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lunedì 6 luglio 2020

La Creazione del Cielo


In attesa di riuscire a pubblicare i nuovi contenuti, propongo un approfondimento scritto diverso tempo fa, incentrato sul tema della moltiplicazione dei pani e dei pesci, a cui si accenna all'inizio del video "La Passione - Parte II".


Arcana Ricordo





La Moltiplicazione dei Pani e dei Pesci

La "moltiplicazione dei pani e dei pesci" è uno dei passi evangelici che mi hanno sempre affascinato. Il Vangelo di Marco ritiene questo "miracolo" talmente importante, da riportarlo ben due volte. In entrambi i casi, la narrazione è talmente essenziale che si potrebbe pensare ad una manomissione del testo .. purtroppo in assenza di riferimenti, il lettore comune si scoraggia e rinuncia a comprendere. Ma occorre ricordare che il Vangelo è anche un testo esoterico: ogni mancanza è assolutamente calibrata, dosata, con grande sapienza, per far emergere una domanda che nasce nei piani sottili. La risposta a quella domanda può essere soltanto interiore. Tuttavia, molto spesso anche il cielo si rivela spesso in grado di fornire risposte sorprendenti agli enigmi del Vangelo: questo è ciò che avviene anche in questo caso. Ma andiamo con ordine, partendo da una lettura del testo di Marco, capitolo 6:


Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione,
perché erano come pecore che non hanno pastore;
e si mise a insegnare loro molte cose.

Essendo già tardi, i discepoli gli si accostarono e gli dissero:
«Questo luogo è deserto ed è già tardi;
lasciali andare, affinché vadano per le campagne
e per i villaggi dei dintorni e si comprino qualcosa da mangiare».
Ma egli rispose: «Date loro voi da mangiare».

Ed essi a lui: «Andremo noi a comprare del pane
per duecento denari e daremo loro da mangiare?»

Egli domandò loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere».
Essi si accertarono e risposero: «Cinque, e due pesci».
Allora egli comandò loro di farli accomodare a gruppi sull'erba verde;
e si sedettero per gruppi di cento e di cinquanta.

Poi Gesù prese i cinque pani e i due pesci, e,
alzati gli occhi verso il cielo, benedisse e spezzò i pani,
e li dava ai discepoli, affinché li distribuissero alla gente;
e divise pure i due pesci fra tutti.

Tutti mangiarono e furono sazi,
e si portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane,
ed anche i resti dei pesci.

Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.


[Mc. 6, 34-44]


Gli Ordini di Gesù

Gli “ordini” di Gesù sono alcuni tra i passi evangelici che meglio si prestano a sperimentare la chiave di interpretazione astronomica / astrologica. Con l’espressione “ordini di Gesù”, indico alcune, precise istruzioni, con le quali il Maestro indica ai discepoli i preparativi che devono essere predisposti in determinate occasioni, o i compiti che devono essere svolti per affrontare situazioni difficoltose. Dal punto di vista narrativo, gli ordini di Gesù sono preceduti soltanto dalla descrizione della situazione in cui essi vengono impartiti, e seguiti unicamente dal resoconto degli effetti che questi hanno.


In tutti i casi, Gesù impartisce i propri comandi senza alcun preavviso, senza che sia stata creata quella “suspense” narrativa che precede, in ogni buon romanzo, l’istante in cui il personaggio chiave prenderà la parola. Il lettore sensibile, nella lettura dei passi, potrebbe provare un leggero senso di sorpresa, come se si trovasse di fronte ad uno stacco narrativo, ad un cambio di registro. Gesù si esprime con decisione ed autorevolezza, ma allo stesso tempo con grande semplicità; usa un linguaggio senza sottintesi e senza sbavature.


Addirittura, arriva ad assumere un tono leggermente sbrigativo, come se ritenesse di fornire informazioni che non necessitano di particolari spiegazioni. Del resto, le Sue aspettative sono pienamente soddisfatte: l’esecuzione dei suoi comandi è sempre eseguita con la massima tempestività e senza discutere, anzi, i discepoli seguono con grande naturalezza le istruzioni ricevute, come se nell’obbedienza a Gesù stessero rispondendo alla propria indole e alla propria volontà.


Ne è un primo esempio l’ordine che precede la famosa moltiplicazione dei pani e dei pesci, che consente di sfamare la numerosissima folla di fedeli, che lo raggiunge in aperta campagna per ascoltarlo. Appena prima del pasto, Gesù fornisce loro istruzioni precise per la distribuzione del cibo:


Allora egli comandò loro
di farli accomodare […] sull'erba verde […]
a gruppi di cento o cinquanta


[Mc. 6, 39]


Si potrebbe essere tentati di non dar peso alla richiesta, ma questo atteggiamento porta a non cogliere alcuni dettagli importanti. Il primo sforzo che occorre fare è contestualizzare la richiesta, analizzando i fatti così come vengono riportati. L’episodio inizia quando il Maestro, di ritorno da una uscita in mare, viene in contatto con una folla di pellegrini, giunti da ogni parte del mondo per ascoltare la sua parola ed i suoi insegnamenti:


Il passo è evidentemente criptico e suscita diversi, importanti interrogativi, molti dei quali emergono a causa della mancanza di alcuni elementi significativi: come spesso accade, occorre prestare attenzione più che agli elementi che mancano che non a quelli presenti.


Domande

La prima domanda riguarda l’argomento dell’insegnamento di Gesù, che non è riportato. Il passo riferisce come il Maestro, commosso dalla vista della folla di pellegrini, decida di accorrere in loro soccorso:


e si mise a insegnare loro molte cose.


[Mc. 6, 34]


L’argomento di cui il Maestro decide di parlare, scaturito dal profondo sentimento che la loro vista suscita in Lui, non può che essere di grande interesse: in un passo del Vangelo di Matteo, che presenta numerose analogie con quello in esame, Gesù elenca le “beatitudini” riservate a coloro che accedono al Regno dei Cieli. L’evangelista Marco sceglie di non riferire il tema dell’insegnamento di Gesù, limitandosi ad esporre ciò che accade a fine giornata. Come si spiega questa scelta?


Un’altra sorprendente omissione concerne il miracolo in sé, di cui il testo non fa menzione, limitandosi a riferire come il Signore:


alzati gli occhi verso il cielo, benedisse e spezzò i pani,
e li dava ai discepoli, affinché li distribuissero alla gente;
e divise pure i due pesci fra tutti.


[Mc. 6, 41]


Come mai un prodigio tanto importante, come la moltiplicazione di una risorsa alimentare, non viene espressamente riportato, ma viene sottinteso, e lasciato all’immaginazione del lettore?


Ammettendo poi che Gesù desiderasse distribuire alla folla la moltitudine di pani e di pesci ottenuti mediante “moltiplicazione” delle poche risorse alimentari disponibili, ci si sarebbe aspettati che il Maestro richiedesse a ciascuno dei pellegrini di avvicinarsi a lui, per ritirare la propria porzione, in maniera analoga a quanto accade durante il rito eucaristico cristiano. Al contrario, Gesù richiede espressamente alle persone di sedersi, ossia di non muoversi: il che, porta a ipotizzare che il Maestro desideri incaricare i suoi fedelissimi della distribuzione del cibo, o che devano essere organizzate lunghe catene di persone, per passare le razioni di mano in mano. Non è strano che il Vangelo trascuri di descrivere gesti, a cui sarebbe inevitabile attribuire un elevatissimo significato simbolico?


Ma non è finita: Gesù comanda anche ai convenuti di formare gruppi piuttosto numerosi, obbligando i pellegrini a consumare il pasto anche in compagnia di persone che non conoscono. Che senso ha questo ordine? Perché non è consentito, a chi lo desiderasse, di appartarsi, per poter meditare, durante il pasto, sugli insegnamenti appena ricevuti?


Nonostante le numerose lacune, il Vangelo non trascura di fornire un particolare decisamente curioso, indicando come l’auditorio del Maestro fosse costituito da 5.000 persone. Che senso ha riferire il numero di persone che ascoltavano Gesù? Fornire una testimonianza della notorietà del Maestro? O forse fornire un resoconto del potere dei Suoi miracoli? Tra l’altro, un pubblico tanto numeroso, pone anche un non trascurabile problema di natura acustica. Una folla di 5.000 persone occupa circa 1.200 metri quadri: se Gesù avesse richiesto ai pellegrini di disporsi attorno a lui formando semicerchi concentrici, i più lontani si sarebbero trovati ad almeno 25 metri di distanza. In aperta campagna, senza vincoli architettonici o naturali, le onde sonore si disperdono con facilità, ed ascoltare una persona che parla a 25 metri di distanza è letteralmente un’impresa.


Per avere una idea delle difficoltà insite nel parlare ad una simile folla, si consideri che in epoca romana, l’obiettivo di rendere una voce intellegibile ad un pubblico di 5.000 persone, veniva raggiunto costruendo strutture apposite, caratterizzate da una forma ad imbuto, in grado di concentrare le onde sonore. Il Teatro di Taormina, risalente probabilmente al II sec. a.C., disponeva al momento della sua inaugurazione di poco più di 5.000 posti.


Il Teatro di Taormina


Ritengo che non sia impossibile dare una risposta alle domande appena esposte, ma occorre un cambiamento radicale del punto di vista. Occorre osservare con attenzione gli eventi, a partire dalla moltitudine di individui, che suscita in Gesù una grande compassione. Il Maestro dedica loro l’intera giornata, catturando l’attenzione dei presenti, al punto tale che nessuno sembra avvertire lo scorrere del tempo: tutti sono completamente assorti dalla dottrina di quell’uomo sapiente, che non si accorgono dell’approssimarsi del tramonto. Constatato che l’ora tarda impedirebbe ai pellegrini di raggiungere per tempo un luogo dove rifocillarsi, prima che l’oscurità avvolga ogni cosa, Gesù decide di dare loro nutrimento, ed opera il "miracolo della moltiplicazione" dei pani e dei pesci.


Le Stelle

L’ordine di far sedere le persone sull’erba viene impartito appena prima della cena. Il riferimento all’erba verde indica innanzitutto che la scena si svolge in un prato, probabilmente posto a breve distanza dalla riva del mare, tant’è vero che Gesù poteva vedere la folla “sbarcando”. Il luogo è “isolato”, quindi dobbiamo desumere che non ci siano case nei paraggi. Né viene riportata la presenza di alberi: forse qualche albero ci sarà stato, ma di sicuro la scena non si svolge in una foresta. L’ora è quella del crepuscolo, ed in assenza di indicazioni specifiche, possiamo ipotizzare che il tempo meteorologico sia buono:


Essendo già tardi, i discepoli gli si accostarono e gli dissero:
«Questo luogo è deserto ed è già tardi;


[Mc. 6, 35]


Quindi è possibile concludere con ragionevole certezza che non appena il sole sarà tramontato, i pellegrini potranno ammirare il cielo notturno in tutta la sua maestosità. L’apparizione delle stelle non viene ignorata da Gesù, che anzi indica esplicitamente il punto verso cui orientare lo sguardo, per comprendere il senso dell’episodio:


alzati gli occhi verso il cielo […]


[Mc. 6, 41]


Il fatto che si stia parlando di stelle, viene confermato alla fine dell’episodio, dove viene fornita una informazione apparentemente inutile:


Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.


[Mc. 6, 44]


Secondo gli antichi, 5.000 è proprio il numero di stelle visibili ad occhio nudo, in una notte tersa e senza luna piena. Nell’oscurità della notte, il blu del cielo si confonde con il verde del prato, ed i 5.000 pellegrini, alzando lo sguardo verso il cielo, si riflettono nelle 5.000 stelle visibili. Le stelle, come sappiamo, occupano posizioni fisse sulla sfera celeste, e non a caso i pellegrini sono seduti sull’erba, cioè immobili l’uno rispetto all’altro. Il prato è quindi una immagine speculare del cielo notturno, dove ciascuno dei convenuti interpreta il ruolo di una stella. In questo senso, diventa evidente il fatto che il comando del Signore è una semplice e diretta espressione dell’ordine naturale delle cose, e come tale non può essere in alcun modo trasgredito:


Allora egli comandò loro di farli accomodare a gruppi sull'erba verde;


[Mc. 6, 39]


Anzi, l’ordine naturale e la Volontà di Gesù sono la stessa cosa: nessuno dei due può cambiare senza che anche l’altro cambi. Così, il Signore ordina ai pellegrini di disporsi “a gruppi”, e questi, intendendo perfettamente la Sua Volontà, imitano esattamente la distribuzione delle stelle sulla volta celeste:


e si sedettero per gruppi di cento e di cinquanta.


[Mc. 6, 40]


In effetti, le stelle appaiono più dense in alcuni punti del cielo, e meno in altri: sembrano formare aggregati che comprendono un numero compreso tra 50 e 100 elementi.


L’identificazione dei cinquemila pellegrini con le stelle, consente di formulare una nuova ipotesi circa il ruolo interpretato da Gesù nel passo in esame. Nel Vangelo, il Maestro simboleggia spesso l’insieme delle più alte facoltà umane, a cui possono essere ascritte sia le virtù dell’anima, sia quelle dell’intelletto. A mio avviso, nel passo in esame Gesù rappresenta la capacità cognitiva dell’essere umano, ossia quella facoltà che consente ad ogni individuo che percepisce un fenomeno naturale, di associare a quel fenomeno un concetto, e quindi un significato, che gli consente, per esempio, di correlarlo ad altri concetti.


Il Significato

Le discipline esoteriche, solite a ricercare corrispondenze tra la realtà materiale e quella interiore, vanno oltre, stimolando l’individuo a chiedersi quale sia il significato dei fenomeni naturali, ossia il motivo per cui esistono. L’individuo che riesce a considerare la realtà materiale uno specchio del proprio mondo interiore, può trovare in essa tutti gli stimoli necessari a conoscere il più difficile oggetto d’indagine con cui egli può entrare in contatto: se stesso.


Così, la commozione che Gesù prova alla vista dei pellegrini è proprio lo sgomento che l’animo umano sperimenta, constatando che le sue facoltà cognitive sono inadeguate a trovare un senso alla magnificenza e alla maestosità del cielo stellato. Lo spettacolo delle stelle, sparse sulla volta celeste in maniera casuale, che si muovono seguendo i movimenti del cielo notturno, come pecore senza pastore, ricordano all’uomo la sua fragilità e la sua piccolezza di fronte alla vastità del cosmo. E non sto qui parlando degli spazi interstellari, dei miliardi di anni-luce che secondo la scienza ci separano dall'estremo limite dell'universo percepibile, ma della semplice immensità della volta celeste, resa tanto più evidente dalla presenza e dal numero delle stelle.


Gesù intraprende l’unica via d’uscita percorribile, contribuendo a restituire all’uomo la sua originaria grandezza: cerca di dare un senso alla visione del cielo, riconducendo l’infinità del cosmo e la lucentezza delle stelle a idee, che l’uomo può creare, o ritrovare, in sé stesso. Come ogni altro aspetto della realtà, l’universo intero trova un proprio corrispondente all’interno dell’individuo: in questo senso, l’uomo racchiude in sé, letteralmente, l’intero universo.


Il primo passo che Gesù compie è cercare di mettere ordine nel caos della natura. L’identificazione degli aggregati stellari costituì nell’antichità un primo tentativo di classificazione degli astri, intrapreso da tutte le popolazioni del mondo antico. In ogni gruppo era possibile individuare da 5 a 20 stelle circa, che erano mediamente più luminose delle altre, e queste venivano utilizzate come “guida” per il riconoscimento delle diverse porzioni di cielo.


Tuttavia, assimilare e memorizzare forme e dimensioni dei diversi aggregati stellari richiedeva comunque un sforzo non indifferente: i moderni studiosi di scienze cognitive hanno mostrato come la memoria umana non sia progettata per ricordare informazioni casuali; ricordare la distribuzione casuale di in gran numero di palline su una superficie piana, o una lunga sequenza casuale di numeri, presenta parecchie difficoltà. Al contrario, i concetti più facilmente memorizzabili sono quelli in cui è possibile organizzare le informazioni secondo logiche associative e gerarchiche: la memoria tende infatti a richiamare le informazioni per analogia.


I partecipanti ai campionati di memoria, abituati a ricordare lunghe sequenze di numeri non ordinati, cercano in molti casi di sfruttare le capacità associative della mente umana, anche per memorizzare informazioni casuali. L’espediente mnemonico che utilizzano consiste nel creare associazioni mentali tra ciascun elemento della sequenza e significati scelti arbitrariamente, che offrono un ampio spettro di possibili correlazioni. Gli elementi della sequenza vengono quindi a corrispondere a sequenze di significati, facilmente memorizzabili.


I significati che vengono associati agli elementi della sequenza possono essere luoghi e personaggi di storie immaginarie, che in qualche modo consentono al partecipante alla gara di ricostruire mentalmente la sequenza originaria. La creazione di queste storie è un atto creativo, di pura immaginazione: gli antichi davano enorme importanza a questa facoltà umana, che consideravano una delle più preziose virtù umane. Nel Vangelo, l’unico personaggio in grado di esprimere queste facoltà è sempre e solo Gesù.


Spezzò i Pani... Gli antichi impararono ad utilizzare l’immaginazione, unita ad opportuni espedienti mnemonici, per facilitare il riconoscimento delle migliaia di puntini luminosi disposti casualmente sulla superficie buia del cielo notturno. Gesù ripercorre le tappe che portarono a questo straordinario traguardo umano, allestendo sul prato un complesso rituale insieme ai pellegrini. Il primo gesto che il Signore compie è destinato a diventare uno dei simboli più forti della cristianità:


alzati gli occhi verso il cielo, benedisse e spezzò i pani,


[Mc. 6, 41]


Questo gesto, ricordato ancora oggi nel rituale eucaristico, ha anche un preciso corrispondente astronomico: come i pellegrini, anche il Signore si riflette infatti nel cielo stellato, identificandosi con il proprio alter ego celeste, cioè il Sole precessionale. I “pani” corrispondono invece alla costellazione della Vergine, dove il “punto vernale” si trovava al momento della nascita del Sole-Bambino.


... e divise i Pesci. Nei primi secoli di vita, il meccanismo precessionale si mise in moto, spostando lentamente il punto vernale lungo l’eclittica, ed il Sole-Bambino percorse una traiettoria in grado di dividere in due porzioni la costellazione della Vergine, spezzando letteralmente, i pani. Lo stesso avvenne con la costellazione che si trova in posizione diametralmente opposta rispetto a questa, cioè i Pesci:


[…] καὶ τοὺς δύο ἰχθύας ἐμέρισεν πᾶσιν.

[…] e divise interamente i due pesci.


[Mc. 6, 41]


Riporto anche la frase originale in greco perché a mio avviso, la traduzione usata nelle versioni consuete, “e divise i pesci fra tutti”, non è corretta. I due pesci non furono spezzati in porzioni, che vennero poi distribuite a tutti i presenti: il Sole divise in due la costellazione dei Pesci, percorrendola “per intero”, ossia “da parte a parte”.


Il Sole fu l’artefice della prima linea mai tracciata nel cielo notturno. Questa linea costituì una straordinaria fonte di ispirazione: la possibilità di tracciare linee nel cielo apriva nuove vie di conoscenza, facendo comprendere agli uomini che gli spazi interstellari potevano essere “disegnati”. Unendo i puntini luminosi che apparivano di notte con linee immaginarie, gli antichi ottennero dapprima glifi, quindi vere e proprie figure, che un minimo sforzo di fantasia consentiva di “vedere”, osservando il cielo notturno.


Le immagini celesti erano facilmente memorizzabili, e si ripresentavano ogni notte esattamente dove ci si aspettava che fossero. Il cielo appariva in una veste totalmente diversa: da malinconica distesa di anonimi corpuscoli luminosi, si era trasformato in un vero e proprio libro naturale, in grado di raccontare le storie di guerrieri, fanciulle, mostri e animali. Le storie della mitologia, altamente evocative, e ricche di significato, potevano essere trascritte sull’immutabile sfera celeste, assegnando alle stelle il gravoso compito di raccontare agli uomini quale fosse la loro reale natura.


Le 5000 stelle-pellegrini, diventando parte di un disegno avente uno specifico scopo, ricevettero nutrimento, ossia assunsero un significato, cessando di essere dei semplici puntini luminosi:


Tutti mangiarono e furono sazi,


[Mc. 6, 42]


Erano nate le costellazioni.


Gesù, che all'inizio del racconto prova compassione per gli uomini che riescono a vedere nelle stelle soltanto lontanissime sorgenti di luce, si precipita in loro soccorso, intervenendo su due livelli differenti. Sul piano materiale, il Sole Precessionale fornisce agli uomini i rudimenti necessari a far nascere l’arte del disegno astronomico; sul piano spirituale, il Maestro, ossia l’immaginazione umana, riempie di significato i glifi astronomici, trasferendovi l’essenza dell’essere umano.






La Creazione

La prima linea, tracciata dal Sole, assunse anche un importante ruolo di riferimento astronomico, dividendo la sfera celeste in due metà, una superiore e l’altra inferiore. Questa suddivisione risale nientemeno che al primo giorno della Genesi:


Poi DIO disse:
Vi sia un firmamento tra le acque
che separi le acque dalle acque.

E DIO fece il firmamento
e separò le acque che erano sotto il firmamento
dalle acque che erano sopra il firmamento.

E così fu.

E DIO chiamò il firmamento "cielo".

Così fu sera, poi fu mattina:
il secondo giorno.


[Genesi 1, 6-8]


Se il termine “acque” richiama i movimenti vorticosi della volta celeste, il termine “firmamento” sembra proprio indicare l’eclittica: una linea, che Dio chiama “cielo”, che separa le “acque superiori” da quelle “inferiori”. Sull’eclittica-firmamento, il Sole resta “fermo”, immobile nel corso dei millenni, nonostante soffi una forte corrente – il movimento precessionale – che obbliga tutta la sfera celeste a muoversi incessantemente da occidente ad oriente. Forse potrebbe spiacere come questa spiegazione rischi di smontare il più importante cavallo di battaglia dei terrapiattisti ...


Le dodici costellazioni zodiacali, che vengono tagliate a metà dall’eclittica, costituiscono i “resti” di questa opera creativa:


e si portarono via dodici ceste piene di pezzi di pane,
ed anche i resti dei pesci.


[Mc. 6, 43]


Occorre notare che il fatto che il cielo venga chiamato con il termine “acque”, spiega anche il motivo per cui Gesù nel Vangelo si muova spesso in barca, o cammini sul mare. Gesù che cammina sul mare è una poetica immagine del Sole, che attraversa quotidianamente il cielo. In questo senso va interpretato il gesto che Gesù compie nel passo in esame:


Sbarcando […]


[Mc. 6, 34]


Il Sole “sbarca”, ossia lascia la distesa del cielo per approdare sulla terra, nel momento del tramonto: nell’ora terminale del giorno, il Sole ha l’occasione di vedere i primi pellegrini, ossia le prime stelle che timidamente si affacciano dalla volta celeste.


A mio avviso, l'evangelista Marco non ha affatto trascurato di riportare quale fosse l’insegnamento di Gesù: esso era proprio l’atto di spezzare il pane. Nella breve, ma intensissima ora del tramonto, in cui il cuore dell’uomo è solito porsi le più profonde domande sull’esistenza, il Sole funge da elemento ispiratore per la creazione delle costellazioni, prima della sua definiva partenza oltre l’orizzonte.


Conclusioni

L’interpretazione astronomica appena fornita non è esente da pecche, tuttavia sembra in grado di dare una risposta a gran parte delle domande poste all’inizio del paragrafo. L’ ipotesi appena esposta non deve togliere, a chi vuole coltivarla, la romantica idea che Gesù fosse un uomo in grado di interagire con la materia, e quindi capace di ricavare da qualche panino il necessario per sfamare una folla. Né deve o può essere utilizzata strumentalmente da chi intende svilire il senso della Religione Cristiana, dei suoi riti e delle sue tradizioni.


Chi lo desidera, può tuttavia ricordare che l’episodio universalmente noto come “la moltiplicazione dei pani e dei pesci” può assumere anche un titolo differente: “la creazione del cielo”, tenendo presente che l’atto creativo non si riferisce in questo caso alla generazione dal nulla di materia ed energia, ma alla più fine opera di “dare un senso” alla realtà percepita. L’attribuzione di un certo significato alla realtà costituisce un atto creativo nel senso più letterale del termine: da quel momento, quella parte di realtà entra nella sfera conoscitiva dell’individuo ed inizia ad interpretare un preciso ruolo, che verrà mantenuto fino al momento in cui un altro atto creativo uguale al primo, genererà un nuovo significato.


Questo tipo di creazione, che proviene dalle componenti più elevate ed ignote dell’Io, può costituire uno strumento potentissimo di autoconoscenza: l’uomo che ha il coraggio di osservare il proprio modo di classificare la realtà può trarre preziose informazioni per esplorare quelle componenti e comprendere come funzionano. Gesù, nel “creare” il cielo, compie uno degli atti più straordinari di sempre: le stelle si trasformano in glifi, i glifi in figure, le figure in storie, e le storie in emozioni. Non è avvincente, nelle fredde notti invernali, scorgere il gigante Orione, nell’atto di affrontare il poderoso Toro celeste? Che malinconia si prova nel ricordare la difficile storia della regina Cassiopea, nelle calde notti d’estate? Ogni emozione diventa essa stessa creazione, nel momento in cui viene provata, estendendo all’infinito la consapevolezza umana, ben oltre gli angusti vincoli della realtà materiale.


Il nostro Gesù non è soltanto un Dio diventato uomo 2.000 anni fa, in Israele, ma un’energia, che si incarna ogni volta che un essere umano viene al mondo, e che lo accompagna in ogni istante della sua esistenza. È l’insieme delle più elevate facoltà umane, delle ispirazioni più belle, il traguardo di tutti i percorsi.


sabato 20 agosto 2016

Lo Zodiaco, le Ere, Pietro e Giuda

Nell'allegoria celeste presente nel Vangelo, gli Apostoli (dal greco απόστολος, 'inviato', 'messo') rappresentano >Ere Astrologiche, o Eoni: 12 periodi di tempo, aventi ciascuno durata di 2.160 anni circa, che scandiscono le diverse fasi del ciclo precessionale.


La Precessione. Per effetto della rotazione precessionale , l'asse terrestre cambia il proprio orientamento, puntando via via ad un diverso punto della Sfera Celeste. Il piano equatoriale, perpendicolare all'asse terrestre, varia conseguentemente la propria inclinazione, causando uno spostamento lungo l'eclittica dei punti equinoziali ( collocati nell'intersezione tra il piano equatoriale e l'eclittica ) e solstiziali ( collocati nell'intersezione tra l'eclittica ed il piano perpendicolare alla retta che congiunge i punti equinoziali ). La moderna astronomia riferisce che, nel corso dei circa 25.920 anni che formano un ciclo precessionale completo, ciascuno di questi punti traccia sull'eclittica un arco di 360°: la percorre cioè interamente, ritornando al punto di partenza.


La suddivisione del ciclo precessionale in 12 parti, consente di individuare altrettanti periodi - le Ere Astrologiche appunto - in cui il " Punto Vernale " si sposta di 30° circa lungo l'eclittica. E' pertanto possibile suddividere l'Eclittica in 12 frammenti, di uguale estensione, entro i quali il Punto Vernale viene a trovarsi nel corso di ciascuna Era. Le 12 Ere ed i 12 framemnti eclittici corrispondenti, possono essere messe in diretta corrispondenza con i 12 segni zodiacali: ciascuna prende il nome del segno zodiacale più prossimo.


Le 12 Ere Astrologiche
(cliccare per ingrandire)


Il frammento eclittico in cui si trova il Punto Vernale definisce l'Era Astrologica attuale: per determinarla con certezza, è sufficiente misurare l'ampiezza in gradi dell'arco eclittico che separa il Punto Vernale dal Punto Zero precessionale .


Avvento dell'Era dell'Acquario. Ai tempi in cui i testi del Vangelo furono scritti, l'Era Astrologica in corso era l'Era dei Pesci. Questa informazione può essere desunta direttamente dal testo, dove viene espressa in maniera simbolica:


Il primo giorno degli Azzimi,
quando si sacrificava la Pasqua
i suoi discepoli gli dissero:
«Dove vuoi che andiamo a preparare
perché tu possa mangiare la Pasqua?»

Egli mandò due dei suoi discepoli e
disse loro: «Andate in città,
e vi verrà incontro un uomo
che porta una brocca d'acqua

seguitelo.

[Mc.14,12-13]


Il passo del Vangelo di Marco è uno dei pochissimi in cui si trova una indicazione di carattere cronologico. Il testo indica che l'evento si svolge nel " primo giorno degli Azzimi ". La festa degli Azzimi, che si tiene durante il tempo Pasquale, è vicina all'equinozio di primavera, quando il Sole viene a trovarsi in prossimità del Punto Vernale. In questi giorni, osservando la posizione del Sole rispetto allo Zodiaco, è possibile verificare quale sia l'Era Corrente.


L'invito ad "andare in Città", che Gesù rivolge ai discepoli, va inteso come una esortazione a portare l'attenzione al cielo: spesso, nel Vangelo, la città di Gerusalemme rappresenta la realtà, l' orizzonte percettivo del discepolo, e quindi del lettore. Di tutti gli elementi presenti in tale orizzonte percettivo, a Gesù interessa ovviamente il cielo, in quanto simbolo di ciò che è divino.


" Osservando la posizione del Sole durante il tempo pasquale ", dice Gesù, vi accorgerete di trovarvi di anno in anno più vicini all'Era dell'" uomo che porta una brocca d'acqua ", ossia dell'Acquario. L'ordine di "seguire" l'uomo con la brocca, e dunque di entrare prima o poi, nell'Era dell'Acquario, rappresenta, come tutte le istruzioni e tutti i comandi impartiti da Gesù , una azione a cui è del tutto impossibile trasgredire , perchè determinata dalle Leggi universali, in questo caso dalle leggi del moto celeste, che obbligano le Ere a susseguirsi in un ordine stabilito. Il fatto che l'Era dell'Acquario si stia avvicinando, ma non sia ancora iniziata porta a concludere che l'Era attuale - quella in cui vivono i destinatari del messaggio evangelico - sia quella dei Pesci


L'Era dei Pesci. L'Era dei Pesci è associata a Simone, detto Pietro. Uomo pragmatico e di buona volontà, Pietro sembra adatto ad incarnare l’Era contemporanea: ben sviluppata dal punto di vista della dell’esperienza materiale, ma scarsamente attenta ai sottili percorsi dello spirito. A lui, Gesù si rivolge con queste parole:


tu sei Pietro, e su questa pietra
edificherò la mia Chiesa,
e le porte dell'Ades non la potranno vincere


[Mt. 16,18]


Nell'originale greco, la parola utilizzata al posto del nome Pietro è Πέτρος , che significa "roccia", "sasso": espressioni che ribadiscono la natura grezza e materiale della generazione attuale, che costituirà tuttavia, il fondamento per la costituzione della nuova Chiesa, l'"assemblea". Da sempre, la Chiesa utilizza il Pesce come simbolo dello stesso Gesù, rafforzando l'idea di una correlazione tra Pietro e l'Era dei Pesci:


ησοῦς Χ ριστός Θ εoῦ Υ ιός Σ ωτήρ: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore


Pietro non ha una importanza superiore agli altri Apostoli. Anzi, in numerose occasioni, Gesù esorta espressamente ciascuno degli Apostoli a non considerare sè stesso più grande o più importante degli altri:


chi è il più grande tra voi
diventi come il più piccolo


[Lc. 22, 26]


Ciononostante, gli elenchi degli Apostoli presenti nei Vangeli di Matteo , Luca e Marco , sono concordi nel nominare Pietro per primo e Giuda per ultimo: un fatto che potrebbe erroneamente indurre ad attribuire una diversa importanza ai dodici. A mio avviso, la Pole Position di Pietro negli elenchi evangelici può essere spiegata soltanto trasponendo l'elenco fra le stelle, dove a ciascun Apostolo corrisponde un segno zodiacale.


Il Primo Segno. Anticamente, il segno associato all'Era Precessionale corrente assumeva il ruolo di primo segno dello Zodiaco: al tempo dei Sumeri, vissuti in piena Era del Toro (III millennio A.C.), il primo segno dello Zodiaco (o segno guida ) era il Toro (1) , l'ultimo era l'Ariete. Nell'Impero Babilonese (600 A.C.), durante l'Era dell'Ariete, il Toro passò in seconda posizione, cedendo il ruolo di primo segno all'Ariete. Se le antiche tradizioni fossero state mantenute anche in epoca Romana, al tempo di Gesù i Pesci avrebbero dovuto assumere il ruolo di segno guida dello Zodiaco, facendo scalare Ariete e Toro rispettivamente in seconda e terza posizione.


Nonostante questa variazione non sia stata introdotta dagli astrologi del tempo, il Vangelo sembra rispettare la tradizione antica. Considerare Pietro "primo tra gli Apostoli" equivale esattamente a considerare i Pesci l'attuale segno guida . E' possibile che il mancato aggiornamento del segno guida ed i mancati adeguamenti asstrologici che avrebbero dovuto discenderne, siano alla base delle numerose incompatibilità esistenti tra l'astronomia e l'astrologia moderne: sarebbe interessante approfondire, ma non è questa la sede.


Ciò che è interessante è invece notare come il ruolo di segno guida venga sempre assunto dal segno che fino all'Era precedente chiudeva lo Zodiaco. Questo fatto sembra essere una applicazione pratica della Legge espressa da Gesù secondo cui:


gli ultimi saranno primi e i primi ultimi


[Mt. 20,16]


L'Elenco degli Apostoli. Partendo da Pietro, è possibile individuare delle corrispondenze tra i segni zodiacali e gli Apostoli, seguendo le indicazioni del Vangelo di Marco, quello che maggiormente, tra i Sinottici, contiene riferimenti di carattere astronomico ed astrologico:


Costituì dunque i dodici, cioè:
Simone, al quale mise nome Pietro;
Giacomo, figlio di Zebedeo e
Giovanni, fratello di Giacomo,
ai quali pose nome Boanerges, che vuol dire figli del tuono;
Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo,
Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo,
Simone il Cananeo
e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì.


[Mc. 3,16-19]


L'elenco dei dodici va letto tenendo presente che l'ordine di lettura è quello corrispondente al ciclo ordinario di percorrenza dello Zodiaco da parte del Sole. Quindi se Pietro corrisponde ai Pesci, Giacomo è l'Ariete e Giovanni il Toro. Questi primi tre discepoli, che comprendono un quarto di Zodiaco, sono coloro che vengono ammessi ad assistere alla trasfigurazione di Gesù sul monte e che "regnano" per un periodo di 6.480 anni circa: dall'apparizione biblica di Adamo sulla Terra ai giorni nostri.


L'Ultimo Apostolo. Giuda, che chiude l'elenco dei dodici, è evidentemente l'Acquario. Nell'Ultima Cena, Leonardo da Vinci coglie il senso allegorico dell'elenco degli Apostoli, accostando le figure di Pietro e di Giuda, e mostrando così che se gli estremi dell'elenco si toccano, è proprio perchè l'elenco è circolare::


L'ultima Cena: Pietro siede accanto a Giuda
(cliccare per ingrandire)


Nel Cenacolo, Leonardo rappresenta lo Zodiaco come se fosse una pergamena "srotolata", in modo da poter rappresentare la rotazione precessionale come un moto lineare. Il piano del tavolo rappresenta l'Eclittica, sulla quale il Punto Vernale si sposta da sinistra verso destra. Due soli vassoi contenenti pietanze sono visibili sulla tavola: un piatto di pani, sulla destra, posizionato di fronte a Matteo (Era della Vergine) ed un piatto di pesci, posto proprio davanti a Pietro (Era dei Pesci).


Torneremo in futuro sul significato dei molti dettagli che Leonardo include nel dipinto, spiegando come mai Giuda è parzialmente voltato di spalle, come mai Pietro lo scavalca per parlare con Giovanni, perchè Pietro tiene in mano un coltello e perchè Giacomo alza le mani, in apparente segno di resa ...


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(1): cfr. Alfred Jeremias, " The Old Testament in the Light of the Ancient East - VOL I ", pag. 73, "Age of Taurus" - Williams & Norgate, 1911.