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domenica 28 luglio 2024

Inversione


Durante il suo mandato presidenziale, Donald Trump ha favorito come nessun altro Presidente USA prima di lui la costruzione del Terzo Tempio di Israele, dichiarandosi a favore del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele e ordinando lo spostamento nella città dell'Ambasciata americana. Il Terzo Tempio è l'elemento che lega i due apparenti antagonisti nella guerra Ucraina: Russia e USA, ai quali il Sinedrio di Israele ha chiesto di favorire la ricostruzione.


Tuttavia, il Tempio di Gerusalemme potrebbe non essere (solo) un edificio, ma una rappresentazione dell'Ordine Cosmico. Le precedenti versioni del Tempio, andate distrutte, hanno rappresentato l'Ordine attuale, destinato a essere stravolto; il Terzo Tempio indica invece un Ordine Cosmico del tutto nuovo, destinato in ogni caso a manifestarsi: un "Nuovo Ordine", in cui il tempo è destinato a scorrere in maniera molto diversa da quella che consideriamo ordinaria.


Nota tecnica: passando il mouse sopra i link con la sottlineatura (anche senza cliccare) si apre un popup che contiene i passi biblici a cui si fa rifermiento nel testo. Una corretta comprensione del testo è possibile soltanto se i passi sono conosciuti, oppure dopo averli letti.
Arcana Ricordo



In English, please! En español, por favor!


Il Nuovo Ordine Mondiale

L'espressione "Nuovo Ordine Mondiale" è la traduzione errata del motto latino "Novus Ordo Seclorum" riportato anche sul Grande Sigillo degli USA presente sulla banconota americana da un dollaro. In realtà, rispettando la grammatica latina, il motto dovrebbe essere scritto "Novus Ordo Seculorum", ma in questo caso esso richiederebbe 14 lettere anziché le 13 tanto care ai Padri Costituenti degli USA. La traduzione letterale del motto è "Nuovo Ordine dei Secoli ", non "Nuovo Ordine Mondiale", o il suo corrispondente inglese "New World Order" (anch'esso di 13 lettere). Questa espressione non si riferisce ad un assetto politico o geopolitico, come temono i teorici del Great Reset: indica invece un nuovo assetto del Kosmos: il meccanismo che determina le posizioni degli astri e i loro moti.

[Platone - Il Politico, Capitolo 269]





L'Inversione e l'Età dell'Oro

In una precedente occasione, abbiamo già constatato come fonti antiche, come Platone ed Erodoto, suggeriscono che in tempi remoti, si verificarono periodi in cui l'ordine cosmologico era del tutto differente da quello attuale: il Sole sorgeva ad Ovest per tramontare ad Est e le stelle seguivano un percorso analogo. Nel "Politico", Platone riporta un dialogo tra Socrate il Giovane e un non meglio precisato Forestiero: nel corso della conversazione, Socrate il Giovane espone il contenuto di diverse "antiche leggende", di poca molto remota, che rivelano alcuni dettagli relativi a quei periodi di inversione cosmologica.



[Platone - Il Politico, Capitolo 269]


Secondo Socrate, l'universo è progettato espressamente per cambiare il proprio verso di rotazione. In alcune occasioni, esso è determinato dalla Volontà del Creatore, mentre altre Egli permette che i cambiamenti avvengano in maniera spontanea: in particolare, questo avviene quando gli scopi per il mantenimento di un determinato ordine sono stati raggiunti. Questa particolare gestione della macchina cosmologica, permette all'universo di " conservare sempre il proprio identico stato": una proprietà che il Cosmo può mantenere, in contrapposizione con tutto ciò che è terrestre, che è per sua natura destinato a trasformarsi. Socrate chiarisce che l'inversione dei moti celesti consente al cosmo di mantenersi per quanto possibile in uno stato di eterno equilibrio, avulso da mutamenti che potrebbero sconvolgerne l'essenza, rendendo impossibile la vita: poche righe più avanti, chiarisce che " ripercorrere all'indietro il proprio corso è, fra tutte le deviazioni, quella che meno lo allontana dal suo moto".


Anche Erodoto di Alicarnasso riferisce nelle sue "Storie" di improvvisi ribaltamenti del corso del Sole (ne abbiamo già parlato): nel corso degli 11.340 anni in cui i faraoni si avvicendarono al governo dell'Egitto, riferisce, "il sole cambiò quattro volte il suo oriente, levandosi due volte dove ora tramonta e tramontando due dove ora sorge, senza che nell'Egitto avvenisse alcun mutamento: né nella sua vita agricola, né nei suoi fenomeni fluviali, né per le malattie, né per le morti." (Storie, Libro II, Capitolo 142). Interessante notare che secondo Erodoto, che asserisce di riportare informazioni ottenute dai "sacerdoti Egiziani", il mutamento del corso del Sole non sembra alterare la quotidianità della vita sulla Terra, che procede senza interruzioni. D'altra parte, Erodoto non si sofferma a formulare ipotesi circa le possibili cause di questo straordinario evento: si limita ad osservare che esso avviene per cause ignote e in maniera relativamente improvvisa, senza che questo influenzi minimamente la vita sulla Terra.


Il testo di Platone invece è ben più problematico: Socrate ci invita a non considerare l'inversione come un semplice fenomeno meccanico, ma a guardare oltre, facendo uno sforzo di immaginazione e di audacia molto più ampio e deciso, arrivando a concepire un'inversione della freccia del tempo. Tutti abbiamo esperienza dello scorrere del tempo, tuttavia, sorprendentemente, in fisica non esiste alcuna legge che impedisca al tempo di scorrere in senso opposto. Il tema dell'irreversibilità del tempo è uno dei problemi insoluti della fisica, dal momento che nessuna legge della fisica moderna vieta al tempo di scorrere in direzione opposta a quella che percepiamo abitualmente. Piuttosto, esiste una legge, il Terzo Principio della Termodinamica, che parte dall'assunto osservabile che il tempo trascorre in avanti, anziché all'indietro, ma non spiega come mai ciò avvenga.



[Platone - Il Politico, Capitolo 269]


Socrate non parla espressamente di una inversione della freccia del tempo, tuttavia chiarisce che in occasione di una inversione, l'umanità viene quasi interamente spazzata via e chi sopravvive esperisce qualcosa di meraviglioso. Improvvisamente, le persone cessano di invecchiare e iniziano a ringiovanire, giorno dopo giorno, fino a tornare giovani, poi bambini, infanti, feti e infine sparire. Gli esseri umani di quei tempi cessano di essere generati da altri esseri umani, ma compaiono spontaneamente dalla terra, in genere con le sembianze di persone anziane, che iniziano il loro percorso a ritroso. Coloro che sono defunti, arrivato il loro momento, vedono il proprio corpo ricostituito e rinascono alla vita.




I periodi di inversione vengono descritti come epoche d'Oro, in cui l'umanità vive in armoniosa unione con Dio: non esistono famiglie, coniugi, figli; nessuno lavora, in quanto la Terra offre spontaneamente tutto il necessario per la vita; non esistono infine guerre, soprusi, sopraffazioni, perché non esiste la scarsità di risorse. Socrate procede nell'esposizione, riferendo che l'umanità di quei tempi è capace di parlare con gli animali e che le conversazioni sono finalizzate all'ottenimento di un più elevato livello di saggezza. Tutto ricorda la mitica "Età dell'Oro", ricordata da quasi tutte le mitologie del mondo come una remotissima epoca di assoluta beatitudine.


Innumerevoli Riferimenti

L'esposizione di Socrate riporta alla memoria innumerevoli riferimenti presenti nella Bibbia e nei Vangeli:




Ritorno all'Eden

Secondo la Bibbia, l'esistenza nel pieno dell'Età dell'Oro, caratterizzata dall'assenza di malattie e morte, dalla permanenza di una pace assoluta e incorruttibile, dalla conduzione di una vita in perfetto equilibrio con se stessi e con la natura, venne sperimentata anche da Adamo ed Eva, in quello che siamo soliti chiamare "Giardino dell'Eden". Per i credenti, il raggiungimento di una simile perfezione è pertanto più un ritorno, che non un traguardo. In effetti, Socrate ammette che, poiché le inversioni degli astri sono avvenute molte volte in passato, è corretto parlare di ciclicità di questo tipo di eventi. L'idea che l'inversione dei moti celesti sia un fenomeno ciclico suggerisce di considerare Adamo come ultimo discendente di una specie di esseri umani generati dalla terra, che è sopravvissuto all'ultimo, grande sconvolgimento.


Comincia quindi ad assumere un senso differente l'espressione "Novus Ordo Seclorum". In effetti, la parola "seclorum/seculorum" è un genitivo: significa "dei secoli". Tradotta letteralmente, l'espressione significa quindi "Nuovo Ordine dei Secoli". Come possono i secoli, che sono unità di misura del tempo, assumere un nuovo ordine? Proprio ammettendo la possibilità di una inversione della freccia del tempo. In epoche molto remote, un "ordine dei secoli" speculare rispetto all'attuale, caratterizzò quella meravigliosa Età dell'Oro, che si manifesta in noi come un archetipico senso di nostalgia per la perdita di qualcosa di infinitamente prezioso. Il "Novus Ordo Seclorum" è pertanto la condizione, altamente desiderabile, di ritorno a quell'epoca meravigliosa, quando viveva - e tornerà a vivere - una "generazione Grande e Santa", almeno se paragonata a quella attuale, "malvagia e perversa".


Le Tappe dell'Inversione

Perché insisto tanto su questo concetto dell'inversione? Esiste una evidenza simbolica nei Vangeli, che lasci supporre che il percorso del Sole Precessionale debba volgersi indietro in maniera speculare, piuttosto che evolvere in qualunque altra maniera? In effetti ci sono diversi indizi, nei testi evangelici, che lasciano supporre un decorso del genere.


La rassicurazione iniziale: "nulla potrà farvi male". Prima che tutto abbia inizio, Gesù rassicura i discepoli in modo che conservino nel cuore le sue parole di speranza e di fede. Nel Vangelo di Luca, il Signore nomina 70 discepoli e li manda ad annunciare il Regno dei Cieli. Al loro ritorno, i discepoli raccontano "pieni di gioia" le gesta che hanno potuto compiere nel nome del Signore ed Egli conferma di aver già offerto loro . Lo scorpione e il serpente sono due costellazioni molto vicine. Il serpente è parte dell'Ofiuco: l'unica costellazione intersecante l'eclittica che non appartiene allo Zodiaco. Entrambe le costellazioni appartengono al "Quadrante Oscuro", che comprende Sagittario, Scorpione e Bilancia. Se la precessione procedesse linearmente, superato l'Acquario, dovrebbe attraversare il Capricorno e poi entrare nel Quadrante Oscuro, in Sagittario. Tuttavia il Signore ha offerto la possibilità di "camminare sopra" le minacce del quadrante oscuro. In che modo? L'espressione "il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni" è ambigua perché non si capisce se il percorso debba attraversare il quadrante, che viene messo in condizioni di non nuocere, o se sia necessario intraprendere un percorso differente. Mi pare ragionevole pensare, alla luce dei passe seguenti, che l'alternativa prevista sia la seconda.


L'Annuncio: "Basta!". Giunto il tempo, il Signore annuncia simbolicamente che il tempo cronologico . Nella corrispondenza celeste, dove ad ogni Apostolo corrisponde un'Era Astrologica, ogni spada corrisponde a un confine d'Era. Una lettura superficiale del passo, di cui tra l'altro abbiamo già parlato, può indurre a pensare che i dodici Apostoli presentino al Signore due spade, ma l'assenza di indicazioni esplicite in tal senso, consente di formulare una ipotesi differente. A mio modesto avviso, in questa occasione ciascuno degli Apostoli possiede una spada, come tra l'altro viene espressamente richiesto da Gesù. Quando i Dodici si dispongono in cerchio (come i Cavalieri della Tavola Rotonda), ciascuno brandendo la propria spada con la mano destra, si viene a formare una configurazione che trova immediata corrispondenza nell'ordine celeste, dove le 12 Ere Astrologiche, che corrispondono ai 12 Apostoli, sono delimitate da linee di confine, alle quali corrispondono le 12 spade. Le spade scandiscono quindi l'alternarsi delle Ere e più in generale lo scorrere del tempo: l'affermazione «Signore, ecco qui due spade!» può significare: "ecco, Signore, tu stai per essere consegnato, ma noi abbiamo preparato una nuova Era Astrologica che è pronta a trascorrere, per quando tutto questo sarà finito". Per tutta risposta, Gesù dimostra di opporsi con determinazione e vigore al progetto dei Dodici, fondato sul sostanziale mantenimento dello "status quo", ed esclamando "Basta!", annuncia l'approssimarsi di un tempo in cui questa modalità di esistenza non ci sarà più.



I Cavalieri della Tavola Rotonda


I prossimi passi si riferiscono a episodi successivi alla Passione di Cristo e quindi all'inversione dei tempi: ci troviamo quindi già nel nuovo ciclo retrogrado, in cui la precessione degli equinozi procede in senso antiorario.


A cose fatte: "Spezzò il Pane". La nostra ipotesi, già esposta in un post del 2021, è che la vita terrena di Gesù, così come viene raccontata nei Vangeli, corrisponda al percorso di "questa Generazione", iniziato circa 13.000 anni fa, all'inizio dell'Era del Leone. La vita di Gesù dopo la Resurrezione è invece la "Generazione Grande e Santa" che l'umanità è destinata a generare dopo il complicato periodo della Grande Tribolazione. Nel mezzo, deve avvenire una modificazione profonda, di portata tale da causare la scomparsa del mondo che conosciamo oggi e l'avvicendamento di "Nuovi Cieli e Nuova Terra". Il Vangelo di Luca narra un episodio molto poetico, quasi onirico, che ha come protagonisti
due discepoli in cammino Due di loro se ne andavano in quello stesso giorno a un villaggio di nome Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi; e parlavano tra di loro di tutte le cose che erano accadute. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù stesso si avvicinò e cominciò a camminare con loro. Ma i loro occhi erano impediti a tal punto che non lo riconoscevano.

Egli domandò loro: «Di che discorrete fra di voi lungo il cammino?» Ed essi si fermarono tutti tristi. Uno dei due, che si chiamava Cleopa, gli rispose: «Tu solo, tra i forestieri, stando in Gerusalemme, non hai saputo le cose che vi sono accadute in questi giorni?» Egli disse loro: «Quali?» Essi gli risposero: «Il fatto di Gesù Nazareno, che era un profeta potente in opere e in parole davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e i nostri magistrati lo hanno fatto condannare a morte e lo hanno crocifisso.

Noi speravamo che fosse lui che avrebbe liberato Israele; invece, con tutto ciò, ecco il terzo giorno da quando sono accadute queste cose. È vero che certe donne tra di noi ci hanno fatto stupire; andate la mattina di buon'ora al sepolcro, non hanno trovato il suo corpo, e sono ritornate dicendo di aver avuto anche una visione di angeli, i quali dicono che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato tutto come avevano detto le donne; ma lui non lo hanno visto».

Allora Gesù disse loro: «O insensati e lenti di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette! Non doveva il Cristo soffrire tutto ciò ed entrare nella sua gloria?» E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture le cose che lo riguardavano. Quando si furono avvicinati al villaggio dove andavano, egli fece come se volesse proseguire.

Essi lo trattennero, dicendo: «Rimani con noi, perché si fa sera e il giorno sta per finire». Ed egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora i loro occhi furono aperti e lo riconobbero; ma egli scomparve alla loro vista. Ed essi dissero l'uno all'altro: «Non sentivamo forse ardere il cuore dentro di noi mentre egli ci parlava per la via e ci spiegava le Scritture?» E, alzatisi in quello stesso momento, tornarono a Gerusalemme e trovarono riuniti gli undici e quelli che erano con loro, i quali dicevano: «Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone».

[Luca, 24:13-34]
, sulla strada tra Gerusalemme ed Emmaus. Mentre chiacchierano lungo il cammino, i due discepoli incontrano il Signore, ma non lo riconoscono, solo fino al momento in cui Egli, a tavola, "spezza il pane". Nel parallelo astronomico, gli Apostoli sono le 12 Ere Astrologiche e l'atto di "spezzare il pane" identifica la traiettoria del Sole, che attraversa la costellazione della Vergine, anticamente chiamata "casa del Pane". L'episodio, proiettato sulla volta celeste, è rivelatorio: ci informa che dopo la Tribolazione e tutti gli eventi annessi e connessi, il Sole potrebbe diventare irriconoscibile, al punto tale che saremmo in grado di riconoscerlo soltanto in base alla traiettoria che compie. Comunque la traiettoria è anche una informazione importante: ci informa che la macchina astronomica è ancora integra e i suoi movimenti restano ancora riconoscibili.


La prima Era: "la pesca sul Lato Destro". Nei Vangeli ci sono due episodi di "pesca miracolosa": avviene all'inizio della predicazione di Gesù e segna il primo incontro del Signore con Pietro. In questo frangente, Gesù si limita a invitare Pietro a prendere il largo e gettare le reti, senza accennare a particolari accortezze. Del episodio, invece, abbiamo già parlato in un post di Carmen del 2021, dove abbiamo accennato alla genesi del numero 153. Ciò che importa sapere ora è che quell'episodio avviene dopo la resurrezione di Gesù, ossia in quel periodo della vita del Cristo che corrisponde all'esistenza dopo la Tribolazione e l'inversione. I due episodi di pesca vanno letti in maniera sinottica: in entrambi, il soggetto pescatore è Pietro, che abbiamo già identificato come apostolo corrispondente all'Era dei Pesci. A questo punto è interessante notare che la costellazione dei pesci è particolarmente asimmetrica rispetto all'eclittica: i due pesci che rappresenta appartengono interamente all'emisfero boreale celeste. Pertanto, nella attuale configurazione della macchina celeste, in cui il Sole Precessionale ruota in senso orario, la barca che trasporta il Sole lungo l'eclittica, si trova i due pesci sulla sinistra, come rappresentato nella clip qui nel seguito. Affinché i pesci debbano manifestarsi sul lato destro, è invece necessario che il Sole Precessionale proceda a ritroso e questo potrebbe avvenire solo se la macchina celeste invertisse il proprio moto.




Il futuro: "Seguimi!". Il Vangelo di Giovanni si conclude in maniera diversa dagli altri: qui Gesù non ascende al Cielo, , accompagnato dai Suoi Apostoli. Pietro, cui corrisponde l'Era dei Pesci, è l'Apostolo che gli cammina a fianco e i due sono seguiti da Giovanni: il "discepolo che Gesù amava". Il tema delle corrispondenze tra Apostoli ed Ere Astrologiche è stato uno dei primi che abbiamo affrontato nel blog: precisamente, in un post del 2016. In quella sede avevamo concluso che a Giovanni corrispondesse l'Era del Toro, perlomeno facendo riferimento all'elenco degli Apostoli citato nel Vangelo di Marco. La scena che chiude il Vangelo di Giovanni sembra suggerire che l'Era destinata a trascorrere appena dopo la Resurrezione è, nuovamente, l'Era dei Pesci: una possibilità che richiede l'inversione della macchina cosmica. Giovanni, l'Era del Toro, attende pazientemente il proprio turno, che evidentemente si presenterà in un tempo futuro, quando la rotazione precessionale riporterà il Sole più vicino alla metà dell'emiciclo.


Farsi Piccoli, Come Bambini

Alla luce di quanto abbiamo appena elencato, non suonano strane le parole di Gesù relative alla seconda nascita e alla necessità di ? Come tutti i passi evangelici, i livelli di significato sono molteplici: il livello più importante è quello spirituale, che in questo caso invita il lettore a liberarsi dalla malizia, dall'attitudine a programmare l'esistenza e agire in base a convenienza, prendendo come riferimento la semplicità dei bamibini appena nati, la cui principale preoccupazione è gestire il senso di meraviglia che li pervade, mentre osservano il mondo per la prima volta. Il secondo livello ci riconduce a una considerazione fatta un po' di tempo fa, secondo cui i "comandamenti" di Gesù sono semplicemente avvertimenti di fenomeni che devono necessariamente verificarsi, in quanto espressione della Volontà del Padre. In questa specifica occasione, Gesù sembra delineare l'esistenza di una corrispondenza biunivoca tra il "farsi piccoli, come bambini" e "entrare nel Regno dei Cieli": entrare nel Regno e sperimentare l'assenza di malattia e morte, implica diventare piccoli, ossia vivere una esistenza in cui il tempo scorre all'indietro.


Personalmente non penso che lo scorrimento inverso del tempo richieda a ciascuno di rivivere esattamente le medesime esperienze che ha passato nel corso della vita che noi chiamiamo "ordinaria", anche perché questo implicherebbe il dover ripercorrere, anche se a ritroso, il cammino di malattia e dolore, anche se con la consapevolezza che prima o poi la giovinezza arriverà e porterà con sé energia e salute. Penso invece che lo scorrimento inverso del tempo implichi e consenta un certo grado di libertà: sufficiente a dare la percezione dell'esistenza del libero arbitrio.




lunedì 2 agosto 2021

L'Ascesa di Dioniso


Avete ragione, sono stato un po' "latitante". D'altra parte scrivere è inutile quando non si ha nulla di interessante da dire. Adesso lo spunto viene dalla fine del mese delle "parate" dedicate all'orgoglio omosessuale e tematiche annesse. Un tempo erano fenomeni sporadici, nati dalla volontà di reprimere un dissenso verso alcune consuetudini sociali; adesso sono un fenomeno planetario, protetto e benedetto, quando non apertamente sponsorizzato, dai governi occidentali e potentemente sfruttato dalle multinazionali.

Quest'anno, l'invadenza di tale fenomeno è stata particolarmente invasiva, anche perché le manifestazioni "arcobaleno" sono diventate il teatro dove mettere in scena episodi in grado di dividere l'opinione pubblica e l'elettorato, garantendo al potere la propria sopravvivenza.

Ciò che a noi interessa è l'origine, nobilissima, del fenomeno, che come ogni aspetto della nostra vita obbedisce a schemi opportunamente disegnati attraverso le stelle.

Arcana Ricordo


Le stelle custodiscono i segreti della nostra intera esistenza. Pianificano tempi e modi con cui manifestare certi fenomeni sulla terra, orientano le nostre reazioni e le nostre scelte. No, non sto dicendo che il "Libero Arbitrio" non esiste: sto dicendo che noi siamo chiamati ad utilizzare il nostro Libero Arbitrio all'interno di un corso degli eventi che ha un andamento ciclico e che è in gran parte predeterminato. Le scelte migliori, quelle più alte, le più nobili, hanno la proprietà di spezzare l'incantesimo ed orientare gli eventi verso percorsi nuovi, evitando il ripetersi di esperienze spiacevoli. Questo processo prende il nome di "acquisizione di consapevolezza".


Secondo la teoria che ho esposto in questi scritti e nei video pubblicati sul canale ArcanaRicordo, i cicli evolutivi umani hanno una base che è intrinsecamente connessa al ciclo precessionale, avente durata indicativa di 25.920 anni e legato alla variazione di orientamento dell'asse terrestre. Ogni ciclo si sviluppa nel corso di un emiciclo precessionale, al termine del quale uno "sconvolgimento" di portata planetaria determina un nuovo assetto del pianeta e delle creature che lo popolano.



Secondo Rudolf Steiner il percorso evolutivo umano può essere diviso in sette "razze radicali": Polari, Iperborei, Lemuri, Atlanti, Ariani (la razza attuale), a cui si aggiungono due razze future. Ciascuna razza radicale è suddivisa in sette "sottorazze". Ciascuna razza radice ha caratteristiche molto particolari, sia in termini fisici, sia in termini di intelletto. Le razze nostre antenate erano costituite da creature molto "poco materiali": i loro corpi erano più simili a sostanze gassose, poi liquide. Il tempo ha permesso un progressivo consolidamento verso lo stato solido ed una corrispondente evoluzione delle facoltà: ad esempio, gli Atlanti erano del tutto privi di un intelletto razionale, ma disponevano di una spiccata memoria; facoltà del tutto ignota ai Lemuri, vissuti prima di loro. Per chi volesse approfondire segnalo il suo volume "Cronaca dell'Akasha", pubblicato nel 1953.


Gli scritti teosofici a cui Steiner fa riferimento non riportano una cronologia degli eventi che hanno scandito l'evoluzione umana, sia perché l'ambiente dove i nostri antenati vivevano era profondamente diverso dal nostro, sia perché quegli "uomini" non disponevano ancora di facoltà che consentissero di misurare lo scorrere del tempo. Non essendo chiaro quanto possa vivere una razza, è complicato fare qualunque parallelo con il ciclo precessionale. Tuttavia mi pare interessante che secondo Steiner l'evoluzione da una razza alla successiva non sia avvenuta grazie ad un processo lineare ed omogeneo, ma abbia avuto più che altro le caratteristiche di una speciazione, un mutamento relativamente improvviso verso una razza del tutto diversa dalla precedente, che ha finito poi per soppiantarla. Buona parte degli evoluzionisti moderni sostiene che i processi speciativi siano in realtà quelli più comuni in natura. Nel caso delle razze, la speciazione è stata agevolata, a volte addirittura indotta, proprio da eventi catastrofici avvenuti periodicamente sul nostro pianeta.


Steiner non è particolarmente sensibile al tema delle datazioni. Anzi, ben consapevole del fatto che la Storia che emerge dai "registri akashici" si trovi spesso in contrasto con le evidenze fossili, arriva a dichiarare che:

La scienza e il ragionamento logico non potranno mai, in virtù della loro natura, stabilire che cosa sia possibile o impossibile; il loro compito è soltanto di spiegare quello che l'esperimento e l'osservazione hanno accertato.
[Cronache dell'Akasha, Parte I]

Tuttavia, nell'introduzione al volume ricorda l'idea di Platone che l'Atlantide si sia inabissata nel 9.600 A.C.: a tal proposito scrive:

È di ieri la tappa geologica che determinò la scomparsa dell'Atlantide. Demetrio Merezkovski (Atlantide-Europa), sulla scorta di Fred Finch Strong, di Spence e dello stesso Termier, ricorda che al microscopio è visibile la differenza tra la lava che si solidifica all'aria e quella che si rapprende subito nell'acqua; inoltre, c'è un periodo di tempo, di circa 15.000 anni, dopo il quale i cristalli lavici, sotto l'azione dell'acqua marina, si sgretolano. Latachilite (lava vitrea), pescata nel 1898 al largo delle Azzorre, a circa 900 chilometri dalle isole, risulta formata all'aria, e non sott'acqua, né si è sgretolata.

La sua età è dunque inferiore a 15.000 anni e si può far coincidere con la fine dell'Atlantide che, secondo Platone, risale a 9.600 anni avanti Cristo

[R. Steiner, "Cronache dell'Akasha", Nota all'Introduzione]



La transizione tra Era della Vergine ed Era del Leone, in cui a nostro avviso si è verificato l'ultimo "cataclisma precessionale" (con ogni probabilità quello del diluvio) si situa proprio tra le date indicate, intorno all'anno 11.000 A.C.. Dal punto di vista archeologico, questa datazione combacia con il ritrovamento dei più antichi reperti esistenti al mondo, ritrovati in Turchia nel sito di Gobekli Tepe, che risalgono proprio a quell'epoca.



Ciclo Precessionale
(cliccare per ingrandire)


Diversi fattori quindi concorrono ad identificare l'11.000 A.C. come il periodo storico che potremmo considerare come l'inizio dei "nostri tempi". Del resto, non disponiamo di documenti storici precedenti a questa data. La lettura dei Vangeli in chiave astrologico-precessionale porta una ulteriore conferma, indicando la "Vergine" e la rispettiva Era come un periodo di incubazione che precede la nascita del ciclo che stiamo vivendo. L'Era del Leone è invece il primo vero periodo storico, in cui il pianeta - e l'umanità con esso - ha iniziato il proprio percorso sul piano evolutivo che stiamo tutt'ora sperimentando. Ne abbiamo parlato diffusamente nel ciclo di video "Il Presepe Celeste".


Una lettura basata sui medesimi criteri porta ad identificare il limite superiore del ciclo nella transizione d'Era Pesci-Acquario, che sappiamo essere prossima, se non addirittura in corso. Purtroppo non disponiamo di molti riferimenti astronomici per convalidare questa affermazione, dal momento che come sappiamo non disponiamo di informazioni sufficienti per determinare con sicurezza la posizione del Punto Zero. Tuttavia sappiamo che la durata della transizione d'Era è pari a 40 anni circa, perlomeno dal punto di vista strettamente astronomico; dal punto di vista sociale, le "code" della transizione si possono avvertire anche a diverse centinaia di anni di distanza. D'altra parte, l'equazione "come in Cielo, così in Terra" non è completamente biunivoca: la precedenza data al termine "Cielo" rispetto alla parola "Terra" sembra voler indicare che è necessario del tempo perché ciò che accade in Cielo si possa riflettere sulla Terra.


Il periodo storico che stiamo vivendo è estremamente complesso perché ai cambiamenti dovuti alla transizione Pesci-Acquario, si affiancano quelli derivanti dall'avvicinarsi della fine dell'emiciclo. I cambiamenti d'Era sono sempre traumatici, dal momento che tendono a cambiare gli elementi fondanti delle civiltà che entro i confini di ciascuna Era si sviluppano e prosperano. La transizione tende a sconvolgere usi, costumi e consuetudini perché cambia l'idea di ciò che viene considerato socialmente utile ed accettabile. Tuttavia, le transizioni sono generalmente governate da un sostanziale equilibrio, che permette di vedere sempre un lato positivo nel cambiamento. La conclusione di un emi-ciclo è invece una esperienza totalmente destabilizzante e catartica, che agisce profondamente sia a livello individuale, sia a livello collettivo. La nascita del nuovo ciclo richiede un abbandono completo e totale dei criteri fondanti dell'esistenza stessa, che deve ricostruirsi su principi totalmente nuovi. Indubbiamente, la sovrapposizione di questi due fenomeni ha un effetto dirompente sulla società attuale, che sperimenta una sempre crescente polarizzazione delle posizioni su tutti i temi dell'attualità.



Le ultime tre Ere Astrologiche vissute dall'umanità sono state Toro, Ariete e Pesci. Il Toro, segno di terra, ha visto l'espansione di civiltà territoriali, abili nella costruzione di pesanti edifici in pietra. In Sardegna, lo si ritrova nelle tombe ipogee soprannominate "Domus de Janas", risalenti al 4.000 A.C. Nella Bibbia, quest'epoca è simbolicamente rappresentata dalla prigionia degli Ebrei in Egitto, condannati a costruire mattoni. E' un'epoca di sofferenza, ma di certezze, che gli Ebrei arrivano persino a rimpiangere, durante l'Esodo, quando in assenza di Mosé forgiano ed iniziano ad adorare un Vitello d'Oro, suscitando l'ira del Signore.


L'Ariete è segno di fuoco. Rispetto al periodo precedente, le civiltà di quest'Era attribuiscono maggior valore ai beni mobili, come mobile è il fuoco. L'Oro sfolgorante come fiamma adorna i templi greci, ebraici e babilonesi. Si sviluppano sempre più l'economia ed il commercio. In Egitto le mastodontiche piramidi lasciano il posto ad edifici costruiti per celebrare la Luce: nel tempio di Abu Simbel, un raggio di luce solare illumina anche le stanze più interne in particolari giorni dell'anno; ad Alessandria, una potente luce artificiale segnala la presenza del porto, a naviganti distanti anche parecchie decine di kilometri. Nelle Scritture, l'Agnello impersona la purezza dello Spirito e la disponibilità al sacrificio per la salvezza dei molti.


I Pesci sono segno d'acqua e "acqua" significa "mente". Mai prima d'ora il mare ha rappresentato una frontiera da esplorare, in grado di condurre verso terre lontane. In architettura, le pietre delle cattedrali gotiche, sembrano quasi galleggiare, sospese come sono ad altezza vertiginosa; i nuovi materiali estendono gli edifici verso l'alto, facendoli sembrare più leggeri. Le guerre vengono sempre più combattute non tanto per il territorio, né per le ricchezze, ma per poter sfruttare le risorse, che generano ricchezza in maniera indiretta, attraverso il commercio. Le capacità di astrazione della mente portano ad uno sviluppo senza precedenti delle scienze. In medicina si assiste alla nascita della psicologia: l'indagine della mente, condotta attraverso la mente. Nasce la finanza, che trasforma la ricchezza in un concetto astratto, senza la necessità di un riscontro diretto fatto di beni materiali. Fra i cristiani, il Pesce diventa il Simbolo del Cristo.



Questi sono soltanto spunti, suggestioni, sicuramente incompleti. Mi sono limitato ad esporre gli effetti visibili, ma è evidente che l'influenza dell'Era si avverte anche e soprattutto nei costumi e nelle convenzioni sociali, nell'economia e nel culto per la divinità. Seguendo tuttavia la direttrice appena tracciata, possiamo dire che l'Acquario è un segno d'aria. Evidentemente, l'influenza dell'Acquario ha contribuito alla nascita dei veicoli volanti, che promettono di diventare un metodo sempre più abituale per spostarsi. Si sviluppa l'esplorazione spaziale anche e soprattutto con nuovi strumenti di osservazione, che permettono di esplorare l'universo come mai in precedenza. Mai come ora gli edifici sono stati tanto grandi e tanto leggeri; leggera è anche la ricchezza, che diventa addirittura virtuale, trasferita com'è nelle memorie dei computer. La medicina si specializza in tecniche sempre meno invasive. Le tecnologie di comunicazione annullano le distanze e portano il mondo dentro casa, senza necessità di spostarsi. Nasce la sensibilità verso l'ambiente. La religione cristiana, offre la possibilità di una nuova vita nel Regno dei Cieli.


I cambiamenti introdotti dall'Era dell'Acquario spostano i valori verso tutto ciò che è etereo e leggero. Tutto tende verso l'invisibile, l'impalpabile, e forse non è un caso che ci troviamo a combattere con un minuscolo virus; è vero, i virus sono sempre esistiti, ma a differenza del passato, adesso siamo portati a temere i portatori asintomatici: coloro che sono infetti, ma non lo sanno e possono propagare l'infezione. Potete lanciare le vostre invettive verso l'Era dell'Acquario se non riuscite ad attivare lo SPID, perché quasi sicuramente, le energie della nuova Era hanno influenzato anche il processo di virtualizzazione della Pubblica Amministrazione.



Ma l'Acquario è anche altro, infatti abbiamo detto che segna il termine dell'emiciclo. Non a caso, nel mito assume un ruolo analogo a quello della Vergine: è addirittura il Segno che genera un Dio. Non stiamo parlando del Dio cristiano, ovviamente, ma di un altro dio, che arriva dalla tradizione greco-romana. Si tratta di Dioniso: il dio


"figlio di Zeus e di una donna mortale, ucciso e risorto, predicatore tra gli umani e gli animali, innamorato più dei mortali che degli Dei, attorniato da discepoli e da donne, amante (anche in questo è simile a Gesù) del vino, inteso come simbolo intensissimo e non solo come bevanda inebriante."
[I. Sibaldi, "Dioniso", Prefazione]



Bacco (Dioniso), Leonardo da Vinci


Igor Sibaldi è uno degli autori che ha dedicato maggior attenzione a questo particolarissimo dio. A costo di una digressione un po' lunga, penso sia utile riportare alcune pagine del suo volume "Il Libro della Creazione", che danno un ritratto secondo me molto esauriente di Dioniso, presentato come "il dio della zōḗ (ζωή)":


"ζωή. Non lo si può tradurre «vita», perché «vita» nelle nostre lingue vuol dire soprattutto «durata di un’esistenza» – e «durata di un’esistenza» è, in greco, bíos; un essere quando muore termina solo il suo bíos. La zōḗ invece è in tutto ciò che vive e che dà vita, ed è una, in ciascun individuo, in ciascuna specie e nell’intero universo; non si sa né si può immaginare quando sia incominciata o quando potrà terminare: semplicemente è e diviene, infinita – o, come la chiama Gesù nei Vangeli, aiṓnios, «eterna», e cioè: appartenente a un’altra dimensione temporale (aiṓn) incommensurabile con il tempo a noi familiare."

[I. Sibaldi, "Il Libro della Creazione", Parte Prima - "Oltremare"]


Ed ecco Dioniso:

"Tratto fondamentale di questo Dio è il suo essere straniero, esotico. [...] Dioniso era estraneo non soltanto alla Grecia, ma a tutto. Fin dalla nascita. Il padre era Zeus, il Dio supremo; la madre era Persefone, Dea dell’Oltretomba. Fu generato nelle profondità dell’Hades, dove non nacque mai nessun altro Dio: Zeus assunse l’aspetto di un serpente per fecondare Persefone, e il parto avvenne in una grotta profonda. Da qui uno degli appellativi di Dioniso: Khthónios, il «Sotterraneo». Ma un altro suo appellativo era Dimḗtōr, «Colui che ha due madri».

C’è infatti un’altra versione secondo la quale la madre di Dioniso fu una donna terrena, Semele (nome d’origine frigia, il cui significato pare fosse, di nuovo, «Sotterranea»). E non lo partorì: le fu tolto dal grembo al sesto mese, quando Semele morì orribilmente, per aver voluto conoscere troppo. Avvenne così: Zeus le si era sempre mostrato sotto l’aspetto di un bellissimo giovane, e Semele desiderò vederlo almeno una volta qual era davvero, in tutto il suo fulgore: insistette, pregò, benché sapesse che la luce irradiata da Zeus era troppo intensa per i mortali. Zeus acconsentì, le si mostrò, e in un attimo lei ne fu incenerita. Solo l’addome di Semele rimase intero, grazie a una pianta d’edera che in quell’attimo era tra lei e il Dio. Zeus vide il feto che si agitava nei resti dell’amante, e decise di portare a termine lui la gravidanza. Si incise una coscia, sistemò il feto nella ferita, la cucì. Riuscì a tener nascosta la cosa alla sua gelosissima consorte, Hera, che di certo avrebbe ucciso il bambino, se l’avesse saputo.

Quale di queste due versioni della nascita di Dioniso sia la più vera, non è domanda da porsi. Scopo dei miti che, nel corso dei secoli, si accumularono intorno a qualunque Dio greco non era costituire una biografia verosimile, tale cioè da soddisfare ai criteri logici che valgono per le biografie umane; scopo dei miti era esprimere con precisione tutto ciò che si era intuito e scoperto di un Dio e di ciò in cui il Dio si manifestava. Qui l’argomento è la zōḗ, che è Dioniso; e i miti della nascita di Dioniso narrano il nascere della zōḗ. La zōḗ ha una gestazione sotterranea: come le energie vegetali che durante l’inverno si preparano, sottoterra, alla nascita primaverile. Ma la sua gestazione può essere anche nei muscoli d’un maschio: perché anche il vigore è zōḗ. E il maschio qui è Zeus, ed è importante che vi sia in lui una ferita perché Dioniso nasca. Zeus è il Dio del potere, della capacità di dominare, ed è anche il più greco degli Dei. La Grecia era allora l’Occidente. E Dioniso è la sua ferita segreta, nascosta, amata.

Ciò valga anche per noi. Di certo, ognuno ama ciò che rimuove. È difficile ammetterlo, ma non basta il timore del cambiamento a spiegare la capacità dei nevrotici di sopportare i danni, il dolore che la rimozione produce. Li sopportano come circostanze di un amore difficile, al quale non vogliono rinunciare ma che non osano confessare. Così anche l’Occidente, in fondo, ha sempre amato in segreto ciò che ha nascosto a se stesso. È importante anche sapere a chi la si debba nascondere: a Hera, che è la Dea dell’ordine costituito, delle norme che regolamentano tutto ciò che già esiste. Hera odierà sempre Dioniso. Hera è – lo vedremo – il contrario di quel bambino. Nel Vangelo di Matteo, questa stessa avversione per un bambino si reincarna in Erode – nome greco, che significa appunto «figlio di Hera» o «consacrato a Hera». E lì la parte di Zeus tocca al falegname Giuseppe, che porta il bambino lontano, in Egitto: va dove Erode non può giungere. Cammina. Il che si connette al fatto che la ferita gestatoria sia proprio nella coscia di Zeus. Anche l’Esodo degli ebrei fu un camminare, per sfuggire all’ordine costituito, che là era il faraone; e quel camminare fu una gestazione di Israele, del nuovo popolo di diversi, di estranei, che stava formandosi.

Appena il bimbo nacque, Hera lo venne a sapere e incaricò i Titani di ucciderlo. I Titani compaiono spesso nei miti greci, in funzione di killer: sono personaggi cupi, ottusi, feroci, più antichi di Zeus e degli altri Dei dell’Olimpo. Rappresentano il passato, o meglio, tutto ciò che nel passato è torpido e distruttivo è i Titani. [...] Di Dioniso, quegli inviati di Hera non ebbero pietà. Il piccolo si era appena guardato allo specchio (molte immagini su vasi e cammei lo raffigurano in quest’atto) quando venne afferrato da dodici Titani, e smembrato. E lo stavano mangiando, quando Zeus piombò loro addosso e li incenerì con le sue folgori. Così, nella prospettiva espressa per la prima volta in Dioniso, accadrebbe ogni volta che riuscissimo a far fare al nostro passato la fine dei Titani. Cogliendolo sul fatto, mentre divora ciò che in noi è vivo, e brucerebbe come bruciano i vampiri alla luce del sole. Dei Titani rimase soltanto fuliggine. E da questa fuliggine presero poi forma gli esseri umani. Olimpiodoro, filosofo e alchimista del V secolo d.C., la commentava così: Il nostro corpo è dionisiaco. Siamo comunque una parte di lui, poiché siamo nati dalla fuliggine dei Titani che avevano mangiato la sua carne. [...] Vennero cioè sublimati anche loro, e diventarono individui nuovi e «corpo di Cristo».

Ma il corpo del piccolo Dioniso non venne divorato per intero. Si narra che un’altra figlia di Zeus, Atena, si avvicinò di soppiatto ai Titani intenti a sbranarlo, e riuscì a portarne via qualcosa – i più dicono il cuore – nascosto in un cesto per il frumento. [...] Tra quel cuore e il fallo perduto di Osiride il legame è più stretto di quel che sembra. Il «cuore» di Dioniso era soltanto una metafora pudica: una delle cerimonie principali sia del culto di Dioniso sia del culto di Osiride era la falloforia, cioè la processione durante la quale veniva mostrato il fallo del Dio, scolpito in legno; nelle processioni greche lo si portava in un cesto per il frumento. Anche il significato del fallo perduto di Osiride è lo stesso di quello del «cuore» ritrovato dopo lo scempio del piccolo Dioniso. Nel mito dionisiaco gli uomini nascono dalla «fuliggine» di Titani che si sono cibati del corpo del Dio, ma non del suo cuore-fallo: e ciò significa che nelle fibre dell’umanità vi è qualcosa di Dioniso, ma non la sua potenza generativa, il «cuore» stesso della zōḗ. Quel «cuore» è tornato nella terra, e ha prodotto la vite: nel succo della vite, nel vino, lo si può ritrovare e reintegrare. Nel mito egiziano, Iside riesce a ricostituire il corpo di Osiride: ma il suo fallo è nel Nilo, le cui piene costituivano una manifestazione colossale della zōḗ; e la potenza di quel fallo assimilato al Nilo è ciò che feconda Iside, così come le piene del fiume fecondavano ogni anno l’Egitto. Sia in un caso sia nell’altro, perché il ritrovamento del Dio sia completo occorre che qualcuno – gli uomini o Iside – si aprano alla zōḗ, siano in grado di accoglierla. Così ritrovano ciò che in loro manca di Dioniso o di Osiride, e in tal modo annientano del tutto l’azione distruttrice di Hera e di Seth.

Come non riconoscere l’attendibilità psicologica, la precisione di questi miti? Il fallo eretto è ancor oggi il tabù principale nelle arti figurative dell’Occidente. Nessun altro aspetto del corpo umano è tanto nascosto; e non compare se non in pornografia, cioè in contesti marchiati da ossessione, perversione, e dunque per principio sconfitti. Che cosa è temuto a tal punto nel fallo eretto? Forse il fatto che l’erezione non possa fingersi in alcun caso. E che sia semplice; ed esultante; e individuale. E perciò temibile più di ogni altra cosa, nella civiltà occidentale. Nelle falloforie veniva mostrato, come a dire: «Perché lo temete in voi stessi? Quanto state nascondendo di voi come nascondete questo?» E oggi avrebbe il medesimo senso: come immagine della potenza festosa dell’individuo, che i «noi» trovano inguardabile, proprio perché per loro anche l’individuo lo è. Così le due sorellastre volevano che fosse inguardabile Cenerentola, perché troppo bella, e la trovavano oscena.

La vite, poi, congiunge strettamente Dioniso a Mosè e a Gesù. [...] Nella Genesi, Noè si diede alla coltivazione della vite, subito dopo il Diluvio, distillò il vino e «ne bevve fino a ubriacarsi». Mentre Gesù diceva di sé: Io sono la vera vite. Io sono la vite e voi i tralci. Rimanete in me e io in voi. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla. Dioniso avrebbe potuto dire la stessa cosa. La vite è emblema della zōḗ. La raffigura, nel suo salire dalla terra aderendo a ogni superficie, abbracciando tutto ciò che tocca, tenace; dal suo frutto si ottiene il vino, che inebria, libera e conduce la mente altrove, via dalle sue regole e limiti consueti, cari a Hera. [...]

Inoltre la fermentazione del vino chiuso nelle botti (ma anticamente in recipienti di pietra, o in otri) ricorda sia la gestazione sotterranea di Dioniso, sia la sua gestazione nella gamba di Zeus, cucita come un otre. Ma nel leggere i miti conviene diffidare delle interpretazioni naturalistico-alimentari – poiché rischiano di finire in un «nient’altro che». La vite è anche un simbolo di sapienza. Dioniso, nelle sue immagini più celebri, ha la fronte adorna di tralci, oltre che dell’altra sua pianta prediletta, l’edera. Anche le sapienze, le dottrine – espressioni di una zōḗ dello Spirito – crescono aderendo alla realtà e ramificandosi di luogo in luogo. La zōḗ si esprime, anche nella vitalità dei movimenti spirituali. Così fu per i culti dionisiaci, che si diffusero lungo le coste del Mediterraneo, rampicando nelle menti e nelle anime.

Strettamente associata alla vite, nel culto di Dioniso, è l’immagine del serpente. Secondo alcuni miti, fu da un serpente che Dioniso apprese la bontà dell’uva: e, con tutto ciò che stiamo scoprendo, se ne potrebbe dedurre che, più della mela, il grappolo d’uva avrebbe avuto diritto di apparire nell’immagine popolare come il frutto proibito dell’Eden, che un serpente insegnò a cogliere. E siate saggi come serpenti, raccomandava Gesù, intendendo il serpente come un maestro. Nella pittura vascolare o parietale, e su medaglie e monete cretesi e greche, i serpenti compaiono spesso attorcigliati alle braccia delle seguaci di Dioniso, oppure accanto a loro, sulla terra, su alberi, o addirittura librati in aria. Rappresentano anch’essi immagini di una conoscenza che si diffonde: sono simboli di vie, di itinerari, agilissimi, cauti serpenti-strade – e vanno immaginati molto lunghi, come ora vedremo.

Benché ucciso e divorato da bambino, Dioniso riappare adulto in miti densissimi. Ciò non è meno paradossale del fatto che Gesù, dopo essere morto sulla croce, insegnasse ancora ai discepoli: i teologi cristiani provarono a giustificare il paradosso costruendo l’idea, abbastanza complicata, di una resurrezione di Gesù a breve distanza dalla morte, invece che nell’Ultimo Giorno del mondo. Nei miti greci non sembrò indispensabile giustificare la ricomparsa di Dioniso. Il senso ne era già abbastanza chiaro di per sé: ciò che di Dioniso è bambino, viene ucciso dai Titani del passato; poi Dioniso compie molte imprese memorabili, perché vi è in lui qualcosa che i Titani del passato non possono uccidere. Non è poi così paradossale; è una cosa che avviene, in realtà, a chiunque compia imprese memorabili. Proprio perché da bambini si è stati uccisi, divorati dal passato, e si ha nell’anima tale dolore, e lo si è superato, si può trovare in se stessi la forza di compiere imprese memorabili, nelle quali in realtà (come non accorgersene?) è sempre quel nostro bambino interiore ad agire di nuovo. Chi invece ha dimenticato, chi non sa più di essere stato divorato da bambino, è divenuto soltanto un titano qualunque, divoratore di altri bambini.

Da adulto, Dioniso è raffigurato con barba e lunghi capelli neri, ricciuti, gesti morbidi, sguardo incuriosito. Dioniso viaggia molto – come Mosè e Gesù. Il suo viaggiare si doveva ancor sempre all’ostilità di Hera: stizzita al vederlo ancora vivo e vegeto, la Dea dell’ordine costituito lo colpì con la follia – cioè con una ferita alla mente, dopo aver spinto i Titani a colpirlo nel corpo. Ed era la follia, a spingerlo a vagare. Mainoménos Diōnýsos, « Dioniso il folle », lo chiama Omero, ed è un altro suo famoso appellativo. Il senso di tale manía («follia», in greco) è ben chiaro: per Hera, per tutto ciò che nel mondo è herodiano, Dioniso è follia e la follia è Dioniso, il quale viene perciò emarginato, respinto lontano.

È, tra gli Dei greci, l’outsider per eccellenza: il Dio degli outsider."

[I. Sibaldi, "Il Libro della Creazione", Parte Prima - "Dioniso"]




In buona sostanza, Dioniso è il dio che riconcilia l'esistenza con il senso della vita. Al pari di Gesù, Dioniso rappresenta un rinnovamento dello spirito che segue un percorso imprevisto e come Lui può suscitare una notevole avversione in chi non ha ancora familiarizzato con il suo messaggio. Come Gesù, Dioniso è annunciatore e portatore di una nuova libertà, innanzitutto di pensiero; di un nuovo modo di essere, che va oltre le regole del mondo costituito e come Gesù, è pronto a sovvertire tale ordine agendo financo nei fondamenti della società, mettendo in discussione usanze, consuetudini, regole e leggi. Gesù propone un approccio alla vita fondato sull'amore per il prossimo, un termine che identifica innanzitutto le persone con cui entriamo in contatto, indipendentemente dal fatto che quel prossimo si presenti come "amico" o "nemico"; Dioniso sembra dare compimento a questa proposta, invitando tutti quanti, amici e nemici, alla celebrazione festosa della vita.


La figura di Dioniso è totalmente incompatibile il carattere competitivo delle ultime Ere Astrologiche: questo Dio vive la virilità in modo gioioso e spontaneo, in armonia con il creato. La falloforia celebra il maschile in quanto attore della Volontà celeste, laddove il femminile rappresenta la purezza dell'accettazione dell'atto, che dà luogo alla sua realizzazione e completa il processo di Creazione divina. Nell'unione sublime dei due aspetti si potrebbero risolvere parecchi traumi di una umanità eccessivamente immersa nell'illusione della separazione, riequilibrando le disarmonie interiori individuali, che si riflettono nei numerosi squilibri sociali che stiamo vivendo. Ma un epilogo di questo tipo non è sufficiente per dare pieno compimento alla Volontà divina. La nuova società nascente da questa "piccola rivoluzione" affonderebbe ancora le proprie radici nell'attuale "generazione malvagia e perversa", che popola il pianeta dall'ultimo sconvolgimento precessionale, avvenuto nell'Era della Vergine.



Come abbiamo già avuto modo di spiegare, Dioniso è esattamente il dio che viene portato in gestazione durante la breve Era dell'Acquario. La costellazione dell'Acquario è l'uomo zodiacale, contrapposto alla Vergine che è la figura femminile. All'inizio dell'attuale emiciclo precessionale, il segno della Vergine mantenne in gestazione il nuovo Sole precessionale (precisamente il punto vernale) in attesa della sua nascita, avvenuta in corrispondenza dell'inizio dell'Era del Leone. Tracce di questa gestazione sono presenti nel nome della città natale di Gesù Cristo, Bèth-le-hèm, che in ebraico significa "casa del pane": un appellativo comunemente attribuito alla casa astrologica della Vergine.


Il Sole Equinoziale durante l'Era della Vergine


In maniera del tutto analoga, l'Acquario si appresta ad avviare la gestazione del nuovo Dio: l'astro il cui movimento scandirà le Ere future. La costellazione dell'Acquario rappresenta un uomo in posizione eretta che riversa l'acqua contenuta in una anfora. In epoche passate, questa costellazione ha rappresentato anche Zeus, intento a scagliare un dardo verso la Terra: la forma a zig-zag in cui noi vediamo lo scroscio dell'acqua riversata dall'anfora (si vede meglio qui), ben si presta a rappresentare anche una saetta.


Il Sole Equinoziale durante l'Era dell'Acquario
- si noti come l'eclittica attraversi esattamente la coscia della costellazione -


Come abbiamo cercato di spiegare anche nei filmati disponibili sul canale youtube, quella che chiamiamo "Era della Vergine" è un periodo di tempo che in realtà non è mai trascorso compiutamente. Al pari di quando è in procinto di avvenire nell'imminente Era dell'Acquario, questi due segni marcano i confini di un emiciclo precessionale composto dai segni Leone, Cancro, Gemelli, Toro, Ariete e Pesci. Nel corso dei millenni, il punto vernale percorre questi sei segni soltanto, avanti e indietro, avanti e indietro. La Vergine e l'Acquario costituiscono quindi soltanto i punti di arrivo e ripartenza del punto vernale, ma non danno luogo a vere e proprie Ere. Nel libro dell'Apocalisse, ciascun emiciclo viene chiamato con il nome di Bestia: non a caso, ogni bestia ha sette teste (o sette corna): una per ogni Era completa più una testa (corno) per l'Era di inversione. Come abbiamo visto in post precedenti, le inversioni precessionali sono testimoniate da testi molto antichi, che riportano come in epoche molto remote, il Sole sorgesse ad Ovest e tramontasse ad Est.



Emiciclo Precessionale Corrente - I Vangeli d'Infanzia
(cliccare per ingrandire)



Emiciclo Precessionale Corrente - 
Conclusione del Ciclo
(cliccare per ingrandire)


Questo continuo palleggio ha caratterizzato l'ultimo centinaio di migliaia di anni ... ma non è detto che debba procedere ulteriormente!



Con ogni probabilità, i tempi sono maturi per una rivoluzione molto più radicale, che punti a ridefinire l'illusione della separazione. La "separazione" è la condizione in cui il divino è venuto a trovarsi appena era stato intrapreso il percorso di acquisizione di coscienza, ben raccontato, seppur in forma simbolica, nel libro della Genesi. A quel tempo l'umanità viveva in una condizione di sublime inconsapevolezza, in comunione con tutto il creato. Nulla era necessario chiedere e nulla si poteva desiderare, in quanto l'universo provvedeva a tutti i possibili bisogni. Ma una simile, idilliaca condizione, non era adatta all'instaurazione di un processo di crescita; per questo motivo la Bibbia racconta che Adamo ed Eva decisero di nutrirsi del frutto della conoscenza del bene e del male. L'assimilazione del frutto, e la conseguente cacciata dal "paradiso terrestre", è ciò che nei miti orientali corrisponde alla creazione dei "sette veli" che rivestono Maya, cioè la realtà in cui siamo immersi. Il mito suggerisce che i veli furono creati per nascondere lo splendore divino ai nostri occhi; una descrizione che meglio si adatta ai nostri scopi è che i veli ricoprono in realtà la scintilla divina presente in ciascuno di noi e fanno sì che ciascuno di noi possa percepire gli altri come esseri separati. Di questi veli, il più interessante è il tempo cronologico: la dimensione che consente di separare la verità dalla coscienza, favorendo l'instaurazione del processo di assunzione di consapevolezza.


Il tempo è rappresentato nei Vangeli dall'albero di fico, che Gesù maledice poco prima di offrirsi alla propria passione. Avvicinandosi il momento del proprio sacrificio, Gesù constata come il tempo non sia più uno strumento utile all'acquisizione di consapevolezza (l'albero non dà più frutto) e pone le basi per un nuovo assetto della realtà, che dovrebbe rivoluzionare non soltanto l'assetto planetario, ma addirittura il modo in cui noi possiamo percepire l'universo. Questa grande rivoluzione comporta una prova pesantissima, ben descritta nei capitoli 12 e 13 dell'Apocalisse, dove si parla delle due "bestie" e della persecuzione della "donna inondata di Sole", che si dice essere prossima al parto. La nascita del bambino, corrispondente all'avvento della nuova realtà, viene ferocemente osteggiata dalle bestie, che rappresentano le energie che devono il proprio potere all'esistenza della separazione e della attuale modalità di scorrimento del tempo. Lo scontro, eccezionalmente potente, si risolve a favore della donna e del nascituro: la sua venuta al mondo non corrisponde alla sparizione totale del tempo e della separazione, ma ad una loro decisa ridefinizione.


Questo processo si sovrappone all'avvento dell'Era dell'Acquario ed in un certo senso lo soppianta, pur venendone influenzato. Il carattere mite e festoso di Dioniso è chiaramente presente nella "generazione grande e santa" che vive al di là di questo profondo trauma planetario, ma è allo stesso tempo "trasfigurato" al suo più elevato livello simbolico. In questa nuova condizione, che la Vergine Maria non si stanca di descrivere ai veggenti che canalizzano i Suoi messaggi in varie parti del mondo, l'uomo viene messo in condizioni di percepire "nuovi cieli e nuova terra": un universo di meraviglie che i nostri sensi attuali sono inadatti anche soltanto ad immaginare. E' evidente che il processo per giungere ad una simile condizione non può limitarsi a quanto già avvenuto in passato, durante le precedenti transizioni d'Era: è necessario minare profondamente ogni aspetto dell'esistenza materiale, in modo che l'uomo sia pronto ad abbandonarla senza rimpianto e a proiettarsi carico di energia verso la nuova realtà. Ecco perché nell'Apocalisse si fa riferimento ad una potente azione distruttrice, che viene manifestata durante gli ultimi giorni.



Proprio la distruzione è ciò che da tempo pervade ogni aspetto della nostra vita, contaminando sia lo splendore dei risultati che abbiamo raggiunto, sia la purezza delle nostre possibilità future. Nelle manifestazioni l.g.b.t. troviamo importanti tracce della presenza di Dioniso: i continui accenni alla gestazione maschile sono il carattere più marcatamente dionisiaco, ma lo sono anche le manifestazioni "gay-pride", caratterizzate - dicono i partecipanti - sia da un eccezionale livello di "inclusività", sia da un clima di festante riconciliazione con la sessualità, che viene in queste occasioni viene non soltanto vissuta, ma esibita ed ostentata, proprio come accadeva durante le antiche falloforie.


Purtroppo, la dissoluzione legata all'inversione precessionale altera fortemente il carattere liberatorio della festa dionisiaca. Cessata l'epoca in cui le bandiere arcobaleno simboleggiavano la "pace" tra i popoli e un invito a porre fine ad ogni forma di discriminazione, ora le stesse bandiere rappresentano il moto di orgoglio di chi le porta, in spregio a tutti gli altri. A proposito delle falloforie e altre celebrazioni molto simili, come i baccanali, gli antichi latini dicevano: "semel in anno licet insanire" (a volte, nel corso dell'anno, è legittimo fare follie). Ora l'orgoglio omosessuale pretende di estendere l'ostentazione dei propri eccessi a tutte le fasi della quotidianità ordinaria: toglie legittimità ai principi fondanti della società attuale, chiede l'inserimento di didattica specifica nelle scuole, pretende di sanzionare il dissenso nei suoi confronti. Ciò che era in origine un principio liberatorio diventa uno strumento vessatorio.


La meravigliosa simbologia dionisiaca di riconciliazione dei sessi era stata concepita per riportare equilibrio nell'essere umano: uomini capaci di riscoprire la propria dolcezza e passività femminile, insieme a donne capaci di riconoscere la propria forza e volontà maschile, avrebbero potuto portare alla risoluzione di parecchi traumi individuali e sociali, con un sensibile miglioramento delle condizioni di vita. Ma questo principio di riconciliazione dei sessi è stato completamente frainteso e stravolto: reinterpretato come la necessità immediata di manifestare una differente sessualità sul piano materiale, ricorrendo alla chirurgia. La follia festante della manifestazione carnevalesca di Dioniso, che in antichità costituiva una valvola di sfogo rispetto alle tensioni della quotidianità, viene prolungata indefinitamente: il gay-pride permanente promette di trasformare il mondo in un perenne "paese dei balocchi", dove dimenticare una volta per tutte disciplina e senso di responsabilità. Ma sappiamo bene che fine ha fatto Pinocchio ...


L'inversione precessionale ed la conseguente dissoluzione esistenziale che stiamo iniziando a vivere non fagocita ovviamente solo la rivoluzione dionisiaca. La medicina, arrivata a fornire cure specialistiche avanzate per quasi ogni malattia esistente, si rifugia in protocolli collettivi eccessivamente astratti (altro carattere acquariano), che prescindono dalla reale condizione psico-fisica del soggetto, ed in ultima analisi dalla necessità di guarirlo. La finanza escogita strumenti sempre più efficaci di estrazione pneumatica di ricchezza dalla povertà e dal debito, mentre la tecnologia, che prometteva di liberare l'uomo da una serie di vincoli spazio-temporali, si sta lentamente trasformando nel più efficiente strumento di controllo e privazione mai progettato.


Il futuro che stiamo per vivere potrebbe essere caratterizzato da controlli spasmodici su ogni nostra attività e tassazione sistematica di ogni azione, come del resto avviene già in Cina. Le monete, le valute nazionali ed internazionali, potrebbero ben presto sostituite da criptovalute globali, definitivamente scollegate dalla ricchezza materiale delle aree di loro diffusione (teoria delle aree valutarie ottimali), creando zone di straordinario accentramento di ricchezze, a discapito di vaste sacche di povertà. Le cure, ma più in generale le risorse, potrebbero restare appannaggio di pochi. Il pensiero sistematicamente controllato e sanzionato. L'ideologia gender assurta a principio fondante del diritto.



Si dice che uno dei mantra che testimoniano l'avvento dell'Anticristo sia la frase latina "adveniat regnum viri", che, contrapposta all'"adveniat Regnum Tuum" (venga il Tuo Regno) del Padre Nostro, auspica l'avvento del dominio dell'uomo sulla realtà. Nel 1993 la Repubblica di San Marino ha dedicato una moneta a tiratura limitata a questo motto:


Repubblica di San Marino - £ 500 - 1993



La frase impressa sulla moneta è intrinsecamente connessa al tema di cui parliamo in questo post, cioè il simbolismo dell'Era dell'Acquario. Per riuscire ad interpretarla, occorre ricordare l'episodio del vitello d'oro a cui si è accennato poco sopra. Il vitello era semplicemente un feticcio che simboleggiava l'era corrente (anche se secondo gli storiografi l'episodio avvenne nel 1.500 A.C. circa, cioè in piena Era dell'Ariete), erroneamente divinizzata dagli Ebrei in fuga dall'Egitto. Allo stesso modo, il "vir" titolare del regno auspicato dal motto in questione non è l'uomo inteso come essere umano, ma l'uomo-feticcio zodiacale corrispondente al Toro, cioè l'Acquario!


L'auspicio, è che il processo di speciazione in corso (che sulla moneta è ben rappresentato dalla nascita del nuovo germoglio, che si origina dal tronco reciso dell'albero che rappresenta la generazione attuale), dia origine ad una nuova umanità che vive una ritrovata pace ed abbondanza, in armonia con il proprio ambiente e con la natura. Apparentemente, si tratta di un obiettivo auspicabile, peraltro riscontrabile anche nella canzone "Imagine" di John Lennon, che auspica l'avvento di un mondo nuovo dove "there's no Heaven", e dove non esiste "nothing to kill, or die for". Tuttavia, si tratta di un obiettivo falso: la Pace non può esistere nel mondo se non viene prima coltivata come stato interiore. Non a caso, nel dire ai Suoi Apostoli "vi lascio la pace, vi dò la mia pace [Gv. 14, 27]", Gesù promise a tutti la possibilità di raggiungere la pace interiore in ogni istante, indipendentemente da ciò che accade nel mondo esterno.


Nel nostro mondo esistono senz'altro motivi per cui uccidere o per cui morire, ma nulla può impedire ad ognuno di raggiungere uno stato interiore di Pace e di trasmetterla ai propri simili, in quanto questa è una condizione ed una qualità dell'anima. L'"Abominio della Desolazione" consiste nel fare proprio il nuovo messaggio di cura per l'ambiente, di rispetto per i nostri simili, di attenzione alla vita nostra e dei nostri simili, portato dal "vir" zodiacale, aderendo all'idea che il "Novus Ordo Seclorum", cioè il portare ordine nel mondo esterno, sia una pre-condizione per fare ordine nella propria anima. Mentre è vero l'esatto contrario! Nella nostra vita, occorre quindi fare attenzione a ciò a cui diamo importanza: a ciò a cui tendiamo ad offrire il nostro "sacrificio quotidiano". Nulla ha più valore dell'anima, perché quella è la nostra più intima essenza: non vale tanto l'ambiente, non vale tanto il male che possiamo fare o subire.


Non bisogna perdere lucidità, né speranza. Il percorso non è ancora tracciato e non sappiamo quanto potrebbe essere aggressiva la trasformazione in corso. Meglio non condannare nessuna manifestazione a priori, perché scintille di luce si celano anche nella più oscura delle notti. L'augurio è di poterci svegliare un giorno, capaci di vivere una profonda pace, interiore ed esteriore, felici e festanti, sereni e finalmente liberi. Allora potremo anche ringraziare lo spirito di Dioniso, che dopo averci accompagnato in questo difficile passaggio, ci saluterà, per portare il proprio messaggio liberatorio a chi allora avrà ancora bisogno di lui.