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A differenza di quanto accade nei blog di news in tempo reale, dove il rapido invecchiamento delle notizie fa sì che l'argomento del giorno sia destinato ad essere ben presto archiviato, qui ci muoviamo in maniera differente: i post trattano "argomenti" su cui è possibile riflettere e di cui è possibile discutere: per questo motivo non è raro che un post venga aggiornato, o venga integrato attraverso i commenti degli autori o dei visitatori. L'obiettivo è arrivare alla costruzione di un quadro generale sempre più accurato e sempre più preciso. Un grazie a chi vorrà partecipare con commenti ed osservazioni.

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lunedì 27 maggio 2019

Il Giovane col Lenzuolo

Questa volta la nostra Carmen mi ha decisamente battuto. Avevo scritto questo post per fornire risposta ad una domanda pervenuta tramite Youtube, ma ero andato completamente fuori tema. Carmen mi ha salvato tramite email e ci tengo a riportare il contenuto integrale del suo messaggio, che spiega il reale significato del simbolo. Lascio comunque il post originale nell'immediato seguito, per la cronaca. Grazie Carmen!


Arcana Ricordo


Vorrei rispondere ad una interessante domanda comparsa su youtube, che riporto qui nel seguito:


Innanzitutto ringrazio Yul Brynner per l'interessante spunto. La domanda si riferisce ad un episodio che secondo il Vangelo di Marco, avviene durante la cattura di Gesù:

Gesù, rivolto a loro, disse: 
«Siete usciti con spade e bastoni 
come per prendere un brigante. 

Ogni giorno ero in mezzo a voi 
insegnando nel tempio e voi non mi avete preso; 
ma questo è avvenuto 
affinché le Scritture fossero adempiute».

Allora tutti, lasciatolo, se ne fuggirono.
 
Un giovane lo seguiva,
coperto soltanto con un lenzuolo; 
e lo afferrarono; 
ma egli, lasciando andare il lenzuolo, 
se ne fuggì nudo. 

[Mc. 14, 48-52]

In effetti si tratta di un dettaglio che non é evidenziato nel video "Acquario, l'Era di Giuda", ma che vale la pena esaminare.



Giuseppe Cesari, Cattura di Cristo






Oggi siamo abituati ad intendere il concetto di Tempo come una entità univoca: una dimensione del crono-topo, che prosegue inesorabile in una sola direzione, con una "velocità" che riteniamo costante. Nell'antichità non era così: il tempo era infatti associato a due entità distinte:

  • il Krónos (il “tempo cronologico”, legato all’esperienza profana) e
  • il Kairós (il “tempo opportuno”, legato all’esperienza del sacro).

Mentre il primo termine si riferisce al tempo cronologico e sequenziale, un tempo sterile e privo di sorprese, il secondo indica un “tempo nel mezzo”, un periodo indeterminato in cui accade “qualcosa di speciale”.

Nell’iconografia, il Chrónos viene rappresentato come un vecchio munito di clessidra, tutt’altro che bonario, il quale, nella sua incessante ciclicità, divora uomini e perfino statue; è la raffigurazione del tempo che corrompe la materia. La rappresentazione del tempo cronologico che, però, ha goduto di maggior successo è ouroboros: il serpente che si morde la coda a significare la ciclicità inesorabile del tempo e la velenosità di riperterlo. 

Il Kairós, invece, è rappresentato da un giovane nudo, coperto solo da un lenzuolo, che corre.
Il tempo Kairós è spesso percepito come un momento di crisi, che è sinonimo sia di pericolo che di opportunità. È, infatti, un tempo durante il quale si ha la possibilità di costruire qualcosa di nuovo da qualcosa di vecchio.

A Traù (l'antica Tragurium romana), Croazia, nel convento delle suore benedettine, c'era uno straordinario bassorilievo che rappresentava il Kairós dal III secolo a.C., vi era raffigurato un giovane nudo, che correva. Il bassorilievo ora si trova al Museo Municipale di Traù. Per gli antichi, Kairós è infatti un ragazzo alato dalla nuca rasata (in modo che, una volta passato, non lo si possa afferrare per la chioma), che corre di continuo, tenendo in equilibrio una bilancia sulla lama di un rasoio. Solo chi è pronto e accorto può afferrare Kairós, il quale, come si è già detto, porta con sé la possibilità del cambiamento.

Antiche fonti letterarie ci parlano di una statua, realizzata dal famoso artista greco Lisippo (IV sec. a.C.), rappresentante la giovane divinità del tempo, alla quale un certo Posidippo di Pella (310-240 a.C.) dedicò un breve componimento. Nel comporre il testo, strutturato come un dialogo, Posidippo immagina che un uomo, entrando in una casa, si imbatta nella statua di Kairós e inizi ad interrogarla sul suo aspetto.

- Di dov'era lo scultore?
- Di Sicione.
- Ed il suo nome?
- Lisippo.
- E tu chi sei?
- Il Momento, signore di ogni cosa.
- Perché stai in punta di piedi?
- Corro sempre veloce.
- Perché hai due ali ai piedi?
- Io volo col vento.
- Perché tieni un rasoio nella destra?
- Come segno, per gli uomini, che io sono più tagliente di ogni lama affilata.
- E perché hai la chioma sul volto?
- Per chi viene incontro, che l'afferri, per Zeus.
- E per quale motivo non hai capelli dietro?
- Una volta che io gli sia sfrecciato accanto sugli alati piedi, nessuno, per quanto lo brami, mi afferrerà da dietro.
- Perché lo scultore ti ha modellato?
- Nel vostro interesse, o straniero, e nell'atrio m'ha posto come ammaestramento.






La risposta di Carmen ci guida correttamente verso la decodifica del Simbolo. La percezione del tempo è altamente soggettiva: in effetti, il tempo della "crisi" trascorre con una progressione del tutto differente rispetto al tempo delle attività: ci avvolge e ci isola, avvicinandoci alla dimensione isocrona propria dell'anima. Il tempo cronologico nei momenti di raccoglimento perde quasi completamente di significato: sembra quasi che il lenzuolo di Kairós ci avvolga separandoci dalla realtà circostante. E' molto dolce coccolarci in questi istanti di perfetto isolamento cronologico; si può meditare e addentrarsi nelle profondità dell'anima; talvolta si può anche guarire. Il Krónos ricompare soltanto quando un evento esterno, o un pensiero "meccanico" ci riporta alla realtà percepita, rompendo l'incantesimo.


Nell'istante esatto della cattura di Gesù, Kairós perde il lenzuolo: si tratta di un segnale confortante ed allarmante allo stesso tempo. Allarmante, perché rivela che da questo istante, l'accesso alla dimensione isocrona viene chiuso. Nel periodo di ascesa delle "bestie", gli equilibri psichici vengono sconvolti: l'anima, che in condizioni normali è permanentemente connessa all'intelligenza suprema che governa l'universo attraverso un segnale elettromagnetico, viene improvvisamente disconnessa e resta isolata entro i confini del corpo fisico individuale. Non si tratta di un processo semplice: può causare un immenso senso di solitudine ed abbandono: «Elì, Elì, lamà sabactàni?». Tuttavia è un processo ampiamente descritto e confermato nei Vangeli: proprio a questo fenomeno allude Cristo, quando annuncia che il vino, ossia lo Spirito che è stato offerto a tutti i discepoli durante le nozze di Canaan, è destinato a venire a mancare:


Vi dico che da ora in poi
non berrò più di questo frutto della vigna,
fino al giorno che lo berrò nuovo con voi
nel regno del Padre mio.



Non si tratta di un brutto dispetto del Padre Eterno: come vedremo nei post futuri, si tratta di un passo avanti indispensabile nel processo di ingresso nel "Regno dei Mille Anni".


Il contatto con la Verità può essere altamente distruttivo, a causa delle elevate energie in gioco: come chi è stato per lungo tempo chiuso in una caverna oscura viene momentaneamente accecato quando, uscendo dalla caverna, percepisce lo splendore della luce esterna, così saremo noi, vissuti per lungo tempo sotto i sette veli di Maya che ci hanno riparato dallo splendore della Verità celeste. Le anime più torbide potrebbero non tollerare la potentissima luce divina ed essere incenerite; la loro incapacità di tollerare tutta quell'energia in una sola volta, le porterebbe a supplicare il Padre di esporli a minori quantità di energia. Ma non essendo ormai più possibile ripristinare il velo di Maya, il Padre potrà solo consentire loro di estendere la loro percezione personale dello scorrere del tempo. In questo modo, la quantità di energia a cui saranno sottoposte istante per istante risulterà inferiore; ma all'interno della loro bolla temporale, quelle anime vivranno la sofferenza eterna: il fuoco della Geena a cui fa riferimento il Cristo.


La perdita del lenzuolo rappresenta un meccanismo analogo: con la cattura di Gesù, Kairós perde il proprio tratto distintivo e Krónos resta l'unica entità a misurare lo scorrere del tempo. Questo significa che da un lato, nessun essere umano potrà più rifugiarsi all'ombra del suo lenzuolo per entrare in contatto con la realtà divina; dall'altro, chi avrà lavorato a sufficienza e sarà riuscito a risuonare con le nuove energie universali, riuscirà a dialogare con la Luce senza bisogno di seguire le indicazioni che Dio stesso a fornito a Mosé: "Non ti avvicinare qua; togliti i calzari dai piedi [...] Mosè allora si nascose la faccia", cioè "esci da Krónos (fermati), abbandona tutti i tuoi ruoli e tutte le idee riguardo a te stesso (togliti i calzari) e non pretendere di farmi domande dirette, perché per proteggerti dalla Mia energia, Io risponderò utilizzando simboli ed archetipi (copriti il volto)". In altre parole ci saranno persone in grado di sopportare la prova del #GrandeAvvertimento ed entrare in una nuova dimensione del colloquio con Dio.



giovedì 28 marzo 2019

Cosa nasconde la Bibbia?



 Ringraziamenti
             Rivolgo un sincero ringraziamento ai commentatori che hanno finora partecipato al dibattito. Nel nostro secondo appuntamento  si sono vivacemente incrociati i commenti di :
 ArRic (42)
 Daniele (48)
 Nicola Cancedda (56)
 Alfonso (60)
 Bastian C

La cifra fra parentesi indica l’età  del commentatore.

                                                                          Grazie a tutti.
 
                    Fabio Painnet Blade                                                                    

                                   Work in progress

  In questo mini spazio dedicato ai frequentatori del blog, vorrei sottolineare anzitutto la qualità degli interventi meglio congegnati in relazione all’oggetto della passata discussione, qualità che ci ha permesso, non solo di migliorare e completare i capitoli del saggio di cui si è detto, ma anche di realizzarne uno tutto nuovo che ci ha portato a concepire la possibilità, qui suffragata da elementi matematici rilevanti, che gli antichi eruditi ebraici conoscessero, oltre al ciclo precessionale degli equinozi, anche gli effetti e la durata di un fenomeno dovuto una a ‘piccola’ oscillazione chiamata Obliquità dell’ eclittica che in un tempo di circa quarantamila anni solari, definisce una variazione di due gradi dell’asse terrestre.

    Nella successiva grafica (Tab. 1) abbiamo schematizzato una linea del tempo di 539° precessionali che parte dal segno del Leone (Lamech) e termina entro 19° del segno dell’Acquario più recente (Giuda), secondo una figura ricavata dall’ informazione passataci da Nicola Cancedda nel commentario del precedente post. Secondo questa rappresentazione, dall’inizio dell’era dei Pesci, segnata sul grafico con la lettera J (Jesus), al segno del Leone (Lamech correlato al 77x7 della Genesi) corrono 490 ° (gradi precessionali).

La differenza fra questi due intervalli temporali è = 49° precessionali (in Tabella 1 .  Ab1- A J (Jesus)= 539°-490° )

             
Note
270°precessionali corrispondono
 1° dell’ Obliquità dell’ eclittica 
(OE), oscillazione che 
porterebbe l’asse terrestre 
inclinarsi in circa 40.000 anni,
di due gradi (da 22,5° a 24,5°).
Le fonti che si attengono 
questi dati sono reperibili in rete,
ma  dobbiamo dire che non
tutti  gli astronomi sottoscrivono
questa stima.

Tab 1
                       Le stelle polari dell'antichità
                  Informazioni tratte dal sito di Adriano Gaspani.

     Con il nome Stella Polare è comunemente identificata alpha Ursae  Minoris, cioè la stella più brillante della costellazione dell'Orsa Minore che attualmente risulta essere quella, più vicina al Polo Nord Celeste. La Polare è una stella di seconda magnitudine ed è attualmente situata a meno di un grado d'arco di distanza dall'intersezione ideale tra la direzione virtuale dall'asse di rotazione della Terra e la sfera celeste. Il moto approssimativamente conico dell'asse terrestre dovuto agli effetti della precessione lunisolare implica un cambiamento della posizione del  polo nord celeste nel corso del tempo. Il raggio della traiettoria descritta dalla posizione del polo è pari al valore istantaneo dell'obliquità dell'Eclittica il quale varia lentamente durante il tempo con  un  periodo  di  circa  41000 anni, di conseguenza la sua  traiettoria non è un cerchio e nemmeno una curva chiusa, ma è una curva  leggermente irregolare. Una conseguenza estremamente interessante dal nostro punto di vista sarà che la posizione del polo boreale si sposterà virtualmente sulla sfera celeste attraversando alcune costellazioni in modo che con l'andare dei secoli e dei millenni varie stelle più o meno luminose avranno la sorte di essere le più prossime al polo. Esse saranno quindi le stelle polari tipiche delle varie epoche.                    

             La Sfera Celeste nella direzione del
             Polo Nord Celeste dell’anno 2000

      Appare quindi evidente che durante le varie epoche preistoriche e proto-storiche diverse stelle potevano essere utilizzate come indicatrici  della direzione cardinale nord. Durante il periodo in cui furono costruite le grandi piramidi nella piana di Gizah, in Egitto, la  stella polare fu alpha Draconis (Thuban), mentre durante l'età del Bronzo , la stella luminosa più prossima al polo boreale fu k Draconis, sempre nella costellazione del Drago. Durante l'età del Ferro, la stella visibile ad occhio nudo che indicava la posizione del polo nord celeste fu invece b Ursae Minoris, (Kochab) una delle componenti della costellazione del Piccolo Carro.
                                              _____________

Tabella n° 2 riferita al commento n° 2 di Alfonso


* La cifra fra parentesi della tabella 2 indica la durata del ciclo secondo l'intervallo  da
   0 - 2000 d.C. di 1° 41

* La durata in anni solari dell'intervallo sono stati corretti poiché quelli riportati nel 
    commento n° 2 (Alfonso) erano leggermente imprecisi. L'intervallo di 23° 26' si è 
    rivelato piuttosto attinente alle cifre estrapolate dai Testi biblici.

* Il dato relativo alla durata dell'intero ciclo dell'obliquità dell'eclittica di 41.000 anni,

    relazionato all'intervallo di 23° 26' (al 2000 d.C.) , cioè 91' primi di grado (1° 31°)
    relazionato a 41.000 anni, ha invece durata di 26.090 anni anziché di 25.454 anni
    (40.000 anni). Quest'ultima stima difatti, indica la posizione dello zero astronomico
    all'inizio del segno del Capricorno-Caino
    











        La tab 2 indica lo spostamento (angolare) di 1° 31' che si compie in 25454 anni con inclinazione dell'asse terrestre di 23° 26' all'anno 2000 d.C. Questo risultato è basato sulla velocità di oscillazione di 2° 23' in 40.000 anni, ovvero  1' (primo di grado) in 279,7 (279,7 x 91'= 25454 anni)  

     La tab 3 indica lo spostamento (angolare) di 1° 6' che si compie in 22.000 anni con inclinazione dell'asse terrestre al 2000 di 23° 36' e lo spostamento (angolare) di 0° 56' che si compie in 18.666 anni con inclinazione dell'asse terrestre valutata 23° 26' all'anno 2000 d.C.  Questi risultati sono basati sulla velocità di oscillazione di 2° esatti  in 40.000 anni, ovvero 1' (primo di grado) rispettivamente in 333,3 x 66' (22.000 anni) e  333,3 x 56' (18666 anni )








giovedì 7 marzo 2019

Confronto fra criteri differenti


Ringraziamenti

      Man mano che scorrevo il commentario del mio primo post su PE, mi sono sovvenuti nuovi spunti, idee e riflessioni che credo possano essere accorpate al materiale che costituisce l’ossatura vera e propria del nostro studio.
      Un sincero ringraziamento lo devo dunque tributare a tutti coloro che hanno partecipato, e che spero vogliano continuare a farlo, tutti insieme rappresentano infatti l’anima e il cuore di questo sforzo collettivo di indagine sui testi biblici. Mi piacerebbe che da qui in avanti i commentatori, compresi quelli che si aggiungeranno in corso d’opera, cominciassero a considerarsi Primi Autori di un lavoro che potrebbe prender piede in forma di saggio. Grazie dunque ad Arcana Ricordo, il padrone di casa, per l’ospitalità e di seguito a:

      Anonimo1 , Riccardo S , Anonimo2 , Ballarè , Antonio, Maria, Mario e Alfonso R.

      A questi gentili e attenti lettori chiederei soltanto di indicare almeno una volta, all’inizio di un intervento, la loro età (curiosità personale).

Grazie a tutti.

Fabio Painnet Blade



Work in progress

       Alcune  interessanti  considerazioni  fra i commenti del post Il Mullah ignorante, mi hanno indotto a riflettere su una precisa questione:  chi si pone al giorno d’oggi, il problema di capire quali criteri siano stati adottati nella traduzione dei testi antichi? Artisti, poeti, pittori e musici, hanno da sempre frequentato  i temi biblici e ancor oggi li ‘lavorano’ con passione, li scompongono e li ricompongono e li conformano al proprio registro espressivo, ma secondo quali significati? Possibile che nessuno si sia posto il problema che i contenuti canonici che vengono più o meno sommariamente letti, studiati, rigirati e trattati in varie maniere, siano in fondo una diretta conseguenza di una scelta orientata, talvolta del traduttore ma, di norma, del suo committente? E coloro che hanno tradotto dalle fonti originali, a quale criterio si sono attenuti? Gli scritti sotto i loro occhi, imprecisi, incompleti o consumati dalla fragilità dei supporti organici, parlavano della realtà o di eventi immaginari? Si trattava di cronache o di allegorie? Nei dati e nei computi vi era solo fantasia o  rigore scientifico?

       Mi spiego meglio. In un commento Arcana sostiene che la Chiesa sottovaluti le sue costruzioni teo-astronomiche (non riconoscendo ad esse “alcun valore”). Allora mi chiedevo secondo quale motivo nei sacri palazzi possono permettersi di denigrare pensieri e meditazioni ben ponderate, di valore creativo non indifferente, aggiungerei. Quelle teologiche non sono forse ipotesi di pari livello? Detta così sembra un boutade come un’altra, tuttavia per un laico o un ateo, tutte le ipotesi tirate in ballo senza possibilità di una conferma rimangono dello stesso livello, quindi del medesimo valore. Ma in definitiva le ipotesi sono ipotesi e basta! E dovrebbero esserlo per tutti, credenti compresi!

       Ballarè fa notare, a modo suo, che Mauro Biglino, in virtù di un proprio metodo, avrebbe apportato ‘opportune’ modifiche a una certa traduzione canonica (Su Genesi e quant’altro). Egli non sostiene però che la sua versione sia quella corretta, ma solo una fra quelle possibili. Nel commentario al precedente post viene citato anche Igor Sibaldi: altra testa, altro cappello, altre idee. Per quanto affascinante, siamo tuttavia ancora nel campo delle libere opinioni. E sono ben quattro! Sulla stessa falsariga, mi permetterei di indicare anche la Genesi in copto antico, curata da padre Ferdinand Crombette (tralasciando il restante parte della sua artificiosa opera): e sono cinque! Cinque modi diversi e sicuramente intriganti di leggere la Genesi. 




       “ Gli scritti antichi, imprecisi,
                              incompleti o consumati dalla
                 fragilità dei supporti organici, parlavano
                della realtà o di eventi immaginari?  
                        Si trattava di cronache o di allegorie?
               Nei dati e nei computi  vi  era  solo
                      fantasia o rigore scientifico ?  




     Confronto fra criteri differenti                     di Fabio Painnet Blade

  -    Il criterio teologico allegorico.
        -    Il criterio (della traduzione) letterale.
            -     Il criterio simbolico matematico.

   Di fronte ai testi dell’ Antico e del Nuovo Testamento, il comune lettore, l’intellettuale di spicco o anche il semplice credente, fino a poco tempo fa non si poneva alcun dubbio: il corpo degli Scritti Sacri rappresentava un insieme di reperti di difficile comprensione e, come tale, da valutare solo dietro imbeccata, sotto il profilo teologico. Spesso il credente, ma con lui anche il lettore laico, si è affidato alle indicazioni rilasciate dagli esegeti ‘qualificati’ (le virgolette sono d’obbligo) senza mai scostarsi,o anche solo pensare di farlo, dalla loro visione d’insieme e dal loro indirizzo analitico. Dagli anni Cinquanta in avanti si è imposta però all’attenzione pubblica una differente procedura analitica, volta ad escludere le priorità metodologiche adottate nelle epoche precedenti e dettando i criteri di un’ alternativa del tutto originale. Seppur con enormi contraddizioni questo metodo definito da alcuni ‘letterale’ ha promosso a criterio d’indagine, la traduzione realistica e il significato alla lettera delle Scritture.

    Così facendo questi traduttori, che non amano definirsi interpreti, hanno sollevato una bufera di critiche anche se , a ben vedere, non gli si può negare l’indiscusso merito di aver rimosso, per la prima volta, gli inamovibili paletti della pretesa di autorità che la procedura teologica si era arrogata nei secoli precedenti. Essi hanno affermato che, benché le interpretazioni rivendicassero valore di omogeneità-universalità, i testi biblici non fossero costituiti da un corpo omogeneo di narrazioni redatte nello stesso periodo o da un medesimo autore, e che venissero dunque rivisitati e tradotti secondo convenienza; d’altra parte l’ebraico antico, linguaggio sprovvisto di vocali, si prestava favorevolmente a questo scopo. Il risultato della Babele di versioni che ne è seguita, ha privato i testi della necessaria attendibilità, dimodoché ciò che per taluni era ed è ritenuto oggetto di venerazione, per altri è stato considerato superficiale, quando non del tutto inutile e, per l’appunto, apocrifo. Il testo letterale ha quindi messo in chiaro questo fatto ed ha scoperto un nervo sensibile dell’ approccio teologico classico. Ciononostante, rispetto ad alcune incognite, specialmente quelle di carattere numerico, anch’esso non è stato capace di fornire soluzioni soddisfacenti.


Questi traduttori letterali, che
non amano definirsi interpreti, hanno
sollevato una bufera di critiche anche se ,
 a ben vedere, non gli si può
negare lindiscusso merito di aver rimosso,
 per la prima volta, gli inamovibili paletti
 della pretesa di autorità che la
procedura teologica si era arrogata
nei secoli precedenti .


    Di fronte al dato aritmetico la traduzione letterale, anziché costruire una prospettiva verosimile, si è persa in descrizioni incoerenti quando non addirittura ridicole, mettendo a nudo l’iniquità dei propri canoni e una imbarazzante inadeguatezza nel tentativo di rappresentazione di un contesto realisticamente possibile.

    Per meglio comprendere il nocciolo della questione è d’obbligo ricordare i termini di una vecchia diatriba rispetto il significato delle età dei patriarchi antidiluviani. Come tutti sanno, riguardo a questo enigma storico, gli stessi masoreti non sono stati in grado di fornire risposte apprezzabili. Quando si parla di età dei patriarchi antidiluviani ci si riferisce solitamente a una serie di dieci cifre il cui significato è stato più volte interpretato in maniera allegorica, quando non ignorato del tutto. Nelle vecchie edizioni del testo biblico della CEI, compaiono infatti alcune note piuttosto esplicite, che si riferiscono alle cifre delle età dei discendenti adamitici come attributi di ‘grande longevità. La nota 5 a pag. 17 della - Bibbia versione CEI, Ediz. San Paolo 1989, riporta le seguenti parole: “I numeri usati nella Bibbia, come questi, indicano la longevità straordinaria attribuita ai patriarchi anteriori al diluvio e non sono da prendere nel loro valore reale. E ancora dalla versione CEI - VII ediz a cura della UECI Edizioni Paoline 1980, nota 5 a pag 5 : “...Le cifre degli anni non hanno valore cronologico ma esprimono una grande longevità secondo un criterio che finora ci sfugge.”

    A questo atteggiamento di rinuncia, alcuni traduttori letterali hanno contrapposto una formula ultra-realistica secondo la quale l’idea che Adamo possa aver vissuto davvero per un tempo lungo la bellezza di novecentotrenta anni solari, viene ritenuta ‘altamente probabile’, nonché motivata dalla bizzarra eventualità che il suo codice genetico fosse stato mescolato a quello di una specie affine dalle potenzialità vitali amplificate (Mauro Biglino, Zecharia Sitchin et al.). Questi studiosi, nonostante tutto possiamo chiamarli così, per far passare tale metodologia, si sono spesso appellati all’approssimazione di ricerche parziali, magari in fase sperimentale, o addirittura di elementi teorizzati, ignorando che la Scienza, quella vera, non si esprime per ipotesi ma per verifiche più che comprovate, in virtù delle quali l’idea che un essere umano possa vivere in questo pianeta per più di centoventi, centotrenta anni solari, non è stata mai suffragata da osservazioni registrate ufficialmente. In questi termini la soluzione proposta dai traduttori letterali è apparsa agli occhi dei critici più severi, del tutto carente.

    A questo punto, di fronte a tanta inconsistenza, il metodo che si propone di analizzare il contenuto cifrato dei testi sulla base di un approccio logico-matematico, apre nuove tecniche d’indagine. Il principio di partenza si fonda sul fatto che - ad esempio - il numero 930 (e quello relativo alle età degli altri discendenti adamitici) possa in realtà essere parte integrante di un calcolo nascosto (divisione aritmetica) che porterebbe alla conoscenza (scoperta) dei veri numeri criptati dagli sconosciuti autori biblici. L’affidabilità del metodo è ovviamente racchiusa in fattori non sindacabili che riguardano la corrispondenza dei numeri nascosti con misure di ordine astronomico, come la durata del ciclo di precessione degli equinozi, la velocità della luna intorno alla terra, o ancora la durata delle lunazioni o del ciclo di Saros.



lunedì 25 febbraio 2019

La Via Crucis del Pantheon di Roma

Siamo in un'epoca strana. Molto tempo fa, Gesù predisse l'arrivo di un tempo in cui le Grandi verità sarebbero state svelate a tutti:

Perciò tutto quello 
che avete detto nelle tenebre, 
sarà udito nella luce; 

e quel che avete detto all'orecchio 
nelle stanze interne, 
sarà proclamato sui tetti.

 [Lc. 12.3]

In effetti, non possiamo non constatare come la facilità di accesso alle informazioni sia oggi più elevata che in qualunque altra epoca storica del passato. Tuttavia, non è ancora giunto il momento in cui le verità saranno proclamate ai popoli, rivelando finalmente i grandi misteri che ci portiamo dietro da millenni: chi siamo, come mai siamo qui, a che scopo avviene tutto questo ...

Oggi assistiamo, con sempre maggior frequenza, ad un fenomeno che è sempre avvenuto in passato: la divulgazione al grande pubblico di grandi segreti, attraverso il linguaggio dei simboli. Dico che è sempre avvenuto, perchè i Vangeli stessi sono nati per fornire all'Uomo un formidabile strumento di autoindagine ed auto-conoscenza. Le favole, come ho già avuto modo di dire, vengono raccontate ai bambini, ma sono strumenti potentissimi, su cui vale la pena meditare, perchè contengono il segreto della nostra essenza. E per favole non sto indendendo soltanto Pinocchio e Biancaneve, ma anche i blockbuster cinematografici.

I misteri legati alle Scritture vengono rivelati attraverso manovre accuratamente programmate, con la benedizione dei mass media, che incoronano l'autore giusto al momento giusto: non crediate che Mauro Biglino e Dan Brown abbiano raggiunto la notorietà in piena autonomia, senza un appoggio, diretto o indiretto, di almeno una parte delle più alte cariche ecclesiastiche! Si tratta di azioni necessarie, per solleticare la coscienza collettiva, stimolandone l'ascesa verso un nuovo e più elevato livello di autoanalisi.

Il motivo per cui la Chiesa non prende posizioni ufficiali favorevoli a questi autori è a mio avviso di carattere psicologico: le informazioni che ci vengono trasmesse verbalmente da qualcuno, non mettono quasi mai radici. Perchè un'idea attecchisca in un individuo, quindi metta radici e porti frutto, è essenziale che quell'individuo se la sia guadagnata: è necessario che abbia sostenuto un minimo sforzo. Tuttavia, nessuna idea deve essere considerata un punto di arrivo, quanto un punto di partenza verso ipotesi più coraggiose, che estendano ulteriormente gli orizzonti.

Lo stesso discorso vale per i simboli nelle Chiese, che sono sempre state utilizzate per rivelare ai fedeli, attraverso l'arte, segreti che non potevano essere trasmessi a parole. Il Pantheon è uno degli edifici più antichi e meglio conservati al mondo. Celeberrimo per aver ospitato per millenni la cupola più grande del mondo (quasi 43,5 metri di diametro, costruita in calcestruzzo), è un capolavoro di ingegneria. Durante gli equinozi, la luce solare che penetra dall'"oculus", la grande apertura al centro della cupola, assume una configurazione molto particolare, che rivela la possibilità di impiegare l'intero edificio come una meridiana. In età romana, il tempio era usato per il culto di tutti gli Dèi. Nel 609 D.C., Papa Bonifacio IV lo trasformò in una Chiesa Cattolica.

Quale migliore sede per la rivelazione di un "segreto da mettere sotto gli occhi di tutti"?

Nel 2011, il Pantheon è stato dotato di una Via Crucis. Già di per sè, è incredibile che la Chiesa non fosse fornita di una via Crucis, dal momento che è stata un tempio Cattolico per di 1.400 anni. Ma la particolarità di questa via Crucis è degna di attenzione.

Si tratta di 14 tavole bronzee, aventi dimensione pari a 80 x 80 cm., realizzate dallo scultore Federico Severino e di Don Angelo Pavesi, che ha fornito la consulenza teologica necessaria alla realizzazione dell'opera.

Riporto qui di seguito la tavola N. 2:


Pantheon - Via Crucis
Tavola II: Gesù è caricato della Croce

Dal punto di vista visivo, le tavole sono abbastanza angoscianti, ma a parte ciò che suscitano, presentano numerosi elementi strani:
  1. in 12 delle 14 tavole, tutte, tranne la prima e l'ultima, Gesù è sulla Croce;
  2. il corpo del Salvatore non appare mai: in compenso, compare la sua testa, raffigurata sempre al centro della croce;
  3. la testa è sempre circondata da una corona di spine, che non appoggia mai sul capo, ma lo accerchia;
  4. in poche occasioni, la croce è perpendicolare al terreno: normalmente è inclinata, in alcuni casi addirittura rovesciata;
  5. i due ladroni non compaiono mai: al contrario, in alcune tavole, due sigilli compaiono agli estremi del lato corto della croce;
  6. nelle tavole dove la croce è rovesciata, compare un agnello, lungo lato lungo della croce, vicino alla testa di Gesù;
  7. il Golgotha, il monte sul quale sarebbe stata innalzata la Croce di Cristo, non appare mai, dal momento che in tutte le tavole, la terra appare piana.
La Via Crucis del Pantheon
le Miniature delle 14 Tavole

Si tratta dell'opera artistica che più di ogni altra, raffigura la Passione di Cristo in maniera estremamente somigliante a come essa appare nel video "La Passione", che riporto nel seguito.




Relativamente ai sette punti evidenziati poco fa:
  1. La Croce è costituita dall'intersezione tra l'eclittica e l'equatore galattico. I bracci della Croce non sono ortogonali, ma formano un angolo di 62°, ripreso da Leonardo nell'Uomo Vitruviano; il Sole appare costantemente allineato con la Croce Celeste
  2. Del corpo del Salvatore è possibile vedere soltanto il volto, corrispondente al disco solare;
  3. La Luna, allineandosi alla congiungente Terra-Sole, oscura quasi (si tratta di una eclissi anulare) completamente il disco del Sole, colorando il cielo di luce rossastra (manto porpora) e mettendo in luce la corona solare (corona di spine);
  4. Nessuno dei bracci della croce si mantiene perpendicolare al terreno, via via che il fenomeno si sviluppa;
  5. I due ladroni sono i pianeti Venere e Mercurio, che non brillano di luce propria, ma in quanto "ladroni" della luce del Sole: essendo vincolati al piano eclittico, compaiono sull'eclittica, che costituisce uno dei due bracci della croce, a destra e a sinistra del Sole;
  6. L'eclittica taglia le costellazioni zodiacali, tra cui l'Ariete, l'agnello, che si trova a 30° circa dalla Croce Celeste;
  7. L'eclittica, oltre a costituire uno dei due bracci della croce, è anche il "monte" su cui la Croce Celeste viene innalzata: il Golgotha non compare direttamente.

Chi volesse esaminare in dettaglio le foto delle 14 tavole, può scaricare il volume con cui l'opera è stata presentata, a questo link, oppure cliccando sulla foto della 2a stazione nei quick-link sulla colonna destra del blog (visibile in modalità desktop).

sabato 16 febbraio 2019

Il Mullah Ignorante


Il post di oggi segna l'inizio di una nuova fase del blog "Profezie Evangeliche", basata su collaborazioni con appassionati che hanno in comune l'interesse per le tematiche che qui vengono trattate. Oggi è con grande piacere che introduco il primo di una serie di contributi, prodotti da Fabio Painnet Blade: una firma piuttosto presente su Internet, che ha voluto farmi pervenire le proprie considerazioni in merito al tema della Precessione degli Equinozi nelle Sacre Scritture. A tutti buona lettura!
Arcana Ricordo



Il Mullah Ignorante
di Fabio Painnet Blade


I testi cosiddetti ‘Sacri’ - com’è noto – sono stati curati da numerosi autori quasi del tutto sconosciuti, tuttavia solo ad alcuni è stata attribuita una precisa fonte, inoltre le religioni hanno provveduto nel tempo a selezionare a proprio arbitrio i reperti più svariati sebbene riguardanti protagonisti comuni, portando alla conoscenza dei propri credenti, contributi e storie diverse, cosicché, ciò che per taluni rappresenta, e ha rappresentato nei secoli, oggetto di devozione, per altri non è stato che materiale inutile e privo di valore, quando non del tutto fuorviante (apocrifo). Nell’affrontare queste letture ho così cercato di liberarmi da ogni pregiudizio, da ogni suggerimento che provenisse da conoscenze acquisite in precedenza.

Robert Bauval, autore con Sandro Zicari del bel libro ‘Eresia Vaticana’, ci parla di un mullah che, nell’osservare il logo di una compagnia aerea saudita aveva individuato un preciso riferimento alla cristianità.



Robert Bauval racconta l’episodio del mullah ignorante


La Croce dei cristiani era riprodotta e mescolata ad arte in mezzo ad altri tratti del disegno che riproduceva il simbolo identificativo sulla carlinga di ogni velivolo e su ogni singolo depliant informativo. Non appena il padrone della compagnia, di fede islamica, venne a conoscenza del fatto non esitò a rimuovere quel segno sacrilego da tutti i supporti su cui era stato così abilmente mimetizzato.

Anch’io mi sono rivolto alle sacre scritture ebraiche con lo stesso piglio del mullah ignorante, spogliandomi di ogni concezione, di ogni opinione qualificata, di ogni abito culturale che potesse indurmi ad una lettura orientata, pensando solo a posteriori al famoso passo di S.Paolo nella lettera ai Corinzi nella quale la sapienza dei greci era considerata ‘stoltezza’ e che solo con l’animo dei puri si sarebbe potuto cogliere il messaggio del Cristo morto in croce.

Non diverso mi è sembrato l’ammonimento dello stesso Gesù quando dice: ‘Credete in me come credono i bambini’. Due diversi appelli rivolti allo stesso genere di persone comunemente considerate prive di contaminazioni culturali (Per completezza vorrei citare a questo proposito anche il noto regista scrittore e saggista Pier Paolo Pasolini, deceduto in circostanze oscure ed anche lui convinto esistesse una forma di saggezza che solo gli umili e gli incontaminati dalla ‘cultura borghese’, potevano manifestare.) 

Senza volerlo, ho finito per applicare anch’io questa regola e i risultati ottenuti sono stati sbalorditivi, o sconcertanti, secondo il punto di vista. Così facendo ho ridotto i condizionamenti che avevano ingannato milioni di sguardi distratti e non ho pertanto potuto esimermi dal notare che questi Testi tanto diffusi nel mondo, assieme a una consistente parte redatta in lingue più volte tradotte, modificate ed interpretate, hanno conservato inalterata la loro parte numerica. Ho cominciato allora a considerare le scritture bibliche come un preciso codice alfa-numerico nel quale solo la parte cifrata si era mantenuta immutata nel tempo, a prescindere dalla versione proposta/imposta dagli esegeti di turno.

Che gran parte dei testi biblici riportino sequenze di cifre è un dato incontestabile, un po’ meno scontato è invece il fatto che , tali codici e numeri, facciano riferimento a concetti e rappresentazioni astronomiche. Non si tratta tuttavia di rapporti dedotti a posteriori, ma di correlazioni esatte che, proprio in virtù della loro precisione, fungono da riscontri assoluti. Si può dire infatti che l’esatta corrispondenza di un numero possa essere dovuta al caso? Gli statistici sanno bene che, quando la probabilità che si verifichi un dato evento è infinitesimale, ci si deve razionalmente porre il dubbio che non si tratti di coincidenza ma, semmai, di inadeguatezza dei nostri procedimenti di stima.

Alcuni in realtà hanno intuito la possibilità che vi siano relazioni importanti fra le numerose sequenze di numeri riportati nei passi biblici, ma a quanto mi risulta nessuno pare aver spinto le proprie indagini fino alle dimostrazioni. Il mio lavoro si è svolto nel segno di questa necessaria obiettività di giudizio.


Nelle mie analisi ho cercato di innestare una chiave raziocinante al corpo di testi alfa-numerico, giungendo alla conclusione che, lungi dal rappresentare quantità casuali, i numeri riportati in alcuni libri (Genesi, Numeri, 1Re, 2Re), spesso attribuiti a età di individui (anziani) o a censimenti di persone, forniscano in realtà codici astronomici di movimenti planetari significativi per la cultura ebraica (come traiettoria e durata di particolari fenomeni lunari) e strettamente correlati al ciclo precessionale degli equinozi.

Ho inizialmente concentrato ogni indagine intorno alla questione dell’età dei patriarchi antidiluviani individuando immediatamente una cifra precisa. Mi ha sorpreso soprattutto il fatto che tale calcolo, per quanto banale ed intuitivo, non sia mai stato menzionato in opere di genere analogo (e a quanto mi risulta nemmeno di genere diverso.) Il numero di cui detto sopra, quello ricavato da una calcolo elementare, rappresenta la durata della trecentosessantesima parte del ciclo precessionale degli equinozi (1 grado), che per cultura ebraica, com’è risaputo, è un fenomeno cosmico di imprescindibile importanza. Per rispetto della matematica, devo tuttavia, precisare che tale numero è stato calcolato con la misura del giorno solare differente di soli trentasette secondi rispetto a quello rilevato nella nostra epoca.

Il fatto che gli sconosciuti autori dei testi biblici, si siano premurati di criptare un valore numerico (per loro assai significativo) non è minimamente messo in dubbio, tant’é vero che esso ricorre con la stessa precisione anche nel libro dei Numeri. Su entrambi i testi, la medesima misura compare quindi in forma criptata e somigliante al punto da risultare quasi sovrapponibile. Il vero mistero, allora, diventa quello di capire come sia stato possibile che nessuno se ne sia mai accorto prima. Su questa misteriosa cifra (‘misteriosa’ poiché gli autori dei testi biblici hanno inteso nasconderla anziché riportarla esplicitamente) occorre chiarire i motivi per i quali non può essere il risultato di un’operazione casuale:

Primo motivo: la somiglianza del dato astronomico effettivo rilevato con strumenti moderni, col dato riportato nei testi è sorprendente.

Secondo motivo: La cifra in questione ritorna puntualmente in altri testi (Numeri, Salmi, Seconda Lettera di Pietro). Nel libro dei Numeri, essa compare nel secondo dei due censimenti della popolazione israelita. 

Anche qui, l’espediente del ‘censimento’ sembra un pretesto per sigillare, entro formule criptate di matrice alfa-numerica, quantità precise da porre in relazione fra loro. Solo questo fatto mostra che, pur con reperti provenienti da fonti disgiunte, gli autori biblici si rifacessero ad un unico metodo di rilevazione o avessero attinto informazioni tecniche da una fonte comune. Oggi sappiamo che questo metodo si attiene al criterio più semplice adottato per l’osservazione e lo studio del movimento ciclico della precessione degli equinozi.

Nell’interessante video "Il Presepe Celeste - Parte II" sono riportate alcune informazioni fondamentali per capire cosa effettivamente rappresentasse il fenomeno della precessione degli equinozi e attraverso quali criteri lo si rilevi al giorno d’oggi:




Nella tabella successiva ho elencato quattro esempi di cifre estrapolate dalla rete. Come vedremo in seguito, nessuna di esse corrisponde alla misura riportata nei testi biblici.

CICLO PRECESSIONALE
Sito WebDurata in Anni1/360

www.centrometeo.com25.800 anni (circa)71.666…(periodico)
www.astronomia.com25.785 anni (circa)71.6275…
www.wikipedia.com25.765 anni (circa)71,569444
www.oagenova.it (pdf. Pg.7)25.775 anni71,597222