituite da criptovalute globali, definitivamente scollegate dalla ricchezza materiale delle aree di loro diffusione (teoria delle aree valutarie ottimali), creando zone di straordinario accentramento di ricchezze, a discapito di vaste sacche di povertà. Le cure, ma più in generale le risorse, potrebbero restare appannaggio di pochi. Il pensiero sistematicamente controllato e sanzionato. L'ideologia gender assurta a principio fondante del diritto.



Si dice che uno dei mantra che testimoniano l'avvento dell'Anticristo sia la frase latina "adveniat regnum viri", che, contrapposta all'"adveniat Regnum Tuum" (venga il Tuo Regno) del Padre Nostro, auspica l'avvento del dominio dell'uomo sulla realtà. Nel 1993 la Repubblica di San Marino ha dedicato una moneta a tiratura limitata a questo motto:


Repubblica di San Marino - £ 500 - 1993



La frase impressa sulla moneta è intrinsecamente connessa al tema di cui parliamo in questo post, cioè il simbolismo dell'Era dell'Acquario. Per riuscire ad interpretarla, occorre ricordare l'episodio del vitello d'oro a cui si è accennato poco sopra. Il vitello era semplicemente un feticcio che simboleggiava l'era corrente (anche se secondo gli storiografi l'episodio avvenne nel 1.500 A.C. circa, cioè in piena Era dell'Ariete), erroneamente divinizzata dagli Ebrei in fuga dall'Egitto. Allo stesso modo, il "vir" titolare del regno auspicato dal motto in questione non è l'uomo inteso come essere umano, ma l'uomo-feticcio zodiacale corrispondente al Toro, cioè l'Acquario!


L'auspicio, è che il processo di speciazione in corso (che sulla moneta è ben rappresentato dalla nascita del nuovo germoglio, che si origina dal tronco reciso dell'albero che rappresenta la generazione attuale), dia origine ad una nuova umanità che vive una ritrovata pace ed abbondanza, in armonia con il proprio ambiente e con la natura. Apparentemente, si tratta di un obiettivo auspicabile, peraltro riscontrabile anche nella canzone "Imagine" di John Lennon, che auspica l'avvento di un mondo nuovo dove "there's no Heaven", e dove non esiste "nothing to kill, or die for". Tuttavia, si tratta di un obiettivo falso: la Pace non può esistere nel mondo se non viene prima coltivata come stato interiore. Non a caso, nel dire ai Suoi Apostoli "vi lascio la pace, vi dò la mia pace [Gv. 14, 27]", Gesù promise a tutti la possibilità di raggiungere la pace interiore in ogni istante, indipendentemente da ciò che accade nel mondo esterno.


Nel nostro mondo esistono senz'altro motivi per cui uccidere o per cui morire, ma nulla può impedire ad ognuno di raggiungere uno stato interiore di Pace e di trasmetterla ai propri simili, in quanto questa è una condizione ed una qualità dell'anima. L'"Abominio della Desolazione" consiste nel fare proprio il nuovo messaggio di cura per l'ambiente, di rispetto per i nostri simili, di attenzione alla vita nostra e dei nostri simili, portato dal "vir" zodiacale, aderendo all'idea che il "Novus Ordo Seclorum", cioè il portare ordine nel mondo esterno, sia una pre-condizione per fare ordine nella propria anima. Mentre è vero l'esatto contrario! Nella nostra vita, occorre quindi fare attenzione a ciò a cui diamo importanza: a ciò a cui tendiamo ad offrire il nostro "sacrificio quotidiano". Nulla ha più valore dell'anima, perché quella è la nostra più intima essenza: non vale tanto l'ambiente, non vale tanto il male che possiamo fare o subire.


Non bisogna perdere lucidità, né speranza. Il percorso non è ancora tracciato e non sappiamo quanto potrebbe essere aggressiva la trasformazione in corso. Meglio non condannare nessuna manifestazione a priori, perché scintille di luce si celano anche nella più oscura delle notti. L'augurio è di poterci svegliare un giorno, capaci di vivere una profonda pace, interiore ed esteriore, felici e festanti, sereni e finalmente liberi. Allora potremo anche ringraziare lo spirito di Dioniso, che dopo averci accompagnato in questo difficile passaggio, ci saluterà, per portare il proprio messaggio liberatorio a chi allora avrà ancora bisogno di lui.

sabato 31 ottobre 2020

Il "Great Reset"

Ha suscitato in certo scalpore la lettera aperta di Mons. Carlo Maria Viganò al Presidente Trump: nel documento, l'ex Nunzio Apostolico degli Stati Uniti d'America, paventa l'avvento del Nuovo Ordine Mondiale, attraverso un piano che ha nella pandemia il proprio punto d'inizio. Per chi segue i temi profetici con sufficiente attenzione e da tempo, la lettera non costituisce una vera e propria novità: l'unica reale novità è la fonte da cui proviene, dal momento che mai, in passato, abbiamo assistito a fonti tanto autorevoli prendere posizioni così esplicite.


Ad alcuni lettori attenti alle dinamiche del web, la lettera potrebbe riportare alla mente il caso "Q", che non a caso ha recentemente inviato ai suoi seguaci, i "Q-Anons", espliciti appelli a monitorare con attenzione i progetti sociali, culturali ed economici che nascono sotto l'egida del "Great Reset":



Personalmente, nutro un certo scetticismo nei confronti di "Q" e dei Q-Anons, ma non allontaniamoci dal tema: penso che valga comune la pena lettere il testo di Mons. Viganò e su quella aprire eventualmente un confronto coi lettori.


Arcana Ricordo


Lettera aperta al presidente degli Stati Uniti d’America Donald J. Trump

Signor Presidente, mi consenta di rivolgermi a Lei, in quest’ora in cui le sorti del mondo intero sono minacciate da una cospirazione globale contro Dio e contro l’umanità. Le scrivo come Arcivescovo, come Successore degli Apostoli, come ex-Nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America. Le scrivo nel silenzio delle autorità civili e religiose: voglia accogliere queste mie parole come la «voce di uno che grida nel deserto» (Gv 1, 23).

Come ho avuto modo di scriverLe nella mia Lettera dello scorso giugno [a cui il Presidente Trump fece apertamente riferimento - N.D.R.], questo momento storico vede schierate le forze del Male in una battaglia senza quartiere contro le forze del Bene; forze del Male che sembrano potenti e organizzate dinanzi ai figli della Luce, disorientati e disorganizzati, abbandonati dai loro capi temporali e spirituali.

Sentiamo moltiplicarsi gli attacchi di chi vuole demolire le basi stesse della società: la famiglia naturale, il rispetto per la vita umana, l’amore per la Patria, la libertà di educazione e di impresa. Vediamo i capi delle Nazioni e i leader religiosi assecondare questo suicidio della cultura occidentale e della sua anima cristiana, mentre ai cittadini e ai credenti sono negati i diritti fondamentali, in nome di un’emergenza sanitaria che sempre più si rivela come strumentale all’instaurazione di una disumana tirannide senza volto.

Un piano globale, denominato Great Reset, è in via di realizzazione. Ne è artefice un’élite che vuole sottomettere l’umanità intera, imponendo misure coercitive con cui limitare drasticamente le libertà delle persone e dei popoli. In alcune nazioni questo progetto è già stato approvato e finanziato; in altre è ancora in uno stadio iniziale. Dietro i leader mondiali, complici ed esecutori di questo progetto infernale, si celano personaggi senza scrupoli che finanziano il World Economic Forum e l’Event 201, promuovendone l’agenda.

Scopo del Great Reset è l’imposizione di una dittatura sanitaria finalizzata all’imposizione di misure liberticide, nascoste dietro allettanti promesse di assicurare un reddito universale e di cancellare il debito dei singoli. Prezzo di queste concessioni del Fondo Monetario Internazionale dovrebbe essere la rinuncia alla proprietà privata e l’adesione ad un programma di vaccinazione Covid-19 e Covid-21 promosso da Bill Gates con la collaborazione dei principali gruppi farmaceutici. Aldilà degli enormi interessi economici che muovono i promotori del Great Reset, l’imposizione della vaccinazione si accompagnerà all’obbligo di un passaporto sanitario e di un ID digitale, con il conseguente tracciamento dei contatti di tutta la popolazione mondiale. Chi non accetterà di sottoporsi a queste misure verrà confinato in campi di detenzione o agli arresti domiciliari, e gli verranno confiscati tutti i beni.

Signor Presidente, immagino che questa notizia Le sia già nota: in alcuni Paesi il Great Reset dovrebbe essere attivato tra la fine di quest’anno e il primo trimestre del 2021. A tal scopo, sono previsti ulteriori lockdown, ufficialmente giustificati da una presunta seconda e terza ondata della pandemia. Ella sa bene quali mezzi siano stati dispiegati per seminare il panico e legittimare draconiane limitazioni delle libertà individuali, provocando ad arte una crisi economica mondiale. Questa crisi serve per rendere irreversibile, nelle intenzioni dei suoi artefici, il ricorso degli Stati al Great Reset, dando il colpo di grazia a un mondo di cui si vuole cancellare completamente l’esistenza e lo stesso ricordo. Ma questo mondo, Signor Presidente, porta con sé persone, affetti, istituzioni, fede, cultura, tradizioni, ideali: persone e valori che non agiscono come automi, che non obbediscono come macchine, perché dotate di un’anima e di un cuore, perché legate tra loro da un vincolo spirituale che trae la propria forza dall’alto, da quel Dio che i nostri avversari vogliono sfidare, come all’inizio dei tempi fece Lucifero con il suo «non serviam».

Molti – lo sappiamo bene – considerano con fastidio questo richiamo allo scontro tra Bene e Male, l’uso di toni “apocalittici”, che secondo loro esasperano gli animi e acuiscono le divisioni. Non c’è da stupirsi che il nemico si senta scoperto proprio quando crede di aver raggiunto indisturbato la cittadella da espugnare. C’è da stupirsi invece che non vi sia nessuno a lanciare l’allarme. La reazione del deep state a chi denuncia il suo piano è scomposta e incoerente, ma comprensibile. Proprio quando la complicità dei media mainstream era riuscita a rendere quasi indolore e inosservato il passaggio al Nuovo Ordine Mondiale, vengono alla luce inganni, scandali e crimini.

Fino a qualche mese fa, sminuire come «complottisti» coloro che denunciavano quei piani terribili, che ora vediamo compiersi fin nei minimi dettagli, era cosa facile. Nessuno, fino allo scorso febbraio, avrebbe mai pensato che si sarebbe giunti, in tutte le nostre città, ad arrestare i cittadini per il solo fatto di voler camminare per strada, di respirare, di voler tenere aperto il proprio negozio, di andare a Messa la domenica. Eppure avviene in tutto il mondo, anche in quell’Italia da cartolina che molti Americani considerano come un piccolo paese incantato, con i suoi antichi monumenti, le sue chiese, le sue incantevoli città, i suoi caratteristici villaggi. E mentre i politici se ne stanno asserragliati nei loro palazzi a promulgare decreti come dei satrapi persiani, le attività falliscono, chiudono i negozi, si impedisce alla popolazione di vivere, di muoversi, di lavorare, di pregare. Le disastrose conseguenze psicologiche di questa operazione si stanno già vedendo, ad iniziare dai suicidi di imprenditori disperati, e dai nostri figli, segregati dagli amici e dai compagni per seguire le lezioni davanti a un computer.

Nella Sacra Scrittura, San Paolo ci parla di «colui che si oppone» alla manifestazione del mistero dell’iniquità, il kathèkon (2Tess 2, 6-7). In ambito religioso, questo ostacolo è la Chiesa e in particolare il Papato; in ambito politico, è chi impedisce l’instaurazione del Nuovo Ordine Mondiale.

Come ormai è evidente, colui che occupa la Sede di Pietro fin dall’inizio ha tradito il proprio ruolo, per difendere e promuovere l’ideologia globalista, assecondando l’agenda della deep church, che lo ha scelto dal suo gremio.

Signor Presidente, Ella ha chiaramente affermato di voler difendere la Nazione, One Nation under God, le libertà fondamentali, i valori non negoziabili oggi negati e combattuti. È Lei, Caro Presidente, «colui che si oppone» al deep state, all’assalto finale dei figli delle tenebre.

Per questo occorre che tutte le persone di buona volontà si persuadano dell’importanza epocale delle imminenti elezioni: non tanto per questo o quel punto del programma politico, quanto piuttosto perché è l’ispirazione generale della Sua azione che meglio incarna – in questo particolare contesto storico – quel mondo, quel nostro mondo, che si vorrebbe cancellare a colpi di lockdown. Il Suo avversario è anche il nostro: è il Nemico del genere umano, colui che è «omicida sin dal principio» (Gv 8, 44).

Attorno a Lei si riuniscono con fiducia e coraggio coloro che La considerano l’ultimo presidio contro la dittatura mondiale. L’alternativa è votare un personaggio manovrato dal deep state, gravemente compromesso in scandali e corruzione, che farà agli Stati Uniti ciò che Jorge Mario Bergoglio sta facendo alla Chiesa, il Primo Ministro Conte all’Italia, il Presidente Macron alla Francia, il Primo Ministro Sanchez alla Spagna, e via dicendo. La ricattabilità di Joe Biden – al pari di quella dei Prelati del “cerchio magico” vaticano – consentirà di usarlo spregiudicatamente, consentendo a poteri illegittimi di interferire nella politica interna e negli equilibri internazionali. È evidente che chi lo manovra ha già pronto uno peggiore di lui con cui sostituirlo non appena se ne presenterà l’occasione.

Eppure, in questo quadro desolante, in questa avanzata apparentemente inesorabile del «Nemico invisibile», emerge un elemento di speranza. L’avversario non sa amare, e non comprende che non basta assicurare un reddito universale o cancellare i mutui per soggiogare le masse e convincerle a farsi marchiare come capi di bestiame. Questo popolo, che per troppo tempo ha sopportato i soprusi di un potere odioso e tirannico, sta riscoprendo di avere un’anima; sta comprendendo di non esser disposto a barattare la propria libertà con l’omologazione e la cancellazione della propria identità; sta iniziando a capire il valore dei legami familiari e sociali, dei vincoli di fede e di cultura che uniscono le persone oneste. Questo Great Reset è destinato a fallire perché chi lo ha pianificato non capisce che ci sono persone ancora disposte a scendere nelle strade per difendere i propri diritti, per proteggere i propri cari, per dare un futuro ai propri figli. L’inumanità livellatrice del progetto mondialista si infrangerà miseramente dinanzi all’opposizione ferma e coraggiosa dei figli della Luce. Il nemico ha dalla sua parte Satana, che non sa che odiare. Noi abbiamo dalla nostra parte il Signore Onnipotente, il Dio degli eserciti schierati in battaglia, e la Santissima Vergine, che schiaccerà il capo dell’antico Serpente. «Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?» (Rm 8, 31).

Signor Presidente, Ella sa bene quanto gli Stati Uniti d’America, in quest’ora cruciale, siano considerati l’antemurale contro cui si è scatenata la guerra dichiarata dai fautori del globalismo. Riponga la Sua fiducia nel Signore, forte delle parole dell’Apostolo: «Posso tutto in Colui che mi dà forza» (Fil 4, 13). Essere strumento della divina Provvidenza è una grande responsabilità, alla quale corrisponderanno certamente le grazie di stato necessarie, ardentemente implorate dai tanti che La sostengono con le loro preghiere.

Con questo celeste auspicio e l’assicurazione della mia preghiera per Lei, per la First Lady, e per i Suoi collaboratori, di tutto cuore Le giunga la mia Benedizione.

God bless the United States of America!

+ Carlo Maria Viganò
Arcivescovo Titolare di Ulpiana
già Nunzio Apostolico negli Stati Uniti d’America

Domenica 25 ottobre 2020
Solennità di Cristo Re


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Primo punto da chiarire: non metto in dubbio le buone intenzioni di Mons. Viganò. I movimenti che stanno sconvolgendo l'America ed il mondo intero lasciano senza parole, per l'ostentazione con cui vengono apertamente messe in discussione i valori fondanti della società; quelli che hanno sostenuto l'evoluzione umana fino ad oggi: salute, famiglia, occupazione, economia, diritto.

Sicuramente, il senso di stabilità e sicurezza che quei valori hanno contribuito a creare, è stata la base sulla quale le civiltà si sono consolidate, generando prosperità, cultura, bellezza ed arte. E' evidente, è sotto gli occhi di noi tutti che la bellezza non può nascere se non da una educazione all'osservazione e una attenzione al dettaglio che non possono nascere in un contesto di miseria e di sussistenza. In un contesto di pace duratura, di stabilità e prosperità si sono potute generare le condizioni per la coltivazione dell'armonia e dell'amore. Ecco perché siamo così spaventati dalle prospettive di cambiamento che minano alla base quei valori sociali a cui tanto diamo importanza.

Ma fin qui non ho detto nulla di nuovo ... mi sono limitato a dare ragione a Mons. Viganò. Il punto su cui però vorrei stimolare la riflessione, è che nei Vangeli, Gesù non si esprime mai in difesa di quei "valori fondanti" che ho elencato poco sopra! I Cristiani, purtroppo, leggono troppo poco i Vangeli, forse perché percepiscono quei testi come manifesto di una visione del mondo antiquata e bigotta che certa Chiesa ha finito suo malgrado per rappresentare. Se quei testi venissero semplicemente letti, senza l'aspettativa di doverci trovare dentro concetti già noti, e senza il pregiudizio che anima le nostre posizioni nei confronti della religione, scorpriemmo qualcosa di più sul giudizio di Cristo nei confronti della nostra Società e in ultima analisi di noi stessi. Come ho più volte avuto modo di spiegare, il Vangelo è un testo in cui la nostra parte più profonda trova modo di esprimersi e a guardare dentro noi stessi.



Il primo aspetto che vorrei sottolineare è che la società odierna, l'attuale "ordine mondiale", non ha nulla di affascinante per Gesù:


Gesù rispose:

«O generazione incredula e perversa
Fino a quando sarò con voi?
Fino a quando vi sopporterò?
Portatelo qui da me».



Mi dicano, i lettori, chi sono coloro che appartengono alla "generazione incredula e perversa"? Gli antichi Romani? I Farisei? O forse i suoi stolti discepoli, che continuano a non credere alla Sua potenza e alla Sua venuta? La risposta è molto più vicina di quanto non tendiamo a credere: per vedere un magnifico esemplare di appartenente a quella generazione infausta, ognuno di noi non ha che da guardarsi allo specchio ... Il termine "Generazione" è un termine tecnico: non qualifica coloro che tra una quarantina d'anni saranno morti e che avranno dato alla luce un certo numero di eredi; identifica coloro che appartengono ad un determinato stadio evolutivo.

In uno dei suoi seminari, Salvatore Brizzi parla più propriamente di "generazione animica", riferendosi a quelle anime che hanno raggiunto un determinato livello evolutivo e si sono incarnate in un determinato periodo storico. L'analisi della simbologia celeste presente nei Vangeli porta ad identificare la "Generazione" come l'insieme di coloro che si trovano nello stato evolutivo proprio di un particolare emiciclo precessionale. Nel Vangelo di Giuda, alla "Generazione Malvagia e Perversa", Gesù contrappone la "Generazione Grande e Santa", quella - intendiamo - a cui appartiene il "Figlio dell'Uomo", espressione che Gesù attribuisce a Se Stesso, in quanto incarnazione dello stato evolutivo a cui l'Umanità è destinata:


Essi gli dissero:
“Maestro, dove sei andato e
che cosa hai fatto quando ci hai lasciati?”

Gesù disse loro:
“Sono andato da un’altra generazione grande e santa”.



Gesù non perde occasione per smontare i "valori" che costituiscono il fondamento su cui si ergono le Cività costituitesi in seno a questa "Generazione" ... solo che non diamo mai importanza alle Sue parole! Vediamoli uno per uno.



E uno gli disse:
«Tua madre e i tuoi fratelli
sono là fuori che cercano di parlarti».

Ma egli rispose a colui che gli parlava:
«Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?»

E, stendendo la mano verso i suoi discepoli, disse:
«Ecco mia madre e i miei fratelli!
Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio, che è nei cieli,
mi è fratello e sorella e madre».


La Società contemporanea attribuisce la cura della prole principalmente ai genitori biologici, spesso senza curarsi dei sacrifici che due persone devono sostenere per poter affrontare un simile compito. A ragione, la cultura conservatrice risconosce nella Famiglia il nocciolo sacro entro cui può svilupparsi la crescita interiore ed esteriore dell'individuo; tuttavia, Gesù propone un evidente ampliamento del concetto di Famiglia, fino a far raggiungere al ristretto nucleo degli affetti sostenuti da legami biologici una dimensione universale. Il punto è che il motore che consente la crescita dell'individuo non può che essere l'amore incondizionato: se tutti noi fossimo in grado di ricevere l'altro, chiunque egli sia, accogliendolo ed amandolo esattamente per quello che è, in ogni situazione, non avremmo più bisogno della "famiglia" biologica. L'individuo disporrebbe in ogni istante di tutte le sicurezze necessarie per crescere in armonia con se stesso e col proprio prossimo. Gesù non sembra riconoscere particolare valore al legame biologico, ma anzi, anziché ricondurre i figli verso i genitori, esorta questi ultimi a concedere ai piccoli un inatteso livello di libertà: "Lasciate che i bimbi vengano a me". In questo senso, lasciano sbigottiti gli egoismi di chi, al giorno d'oggi, pur riscoprendosi nella condizione di chi non può avere un figlio, escogita sistemi più o meno complessi per diventare genitore ... L'universalità proposta da Gesù annulla la necessità di espressioni come "famiglia allargata", "famiglia lgbt", ecc. ... semplicemente inglobandole nella meravigliosa armonia di un amore che trascende qualsiasi classificazione.



Guardate gli uccelli del cielo:
non seminano, non mietono, non raccolgono in granai,
e il Padre vostro celeste li nutre.
Non valete voi molto più di loro?

E chi di voi può, con la sua preoccupazione,
aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita?

E perché siete così ansiosi per il vestire?
Osservate come crescono i gigli della campagna:
essi non faticano e non filano;
eppure io vi dico che neanche Salomone,
con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro..


Fin da bambini veniamo abituati ad espressioni come "il lavoro nobilita l'uomo", l'educazione famigliare e scolastica portano ad attribuire la massima importanza alla realizzazione di una attività, addirittura la Costituzione Italiana, ritenuta una delle più belle del mondo, inizia dicendo: "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro". Siamo talmente legati a questo concetto del lavoro che spesso utilizziamo il lavoro per qualificare interamente noi stessi: quanti dicono "mi chiamo Mario, sono un ingegnere", anziché un più onesto: "Mi chiamo Mario e faccio l'ingegnere"? Com'è possibile quindi che Gesù sembri non riservare quasi la minima importanza ad un elemento che nelle nostre vite risulta tanto pervasivo? Il Signore arriva addirittura a dire - questo mi pare il senso della Sua affermazione - che ciò che una persona ottiene, lo ottiene non in virtù degli sforzi che ha fatto per arrivare ad un determinato risultato, ma per Volere del Padre. Questo significa che la Grazia del Signore potrebbe essere altrettanto generosa se lasciassimo le nostre attività? Nì ... come al solito, Gesù è infinitamente più rivoluzionario. Il lavoro, per il Signore, non ha valore in quanto strumento finalizzato all'ottenimento di un compenso necessario al sostentamento, ma come esperienza in cui l'individuo è portato ad esprimersi e contestualmente ad imparare. Tuttavia, l'esperienza, non di per sé legata al concetto di lavoro, ma al concetto di esistenza. Il lavoro altro non è che il contesto in cui può svilupparsi la nostra esistenza. La chiave di volta per colmare il divario tra il brano di Matteo e l'Art. 1 della Costituzione non è eliminare il "lavoro", ma sublimarlo al concetto di "strumento utile all'espressione di sè". Ebbene, l'unico modo certo per assicurarsi che questa sublimazione avvenga è assicurare che il lavoro avvenga in modo del tutto gratuito. Immaginiamo - ci suggerisce il Signore - un mondo in cui ognuno produce a titolo completamente grautito per gli altri. Chi costruisce case, chi oggetti utili, chi offre servizi, semplicemente per il piacere di farlo e di crescere. La gratuità di ciascun servizio potrerebbe inevitabilmente i fruitori di beni e servizi a goderne a titolo completamente gratuito. Questo sarebbe possibile soltanto in un contesto sociale di assoluta armonia, come quello illustrato alla voce "famiglia", ma è altrettanto vero che la disponibilità di amore incondizionato, offerto a chiunque, in qualsiasi istante della vita, preverrebbe la genesi dei traumi, che portano adesso un individuo a rinunciare a fornire volontariamente il proprio contributo al mondo, in assenza di un compenso ...

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Ho intenzione di estendere questo elenco, magari riportandolo ad uno o nuovi post appositamente dedicati ... ma la domanda di fondo è: siamo proprio sicuri di voler difendere a spada tratta il nostro mondo ed il nostro modo di vivere?